TERZO TESTAMENTO
Avreste voluto assistere alla stesura del Vecchio testamento? E del Nuovo, il Vangelo? Oggi, il Terzo Testamento, quanti tra voi continueranno a scriverlo?
Il racconto che segue è stato redatto in un arco temporale di 27 anni, attualmente risulta essere il Libro che, ad alcuni, ha concesso di sperimentare uno stato particolare della coscienza: quell’estasi indicibile che coglie i mistici davanti a qualcuno o qualcosa che si considera sacro. Altra sua peculiarità, secondo l’interpretazione più accurata di molte profezie, delle parole di Omraam Mïkhael Aivanov e di Vladimir Seergevic Solo’ëv, che fu la massima espressione del pensiero russo moderno, sarebbe quella di esser destinato a divenire il – Terzo Testamento –. Di certo può dirsi il primo “libro” globale, poiché, chiunque ne giunga in possesso, a insindacabile giudizio del protagonista del racconto, potrà assumere un ruolo nella sua singolare e irripetibile trama. Gli autori sentono ammirazione per i temerari che entreranno nella dimensione indicata; un non luogo capace di scuotere il mondo e di rinnovarlo dalle fondamenta. Accade, ed è documentato, che sia stato sufficiente aprirlo e sfogliarlo per entrare e sperimentare la meravigliosa essenza che eternamente pervade ogni dimensione. A tutti è consentito l’accesso, ma per tanti sarà necessario leggerlo più volte; le porte di quella dimensione possono essere aperte da tutti coloro che ne hanno la chiave e... questo libro, lo scoprirete... è la chiave di quelle porte.
Gli episodi descritti, i protagonisti degli stessi e ogni altro elemento degli eventi narrati è volutamente casuale. Gli Autori
“Liberatevi dall’angoscia del futuro. Erieder vi rivelerà che il suo futuro sarà anche il vostro.”
“Ebbene, saranno effettivamente degli Angeli quelli che combatteranno al nostro fianco, ma chi... chi osa affermare come, quando e perché, debbano essere fatti i nostri Angeli?...”
“... E viene il tempo per ogni cosa, viene il tempo dell’aratro, viene il tempo della semina, ma poi viene anche il tempo della “falce”...”
“Vediamo dunque che un modo veramente semplice per instaurare un sistema che non necessiti di carceri, magistrati, forze dell’ordine ecc... sia appunto quello che auspico: divenire “credenti”, credere in quella parte di noi incapace di mentirci per poter scoprire che a noi tutto è possibile.”
“Disse allora che, dopo di ciò, sarebbe passato ancora del tempo e in seguito le stesse mura dell’inferno, quei bastioni chiamati frontiere che cingono la terra e la dividono assieme ai suoi popoli, sarebbero crollati .. se per Gerico si ricordano le trombe, per le mura-frontiere d’oggi verrà ricordato questo libro.”
Ultima edizione: Trieste, 27 Gennaio 2013 Impaginazione: Pierpaolo Welponer-Parole: ......
Autori: Carmela Babuscio, Giada Genzo, Lara Genzo, Eva Genzo, Paron Daniela, Ares Genzo, Aral Genzo, Giorgio Genzo.
Per questo racconto sono suggeriti due livelli di lettura: il primo, richiede la capacità di accantonare le proprie certezze, questo, assieme alla descrizione obiettiva degli eventi, permetterà al lettore di formulare un’ipotesi straordinaria.
Il secondo livello espressivo, quello che solitamente si pone tra le righe, qualora venga recepito in piena consapevolezza, consentirà una graduale penetrazione e una sempre più incisiva presenza del soggetto percipiente nell’Universo postulato da Yung e dal Pauli.
I due, furono tra i primi a parlare di fenomeni sincronici e, assieme a Max Planck, David Bohm, John Wheeler, Werner Heisenberg, Erwin Schrödinger e Paul Dirac, ritenevano che la fisica dei quanti non poteva essere compresa senza ipotizzare che la coscienza (elemento non quantificabile) fosse una componente basilare della realtà. Ci sarebbe infine un terzo livello ma è superfluo consigliarlo; esso non implica la lettura del testo poiché ciò che ogni spirito sa, è conosciuto, potuto e voluto anche dallo Spirito che tutto pervade.
Collocare quest’opera all’interno di uno specifico filone letterario è fatica improba e perfettamente inutile, essa è stata concepita e si è sviluppata diversamente da tutte quelle conosciute; è il Terzo Testamento, l’Opera destinata ad essere eternamente vergata. È nostra opinione che essa vada posta nell’animo al fine di farne parte indissolubilmente. Per farlo gioverà riflettere sulle pulsioni che caratterizzano l’Io collettivo sul suo percorso. Quel macroscopico sentiero è analogo a quello di ogni Anima realizzata che, appunto per esser tale, deve seguire una delle infinite vie e, la singolarità del libro, è che esso rappresenta la via scelta da l’autore per sé e per chi voglia percorrerla al suo fianco. Giunto alla meta egli ritorna per indicare che gli ostacoli, superati grazie al caso, hanno l’identica essenza di quelli che l’umanità tra non molto si troverà davanti. Per il singolo individuo, eliminarli equivale a ottenere la trasfigurazione, mentre per le moltitudini ciò è indicato col termine palingenesi. La Nuova Era, prevista dai chiaroveggenti e, in nome della quale le più grandi figure mistiche sacrificarono tutto, sarà vista tra queste pagine.
Chi giunge oltre la fine d’ogni via rivendica la libertà, riconosciuta a tutti i Figli di Dio, di starvi accanto ma, soprattutto, diffonde la consapevolezza della sua presenza; ciò può esser visto come quella situazione definita da mistici di ogni tempo… parusia.
Leggendo queste righe potrete vivere assieme agli autori l’evento descritto nel tomo. Esso vanta delle particolari caratteristiche; quella di esser stato conosciuto e voluto da altri Spiriti da tempo immemorabile e di poter determinare l’Apocalisse. Sono pochi gli scrittori che impiegano ventisette anni per scrivere la loro opera. Ancora meno quelli che pagano un prezzo tanto alto per averla portata a termine. Pare inverosimile che il protagonista di questo racconto abbia perso la sua casa, la famiglia, la libertà e sia in procinto di perdere infine la vita; eppure in questi giorni, l’interprete della storia che avete iniziato a leggere, vede calpestare tutti i suoi più elementari diritti. Gli sono stati tolti i figli, è stato cacciato dalla sua casa e mandato a dormire sulla strada, sotto un ponte accanto ai più miseri.
Oggi lo hanno privato della libertà ma i suoi sogni continuano a essere quelli di sempre: sogna di camminare per le vie del mondo e di vedere volti senza lacrime. Ciò accadrà quando sarà compreso che da sopra una croce e da sotto un ponte, è possibile indicare agli altri la Via. Leggendo pagina sette della precedente edizione vediamo che l’artefice di queste righe aveva iniziato a pagare con la casa, la famiglia e prevedeva un costo via via più alto. In concomitanza con questa nuova versione, egli continua a pagare il costo della sua opera con la libertà e, dalla conclusione delle ultime vicende, si potrebbe arguire che l’ultima somma da versare sarà tra le più alte: una vita. Pagherà mettendo a disposizione di tutti l’Idea-Forma nata da una somma di esperienze, alcune luminose, altre oscure. Così, finalmente libero dal fardello di quella effimera ricchezza, potrà lanciarsi come un Ariete contro i Cancelli dell’Eden per creare il varco attraverso il quale tutti saranno liberi di entrare.
A chi nega l’esistenza di quella Soglia, ma, allo stesso tempo fonda la sua opulenza sui sacrifici di coloro che la raggiunsero e lo raccontarono, apparirà un volto capace di esprimere il dolore più intenso. Prestino attenzione... quella sofferenza è per sua natura contagiosa; se non faranno nulla per debellarla, verranno colpiti implacabilmente. Essi cadranno così in preda a una disperazione di cui non si ha memoria.
Volendo evitarlo, per ridare il sorriso a quel volto e luminosità al proprio futuro, dovranno seguire questo consiglio: asciugare le lacrime di chi procede assieme a loro sulla via che porta agli eterni Cancelli. Per dare il giusto peso al suggerimento, è bene ricordare che in questo Universo ogni mutamento inizia da una causa... e, per caso, il protagonista di questo racconto, il nostro Scriba, si cela anche in quella Causa!
Prima di avviarsi consapevolmente sul suo sentiero iniziatico, egli scopre casualmente l’amore, uno stato di coscienza di cui molti individui sperimentano i livelli inferiori; per qualcuno si tratta di una energia biochimica circoscritta alla mente e solo ai mistici appare come l’essenza stessa di un inimmaginabile Dio.
Al di là di ogni congettura su l’amore, una cosa è certa: esso permette anche alle menti più scettiche di vedere come si manifestano situazioni incredibili e inattese; impensabili come l’apparizione del “Principe della Menzogna”. Su queste pagine si scoprirà che uomini di fede e di cultura, vissuti in epoche diverse, forti della loro indubbia saggezza, affermano che l’inquietante figura dell’Anticristo è in realtà il Messia! [appendice1]
Certamente la Rivelazione non sarebbe completa se venisse celata una parte del loro pensiero: essi, infatti, intuirono che le tradizioni di un certo tipo erano volte a far accettare i messaggi che annunciano l’apparizione del Antimessia! Si spiega così l’attesa del dodicesimo Imam, la venuta del Dio guerriero degli ebrei, la discesa dell’Avatar che determinerà un innalzamento spirituale collettivo e infine la parusìa o il ritorno di Gesù.
Mancano, a giudizio dei più noti studiosi, indizi tangibili sulla presenza in Palestina del figlio di Dio tolte le poche righe che, ricercatori qualificati, escludono come vergate personalmente dallo storico Giuseppe Flavio nel 93 d.C. L’assenza totale di prove specifiche concrete indica una sola possibilità, si tratta di un Piano di ingegneria sociale che il protagonista principale di questo affascinante racconto ripropone. Servendosi di un libro, la cui apparizione fu prevista da un mistico che lo indicò come il “Terzo Testamento”, verrà trovato il filo che lega gli eventi che sottintendono la nascita di un Dio qualora essa risulti necessaria.
Gli esseri umani si credono impotenti di fronte a leader e sistemi che sottopongono i popoli a vessazioni crudeli, la conseguenza ineluttabile è l’apparizione di una volontà che si attiva, talvolta inconsciamente, per creare l’immagine di un Dio che cancelli le logoranti limitazioni alla loro libertà. Non è una novità che quella creazione astratta, quel dio inesistente, possa realmente influire sulla realtà se viene reso sufficientemente credibile grazie alla determinazione di chi lo propone o, semplicemente, per merito del caso; quella entità apre i cancelli di un mondo nuovo che pare scaturire dalla saggezza senza tempo né corpo; la stessa saggezza che viene ciclicamente attribuita a dei mitici esseri.
È stato tramandato che l’apparizione dell’Anticristo avrebbe portato confusione nelle menti degli uomini; comparando senza pregiudizi gli scritti di santi e veggenti, con la descrizione di fatti realmente occorsi ai personaggi della nostra storia, parrà di scoprire che con questo libro egli intenda diffondere il suo pensiero. Tra questi fogli si troveranno molti indizi a supporto di parole che suonano come drammatici avvertimenti:
“È giunta l’ora della sua ira, di dare la ricompensa ai suoi Servi, a quanti temono il suo nome e di annientare coloro che distruggono la terra.”
Al tempo in cui fu formulata questa profezia non era semplice prevedere che l’Umanità si sarebbe trovata davanti alla necessità di fermare chi poteva distruggere addirittura il pianeta. Oggi si può vedere che non rimane altra possibilità se non quella di arrestare coloro che rincorrono il denaro e il potere. Le armi terrificanti sono ancora viste da molti come la più probabile causa di una catastrofe, mentre è la subdola ricerca smodata del profitto, secondo i pochi ricercatori imparziali, il vero e maggior pericolo; di essi preme ricordare senza far torto ad altri, il dottor Stefano Montanari autore del libro “il Girone delle Polveri Sottili” e la di lui moglie, dottoressa Morena Gatti.
Nel suo lavoro il Montanari dimostra con estrema chiarezza e semplicità ciò che dalle potenze politiche ed economiche è caparbiamente negato: “è possibile arricchire i pochi esclusivamente tramite lo sfruttamento e il dolore di molti”. Egli scrive riguardo al pericolo crescente rappresentato da coloro che, come i demoni nei dipinti allegorici dell’inferno, esseri diabolici che si servono di un fuoco inesauribile per tormentare i dannati, avvelenano gli esseri viventi e le generazioni future alimentando le fornaci adibite alla produzione di energia; una energia usata solo in minima parte per scopi nobili e pertanto causa di nefaste conseguenze planetarie.
Secondo S. Brigida e la mistica Caterina Emmerich, l’Antilegge sarebbe dovuto nascere nel 1949-50. Nostradamus, nelle sue famose centurie fece più volte riferimento a quella inquietante figura e la stampa si sofferma sui suoi vaticini quando intravede una sia pur vaga somiglianza tra le sue predizioni e gli eventi in corso. Su l’Antilegge scrissero uomini la cui fama è giunta fino a noi perché diedero prova di capacità deduttive non comuni. Essi lo definirono il Gran Monarca o il Principe della S. Milizia, similmente a S. Francesco di Paola, il quale, su di lui lasciò scritto:
“Egli fonderà in Italia la grande Società e l’Esercito dei Crociferi che sul principio saran derisi dagli increduli ma dopo la vittoria il loro riso si tramuterà in pianto. I Crociferi faran stragi immense e si vedran scorrere fiumi di sangue dei ribelli a...”
*
In un antico documento è possibile leggere che la sua parola si diffonderà dalla Casa della Sapienza; sembra che ciò sia avvenuto realmente visto che la prima versione dell’opera fu pubblicata da Edizioni Goliardiche, una casa editrice ben inserita all’interno dell’Università di Trieste. Questo racconto incredibile sarà intervallato da riflessioni, alcune relative a processi psicologici che sono molto comuni e si presentano frequentemente sia tra gli appartenenti alla specie umana che a quella animale. Su uno di questi val la pena far cadere l’attenzione: quel primordiale impulso istintivo, quella innata volontà insopprimibile che spinge individui posti su un diverso gradino della scala evolutiva ad assumere, per i più disparati motivi, un aspetto a volte vistoso, altre aggressivo, altre ancora volutamente spaventoso.
Prima di iniziare la lettura di questo racconto è opportuna ancora una breve premessa: l’autore, che vedremo identificarsi col protagonista occulto, nell’arco di questi anni è stato indicato con nomi e appellativi diversi per cui, seguendo quella consuetudine, verrà citato con più nomi. Confidiamo che il lettore attento sappia comunque individuarlo facilmente. [nota 1]
Al termine di questa prefazione va detto che parimenti ai tre livelli di lettura, altrettante sono le versioni del libro. La prima sintetica copia dattiloscritta, composta negli anni ottanta, destò vivo allarme in alcuni funzionari locali legati ad ambienti esoterici.
La seconda versione, quella pubblicata col titolo Erieder, provocò dei curiosi effetti collaterali in alcuni soggetti che ne vennero in possesso. La sua presentazione, nell’ambito della mostra sull’editoria locale tenutasi in piazza dell’Unità d’Italia a Trieste fu annullata e, dell’improvvisa decisione, l’editore riferì la motivazione ufficiosa: “Dicono che il testo non è in linea con la politica culturale del Comune” (uno degli organizzatori). Subito dopo, venne rivolto un appello alle Autorità civili e religiose, tramite la stampa locale, per sollecitare la messa al bando del libro. Poi, dei lettori sperimentarono fenomeni uditivi: erano in completa solitudine, ma voci provenienti dal nulla si rivolsero a loro. Altri, forse trasportati dal proprio temperamento mistico, sperimentarono la sindrome di Stendhal senza nemmeno sfogliarne le pagine. Da ultimo, ricorderemo il critico letterario del Piccolo, Alessandro Mezzena Lona che, in data 11- 6- 98 scrive:
– Tra i libri «maledetti», un posto se l’è trovato in fretta. Sarà per la copertina shock con quel mostruoso demone rosso o per quel nome misterioso dietro cui si cela l’autore: Erieder. Che letto alla rovescia, si trasforma in Re dei Re e che può far pensare alla beffarda abitudine satanica di capovolgere tutti i simboli della religione cristiana. Fatto sta che - Erieder - è diventato, quasi subito, un testo-fantasma. Invisibile nelle librerie, non supportato da alcun tipo di pubblicità, esorcizzato apertamente da persone che ammettono, senza vergogna, di non averlo neppure letto. Di cosa parlerà poi questo libro? E qui sta il bello. Perché Erieder può esser letto in dieci modi diversi. Non è un romanzo, non è un saggio. È, piuttosto, il racconto di una rivelazione. Di come l’autore, a un certo punto, ha scoperto, interpretando «segni», premonizioni, episodi disseminati nel corso della sua vita, e confrontandoli con le parole di profeti, santi, filosofi, uomini di scienza e di religione, politici, studiosi, di essere lui l’uomo che potrebbe dare il via alla tanto attesa Nuova Era. Anticristo? Figlio di Dio? Diretta emanazione di Colui che custodisce, da sempre, il mistero dell’esistere? I nomi, si sa, non servono a spiegare le cose. L’aspetto più interessante di questo lungo libro-confessione, nel quale l’autore dissemina dati precisi per farsi riconoscere, è che Erieder non va strombazzando ai quattro venti i soliti proclami pseudo religiosi, o pseudo satanici. Quello che formula è, soprattutto, un sogno di liberazione Umana, spirituale, sociale. Rivolto a chi soffre e non ha la forza per rialzare la testa. A chi ha subito ingiustizie e si trascina nella disperazione. A chi non ha mai sentito una parola d’amore, d’incoraggiamento, dai suoi simili.
Quella di Erieder è una rivolta contro l’indifferenza dell’uomo. Che tollera la guerra, che non protegge i bambini e li lascia in balia dei peggiori incubi. Che da ascolto solo ai potenti, che convive con l’ingiustizia, il sopruso, la cattiveria. Che non ha più gioia né speranza.
L’ultima versione del libro, la terza, è stata ispirata con lo scopo di servire da chiave per un’altra dimensione, chi la userà con amore, potrà entrarvi senza timore.
Al lettore viene semplicemente chiesto di comparare senza pregiudizi le decine di profezie con altrettanti fatti ed eventi, più o meno recenti, che vengono descritti in modo circostanziato e veritiero. Si confida che dopo una attenta lettura delle circostanze, durante le quali molte delle predizioni formulate paiono compiersi, ciascuno possa formulare serenamente da sé un giudizio sulla veridicità di questo incredibile racconto. Quest’opera non persegue il successo, mira a far raggiungere la consapevolezza che, il presunto Anticristo, sia nient’altro che il dono atteso da sempre da l’Umanità sofferente; un dono che da certi “potenti” della terra non verrà gradito perché è lo strumento per liberare la gente dal loro dominio.
Una breve presentazione di alcune, tra quelle azzeccate predizioni, che, agli occhi del protagonista, sono apparse come autentici miracoli sincronici.
“Nascerà quando cadono le foglie” Si!
“Nascerà attorno all’anno 1949 1950” Si!
“Accanto all’onda del mare” Si!
“Dove l’acqua diviene amante dolce” Si!
“Nascerà accanto alla spada” Si!
“Sua madre sarà una vecchia cadente con lo sguardo da gufo” Si!
“Avrà un fratello” Si!
“Vi sarà una meretrice nella sua famiglia” Si!
“Annuncerà gli eventi futuri” Si!
“Porterà sulla fronte una piccola croce rovesciata” Si!
“Verrà deriso e umiliato” Si!
“Vagherà a lungo, in giovane età giungendo infine davanti a un buio antro, una Gran Galleria” Si!
“Vi giungerà al tramonto” Si!
“Vedrà il sole calare alla sua destra” Si!
“Attorno a lui, una selva incolta” Si!
“Vedrà una costruzione vetusta e una scalinata di pietre bianche” Si!
“Farà all’interno della Gran Galleria 78 passi” Si!
“Sosterà nella prima nicchia alla sua sinistra” Si!
“All’interno di quella nicchia vivrà una esperienza straordinaria” Si!
“Non avrà più alcun dubbio quando uscirà dalla Grande Galleria e si avvierà verso il destino che lo attende” Si!
“Egli si dichiarerà all’età di trent’anni” Si!
“Non potrà mai più esser scritto un Libro che possa somigliare a quello” Si!
“L’Anticristo vorrà somigliare a Lui, ed il suo primo discepolo si chiamerà anch’egli Giovanni, sarà il primo a cui l’Antilegge si rivelerà” Si!
“Quando sul trono di Pietro sarà seduto un Papa che assumerà i nomi di due apostoli di Gesù, l’Anticristo scenderà tra gli uomini. L’Anticristo sarà l’angelo della ribellione e farà piovere dal cielo scintille di fuoco” Si!
“Quando incontrerete le ombre dei trapassati... vedrete apparire l’Anticristo” Si!
“Un uomo giusto e pio, oriundo della Galizia sarà Papa, esso precederà il Gran Monarca di due anni circa” Si!
“Il fiore del Male verrà innaffiato con le lagrime del pentimento” Si!
“E sarà un figlio della Terra, figlio di un pescatore a far ritrovare al gregge umano la via della vita di lotta quotidiana contro l’annientamento, la morte, i massacri che l’odio e il potere segnano da sempre. E trarrà sapienza dal Pescator Sapiente” Si!
“Dio esalterà un uomo del sangue di Constantino (slavo). Tale uomo sarà quasi santo in adolescenza, nella gioventù gran peccatore, poi tornerà ad essere santo” si!
“L’Anticristo giungerà al calar del sole e radunerà i pochi fedeli per demolire la falsa strada. Verrà oltraggiato, tradito, percosso e ucciso dagli uomini. Ma agli uomini insegnerà una via ancora più giusta di quella che il Cristo tracciò” Si!
“Egli sarà atterrato come lo fu San Paolo” Si!
“La vera ricerca di San Giorgio è la conquista del Paradiso e il compimento dell’Apocalisse... Il Giudizio Universale inizierà semplicemente con un fragore improvviso, con un brivido involontario dettato dall’istinto di conservazione contro una tirannide intollerabilmente minacciosa...L’Apocalisse inizierà necessariamente con un massacro dei tiranni” Si!
“Cristo è venuto per affrancare coloro che sono sotto il giogo dei tiranni, non per liberarli, a questo ci penserà l’Anticristo” Si!
“Un uomo giusto e pio, oriundo della Galizia sarà Papa. Esso precederà il Gran Monarca di due anni circa.” (Anonimo. 1490)
Capitò per caso che fosse rintracciata questa profezia durante la stesura di un manoscritto, redatto con lo scopo di partecipare nel lontano 1980, al concorso letterario – Il Leone di Muggia – e a mezzo del quale si affermava pubblicamente una improponibile verità che tendeva a divenire, grazie a delle curiose coincidenze, sempre più probabile. L’intenzione era quella di riproporre più estesamente per iscritto,affinché venisse verificato, quello che da lungo tempo si stava delineando. Era necessario vergare i primi riscontri e gli eventi che l’intuito suggeriva sarebbero accaduti nel prossimo futuro; gli straordinari eventi sincronici che avrebbero supportato una tesi altrimenti improponibile. L’Anticristo, allora fu scritto, quella figura inquietante che fu chiamata il Gran Monarca o la Bestia dell’Apocalisse, secondo alcuni mistici e numerosi veggenti, avrebbe scelto quest’epoca particolarmente travagliata per celarsi in qualcuno al fine di raggiungere il suo iniziale obiettivo e si consigliava pure di riflettere su quanto era stato previsto:“Egli si dichiarerà all’età di trent’anni e parlerà del compito che lo attende per un periodo di trentasei mesi”.
Il tempo necessario a raggiungere l’età del Cristo al momento della sua crocifissione allo scopo di calcarne le orme; ma, a differenza del suo ispiratore, dovrà poi continuare la sua strenua lotta armato della sola sapienza. La sua guerra durerà ventisette anni, al termine dei quali dominerà incontrastato. Queste pazzesche affermazioni, che possono avere un senso solamente venendo poste in riferimento al percorso storico dell’Umanità, furono scritte quando erano da poco trascorsi due anni dall’elezione dell’attuale Pontefice Giovanni Paolo II. [appendice 2]
Allora, senza immaginare che qualcuno potesse averlo anticipato, si descrisse la prima sintetica stesura di questa Opera come la rappresentazione di una guerra e ogni suo foglio una battaglia. Fu quindi il caso, sotto le spoglie d’un irrefrenabile impulso letterario, a suggerire di vergare le pagine di un notes per raccontare alcune esperienze e aspirazioni, già nella lontana primavera del 1970. Erano confidenze rivolte a un’anima in tumulto e inizialmente non comportava l’onere di dedicarle ad altri.
Trascorsero dieci lunghi anni prima che quel notes fosse riempito, concordemente alle previsioni di noti veggenti. Lo scrivente ne era completamente all’oscuro ma, in quel freddo dicembre, maturò la sua decisione di scrivere per lasciare un segno che determinasse una svolta epocale. Un libro atto a superare ogni ostacolo. C’era l’intenzione e nient’altro, per cui si doveva scrutare tra le pieghe degli avvenimenti ciò che avrebbe potuto ispirare gli altri. Il desiderio di compiere un’opera unica nel suo genere ha stimolato l’intervento del caso, esso ha stabilito con grande ironia, che sarebbero occorsi ventisette anni per portare a compimento il Terzo Testamento.
Durante la sua stesura fu fatta una accurata ricerca sul tema dell’Apocalisse. Fu constatato che molti libri erano del tutto inattendibili, ciononostante fu facile intuire che si sarebbero verificati quegli eventi capaci di far credere probabile l’avvicinarsi di giorni determinanti. Una seria riflessione sugli indizi lasciati ovunque tra queste pagine servirà a far sorgere l’idea che a quell’uomo così imprevedibile e così difficile da inquadrare, sia stato riservato nientemeno che il ruolo della Bestia. A tale proposito qualche riscontro verrà dai veggenti che hanno saputo descrivere, in modo estremamente preciso, alcuni singolari eventi verificatisi ai giorni nostri. L’impegno a dimostrare unicamente la correttezza di quelle previsioni richiederebbe senz’altro uno sforzo minore ma poiché le loro profezie fanno chiarezza solo su alcuni aspetti del Piano, va riservato il presunto estro letterario che gli si vorrà attribuire, alla creazione di un racconto che consenta la sua piena visione. È dunque merito del caso se alla vigilia del terzo millennio, un’epoca che ha visto titanici scontri e dove il timore arriva improvviso, come la nube prima della tempesta... qualcuno si sente in dovere di versare nuovamente un allegorico calice. Vediamo che si tratta di versare, non si indica l’atto di bere l’amara coppa che alcuni si sono indaffarati a colmare in questi ultimi tempi e si pensa rientri nella norma che un povero cristo decida di non lasciarsi più crocifiggere!
“All’età di trent’anni l’Anticristo si svelerà pubblicamente... Egli condurrà una lotta che si protrarrà per ventisette anni, poi... detterà Legge.”
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| Da un antico manoscritto |
Benvenuti i nuovi saggi, perché vedremo così realizzarsi l’ennesima profezia relativa al nostro tempo:
Da un paio d’ore stavo rovistando tra le macerie della risiera di San Sabba, il macabro campo di sterminio nazista, alla ricerca di pezzi di ferro, piombo, fili di rame e altro, quando un uomo sulla quarantina, distintamente vestito, si avvicinò con circospezione.
Eppure, la spiegazione c’era, e forse più d’una. L’istinto ci fa rifiutare l’idea che un essere simile a noi si tanto ignobile, è deprimente scoprire quanto in basso possa scendere l’uomo. A ogni modo la saggezza fa ritenere più probabile la spiegazione trovata in seguito: il militare intuì, sotto la soglia della coscienza, quant’erano determinanti le mie parole per il futuro di quel singolo individuo e quanto importante avrebbero potuto esserlo, soprattutto quelle scritte, per il futuro di tanti.
Il
bagaglio di esperienze nel campo lavorativo non era composto solo da
episodi incresciosi come quello descritto nel capitolo precedente, ma
anche da alcuni insoliti incidenti e, credo opportuno, ricordare il più
significativo.
Oltre
che nel campo lavorativo, pure in quello sentimentale avrei subito
cocenti sconfitte e ben peggiori; esse resero la solitudine simile a una
insormontabile montagna di granito. I suoi macigni, cadendo improvvisi
sul mio animo, lo schiacciavano senza pietà. “French”, così
affettuosamente chiamavo un mio grande amico, non riuscì a sopportare
senza soccombere quei colpi terribili.
Si
può facilmente intuire che la solitudine e l’incomprensione debbano
aver lasciato profonde ferite nell’anima di chi scrive; ma ora lo
sopportavo meglio ed ero cosciente che fossero state esperienze
necessarie. Capivo che era il momento di estendere in altra direzione la
ricerca, così da avanzare più rapido sulla via che avevo intrapreso.
Per farlo dovevo trovare una donna dalle aspirazioni il più possibile
simili alle mie.Ricordo perfettamente che in quei giorni percepivo, con maggiore intensità, la certezza dell’imminente incontro con chi mi avrebbe accompagnato per gran parte del percorso. Senza di lei mi sentivo un essere incompleto, forse inadatto, di sicuro infelice. È certo che la persona inviatami dal fato per collaborare al mio programma, riuscì solo raramente a lenire la mia solitudine, peraltro, lei va giustificata per non averlo fatto con costanza; i fattori di “disturbo”, primo fra tutti, la grave patologia che colpì nostra figlia, avrebbero stroncato pure un gigante.
La ricerca di una collaboratrice fu motivata quasi esclusivamente dall’aver capito che, per realizzare un sogno, sarebbe stata indispensabile una donna. Da due principi, dal maschile e il femminile, ne sarebbe scaturito un terzo: il perfetto equilibrio… quella forza costante e inarrestabile che sa dare forma al Regno di Dio. Ma prima alla mia compagna sarebbe stato chiesto di percorrere la via della devozione fino alla fine. Solo una donna infatti, poteva ricucire le tante ferite dell’animo che nel corso della lotta avrei sicuramente riportato. Fu così che al momento stabilito il nostro incontro avvenne per caso.
Era un giorno d’estate inoltrata, camminavo sul lungomare di Barcola tra i corpi stesi al sole, quando improvvisamente mi trovai davanti a una ragazzina minuta con dei lunghissimi capelli neri e ondulati che parevano avvolgerla.
Colpito da quella figura dall’aspetto così insolito, mi sorpresi a fare una ridda di considerazioni: “Come posso rimanere impietrito da questa specie di folletto, non può interessarmi, non è particolarmente bella e nemmeno formosa come uno schianto da copertina. È poco più di una bambina, non credo possieda nulla di ciò che si è soliti cercare in una donna… e se per un attimo mi è sembrata un angelo, temo debba saperne una più del diavolo. Il suo fascino così intenso scaturisce forse dal suo atteggiamento riservato… o piuttosto perché sembra uno scaltro felino in agguato? Mah!… Eppure… così indecifrabile e con quegli occhi che paiono quelli di una cerbiatta sperduta e impaurita. Ma cosa vado a pensare, accidenti! Non è possibile che la solitudine giochi fino a questo punto con la mia fantasia”.
Per un istante l’insolito accavallarsi di pensieri fu sostituito dal desiderio di allontanarmi, poi, rassegnato ad andare fino in fondo, ripresi lo slalom mentale. “Probabilmente si tratta di un nuovo modo di fare, alle volte saltano fuori novità, modi di dire, d’atteggiarsi e di vestirsi che si diffondono tra le masse dei giovani immediatamente. Eppure è l’unica che abbia fatto scaturire, dal profondo del mio animo, quel fuoco di fila di domande ed è strano quel bisogno impellente d’una risposta per farlo cessare.
Forse non è di Trieste – continuavo a rimuginare, credendo ingenuamente che fosse quello a colpirmi – chissà di dov’è… Mah! È inutile rompersi la testa, sarà meglio che le parli”.
«Senti, scusa, puoi prestarmi quel giornale?»
«Volentieri, ma non è mio, è suo.»
Il tono della sua risposta e lo sguardo furono forse eccessivamente gentili, e io non ero preparato a parlare con una aliena, così preferii rivolgermi alla sua compagna. Era uno scricciolo sempre in movimento, la conoscevo da quando era bambina e a pranzo, sicuramente mangiava molle sottolio condite con un pizzico di polvere da sparo.
«Ciao Anna, dice che è tuo, allora posso prenderlo vero? Te lo riporto appena finito.»
«Puoi tenerlo, noi tra poco torniamo in città, ciao.»
Mi allontanai col giornale arrotolato in mano e, dopo pochi passi, i pensieri di prima tornarono a ripresentarsi: “Cosa c’è di strano in quella ragazzina, parla nel nostro dialetto, conosce Anna…. e sembra non vedere nessuno; quali saranno i suoi pensieri, cosa pensa veramente? Ma che diavolo mi prende, che importa sapere cosa pensano gli altri, lo so bene che hanno tutti le stesse cose per la testa, le stesse banalità.
Eppure lei sembra diversa, inavvicinabile come una dea posta in un luogo inaccessibile. Mah!.. Per la miseria, com’è possibile sentire il timore di accostarla e nello stesso tempo esserne così attratto? E poi, perché non dovrei avvicinarla? Forse è proprio quella persona in grado di farmi vivere le esperienze di cui intuisco la mancanza. Rappresentano forse quelle porte iniziatiche che dovrò superare per realizzare il progetto che nessuna mano potrebbe disegnare?”.
Questo ultimo pensiero interruppe la raffica di domande per lasciare spazio a una muta decisione. “Accidenti al momento che ho messo la cosa sotto questo aspetto; ora dovrò bussare al cuore di ogni possibile candidata e di chiunque mostri un briciolo di interesse per il modo in cui interpreto l’esistenza. Dovrò farlo, evitando di farmi coinvolgere emotivamente, con distacco. Le passate avventure sentimentali mi hanno insegnato che correrei un serio pericolo innamorandomi nuovamente; è probabile che il dolore riesca a spezzarmi se venissi nuovamente abbandonato”.
Seguii con lo sguardo i due folletti che sparivano dietro le due lunghe file di alberi e lentamente raccolsi la rivista e l’asciugamano da bagno. “Ora non resta che vestirsi e andare in palestra, potrei seguirla ma non lo farò, voglio lanciare una sfida al destino: quella strana ragazza non s’è mai vista a Barcola, se mi accadrà di incontrarla nuovamente cercherò di capire il motivo per cui mi ha lasciato così inquieto”.
Il giorno dopo, finito di sguazzare nell’acqua vicino al porticciolo, con lente bracciate andai verso gli scogli per risalire; nel farlo, posai la mano su quello più vicino, alzai lo sguardo per cercare altri appigli e mi arrestai sbalordito. Le rocce attorno parevano lì per proteggerla, sembrava dipinta, il microscopico bikini faceva pensare che fosse vestita solo dei suoi lunghi capelli neri leggermente ondulati. Era nuovamente lei, solo non mi era capitata tra i piedi, piuttosto ero io a essere sovrastato dalla sua esile figura. Pensai ironicamente che fosse un gran brutto segno. Mi rizzai sullo scoglio accanto e, mostrandomi stupito di vederla, la salutai con una battuta.
«Ciao, se non sposti quei capelli non diventi nera.»
«Nera non lo divento nemmeno se li sposto, ci sei tu ora davanti al sole.»
«Scusa, posso ributtarmi in acqua se vuoi…»
«Non ce n’è sarà bisogno, puoi stare anche qui, tra poco vado via.»
«Te ne vai così presto? Il sole è ancora alto… abiti lontano allora; ci vieni molto raramente a Barcola… vero? Non ricordo di averti mai vista. Su queste rocce sembri una sirena e, se ne avessi vista una, credimi, non potrei dimenticarlo.»
«Grazie per la sirena, in effetti questa è la seconda volta che ci vengo.»
«Come?… La seconda volta? Ma allora dove stai, non sei di Trieste, abiti a Muggia dunque?»
«No! sono di Taranto e vengo qui da mia madre solo d’estate».
«Non ti credo nemmeno se lo giuri, non hai minimamente l’accento della meridionale. Ti diverti tanto a prendermi in giro?»
«Guarda che ti sto dicendo la verità.»
«Allora tra meno di due mesi te ne andrai nuovamente, tornerai appena il prossimo anno dunque.»
«No! Non credo, mia madre dovrebbe trasferirsi definitivamente a Taranto e non ci sarà più motivo di tornare.»
Rimanemmo silenziosi, lei con lo sguardo imperscrutabile, mentre dal mio appariva chiaramente che mi chiedevo a che scopo cercare di conoscerla, accompagnarla, attenderla e magari desiderarla, senza ottenere alla fine nemmeno un sorriso. Negli anni settanta ben pochi avrebbero scelto di perdere tempo con una ragazza per costruire una storia senza futuro.
«Verrò al mare ogni giorno, – disse piano – fa troppo caldo per restare in città.»
«Ci vediamo domani allora, ciao!» «Ciao…»
«A proposito, non so nemmeno il tuo nome…»
«Carmela!»
«Carmela? Strano, avrei giurato che fosse…»
«Che c’è di strano?» chiese divertita. «Pensavo ti chiamassi Laura, ma non importa, non farci caso, scusami, è una fissazione che mi porto dietro da quando ero bambino… ciao, a domani.»
«Ciao!»
Pochi giorni dopo, nonostante la logica mi suggerisse che quel rapporto sorto tra noi era troppo tenue per reggere un seguito, quand’eravamo assieme lo scordavo completamente e, seguendo il mio sogno, badavo a cogliere le possibili indicazioni.
Eppure doveva per forza essere particolare, già dai primi incontri aveva mostrato la capacità di indovinare molti dei miei pensieri. Sembrava aver percorso per un lungo tratto la via della devozione, ma soprattutto ero portato a credere nella sua capacità di seguirla fino alla fine. Non ero solito passare giornate intere assieme a una ragazza di cui non conoscevo praticamente nulla, e non avevo mai assaporato quella straordinaria serenità che mi avvolgeva quando camminavo con lei al mio fianco.
“Com’è strana la vita alle volte, -mi sorpresi a pensare- ora che per evitare un’altra crudele delusione mi impongo di non abbandonarmi al sentimento per una ragazza, ora che esercito il distacco appreso con tanta fatica nei testi orientali, questa sembra cadermi ai piedi e vivere di me. È giusto che veda in lei la causa della mia serenità, piuttosto che attribuirla al fatto di aver finalmente saputo rinunciare a ogni emozione?”
E il ricordo di tante pene sofferte sul campo sentimentale si risvegliò. “E se lei dovesse patire ciò che io ho sofferto quando venivo lasciato? Quando la rottura del rapporto provocava la deriva della mia anima in un mare di veleno? Se ciò accadesse vorrebbe dire che la colpa del suo dolore sarebbe mia. No!… Non posso immaginare lei china su un libro e le sue lacrime che ne bagnano le pagine. No!… Non potrei vivere sereno, ricordarla senza sentirmi artigliare l’anima dal rimorso. Lei così piccola e indifesa non lo farebbe mai, non arriverà mai al punto di ferirmi, se ama l’amore non potrà mai tradirlo.”
Con un briciolo di saggezza in più, derivata dalle successive esperienze, riconosco che a quel tempo il mio ottimismo doveva essere veramente alle stelle. Allora tutto mi suggeriva che lei non fosse come le ragazze che avevo frequentato fino a quel momento.
“Ma cosa sto pensando, è mai possibile che sia proprio questa ragazzina quella che attendo? Quella che sosterrà il mio animo nei momenti bui che lo aspettano? Non lo so… non riesco a trovare una risposta, ma è improbabile; tra poco dovrà partire, avrà i suoi impegni, la scuola, i suoi amici a Taranto e io rimarrò solo un buon ricordo.”
Camminava al mio fianco lentamente, stavamo salendo lungo la strada che passa accanto all’Università. Il caldo era soffocante e quel pomeriggio non c’era un’anima nemmeno a pagarla; forse avrei potuto tenerla per mano, ma mi sembrava prematuro, non avevo alcuna certezza e le domande che le rivolgevo potevano sicuramente sembrarle banali. Cercavo degli indizi che permettessero di scoprire il gradino di consapevolezza da lei raggiunto.
Plasmare la mia eventuale compagna dal niente sarebbe stato un lavoro capace di togliermi le energie necessarie a terminare l’opera che da poco avevo iniziato. “Ma come posso essere certo di non sbagliare? Maledizione, non è affatto semplice. Forse ho trovato… seguirò l’intuito, se come un’incosciente le ho permesso di sognare una vita accanto a me nel mondo che abbiamo trovato, accetterò di sopportarne le conseguenze, continuerò a illuderla per tutta la vita. Le vivrò accanto in attesa che scopra, lei per prima, come l’amore possa essere diverso dalla rappresentazione a cui di solito si assiste.
Alle volte dubito sia quella destinata a collaborare al progetto ma non è lecito burlarsi degli infiniti aspetti dell’amore e non sarò certo io a farlo. Anche se il suo è solo amore di donna, non ho intenzione di riservarle il cinismo con cui sono stato tante volte ferito.”
Non potevo assolutamente scordare il mio obiettivo; il compito che mi attendeva e verso il quale la forza inerziale mi spingeva, era quello di inseguire e catturare un amore diverso, la preda ambita con cui sfamare coloro che un giorno non lontano lo avessero richiesto.
Passarono dei giorni, svanivano lentamente e il suo ego pareva seguirli. Colpiva soprattutto il suo modo di starmi accanto: era la mia ombra, e tenerla vicina a tal punto non richiedeva alcuno sforzo. Come un’ombra seguiva i miei passi e, per questo suo atto di devozione, era giusto che giungesse a scorgere la luce attraverso la forma che rivestivo. La vedevo annullarsi in me: ogni intenzione veniva subito condivisa da lei, ogni curiosità che mi assaliva, ghermiva anche la sua anima; tutti i miei pensieri, non appena li lasciavo affiorare, trovavano la loro eco nella ragazzina che avevo accanto. Non poteva essere altri che quella figura tanto attesa dunque, e questa convinzione cominciava a rafforzarsi mano a mano che il tempo passava.
Era finita l’estate, avevo ricevuto la notizia della sua imminente partenza ed ero steso sul letto nella mia camera. A notte inoltrata, l’incessante cadenza dei pensieri era simile all’oceano che s’infrange contro gli scogli. Ed era così anche per noi. Non è l’onda a scegliere la scogliera sulla quale annullarsi per avvolgerla, e non è nemmeno la roccia a scegliere il flutto più impetuoso destinato a trascinarla per sempre con sé.
“Tra poco però dovrà partire e io non posso lasciarla, lei non lo vuole. Purtroppo sua madre non le permetterà di restare in una città che nemmeno conosce, non ha neppure diciotto anni, dovrò quindi seguirla fino a Taranto. Credo sia finalmente giunta l’onda capace di scuotermi e ora spetta a me starle accanto per sempre e rendere il suo amore e la sua devozione pronti a superare qualunque ostacolo. Forse sarà proprio lei a vedere per prima un mondo immaginario che diventa sempre più palpabile e con colori sempre più definiti.”
E così, la fiducia che avevo riposto in quella donna, che nonostante tutto continuava a celarmi un lato del suo animo, mi impose di seguirla fino alla lontana città del Meridione. Non attendemmo che diventasse maggiorenne; a quel tempo infatti, si doveva compiere il ventunesimo anno di età per sposarsi se chi esercitava la patria potestà sul minore era contrario alle nozze. Noi, per accelerare i tempi, in rapida successione ne combinammo di tutti i colori finché i suoi si rassegnarono e acconsentirono al matrimonio.
Dopo alcuni mesi trascorsi in una squallida stanza del –palazzo dei cento cani– noto perché le urla incessanti di chi vi abitava potevano udirsi fino all’elegante via adiacente, la riportai finalmente a Trieste, dove, negli anni che seguirono, si presentarono quelle difficoltà che, come avevo intuito, sarei riuscito a superare solo grazie a lei.
Nonostante tutto, l’avevo tenuta all’oscuro di buona parte del mio incredibile progetto, non le avevo fatto parola, o quasi, delle mie esperienze più significative e, solo raramente, le spiegavo in modo generico le utopiche finalità che le varie forme di Yoga si prefiggevano. La via che lei avrebbe dovuto seguire e per cui era straordinariamente portata, era quella della devozione, non quella della conoscenza.
Alle volte però, delle mie parole riceveva conferma nei momenti più impensati; come accadde quel giorno che ci recammo per caso in una frazione sull’altipiano alle spalle della città, con suo padre e una sua amica.
«Fermo! –quasi gridai con impeto– Questo è un posto che ho già visto, ma non capisco come né quando però, non ci sono mai venuto prima, nemmeno da bambino, è dunque impossibile che possa riconoscerlo. Nessuno ha avuto la possibilità né la voglia di condurmi da queste parti.
Eppure sono certo di conoscerlo, non riesco a ricordare come però… ma sì! Ora capisco! È incredibile… adesso mi è chiaro… è stato un sogno alcuni mesi dopo che ci siamo sposati… si! Solo un sogno e non può essere altro, – continuai a bassa voce come se stessi parlando da solo – ma non mi è chiara la circostanza né l’esatto tempo trascorso.
Poi, quello che mi pare più strano, è il fatto di ricordare perfettamente in ogni dettaglio alcuni particolari e di ritenerli molto importanti, e nulla, assolutamente nulla di quanto è successo prima o dopo quelle nitide immagini. Sono su una moto azzurra –mormorai guardando in direzione della collina come se mi aspettassi di vederla– sul tipo delle Harley Davidson e sento sulla pelle i brividi di una giornata insolitamente fredda con continue folate di vento.»
Dopo essermi ripreso lentamente dal turbamento che quelle sensazioni così intense avevano provocato, mi rivolsi al conducente: «Proviamo ad andare verso sinistra appena giunti in fondo alla valle, vedrai che troveremo una strada e subito dopo sulla destra ci sarà una specie di cava, o un posto dove lavorano le pietre.»
Diedi altre brevi indicazioni che si rivelarono sorprendentemente esatte, ma ciò non colpì la loro curiosità: non notarono la mia eccitazione così evidente o, se lo fecero, certamente pensarono a uno stupido scherzo.
Mi vedevo in quei indelebili fotogrammi mentali mentre, pieno di timore, seguivo le persone che procedevano lentamente tra due fila di alte scansie. Erano fatte con tavolacci di legno scuro e sembravano dei macabri loculi senza la lastra di chiusura.
Al loro interno, stavano distesi degli esseri simili a scheletri che allungavano lentamente le mani per trattenermi, ma non avevano la forza per farlo e riuscivano solo a sfiorarmi. Mi domandavo con timore se volevano farmi condividere la loro sorte oppure cercavano di evitarmi qualcosa di più terribile ancora.
Continuai a camminare, con la paura che riuscissero ad afferrarmi, finché mi resi improvvisamente conto di trovarmi in una grande sala. Ero costretto a stare immobile ora, non capivo dove fossi né cosa stesse succedendo, mi guardavo attorno senza riuscire a distinguere i contorni dell’ambiente a causa di una densa nebbiolina bianca.
Ero in attesa di qualcosa di tremendo, ora mi sentivo assurdamente “piccola e indifesa”. D’un tratto sentii un fragore spaventoso simile a una mazzata fortissima vibrata su una lamiera. Quel suono mi riempì di terrore, un terrore sconvolgente… ero terrore!
Avrei voluto allontanarmi da quel luogo, senza seguire la mia attenzione che si dirigeva verso il punto da cui proveniva quel rumore terrificante. Attraverso quella nebbia intravedevo ora uno spiraglio di luce che man mano aumentava.
Un grande portone di ferro si aprì e la luce divenne abbagliante. Permaneva nel mio animo un’attesa angosciosa. Dopo qualche attimo distinsi via via più nettamente una sagoma scura in mezzo a quel chiarore abbacinante: era un grosso camion che indietreggiava con una lentezza ossessionante verso di me. Il mio terrore era indescrivibile, non riuscivo a spostarmi, stavo per essere schiacciata… Mi svegliai tossendo e vomitando prima che il cuore cedesse per la paura.
Passò del tempo dalla notte dell’incubo, ma per una strana circostanza esso mi esplose improvviso nella mente. Ci trovavamo a oltre cinquecento chilometri da casa, da qualche giorno eravamo ospiti della madre di Carmen.
Un mattino, passando accanto alla fila di cassette postali situate nell’atrio del condominio da lei abitato, mi arrestai all’istante: un’edizione del – Reader’s Digest – stava dentro un imballo di cartone poggiato sopra l’ultima cassetta. Per quel volume sentivo lo stesso interesse che avrei provato per un opuscolo pubblicitario relativo alla crema anticellulite: meno di zero.
Ero completamente indifferente a quel libro, eppure vidi con disappunto la mano agire quasi da sola. Cercai una giustificazione, pensando che tra quelle pagine doveva esserci qualcosa che si sarebbe rivelato utile. Stracciata la confezione, sfilai un volume rilegato con cura dalla copertina nera e una svastica rossa dal titolo –Manichini Nudi–.
Se avessi dato ascolto alla mente che considerava insensata e riprovevole quella azione, non lo avrei infilato nella valigia con l’intenzione di leggerlo una volta giunto a Trieste.
Forse quel libro poteva accrescere la mia conoscenza, pensai tornando a casa; servirà al momento opportuno per estendere il mio campo d’intervento? Se non ero riuscito a frenare l’impulso di rubarlo, dovevano per forza esserci delle valide ragioni.
Così, come accadeva sempre più frequentemente, anche in quella circostanza seguii l’intuito, e questo mi permette oggi di aggiungere un altro importante tassello al mosaico che sto realizzando anche per il proprietario di quel libro.
«Quale? Che libro dalla copertina nera?»
«Quello che ho preso a casa di tua madre… anzi, nella cassetta della posta giù in portone. –Come al solito il suo silenzio prolungato mi fece incazzare.– Accidenti! Come fai a non ricordare? Eppure ti ho fatto capire che ci tenevo molto, di non rovinarlo e soprattutto di non perderlo. È mai possibile che quando io mi scordo qualcosa lo fai immancabilmente anche tu?»
«Io non muovo foglia che tu non voglia per cui ti avverto: è tardi e non ho intenzione di perdere un’ora come al solito per trovare ciò che ti serve, ho altro da fare adesso.»
«È incredibile ma è una costante –brontolai seccato– se non trovo subito quello che cerco, devo rovesciare tutta la casa per ore.»
«Non prendertela con me, sai, adesso. Io non lo ho nemmeno visto, so solo che ne hai parlato con Gianni.»
Rassegnato a dover rovistare dappertutto per trovarlo alla fine dietro l’ultimo oggetto spostato, infilai lentamente le pantofole. Per farlo dovetti chinarmi e, nel rialzare la testa, lo sguardo si posò sulla valigia sopra l’armadio. “Vuoi vedere che per una volta ci pensa la fortuna ad aiutarmi” -brontolai fiducioso-.
Come speravo il libro c’era e un attimo dopo, tutto soddisfatto, tornai a letto. Cominciai lentamente a sfogliarlo, qua e là c’erano alcune foto atroci, erano ripresi degli esseri che di umano oramai avevano ben poco; si vedevano dei reticolati e delle baracche coperte di neve.
Poi, non lo so, forse a Carmela cadde una pentola o cos’altro, ma nell’istante stesso in cui posai gli occhi su “quelle” fotografie, riudii quel suono di gong indimenticabile. Una vibrazione sonora capace di far tremare l’anima dell’uomo più temerario, perché in quelle foto… c’era ciò che avevo visto nel sogno.
Mi irrigidii come un automa e distolsi lo sguardo da quella pagina, era incredibile: avevo rivisto gli stessi volti scheletrici e le stesse mani, disperatamente protese, all’interno di quei soppalchi di legno.
Lasciai cadere il libro, non avevo più nemmeno la forza di reggerlo. Percepire per un solo attimo gli odori e i suoni dell’incubo vissuto tempo prima aveva centuplicato l’orrore di quelle immagini. Passarono dei minuti angosciosi e Carmela, che nel frattempo aveva finalmente finito di rassettare, s’era infilata accanto sotto le lenzuola.
«Dai, spegni la luce, lo sai che non mi addormento sennò. Non leggevi neppure quando sono entrata, ti ho visto sai, solo adesso lo hai ripreso in mano, lo fai per farmi un dispetto? Cosa ti ho fatto?»
«Ma dai, sciocchina, che stai dicendo, stavo semplicemente pensando a queste terribili immagini.»
Allungai il braccio e lei sbirciò distrattamente la pagina indicata, paga della mia spiegazione, sussurrò la buonanotte come una bambina fiera e soddisfatta di aver fatto tutto per benino e si abbandonò al sonno.
Buona parte di quella notte la passai sveglio, dovevo leggere ogni parola, poteva esserci qualcosa di importante e non solo per me. Oltre alle foto, che rispecchiavano fin nei minimi particolari ciò che avevo sognato, trovai la descrizione di alcuni drammatici episodi a cui quelle immagini facevano riferimento; era la stessa che avrei potuto fare al risveglio dall’incubo. Quei tasselli forse si sarebbero rivelati utili un giorno; altrimenti per quale ragione avevo sentito la voglia irresistibile di sottrarre quel libro, a che scopo vivere un incubo tanto spaventoso e ritrovarlo successivamente in quelle pagine? Perché ritrovarmi all'interno di una camera a gas e credere che dopo la doccia avremmo potuto allontanarci da quel posto a bordo di un camion?
«–Alcune aspettavano come una liberazione il famoso camion, inerti apatiche, altre si ribellavano, correvano al portone, picchiando con i pugni e gridando… Un camion s’avvicina a marcia indietro verso il portone che si apre di fronte a esso…–» (Da “Manichini nudi”, Selezione del Readers’ Digest)
Nel passo che seguiva trovai molti particolari che coincidevano con l’esperienza vissuta nell’incubo e che possono spiegare il terrore provato durante lo strano “sogno” e la paura folle che quel camion potesse schiacciarmi:
«–La sala è ora fortemente illuminata. Un quadro orribile si offre, allora, agli occhi degli spettatori: i cadaveri non sono distesi un po’ dappertutto nella sala, ma accatastati in un mucchio alto quanto la stanza.
La spiegazione sta nel fatto che il gas inonda dapprima gli strati inferiori dell’aria e sale solo lentamente verso il soffitto. È questo che costringe gli sventurati a calpestarsi e ad arrampicarsi gli uni sugli altri… Noto che in fondo al mucchio di cadaveri si trovano i neonati, i bambini, le donne e i vecchi; in cima, i più forti.. Gli descrivo la sofferenza che questa bambina ha dovuto subire e le orribili scene che precedono la morte nella camera a gas. Quando tutto è piombato nell’oscurità, ella ha aspirato qualche boccata di gas cyclon. Solo qualche boccata, il suo fragile corpo è crollato sotto le spinte della massa, che si dibatteva contro la morte, e, per caso, ella è caduta con il viso contro il cemento bagnato del pavimento. Quel poco di umidità ha impedito l’asfissia. Perché il gas cyclon non agisce in mezzo all’umidità.–» (Ibidem)
Quella bambina, l’unica testimone sopravvissuta in quei giorni spaventosi, non si portò in alto tra i più forti, ma rimase a terra correndo il pericolo di venir schiacciata da quel dannato camion che retrocedeva lentamente.
Lo strano fenomeno che mi portò a vivere il terrore e la disperazione provati dai deportati ebrei, può avere ai vostri occhi molte spiegazioni: cognizione paranormale, truffa, coincidenza e infine metempsicosi.
L’ultima possibilità è quella che mi permetto ironicamente di suggerire: non ha nessuna controindicazione medica, non può fare alcun male né condurvi a conclusioni volutamente sbagliate.
Ho lasciato intendere chiaramente che reputo possibile attribuire allo spirito la capacità di essere stato una bambina; una creatura innocente e indifesa nell’inferno ideato dall’uomo.
Il motivo che mi ha spinto a farlo si trova in un’antichissima tradizione, difficile da datare, ma nota ai saggi del culto ebraico, dove si racconta di un Re nato dal sangue di Sionne destinato al trono mondiale. Se pensiamo alla metempsicosi e ai passi profetici che esprimono il convincimento della discendenza e della regalità del personaggio, destinato a lasciare unaprofonda traccia nella storia, l’episodio può venir inquadrato alla luce di quei elementi esoterici e trova una spiegazione adeguata.
«Egli sarà della tribù di Dan, e sarà riconosciuto da Israele come il Re che tanto fedelmente attese»
In un modo o nell’altro dunque, tutti i re provengono da una figura femminile. Non è un vanto né una vergogna procedere dallo Spirito immortale di quella bimba, perché si tratta solo di una delle espressioni o, se suona meglio, di un fenomeno dovuto a quella perenne energia capace di lasciarsi percepire in una infinità di forme… anche in quella enigmatica dell’Antilegge.
Se il grido di guerra di questo futuro re che a un trono preferirebbe una corona di spine, sarà udito dall’umanità, il Disegno Intelligente di Dio o dell’energia che muove la Realtà che osserviamo diverrà più evidente. Apparirà più chiaro il nesso tra quella antica tradizione, il libro sottratto, il sogno terrificante apparso all’autore e la bambina che visse quella tremenda esperienza, se si accetta l’interpretazione data alle parole che la tradizione riporta: Il Re nato dal sangue di Sionne non è altri che l’Uomo nuovo nato dal sangue dell’Olocausto.
Desidero commentare brevemente quei tanti se, forse, chissà, in una parola, i miei dubbi. Da essi si potrebbe dedurre che io non possa vantare alcuna certezza. Non è così, sono libero di dirigere il fenomeno evolutivo in ogni direzione e, nella Realtà che sto proponendo all’attenzione della vostra consapevolezza, possono coesistere due scelte antitetiche senza che una escluda l’altra. Quella Realtà, dovrete darmene atto, È!
Questa sintetica definizione, in verità infinitamente complessa, viene usata per descrivere ciò che non si può umanamente de–finire né in alcun modo indicare al fine di suscitarne l’esperienza; è come se parlassimo del gusto del sale a chi non lo ha mai mangiato… è inutile parlarne per ore.
Chiusi il libro, il sole stava sorgendo. Attraverso le persiane filtravano i primi raggi. “Già, luminosi… come dovrebbero esserlo i primi discepoli – la mente sembrò suggerirmi – voglio proprio vedere la faccia di Gianni quando proverò a raccontargli della strana esperienza vissuta all’interno di quella galleria, del piano che ne è scaturito in seguito e tutto il resto. Uno di questi giorni sarà il primo a conoscere quegli attimi così drammatici, poi, se lo vorrà, andremo assieme per vedere se è possibile determinare quanti sono stati i passi che ho fatto prima di arrivare a quella nicchia dove sostai”.
«L’Anticristo vorrà somigliare a lui, e il suo primo discepolo si chiamerà anch’egli Giovanni, sarà il primo a cui l’Antilegge si rivelerà.»
Diversi anni dopo, trovai conferma anche di questa straordinaria coincidenza quando, per caso, scoprii che un veggente aveva indicato il nome della prima persona alla quale l’Anticristo avrebbe confidato l’esperienza vissuta nella galleria e l’incredibile progetto che ne era nato.
Questa scoperta avrebbe potuto rendermi euforico e solleticare il mio orgoglio, invece ciò a cui avevo assistito mi confermò semplicemente la capacità dell’Energia Intelligente di creare le coincidenze necessarie a facilitare la comprensione di una delle infinite, meravigliose possibilità dello Spirito stesso.
Se per alcune profezie viene omesso l’autore e il volume da cui furono tratte, vorrei essere giustificato, quando i primi tasselli profetici fecero la loro comparsa, non immaginando l’importanza che avrebbero assunto, non registrai le fonti da dove furono attinti.
A quel tempo, non rimanevo con l’orecchio attaccato alla radio, ma le notizie di guerre, carestie, rivoluzioni e simili, destavano com’è giusto, il mio interesse. Rafforzavo la capacità di discernimento cercando di scoprire come le più insignificanti potessero influenzare gli eventi più importanti.
A causa dello scarso impegno iniziale, dovuto prevalentemente all’attività sportiva, alcune delle straordinarie profezie frettolosamente accantonate andarono smarrite. La più curiosa, con la sua inesattezza, ottenne l’effetto di aumentare il mio interesse per i veggenti. Ricordo di averla trovata su una rivista del paranormale, era una interpretazione, decisamente controcorrente, del numero 666.
L’autore scriveva che in origine, sui primi testi sacri, il numero-nome con cui sarebbe stata indicata l’incarnazione del male, veniva trascritto così: 600-40-60. Si precisava pure che le lettere, dell’alfabeto greco antico, erano usate per indicare indifferentemente sia quel numero pieno di oscuri significati, sia la parola nero. L’articolo proseguiva indicando e sottolineandola più volte, una curiosa analogia che mi stupì.
Si faceva notare che il nome di Dio in sanscrito: Krishna, significa nero! Ecco quindi stabilito uno stretto collegamento tra simboli di culture differenti; quei simboli numerici, erano stati usati per indicare la stessa divinità.
A ogni modo nemmeno smarrire tanti indizi accade senza scopo, possiamo esserne certi. Molti infatti non devono essere convinti, essi dovranno servire da terribile esempio per quelli che rimarranno. Un indizio a conferma, di quanto sopra, nello scritto di una religiosa risalente al lontano 1793:
«E i sopravvissuti, spaventati dalla punizione degli altri, riconoscendovi il dito di Dio, vivranno in pace.»
Parlavo raramente delle mie esperienze con Carmen; non lo ritenevo necessario al suo progresso interiore. È noto che per avanzare sul sentiero spirituale le parole di spiegazione sono superflue per la bakti-yogi. Con questo termine, insolito per gli occidentali, i maestri di yoga indicano chi segue un percorso spirituale caratterizzato da una assoluta devozione a un essere o a uno scopo.
Carmen era particolarmente predisposta a seguire quella via, lo dimostrava la sua capacità di dedicarsi completamente al ruolo di madre. Limitai quindi il mio intervento a qualche sporadica considerazione e pochi accenni a quelle intuizioni che avevo gelosamente custodito. Nel caso le fosse capitato di leggere delle profezie con dei riferimenti specifici a una figura simile alla sua, non avrebbe perso tempo a porsi delle domande.
Favorivo la sua iniziazione in mille modi, sapevo che doveva arrivare il giorno in cui le avrei chiesto di fidarsi, di avere fede in ciò che la mente non è in grado di comprendere. Avrebbe pure dovuto scegliere tra la via percorsa, che ora diveniva più ripida, e quella che presto le sarebbe apparsa.
Un giorno la avvicinai mentre era intenta a rassettare la casa, la pregai di fermarsi e di ascoltarmi, volevo sentire il suo parere su di un tema che mi stava particolarmente a cuore.
«Carmela, ricordi cosa ti raccontai dell’esperienza nel tunnel, di quando decisi di prendere la pistola per farla finita e tutte quelle descrizioni profetiche rintracciate in seguito che sembrano riferirsi proprio a quella strana avventura che mi è capitata? Bene, guarda un attimo qui, in questo libro si potrebbe pensare che si parli proprio di te. No! Non guardarmi così! Non credere come al solito che ti stia prendendo in giro… o che non abbia niente da fare, leggi e dimmi che ne pensi.»
«Aspetta un momento, torno subito, devo portare di là la tovaglia, sennò Paco mi fa un disastro.»
Il macaco di tre anni si aggirava tutto soddisfatto sulla tavola, tra le vivande, poteva razzolare tranquillo poiché capiva che non gli badavo essendo interessato ad altro.
«Carmela senti, è notevole il numero dei particolari che coincidono perfettamente.»
«La compagna dell’Anticristo sarà confusa con le spighe di grano (minuta, sottile)… avrà un piccolo seno… Egli, sarà più abile con la verga (penna) che con la parola e il compito di parlare sarà affidato alla persona a lui vicino dalle labbra balbuzienti.»
Le citai alcuni passi ancora e attesi una sua eventuale reazione; poi, vedendola poco partecipe, continuai: «Ti ricordi quando sono rimasto dei mesi senza parlare con tutti all’infuori di te, eri tu che parlavi per me con gli altri… rammenti la faccia che facevano? Pare proprio che anche questo particolare sia stato previsto da un sacco di tempo.
Lo sai, quando ti ho conosciuta pensavo che avrei potuto passare con te solo dei bei momenti, ma dopo un po’ ho cominciato a credere che tu fossi la persona in grado di aiutarmi a realizzare il mio sogno: rendere altri consapevoli di come si espande in noi l’altra dimensione; essa è per noi ciò che il lievito è per il pane».
Era meglio se le dicevo qualcosa di più, gli eventi che di lì a qualche anno dovevano ferirci, si sarebbero rivelati meno dolorosi e traumatici per entrambi.
Avrei dovuto dirle che sentivo la necessità di vivere l’esperienza del matrimonio nel ruolo del capofamiglia. Solo così si sarebbero verificate alcune coincidenze significative per il mio Progetto. Il piano richiedeva di vedere le inevitabili ed estese interazioni che la figura di un padre determina. Intuivo l’utilità di capire i mutamenti interni d’una cellula primaria del corpo sociale umano, poiché questo avrebbe consentito di “gestire” nel modo migliore la catastrofe sospesa sulle nostre teste. Un disastro che sarebbe iniziato nel momento stesso che quelle cellule si fossero disgregate in misura maggiore per i motivi più vari.
«Così io sarei solo questo per te, una cosa che ti ha fatto comodo… un oggetto… forse prezioso, ma niente di più!»
«Dai su! Non parlare così, mi fai sentire in colpa, anche se colpe non ne ho. Rifletti, ricordi la nostra passeggiata sulla strada dell’Università, quando simulando un gioco mi sono messo a farti delle domande? Allora le tue risposte le davi solo dopo aver vagliato, fra le possibili, quella che mi avrebbe maggiormente soddisfatto. Ora, se tieni presente che quello in realtà non era affatto un normale gioco, che sussiste la pur remota possibilità che tu sia coinvolta in un disegno, dovresti darmi atto della mia lungimiranza. Non ti devi rattristare, al di là di tutto ciò io ti amo e ti amerò sino al giorno in cui ti atterrai a quello che credi di essere; una donna con il dovere di donare tutto ciò che di giusto e di nobile le venga richiesto.»
«Ma tu non sei come me, tu ora parli bene, ma non ti vedi, quando succede che ti adiri, quanta paura mi fai. Per raggiungere i tuoi scopi non ti fermeresti dinanzi a niente, non c’è nulla che possa farti ragionare, desistere…»
«Ti sbagli amore, tu puoi, tu sei l’unica che può farlo, che riesca a fermarmi, non ne comprendo il motivo e neppure intendo cercare di capire, accetto semplicemente che sia così.»
Credo che in quella circostanza le diedi l’impressione di saper ricorrere alla menzogna e a qualunque nefandezza per attirarla maggiormente verso di me, poiché, senza ribattere, si allontanò per continuare nelle sue faccende.
La ragione per cui la ritenevo un freno efficace la compresi leggendo la spaventosa tragedia del popolo ebraico nei campi di sterminio nazisti. Ragionando su quella tremenda esperienza collettiva, arrivai a intuire in che occasione lei avrebbe potuto ricoprire il ruolo della figura materna. Il significato di quegli eventi lontani verrà approfondito all’inizio del IX capitolo per dare una spiegazione sufficientemente razionale a questa parte del racconto; anche in relazione al perché lei sola potesse fermare la mia mano quando in certe situazioni rischiavo di perdere il controllo.
Quale persona infatti può raffreddare l’offesa bruciante meglio di una madre? E molti veggenti avevano scritto che sarebbe stata la Madre a farlo, ma non per sempre:
«Sarò obbligata a lasciar libero il braccio di mio Figlio… Allora vedrai che Dio castigherà gli uomini con maggior severità che non nei giorni del Diluvio.»
Mille imperscrutabili motivi congiurarono perché ci separassimo e l’inverno scendesse sul suo animo; però sapevo che dopo il gelo subentra la primavera, e i due semi preziosi che lo Spirito custodiva, sarebbero germogliati. All’interno di questo quadro allegorico va posto un nome: Carmela, esso in origine significava orto di Dio; ma per quei due semi avrei dovuto cercare un orto che la gramigna non aveva infestato.
Ogni quadro va anche posto sotto la giusta luce, e per questo c’è la data che molti testi profetici, considerandola importante, riportano.
Chi si interessa ai messaggi occulti, forse saprà che un egittologo, eseguendo delle misurazioni all’interno della grande piramide di Cheope, usò il pollice piramidale sacro e ricavò oltre al numero 666, una data che ritenne importante: il 1953. Il caso vuole si tratti dell’anno di nascita della sposa di chi potrebbe dare concretezza agli incubi e ai sogni collettivi. Il nostro quadro, alla fine, lo porremo fra le enigmatiche parole di Luca perché facciano da cornice: «La Regina del Mezzodì “risusciterà” nel Giorno del Giudizio con gli uomini di questa generazione e li condannerà.»
Il rebus metafisico che propongo, è di semplice soluzione se si pensa che il Santo ha saputo trovare una lusinghiera definizione per colei che nel 1953 vide la luce nel Mezzogiorno e partecipò parzialmente consapevole al mio progetto per lunghi anni. Eppure anche lei avrebbe versato nel mio calice il tradimento.
Tramite Gilly il Nemico le avrebbe suggerito di abbandonare la via: “Lascialo, devi pensare a te stessa… non fermarti per amore dei tuoi figli… da loro non avrai niente”. L’Oppositore si sarebbe servito di Gilly per vibrare i suoi fendenti senza supporre che proprio lei doveva in seguito trasformarsi in un boomerang e, nel capitolo dedicato al Giglio d’acciaio, si vedrà come ho saputo servirmi del suo filo tagliente.
Forse il destino vuole che io beva fino all’ultima amara goccia quel calice. Se così è scritto, devo farlo perché si possa capire che, quando si ama, il fiele si trasforma in miele. A ogni modo, quando in seguito mi udrete parlare di lei, non sarà per toglierla dal posto che le spetta e, al momento, il mio consiglio rimane quello di valutare, senza alcun pregiudizio ogni spiegazione fornita, anche la più impensata, poiché ogni verità di questo Universo è soggetta a mutamento.
Dovremmo continuare a rigirare tra le mani il tassello della reincarnazione che spiega molte situazioni paradossali ma, essendoci tante pubblicazioni sull’argomento, basterà aggiungere che alcuni Padri della Chiesa e molti pilastri del pensiero, in ogni epoca, sostennero con forza la metempsicosi.
Le stoccate intellettuali che sono appena state distribuite hanno lo scopo di acuire la vostra capacità di parare ogni possibile aggressione concettuale. Dovrete sottoporre le affermazioni trovate al vaglio della vostra intuizione senza farvi ingannare dal sapere nozionista. Appresa questa tecnica impeccabile, per un Guerriero sceso sul campo di battaglia del pensiero Ultimo, è fondamentale praticarla fino alle estreme conseguenze.
Paco,
il nostro piccolo scimmiotto, come molti suoi simili pagò caro il suo
istinto di libertà, venne abbattuto a colpi di mitra. Carmen sembrò aver
perduto un bambino tanto ne fu addolorata, e in effetti, quello
scimmiotto riceveva tutte le attenzioni riservate ai ragazzini troppo
esuberanti.
Seppur
lentamente, avevo ripreso a camminare senza l’aiuto delle stampelle e,
per caso, un mattino passando per il centro, notai sul portale di pietra
d’un edificio dall’aspetto austero una grossa croce. Stupiva il punto e
il modo col quale era stata lasciata: era a una altezza tale che
sarebbe stato scomodo per chiunque praticarla. Non era segnata col
gesso, pertanto si doveva escludere fosse stata fatta dai pubblicitari, e
poi, chi l’aveva procurata, aveva più volte graffiato la dura pietra
del portale col proposito di conferire una maggior visibilità
aumentandone spessore e profondità dell’incisione.Quel disegno lasciato in quel modo insolito incuriosiva; istintivamente mi girai verso l’altro lato della strada, che strano… sul portone di fronte, stava graffito lo stesso simbolo. Un’idea poco probabile balenò nella mente e subito cercai di allontanarla: “No! Non può essere, cosa vado a pensare, è stato qualche spilungone che ha portato dei volantini pubblicitari e, sprovvisto di gesso, affinché non venissero consegnati altri sempre nello stesso stabile, s’è segnato in quel modo la zona già completata”.
Eppure quella spiegazione non mi convinceva; il tempo necessario per lasciare quel simbolo era decisamente troppo lungo. Nessun operatore pubblicitario poteva permettersi di effettuare la consegna dei volantini sprecando tutto quel tempo.
Lentamente scesi lungo via Mazzini, il portale seguente e quello all’incrocio avevano lo stesso segno. Continuai a scrutare tutti i portoni mano a mano che procedevo e, vedendo che nessuno era esente da quel fregio, la mia curiosità aumentò. Scartai testardamente l’idea che ormai ribolliva nella mIL SEME DEL MALIGNO
ente, dovevo prima verificare in altre zone della città.
Ripresi la marcia in modo sostenuto; quanto lo consentiva la caviglia dolorante e, in meno di mezz’ora mi trovai ben lontano. Ma il segno sembrava seguirmi; su ogni portale, forse fatto dalla stessa mano, era presente. “È mai possibile che il seme sparso da poco inizi già a germogliare?” In realtà erano passati degli anni dal giorno che il mio primo manoscritto aveva cominciato a circolare. “Forse sì! Forse si sta formando anche a queste latitudini quel movimento che la mia mente spera, la mia anima asseconda e che fu predetto da tanti mistici: un esercito di Spade di Dio pronte a esser temprate dal fuoco e disposte al Martirio.
«–Affermare o volere l’esistenza di qualcosa equivale a crearla; non volere l’esistenza di qualcosa significa distruggerla-» (Eliphas Lévi)
Il personaggio che stavano cercando non era l’autore del manoscritto dal titolo insolito, l’uomo però, dai ricercatori esoterici più qualificati della città, era ritenuto nientemeno che l’Anticristo.
Fu la donna che dirigeva l’asilo di Giada a raccontarmi questo ultimo particolare, una notizia che riportai, con qualche opportuno aggiustamento, alle persone che reputavo idonee ad avvertire “tre uomini di media età, distinti e dall’aspetto deciso”.
Parlare di circoli esoterici qualificati, dediti al culto del demonio in una città come Trieste, potrebbe far sorridere se i loro affiliati, come precisò spontaneamente quella funzionaria del Comune, non fossero divenuti dei baroni universitari, degli industriali, dei magistrati e personalità di rilievo in vari settori.
Lei, dunque, ai suoi visitatori indicò la località dove quel personaggio si era da poco trasferito dopo aver abbandonato il suo impiego presso un importante istituto di ricerca. Essendo a sua volta interessata a mantenere una qualche forma di contatto con lui, chiese che una volta rintracciato, fosse messa al corrente degli sviluppi.
I tre lo promisero e si accomiatarono. «Nel farlo –riferì la direttrice– uno di loro sentenziò con serietà: Non è giunto ancora il momento che questa storia sia resa pubblica.»
Dopo quella visita, se la memoria non mi inganna, trascorsero circa sei mesi e il caso fece giungere dall’Argentina i parenti di uno dei fondatori del Centro Antitumori di via Pietà. Due di questi, durante la loro permanenza a Trieste, si recarono proprio da lei per poter raggiungere assieme il misterioso personaggio in questione.
Ma il loro viaggio fu perfettamente inutile: l’Anticristo era sparito da tempo senza lasciare la benché minima traccia. In seguito, rimasi saltuariamente in contatto con la signora poiché si offrì di impartire gratuitamente a Giada delle lezioni di sostegno. Arrivai così a conoscere gli effetti che le mie indicazioni, opportunamente aggiustate, avevano successivamente provocato; il più evidente era senz’altro il suo turbamento, dovuto al fatto che i “soliti ignoti” si erano mostrati minacciosi affinché si astenesse dal divulgare il loro interesse per chi si divertiva a farsi credere l’Anticristo.
«Pensi a fare la maestrina e ricordi che ha una figlia e una nipote.»
La mia insistenza per ottenere qualche elemento in più su quei tre uomini, fu pertanto pienamente giustificata. Durante uno dei nostri ultimi colloqui si lasciò sfuggire un commento che, detto nel contesto formatosi in seguito alle mie suggestive confidenze, permetteva di intuire come stesse sviluppandosi il piano per ostacolare la mia Opera.
Dopo aver escluso trattarsi di semplici tutori dell’ordine, disse testualmente: … «Sono delle persone… ma per favore non mi chieda di esser più precisa… capaci di determinare le svolte politiche in Italia… e forse non solo in Italia.»
Poi, allungò il braccio consegnandomi il libro preso sulla scrivania: «Questo è – Il Pendolo di Foucault – lo legga con attenzione, così capirà di che pericolo si tratta. Si arrestò guardando preoccupata in direzione della porta socchiusa e dopo qualche attimo riprese: «Lei scrive di un piano di conquista del mondo e, nel racconto di Umberto Eco, anche uno dei suoi protagonisti lo fa; inventa un complotto per poi confidarlo ad altri, ma il suo progetto viene creduto realizzabile e, per impedirgli di rivelare la verità, lo uccidono.»
«-E il pensiero religioso dorme, aspettando sviluppo, nel nostro popolo: chi saprà suscitarlo, avrà più fatto per la Nazione, che non venti sette politiche.–» (G. Mazzini)
Ora la meta, la stessa che in realtà ogni credo persegue, sarebbe stata raggiunta grazie a una sofisticatissima arma psicologica. Sempre con la stessa arma avrei eliminato le contraddizioni che impediscono agli estremi, ossia le menti più acute, di fondersi nell’armonia e divenire quelle note che compongono le liriche più ispirate di ogni credo.
Quelle idee solitarie, come alte vette innevate, erano inserite da tempo nei libri più ispirati, però non è giusto tediarvi e ne cito solo alcune: ” I principi ignoranti (governanti) disapproveranno i più dotti nelle cose celesti (modus-vivendi spirituale) saranno puniti di editto, cacciati come scellerati e uccisi là dove saranno trovati… La grande società ed esercito dei Crociferi sarà fondata in Mesopotamia, (Italia) dal fiume (di gente) vicino (simpatizzanti) la compagnia leggera (guerriglieri) che tale legge riterrà nemica… Di filosofi setta nuova, morte disprezzanti, oro onori e ricchezze. Confinanti non saranno dei Germani monti, incitamento e appoggio dai simpatizzanti avranno.» (Nostradamus: 4/18-3/61)
Per comparare le parole di queste quartine con gli eventi successi in Italia negli ultimi decenni e scoprirne le analogie, è necessario anzitutto ricordare che il famoso veggente, nella lettera di presentazione inviata con le sue centurie all’allora Re di Francia Enrico II, avverte che per Mesopotamia si deve intendere la regione europea compresa fra il 37 e il 42 parallelo: come dire la nostra penisola. Molti veggenti d’altro canto, hanno visto la nascita in Italia di qualcosa che avrebbe determinato uno sconvolgimento planetario, chi una nuova religione, chi un nuovo tipo di pensiero, chi un esercito composto solo dagli uomini migliori di tutte le Nazioni. Tra questi vi fu San Francesco di Paola, il quale, nel lontano 1482, scriveva a tale Simone dell’Alimena:
«Per virtù dello Spirito Santo, mi è concesso spirito di profezia, un vostro discendente sarà il duce della Santa Milizia, e non vi sarà al mondo nessun signore che non sia della Santa Milizia. Essi porteranno il segno di Dio vivo in petto ma molto di più nel cuore. Li primi che saranno di tal Santo Ordine saranno della città di Spoleti, essi diverranno fedelissimi dell’Altissimo. Ora che viene il tempo della grandissima e rectissima yustitia dello Spirito Santo, vuole la Divina Maestà che molti cittadini di Spoleti seguitino il Gran Principe della S. Milizia. Il primo che porterà scovertamente il Segno di Dio sarà di tal città, al quale sarà scritto e consigliato da un Santo Eremita che lo porti scoverto e scolpito nel core. Tal homo comenserà a investigare sottilissimamente li segreti di Dio sopra la gran visita e regimento che farà lo Spirictu Sancto nel mondo, per mezzo della Sancta Milizia. Handerà interpretando li sacri segreti e molte volte sarà ammirato avendo egli previsto li secreti dello Spirictu Sancto. O Spoletini, rallegratevi in gran maniera che tal Principe sopra li Principi e Re sopra li Re ve abbia da avere in grandissima gratia e coronato che sarà delle “tre” corone mirabilissime, exalterà tal città e faralla una delle prime città al mondo.» (San Francesco di Paola)
Il 13 Agosto 1496 il Santo scrive nuovamente all’Alimena:
«Magnifico Signore, verrà dopo di voi uno dei vostri discendenti, come più e più volte ho scritto e predetto per volontà dell’Altissimo. Tal uomo sarà gran peccatore nella gioventù, poi si convertirà al grande Iddio, dal quale sarà tirato come fu San Paolo. Vincitore del Drago si chiamerà… Sarà il gran fondatore di una nuova Religione, differente da tutte le altre, quale scompartirà in tre ordini, cioè di Cavalieri in Armi, di Sacerdoti meditanti in solitudine e di Ospitalieri piissimi. Sarà l’ultima Religione, e darà più frutti che tutte le altre. Estirperà tutti i tiranni del mondo, prenderà con la forza delle armi un grande Regno e farà un solo ovile e un solo pastore, darà al mondo un vivere santo e regnerà sino alla fine dei secoli. Il mondo tutto non avrà che dodici Re, un Papa compreso nei Dodici e pochissimi Signori[nota 6]e questi saranno tutti Santi. Alleluia… Cristo benedetto, poiché a me indegno peccatore si è degnato donarmi spirito profetico con chiarissime profezie, non oscure, come agli altri suoi servi ha fatto scrivere oscuramente e dire. So che dagli increduli e gente prescrita saran fatte beffe delle mie lettere e non saranno prese per tali, ma sì, dai fedeli che aspirano alla Santità. Tali lettere genereranno soavità tali che si diletteranno a leggerle spesso e prenderne copia con grandissimo fervore, che tale è la volontà dell’Altissimo. In queste lettere si conoscerà chi è il Gesù e chi non lo è, chi è predestinato e chi è prescrito, e molto di più si conoscerà nell’epoca del Santo Segno di Dio vivo, e chi lo Amerà, sarà Santo di Dio… Altro non mi occorre.» (Ibidem)
A giudizio di chi scrive, l’attenzione dovrebbe esser rivolta in particolare su questa affermazione del Santo: “In queste lettere si conoscerà chi è il Gesù”. Il Frate intende dire con queste parole, ed è questa la spiegazione più plausibile, che tramite il contenuto dei suoi scritti, verrà riconosciuto colui che consapevolmente plasma la forma dell’energia che tutto pervade.
Non serve possedere l’intelligenza più acuta per sostenere che l’inserimento delle sue epistole, in un contesto come quello proposto in queste pagine, ha finalmente dato un senso alle sue affermazioni. Noi potremmo aggiungere che esse assumono solo in questo caso il senso più alto. Solo configurando gli scritti del santo all’interno del campo di ipotesi racchiuso in questo libro, la profezia sull’importanza e lo scopo delle sue stesse lettere si realizza appieno.
È quantomeno strano che un santo possa sostenere che un discendente dell’Alimena abbia a regnare nei secoli dei secoli. Questo particolare può apparire incomprensibile e continuare a esserlo se non si associa il personaggio descritto dal Santo con il Gran Monarca annunciato da Nostradamus e con quella figura, vista da altri veggenti, destinata a giungere nell’Ultima Ora. Se in queste pagine fosse stata inserita una accurata ricerca araldica, con la quale si vedrebbe riconosciuta l’origine regale dell’autore, queste parole assumerebbero probabilmente maggior peso; ma dobbiamo ricordare quanto è stato già scritto:
“Potrei dirvi molto di più, infinitamente di più ma non lo farò, perché per raggiungere la consapevolezza è necessario agire”.
Con questo si intende che non è necessariamente buono l’uomo dagli occhi azzurri, ma quello che volontariamente tende la mano agli altri. Per questi ultimi, affinché procedano ulteriormente, è sufficiente il consiglio di credere che l’entità diabolica e quella divina, annunciate con nomi e attributi diversi dai veggenti, siano in realtà le facce di un’unica e irriproducibile medaglia.
Le parole di fra Francesco di Paola fanno scorgere uno degli obiettivi che all’inizio di questa Era verranno raggiunti: essere consapevoli del perché si sia stati sottoposti alla morte da tempo immemorabile, ma, ancora più importante, si dovrà realizzare che esistono traguardi posti ben al di là e, anche su questi segreti obiettivi, l’Umanità verrà illuminata all’alba del III Millennio dall’energia che un avatar, disceso sotto un ponte, ha portato con sé.
Una tale eventualità è detta possibile non solo da tutte le Religioni e da innumerevoli culti sciamanici, ma è stata creduta attuabile da uomini vissuti ai tempi dell’antica Grecia e da quelli nell’ancor più antico Egitto; infatti la si trova spesso in alcuni dei loro affascinanti racconti.
Affinché non si rimanga abbagliati dallo splendore di tante comode teorie e ci si perda in inconcludenti ricerche, è il caso di fornire uno spiraglio di luce su questo appassionante enigma. Già all’inizio della Bibbia, troviamo scritto che dopo aver peccato l’uomo fu soggetto alla Signora con la falce, ma lo scordiamo facilmente, come scordiamo di chiederci cosa sia veramente il peccato.
Dall’alba della storia dunque, assieme a tutto ciò che vive, siamo stati facile preda del male più o meno incurabile e infine della morte. Nei laboratori si è creduto di scoprire che ogni nostra sofferenza provenga da cause perfettamente note, sono pochi coloro che rimangono tenacemente attaccati all’idea d’una possibile causa occulta ed evanescente al punto da ritenersi miracolosa. Come mai allora, vorremmo chiedere ai primi, in tanti casi clinici chiaramente delineati, la cura risulta completamente inefficace a dispetto delle previsioni?
Subentrano fattori conosciuti ma imprevedibili, potrà essere l’immediata risposta; la mia spiegazione invece è questa: siamo compenetrati, avvolti e cullati dal miracolo, dal trascendente e, la Causa Prima, con la quale possiamo consapevolmente interagire qualora ne riconosciamo l’esistenza, ci concede infinite possibilità; non ultima, quella di riprogrammare l’apoptosi in armonia con la dimensione in cui stiamo entrando.
Trascorsero parecchi anni da quando vergai questo concetto e, in merito alla possibilità di programmare le funzioni della cellula, altre intuizioni ci furono al riguardo. Il biologo Bruce H. Lipton riporta: Un istituto di ricerca australiano diretto da Cornell B. A. dimostrò che una membrana cellulare biologica era in grado di far apparire delle informazioni sullo schermo di un computer. La prima formidabile intuizione che ne deriva è che le cellule sono programmabili e la seconda che il programmatore è esterno al computer/cellula. (–la Biologia delle Credenze– pag. 104)
Nel 2006 la prova arrivò puntualmente grazie al premio Nobel Shinya Yamanaka che, riprogrammando delle cellule adulte, ottenne la loro trasformazione in cellule staminali.
Sarà dovuto al caso se fino a ora siete stati sordi alle parole, identiche alle mie, che il vostro Spirito ripete eternamente. Perché le si ascolti e si veda la realtà da un’ottica non offuscata dai fumi della ragione, basta ipotizzare una forma mentis esente da ogni possibile turbamento, sarebbe la situazione ideale per evitare i tanti guai psicosomatici dovuti allo stress e stimati dalla medicina ufficiale attorno all’80% delle patologie complessive. In quella condizione, senza alcun particolare impegno, si possiede la classica salute di ferro.
Se casualmente all’alba del III Millennio affermo di conoscere il nome, la quantità e la posologia della sostanza prodotta dal cervello, che consente guarigioni immediate e inspiegabili con le attuali cognizioni scientifiche, certamente un riso beffardo apparirà su molti volti; più certo ancora è che quel ghigno diverrà, un giorno non lontano, una smorfia di rabbiosa sofferenza.
Non solo mi aspetto dei ghigni beffardi, ma anche la posizione scontata di coloro che hanno assistito nelle corsie degli ospedali all’improvvisa guarigione di pazienti affetti da patologie mortali. Essi, senza possedere una propria spiegazione, si ostinano a rifiutare l’idea che simili processi sfuggano alla legge di causa ed effetto. Loro hanno deciso che una ragione, anche fosse la più stupida… c’è!
Pensiamo alla salute di ferro, arrivare a un tale risultato non è ancora molto. Lo stato mentale che consentirà di mantenere i processi biochimici corporei inalterati nel tempo, è una facoltà psichica che si manifesterà in settori sempre più vasti dell’umanità, essa può essere descritta come un senso di beatitudine che possiede la straordinaria caratteristica di perdurare a lungo nel tempo.
Abbiamo appreso che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma; ebbene, tra non molto alcune tra le leggi biochimiche saranno trasformate proprio dal Figlio dell’Uomo.
Saranno pochi quel giorno ad avere coscienza di agire di concerto con lui. Altri lo faranno a propria insaputa, altri ancora, cercheranno in ogni modo di evitare l’apertura della Porta che si affaccia su altre dimensioni. Per impedire che ci riescano, i più saggi faranno contemplare le possibilità dello Spirito a quanti alzeranno la testa per ascoltare finalmente le sue parole. Questo favorirà il mutamento auspicato e, a quel punto, le spiegazioni per quella circostanza chiamata morte, che oggi paiono soddisfacenti, saranno completamente scordate. Non potranno più esser prese a pretesto per giustificare un evento in realtà inesistente.
La percezione di un fatto luttuoso, al pari di ogni altra situazione, avviene su più livelli: come chi guarda l’orizzonte vicino alla riva vede solo una parte della mare, c’è quello che scrutandolo dall’alto di una montagna, ne ammira una porzione più vasta, abbiamo poi colui che contempla oltre la forma sferica del pianeta da un lontanissimo veicolo spaziale e gode di una visione spettacolare, infine, al livello più alto, troviamo chi vede con gli occhi dell’anima assiso sulla sua irraggiungibile spiritualità e contempla l’inspiegabile.
L’atto di vedere dunque, per tutta la successiva fase evolutiva farà in modo che ci si abitui all’idea di essere immortali. Accadrà dapprima a coloro che sapranno mantenere per il tempo necessario la semplicità dei bambini. Alludo a quella magica disposizione mentale che li porta a credere possibile anche l’evento più improbabile; una condizione come si è detto, sul tipo dell'esperienza dei mistici. In seguito, avranno accesso a quella che viene indicata come dimensione trascendente anche le menti più razionali e meno intuitive.
Progressivamente verranno coinvolte le altre forme viventi sulla terra, nel mare e nell’aria. Al termine, la materia che si pensa inanimata saprà anch’essa rivelare qualità insospettate.
Sbirciando nello specifico si può dire che la ricerca della conoscenza, nel caso venga suggerita da profondo altruismo, permetterà di sondare più proficuamente gli elementi che paiono rendere l’apoptosi un dato certo e, grazie al caso, si vedranno dissolvere le sue precedenti ragioni d’essere. Allora si avrà piena conferma dell’ipotesi di Max Plank, il grande fisico tedesco, formulata già da diversi decenni:
«–Non siamo autorizzati a pensare che esistano leggi fisiche che possano esistere in forma analoga nel futuro.–»
Da questa saggia considerazione vediamo che il campo delle ipotesi, relative al controverso tema biblico che tratta della vita eterna, presenta in realtà orizzonti inimmaginabili. Per quel passo, abbiamo trovato moltissime interpretazioni, e questo perché non si rammenta che le verità cercate per secoli spesso sono estremamente semplici. In effetti, è semplice riconoscere l’azione che isola dal male; l’atto che è condizione indispensabile affinché si stabiliscano le leggi biochimiche capaci di regolare la vita eterna di una semplice cellula e quella dell’organismo più complesso, è semplicemente quello di amare tramite l’intuito e non con la mente. Per iniziare ad amare a quel modo, non si deve necessariamente attendere l’Apocalisse, che come sappiamo significa rivelazione, è mia opinione infatti che sia più dignitoso farlo quando il timore di perdere ciò che ci preme non si sia palesato.
Va detto che il modo d’amare suggerito non è dei più comuni, come non può essere un uomo comune chi si dice disposto a rivelare che anche le piccole insignificanti cellule sanno essere immortali. Abbiamo la libertà di scegliere chi debba svelare i misteri dell’esistente, questo dono appartiene a ogni singolo uomo e a ogni singola cellula. Infatti Aurobindo rivela: “Nelle cellule del nostro corpo risiede un nascosto potere che vede l’invisibile e progetta l’eternità”.
Ma è possibile raggiungere l’immortalità? Sì, rendendo questa casa comune un luogo paradisiaco. Un posto dove lo sfruttamento del pianeta e dell’uomo sia definitivamente abolito e la giustizia sia frutto della consapevolezza. Chiunque vi impedisca di farlo, sia esso un amico, un padre, un Magistrato, un tutore dell’Ordine o un santo, vi nega ciò a cui siete destinati. L’impegno a realizzare un sogno, può essere sottoscritto dai verdi se viene considerato ciò che a questo proposito riferisce una antica profezia: «L’Anticristo sarà catturato dagli uomini verdi… » (Catturare? O piuttosto affiancare? Un dilemma dovuto alla forma mentis del veggente? Un mistico che nonostante tutto indica chiaramente chi sta prendendo le difese di Gaia e di ciò che la rende così stupenda.) Un ambiente così concepito, che consiglio di realizzare e che appare come un paradiso, è capace di influenzare le cellule fino al punto di determinarne l’immortalità. (vedi lo studio della filosofa Eva Jablonka e della biologa Marion Lamb: Epigenetic Inheritance and Evolution – The Lamarckian Dimension, 1995)
«L’Anticristo spanderà il suo veleno promettendo l’immortalità agli uomini.»
Ciascuno sceglie di assumersi i compiti di cui si ritiene all’altezza, quello di gestire l’energia dell’amore, un sentimento sul quale c’è ancora molto da dire, richiede il massimo impegno; mentre quello di apprendere i concetti più ostici, servendosi di melodie, può esser visto come un gioco a cui tutti possono partecipare.
Prima di chiudere questa ennesima parentesi saggistica, si suggerisce al lettore che è opportuno continuare a seguire gli intrecci di questa storia, servendosi di un sottofondo musicale.
Una musica che si adatti al racconto, in modo che i concetti inseriti vengano assimilati a livello subliminale, risparmiandovi così le amare esperienze che attendono chi cammina sul sentiero in solitudine.
Terminata la seduta di fisioterapia mi ricordai dell’appuntamento col mio ex datore di lavoro. Camminavo ancora con difficoltà, ma se mi sbrigavo, sarei giunto in tempo. Lo trovai assieme a un tipo basso, elegantemente vestito e dall’aspetto bonario. «Sono un funzionario della Digos, – chiarì subito lo sconosciuto, presentandosi. – Siamo amici da molti anni -spiegò- e mi ha chiesto di intervenire per importi di smettere d’importunarlo chiedendogli conto della caviglia spezzata.»
«Se io decido che qualcosa va pagato, nemmeno circolando a bordo di un carro armato si può evitare di darmi il dovuto, e voglio aggiungere che la proposta del suo amico di far pagare a tutti il danno che ho subito, fa schifo! Se pensate sia giusto suddividere con lui le spese, allora dovrete condividerne anche la colpa.»
Il tipo rubicondo, dallo sguardo acuto, si mostrò deciso a risolvergli quella situazione, al primo errore che avessi commesso -ringhiò- mi avrebbe deferito all’autorità giudiziaria, quello era il suo dovere e lui non sarebbe venuto meno.
Senza mostrarmi intimorito, continuai a discutere, finché il mio ex “padrone” si accomiatò da lui per tornare ai suoi impegni. Rimasti soli ci incamminammo per Corso Italia e, simile a un ragno, cominciai a tessere la mia solita tela.
«E allora? – chiese improvvisamente lasciando trasparire l’interesse professionale – Quando comincerete a punire chi ritenete sia giusto?»
«Mio caro colonnello, c’è un errore di fondo nella sua domanda, in primo luogo non sarò certo io a dare degli ordini, secondo: se un cristiano compie delle azioni criminali lei non andrà ad arrestare il Papa… esatto? Se domani un Crocifero o, se preferisce, un Anticristiano userà come arma una corda, una scure, una pietra, un Boeing 767 o semplicemente un fucile, le sarò grato se non verrà a calpestarmi l’erba del giardino.»
Qualcosa del nostro dialogo lo colpì, forse l’avergli rammentato l’incomprensione dei colleghi verso suo fratello, un cinico atteggiamento che ne provocò alla fine il crollo psichico, forse fu l’aver mostrato del rammarico per quella vicenda di cui per caso ero a conoscenza. Resta il fatto che prima di salutarmi si sentì in dovere di confidare che, nel suo ambiente, la carriera veniva di solito subordinata all’appoggio dato a qualche potente.
Ho appena ricordato uno scontro evitato e questa circostanza mi porta alla mente le frequenti considerazioni fatte da ragazzo: a chi mai capitava di pensare alle potenziali atrocità, sospese sulle nostre teste, grazie al livello tecnologico delle armi di distruzione di massa? Era possibile o piuttosto inevitabile, l’annientamento di ogni forma di vita sul pianeta? Alcuni avevano costruito la torre di Babele nucleare nelle viscere della terra, soprattutto per sete di potenza; questo non poteva essere altro che una colpa, e tale doveva esserlo anche per chi aveva accettato passivamente una simile situazione.
Ma la legge divina si svela talvolta grazie alle più semplici leggi fisiche: una costruzione fatta con materiali scadenti e inquinanti, crolla su se stessa prima del previsto, determinando il castigo dei costruttori e dei loro complici.
Solo grazie al caso, coloro che rivolgeranno gli occhi al cielo chiedendo che quella costruzione venga dissolta, eviteranno di venir travolti. Tra le infinite azioni che si possono compiere, c’è quella senza causa né motivazione alcuna, ed è merito del caso, se essa può impedire che il pianeta, questo gioiello meraviglioso, divenga una sferica pietra tombale che vaga per gli spazi siderali. Non c’è alcun motivo di lasciare una imperitura sfida alla potenza dell’Uno senza risposta; una potenza che si manifesta da sempre grazie all’amore, quel sentimento di cui non si conosce inizio e che uomini irriducibili di ogni epoca, pagando spesso con la propria vita, riescono a perpetuare. All’inizio della nuova Era abbatterò grazie a essi i caproni alla testa del gregge umano, in modo da fermare la loro folle corsa verso il precipizio.
«Le urla dei deboli, degli umili, dei miseri e per ultimo dei Giusti, sono arrivate alle mie orecchie, i Profeti l’avevano predetto. Per averlo fatto molti furono perseguitati, uccisi dov’eran trovati, ma non perì neppure un capello del loro capo. Oggi i miei Eletti camminano numerosi tra voi, ma non li vedete, come non scorgete me; ma sta arrivando il giorno tanto atteso dai Giusti e dai Profeti, vedrete levarsi nazione contro nazione, vedrete terremoti alluvioni e pestilenze, ma prima di ciò vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno mettendovi in prigione, traendovi dinanzi a re e governatori a motivo della vostra scelta. Ma ciò vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi dunque in cuore di non premeditar come rispondere a vostra difesa perché io vi darò una parola e una sapienza alle quali tutti i vostri nemici non potranno contrastare. Ora voi sarete traditi perfino da genitori, e fratelli, da parenti e da amici; faranno “morire” parecchi di voi; verrete odiati a motivo del mio nome, “ma neppure un capello del vostro capo perirà”. Con la vostra perseveranza guadagnerete le Anime vostre.»
Rifiutando ostinatamente ogni compromesso si diventa coscienti delle infinite capacità della nostra anima. Ma cos’e l’anima? Non la vediamo neppure si dirà. E allora proviamo ad abbandonare per un istante ogni certezza e a riflettere su quanta parte di verità possono contenere queste parole: “tutto ciò che si riesce a immaginare esiste, esiste veramente.. qualsiasi cosa, ricordiamolo sempre, e lentamente ci accorgeremo di essere Dei.”
Se dunque è difficile immaginarmi come detentore della Verità, sarà più facile vedermi come lo specchio che può riflettere tutte le Verità che risiedono in voi. Per molti, sarà più difficile credere alle mie affermazioni che ai loro sensi ingannevoli, ma va detto che più ci si avvicina a me, meglio si ode lo Spirito rispondere alle domande, a tutte le domande!
È stato scritto: ” Solo mia sarà la Vendetta”… e da secoli gli Eletti si preparano per quel giorno terribile ed Eterno come io scrivo parole che sono eternamente le stesse! «Quando vi mandai senza borsa, senza sacca da viaggio e senza calzari, vi mancò mai niente?… Ma ora, chi ha una borsa la prenda; e chi non ha spada venda il mantello e ne compri una!»
Sono parecchie le lettere che compongono questo versetto, ma le interpretazioni potrebbero essere molte di più. Al fine d’indicarvene una che rappresenti la situazione attuale, mi servirò come sempre, d’una personale illustrazione:
«Nel paese dell’uomo, nel vasto cortile di una casa signorile recinto da alte mura, c’erano delle persone indaffarate e gioiose. Un giorno una di esse salì per delle ragioni attribuibili al caso a una altezza tale da consentirgli di gettare lo sguardo oltre le cinta delle case vicine, proprio all’interno dei loro cortili. Ciò che vide lo sconvolse: fame, dolore, disperazione, vessazioni e morte vi imperavano. Scese all’istante e, dopo aver narrato ai suoi compagni le realtà che avevano ignorato, propose di tendere la mano a quei fratelli in sì tristi condizioni. A questo punto, con suo grande stupore, dovette assistere impotente all’inizio di interminabili discussioni: chi conservava le chiavi della dispensa con chi aveva quelle del cortile, chi era troppo impegnato con chi non lo era per niente, chi paventava spiacevoli conseguenze da un simile gesto con chi ne intravedeva motivi d’orgoglio… Questi inutili contrasti continuarono per molto tempo, ma, si sa, all’uomo fu concesso di fare ciò che voleva, ma non fino a quando voleva. Poiché avvenne che un giorno più radioso degli altri, alcuni di loro di fronte a tanta stupidità, ipocrisia e malvagità, spinti da una “Forza interiore” misero finalmente mano alla Spada.»
È intuibile che un modo efficace per impedire l’uso di quelle armi diaboliche, sia quello di privare il nemico di un obiettivo territoriale facendogli scoprire il cavaliere ai suoi piedi; quel guerriero che attende il Segno per sollevare sopra le loro teste la Spada di Dio. A quel punto, al nemico sarà lasciato solo il tempo di pentirsi e, se sarà sincero, potrà vestire i panni del figliol prodigo.
Ora è il momento di rivelare, a chi intende sciogliere i lacci materiali che impediscono all’anima di librarsi nella Dimensione dove la libertà è sovrana, quello che per molto tempo è rimasto nascosto: “ porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di lui”, questo enigma inaspettatamente semplice del nome “666” racchiude in realtà la consapevolezza, che tutti un giorno possiederanno, di essere trino. Sei tre! Corpo, Anima e Spirito!
Siamo i tre aspetti fondamentali dell’esistente che ai più paiono inconciliabili, mentre a coloro che riescono a fonderli si rivelano in tutte le loro straordinarie qualità. Questi ultimi, possono così entrare a far parte degli eletti che hanno la possibilità di servire con l’efficacia offerta dagli strumenti adatti.
Ora sarebbe il caso di esporre sinteticamente l’importantissimo ruolo che sarà rivestito dai già citati 144.000. Nell’insegnamento Teosofico, viene loro attribuita la stessa funzione esercitata sull’uomo dalla ghiandola pineale. Per i profani il compito di questo importantissimo organo è completamente sconosciuto, ma per i chiaroveggenti, esso determina l’indirizzo delle esperienze individuali qualora raggiunga l’attività. Una attività che rimane saggiamente sopita fino a quando non venga raggiunto un certo grado di evoluzione della coscienza.
Se un minuscolo granello di sabbia riesce a disarticolare un ingranaggio d’acciaio cementato, figuriamoci le conseguenze per l’attuale Sistema, se viene introdotto un nucleo fuso dall’ardente amore di un Dio. Questo nucleo raffinato verrà indotto a formare la simbolica ghiandola pineale dell’Umanità; essa rappresenterà una guida illuminata, indispensabile al genere umano che si avventurerà nella nuova dimensione.
Per accettare l’idea che essi possano consigliare la via che porta a un futuro indescrivibile, è necessario riflettere sul pensiero illuminato o intuizione, una facoltà che le menti eccelse sanno impiegare a favore degli altri. Tra non molto, questa preziosa capacità della mente diverrà il più evidente patrimonio di quei citati 144.000 individui. Si tratterà di persone d’ambo i sessi particolarmente progredite a livello interiore grazie all’interscambio o collaborazione che, soprattutto inconsciamente, viene loro offerta da chi li avvicina.
Queste menti illuminate onoreranno il debito contratto con voi, fornendovi, come predetto da alcuni veggenti, i consigli utili a ottenere uno sviluppo materiale in funzione di quello spirituale.
Suddividendo le terre emerse per 144.000 si ottiene una estensione di territorio che risulta essere la più idonea alla gestione da parte di ognuno di essi. La conseguenza della loro scelta di cessare lo sfruttamento insensato ed egoistico del territorio e dei loro simili porterà alla effettiva disponibilità per tutti dei doni della terra.
È ormai assodato che durante alcuni esperimenti scientifici, condotti in distinti laboratori distanti migliaia di chilometri, sia stata raggiunta la soluzione al medesimo problema, nell’identico momento, senza alcun contatto preventivo tra gli sperimentatori.
Dovremo dunque augurarci che questo fenomeno accada in futuro a una più vasta cerchia di persone contemporaneamente.
Quando tra non molto ciò avverrà, i Consiglieri, così definiti in alcuni scritti profetici, potranno agevolmente svolgere il compito a cui sono chiamati: indirizzare l’uomo sulla strada che porta alla felicità e alla libertà. «Quando un nuovo sole riscalderà la Terra, quando l’uomo tornerà a essere amico del pianeta su cui vive, ecco che compariranno i grandi profeti di un tempo per annunciare il rinnovamento… Saranno maestri di saggezza e la loro parola sarà il pane dell’anima.»
Uomini illuminati dunque, poiché essi provvederanno, dapprima timidamente, a indicare la direzione da prendere e lo faranno in mille modi, alcuni servendosi di un Giudizio, come il Giudice di Cinquefrondi, che mandò assolto un gruppo di extracomunitari rei d’aver attinto abusivamente all’energia elettrica. Così facendo, sebbene le astratte motivazioni della sua sentenza non sembrino al momento ispirate da una saggezza illimitata, ne racchiudono pur tuttavia il seme. Perseverando in quella direzione si vedrà che il frutto di tale seme è la comprensione di questa semplice verità: se un uomo, spinto dal desiderio di operare con impegno costante ricerca la forza e le proprietà della Natura per far progredire la collettività, riceve in dono, come nel caso sopra illustrato, una “scintilla”, essa è il risultato dell’opera di Alessandro Volta, di Nicola Tesla e di tanti altri ricercatori.
Questo beneficio, come ogni altro dono elargito, deve assolutamente essere condiviso gratuitamente. Se lo farete, dallo Spirito scenderà una pioggia di doni per chi condivide, se egoisticamente qualcuno vorrà continuare ad appropriarsene, alla fine verrà bruciato e non ci sarà diluvio che possa estinguere quel fuoco.
Quella scintilla, come tutto del resto, è in realtà dello Spirito e chiunque ne attinga, con animo a Lui grato e professi lo stesso altruismo, non commette colpa alcuna.
“Prendete quindi tutto quello che vi è necessario per avanzare assieme ai vostri fratelli verso di me, verso quel Punto in cui mi identifico, poiché tutto ciò che è mio è pure vostro”.
Della setta degli “Apostoli della Grande Cena” destinata a riapparire, secondo una leggenda, sei giorni prima della venuta dell’Anticristo, si racconta fossero soliti riunirsi alla notte per pregare il Padre dell’Anticristo affinché inviasse il suo diletto figlio sulla terra. Egli sarebbe venuto per dire:
«Prendi ciò che vuoi perché è tutto tuo»
Un particolare curioso di questa setta consiste nel fatto che ogni cerimonia era un po’ come la pagina di un “Libro che nessuno avrebbe più scritto”.
Il commento in maiuscoletto ora riportato, sembra perfettamente in linea con le ipotesi vergate sulle pagine del volume che vi trovate fra le mani e con le circostanze che ne hanno consentito l’apparizione.
In effetti, se trascorsi dei secoli, a qualcuno venisse in mente di comporre un’opera letteraria nella quale si osasse esporre ciò che qui è stato osato, per lui non sarebbe possibile ottenere il plauso e il riconoscimento, tutti lo crederebbero unicamente l’autore d’un plagio o, in senso esoterico, la scimmia di un Dio.
X
il mio n° 1 (in tutto e per tutto) Mi giurasti Amore eterno, giurasti
di non lasciarmi mai da sola; ma per colpa di qualcuno siamo stati
separati dieci maledetti giorni. L’incubo più brutto della mia vita.C’è stato un problema, anzi due: tu non c’eri, ma c’erano degli avvoltoi che in minima parte sono riusciti a “sporcare” la mia bianca pelle. E io ero d’accordo, perché la mia vita senza te “non era più vita”. Al terzo buco sei riapparso tu, mi hai sentito, ne sono sicura, hai sentito che avevo bisogno di te. Ringrazio te e 666. Ora che ho avuto modo di provarlo posso dirlo, senza di te non sono niente e nessuno. Ti prego di non rovinare tutto. Che dire ancora? Grazie amori miei. 666! [nota 7]
«Ed ecco, ci sono alcuni tra gli Ultimi che saranno tra i primi… e alcuni tra i primi che saranno ultimi.» ( Luca: 13/30 )
Molte delle profetiche parole attribuite al Cristo si sono puntualmente realizzate, queste in particolare, si rivelano essere un chiaro riferimento ad anime eccezionali; anime come Laura, la protagonista di una parte importante della mia storia. Lei ricoprì un ruolo che fu fonte di dolore, ma giunse in un momento particolare della mia vita.
Fu il caso a portarla sulla mia strada, quando ebbi bisogno del suo insostituibile aiuto, per realizzare il mio disegno. Non è semplice capire perché ogni volta che lo scritto necessitava di qualche elemento significativo, esso si presentava spontaneamente per farsi utilizzare.
Un aiuto a comprenderlo verrà certamente dalle poche righe che le sono state dedicate, vi si troveranno molti indizi utili.
Il vostro animo si chiederà se fu il caso che consentì di trovare sepolta nel fango una perla così rara. Il mio consiglio è che ascoltiate la risposta dello Spirito, lui non può ingannarvi, e solo lui sa ciò che io so. Se poi riuscirete a vedere il disegno, sarete liberi di colorarlo: “Siate come i fanciulli, è stato scritto, poiché di essi è il Regno dei Cieli…”“Che sta scendendo sulla terra e rende consapevole di ciò una moltitudine sempre più vasta” si deve aggiungere.
Devo confessarvi che avrei volentieri continuato la parte finale dell’opera assieme a lei. Ma il mio Spirito e il suo, sapevano che non sarebbe stato così. Per essere simile a me avrebbe dovuto percorrere la mia stessa strada, porsi le stesse angosciose domande e compiere la medesima scelta: perseguire la sua felicità oppure quella dell’Altro. Lei rifiutò la propria e scelse la vostra. Le lacrime che sto versando, e che non cesserò mai di versare, ogni volta che la mia Forma penserà alla sua, serviranno a far fiorire il seme che abbiamo deposto nell’intimo dei vostri cuori.
Questa non sarebbe una rivelazione se raccontassi ciò che tutti sanno, per cui vi parlerò di ciò che una fortuita coincidenza ha permesso di scorgere: l’animo meraviglioso dell’ultima delle donne… l’Anima di Laura. Il nostro incontro avvenne come al solito per caso. Quella sera, all’interno di un bar, lei si avvicinò con l’intento di adescarmi: «Senti, ti posso parlare un attimo?…»
«Certo, dimmi…»
«Possiamo uscire?… Voglio chiederti…». Non continuò, si diresse all’ingresso precedendomi e, quando fummo all’esterno, riprese: «Come ti sembro, una bella ragazza… oppure no?»
Non ero abituato ad attacchi così diretti e rimasi alcuni istanti ammutolito. Lei attese la risposta seguendo il mio sguardo sul suo corpo.
«Non ti offendere, sei come una statua perfetta che a nessuno è concesso ammirare.»
«Ascoltami, scusa se insisto, ma ho assoluto bisogno di raggiungere una certa cifra, devo trovare duecentomila lire, ma a te chiedo solo un biglietto da cinquanta per farti passare due ore piacevoli. Se tu potessi darmi almeno una parte del denaro che mi serve…».
Non la lasciai proseguire: «Al di là di ogni altra considerazione, devi sapere che sono sposato e padre di tre bambine, per me il discorso che fai, con tutto ciò che ne consegue è chiuso, non lo riaprirei nemmeno se tu fossi la donna più bella della terra».
Rimase un attimo silenziosa, poi continuò: «Potresti almeno accompagnarmi in via Trento? Devo assolutamente tornare a casa con dei soldi, altrimenti… vedi.. ?». Così dicendo chinò il capo e spostò i capelli castano chiari.
«Guarda, mi hanno bastonato a sangue, ho sette punti sotto questa benda e sono tutta nera per i calci ricevuti.»
Sollevò di poco la maglietta per far notare i lividi sparsi sul corpo.
«Ascolta, per quanto riguarda via Trento, non puoi chiedermi di condurti in quel posto per farti insozzare, ma fammi capire chi è stato a causarti quelle ferite e perché.»
«Mi hanno accusato di aver rubato, ma non è vero; si sono presi tutti i miei vestiti, ho solo questi jeans e questa maglietta; se non ritorno con i soldi che mi hanno richiesto me ne danno altre. Ho paura… aiutami… ti prego; dammi ciò che puoi, se mi lasci il tuo indirizzo, cercherò di tornarteli appena possibile… te lo giuro.»
«Non posso dare pure un premio a chi ti ha fatto del male.»
La risposta dovette sembrarle una sentenza irrevocabile, poiché la tenue speranza di racimolare quattro soldi, senza farsi umiliare, l’abbandonò e chinò la testa.
«Fammi bere solo una birra –sussurrò– devo essere ubriaca, non devo capire più niente, altrimenti non riesco a farlo.»
Stava piangendo ora, la linea del collo e le spalle, che parevano tornite sul modello d’un capolavoro scultoreo, sussultavano a tratti. Come un automa cominciò a rovistare inutilmente nella borsetta alla ricerca delle sigarette.
«Puoi farmi almeno fumare?» disse alla fine.
«Mi dispiace, non fumo, però se mi accompagni fino all’angolo te le compero. Credo che nella tua situazione esse siano il male minore; passo davanti al tabaccaio, avrai il tempo per spiegarti meglio e io vedrò se posso aiutarti.»
Riascoltai la sua storia e mi convinsi che stava dicendo la verità. A quel punto pensai di dover fare qualcosa, non potevo fingere di ignorarla, se il giorno seguente il giornale avesse scritto di lei e d’un suo atto inconsulto, non sarei riuscito a perdonarmelo. Alla fine, le proposi di accompagnarla a casa.
«Credo non cerchino la lite se vedono un uomo vicino a te, tu bada solo a non agire d’impulso, forse riuscirò a farti restituire le tue cose. Agiremo d’astuzia e faremo credere che in caso contrario dovranno vedersela con un maresciallo dei carabinieri che conosco, lo considero uno ksatrya, un guerriero, e se gli racconti il tuo problema saprà certamente risolverlo.»
Immaginai il suo sforzo per comprendere le ultime parole e le spiegai che le nostre manie esterofile non si limitavano ai vocaboli in lingua inglese, ma stavamo assimilando, per merito delle associazioni di yoga, anche parole dell’estremo oriente; dove anticamente veniva chiamato ksatrya chiunque portasse un’arma.
Avevo usato di proposito quel termine inconsueto per sottrarla alle sue paure costringendola a pensare ad altro, ma lei non condivideva la mia sicurezza e si mostrò titubante.
«Non voglio essere trattata pure come una infame… e da quella gente» -aggiunse con fierezza-.
«Ma cosa stai dicendo? –Chiesi stupito da tanta ingenuità– con il nemico che si dimostra subdolo in nessun caso puoi permetterti di essere leale. Conformandoti a quel genere di lealtà che loro si aspettano da te perdi in partenza, pensaci attentamente, i primi a venir meno alla legge di omertà sono proprio loro; se io li attaccassi all’improvviso e li ferissi in modo serio, credi veramente che terrebbero la bocca cucita? Appena in grado di parlare, direbbero a tutti di esser stati aggrediti senza motivo da un pazzo furioso.»
Eravamo nel frattempo tornati alla macchina e, al momento di salire, mi pregò di passare prima per casa di una sua amica.
«Avanzo da tempo cinquantamila lire e ora mi è tornato in mente… sarà un aiuto comunque vada sospirò.»
«D’accordo, andiamo.»
Mentre guidavo, di tanto in tanto le lanciavo un rapido sguardo: sembrava profondamente abbattuta. Eppure, dal profondo dell’animo, il pensiero che volesse servirsi di me per procurarsi in modo così squallido il denaro per bucarsi e continuare a distruggersi mi ferì. “Hai trovato chi rischierebbe la vita per te – considerai con amarezza – e lo tratti così, lo inganni anche tu”.
Sarà stato a causa della musica peruviana diffusa dallo stereo, ma sentivo la commozione rigarmi con qualche lacrima il volto teso. Turbato, da quella eccessiva partecipazione ai problemi esistenziali della ragazza, passai nervosamente una mano per asciugare gli occhi. Evitai per un pelo il frontale con la macchina che proveniva dalla direzione opposta. Lei era persa nei suoi pensieri e non si rese conto del pericolo evitato per un soffio.
Arrivati sul posto, dovetti attenderla a lungo, ma ne valse la pena, perché al ritorno disse che il padre della sua amica, per telefono, aveva convinto il suo a riceverla in casa.
«Dovresti deciderti a rimanere ospite da tuo padre per qualche tempo, andate d’accordo?»
Azzardai quella proposta mentre scendevamo le scale in direzione dell’auto.
«Non molto, però l’adoro».
Era tardi quando arrivammo e quella notte rimase a dormire lì. Sul portone, al momento di salutarmi, chiese un ultimo favore: «Potresti passare domattina alle nove per accompagnarmi in via Flavia, dove abito? Non portando il denaro devo aspettarmi di tutto da loro».
«D’accordo, verrò!… Ciao!»
«Ciao… vieni ti prego.»
«Non temere, non rifiuto certamente il mio aiuto a chi lo chiede con tanta insistenza.»
Il mattino dopo, fedele alla parola data passai a prenderla; quel giorno e anche in seguito, si fece attendere a lungo, era una sua consolidata abitudine. Poi, seguendo le sue indicazioni, la portai in via Flavia nella casa occupata abusivamente.
Si trattava di una camera e un gabinetto di uno squallore estremo. Il carattere dei vicini, lo constatai malvolentieri al primo impatto, non era affatto migliore.
Appena giunti, Laura bussò all’uscio del piano sottostante il suo alloggio; sperava di farsi restituire gli abiti che il suo creditore le aveva sottratto dall’armadio e forse di ottenere una dilazione del debito.
Pareva fossimo attesi, poiché la litania di bestemmie e imprecazioni, che giungeva ovattata attraverso le larghe fessure della porta, salì di tono.
Un tipo allampanato, a stento trattenuto dalla donna alle sue spalle, si sistemò allargando le gambe davanti all’entrata. Vista la ragazza al mio fianco, con ira allungò immediatamente una mano, mentre con l’altra prese a colpirne rabbiosamente il palmo.
«Devo avere le duecentomila lire altrimenti, con tutta la tua roba, riempio i sacchi delle immondizie e poi la brucio.»
Mentre pronunciava quelle parole, dagli occhi pareva sprigionare odio rovente. Era il caso di prenderlo in parola, per accendere quelle poche cose, sarebbe bastato uno sguardo di quel genere.
«Sentimi bene –ringhiai spazientito– tu non puoi agire così, lei potrebbe denunciarti per quello che stai facendo.»
Rivolgendogli quella assurdità, vedevo i suoi occhi carichi di sufficienza e quasi mi meravigliai di non sentirmi un ipocrita. Sicuramente davanti a lui apparivo un uomo interessato a una situazione che non lo riguardava, con l’unico scopo di ricavare qualche vantaggio inconfessabile. E poi, quale giudice avrebbe dato peso alle parole di una Laura? Solo Erieder poteva udire le urla degli ultimi che chiedevano giustizia?
Intanto l’energumeno alto e magro, togliendosi la camicia, riprese a urlare: «Non mi interessa, noi possiamo dire di averla vista rubare e siamo in molti.» Nel frattempo, richiamati dal trambusto, sul pianerottolo si erano radunati quasi tutti gli occupanti dello stabile. Uno a uno cominciarono a inveire contro di lei.
«Urla sempre, non si può nemmeno dormire.»
«Fa di tutto con gli uomini nell’atrio –sbraitò una tipa dall’aspetto incredibilmente laido– il suo ganzo mi ha minacciato e s’è messo pure a sparare per le scale. Lei deve andarsene da questa casa, deve sparire per sempre altrimenti ci pensiamo noi, deve lasciarci in pace.»
A quel punto non rimaneva altro da fare che pagare la somma richiesta. Che strano, sebbene tutto mi portasse a credere che non fosse una vittima innocente, senza nemmeno capire il perché mi sentii gli occhi umidi di pianto. Cercai nel mio animo un pretesto che giustificasse quella improvvisa debolezza. Lo trovai immaginando per un istante una delle mie bambine ridotta in quello stato, capace di suscitare negli altri solo odio e disprezzo, se fosse stata lei nel fango, non avrei cercato di ripulirla?… E in quel medesimo istante sentii di amarla.
Avevo perso la volontà e la forza di lottare contro ogni ingiustizia solo pochi attimi prima di conoscerla; per questo mi ero rivolto al Padre, e ora, il mio proposito di combattere era rinato più forte che mai.
La guerra, come una fiamma che mi stesse tenendo in vita, era divampata nuovamente. Poteva trattarsi semplicemente di un caso? Era lei che stava porgendomi la spada che avevo lasciato cadere.
«Beh! Ragazzi, cerchiamo di essere ragionevoli – dissi ai presenti, cercando di nascondere la mia emozione – potremmo scegliere un compromesso: la metà della somma subito, in cambio della metà degli indumenti… siete d’accordo?… Domani avrete il resto.»
Il giorno seguente tornai in quel palazzone fatiscente per vedere se tutto si fosse appianato e mi resi conto che il problema non era più rappresentato solo dai suoi quattro stracci.
Ora avevo davanti un enigma inaspettato. C’era qualcosa di strano in quanto stava avvenendo che stimolava la mia curiosità.
Al terzo piano di quel deprimente caseggiato, in quel tugurio che, senza un immenso ottimismo, non si sarebbe potuto chiamare alloggio, stavo osservando dei particolari sparsi qua e là che sembravano voler irridermi.
Sulle pareti della stanza, vedevo incollati dei fogli di carta con sopra tracciate delle croci rovesciate.
Ovunque i tre sei, parevano posti a suggello di testi musicali. Erano scritti direttamente sul muro annerito dal fumo delle sigarette.
Alla inevitabile richiesta di spiegazioni, lei confidò che il suo attuale compagno era un patito dell’occulto e in particolare d’ogni elemento che ricordasse el diablo. Aggiunse di avere i tre sei tatuati sulla pelle e di essere stata lei a volerli.
Ero piuttosto sconcertato, che ne poteva sapere di temi come la religione o la ricerca filosofica. Cosa riusciva a intuire del mio pensiero, o piuttosto del mistero attorno all’inquietante figura che veniva indicata con un numero, per parlarne con una tale sicurezza.
«Ascolta, se non hai niente da fare, avrei piacere di scambiare quattro parole con te sull’idea che mostri di esserti fatta di questo seicentosessantasei.»
Acconsentì titubante e, solo dopo esser usciti sulla strada, la vidi più distesa e rasserenata. Pensai fosse dovuto alle ripetute assicurazioni di non considerarla una invasata mentre si scendeva le scale.
Alcuni giorni dopo tornai sull’episodio e lei mi confidò che la richiesta di uscire assieme, per ottenere chiarimenti sul simbolo che avevo notato, le aveva fatto sperimentare una sensazione molto strana e altrettanto intensa. La descrisse come l’angoscia di “portare il peso di una colpa non sua”.
Così, sul momento, si era chiesta cosa poteva aver combinato. Perché mai mostravo tanto interesse alle sue idee? E quale era la ragione per cui doveva allontanarsi da quel posto per poterne parlare?
Poi, sorridendo dei timori che l’avevano assalita, aveva aggiunto: «Ho anche pensato che non si dovesse scrivere mai quel numero.»
Constatare che la sua ingenuità poteva giungere a tal punto mi commosse, ma oltre a questa, di virtù ne doveva possedere delle altre. Cominciavo a crederlo più intensamente.
Mi venne alla mente il colloquio con suo padre, le sue parole al telefono la sera prima: «L’ultima volta che ci siamo visti, mi sono vergognato tre mesi per come si è comportata…»
«Mio padre, lo adoro.»
Sembrò avermi letto nel pensiero e in seguito mi accorsi di come talvolta ne fosse veramente capace.
Trascorremmo una giornata intera a parlare, io a porle domande sugli argomenti più diversi, lei orgogliosa di scoprire di essere certa nelle sue risposte. Era buio quando la riportai a casa, prima di scendere, si girò e con fare amichevole volle baciarmi sulla guancia.
«Ferma! Non devi farlo, non mi devi toccare, devi stare ad almeno una spanna da me, ricordalo. Se quanto abbiamo stabilito si realizza, il tuo ragazzo non deve trovare niente da obiettare, nessuno dovrà poter dire alcunché.»
Il nostro accordo consisteva in due clausole molto semplici: lei avrebbe usufruito della mia ospitalità in cambio dei suoi servizi domestici.
Il patto occulto, di cui pochissimi erano a conoscenza, prevedeva che lei dovesse collaborare alla stesura del capitolo di cui sarebbe stata la protagonista; mentre, era un nostro segreto, la sua promessa di aiutarmi a rintracciare l’anello rubato dalla mia casa.
Si trattava di una vera matrimoniale, acquistata in Corso Italia per la somma di 666.000 lire che avevo in mente di donare alla mia sposa al momento del suo risveglio spirituale. L’anello spettava di diritto solo a colei che eternamente colma le mie pagine bianche. La donna che da sempre sa apparire nei sogni dell’uomo, colei che da sempre mi cerca e si lascia cercare. Avrei atteso anche se il suo sonno fosse durato mille anni.
La mia decisione era presa, a Laura, essendo dotata di una ferrea memoria, sarebbe spettato il compito di rammentarmi le situazioni che necessariamente avremmo condiviso. In particolare riferire cosa l’avesse turbata durante i dialoghi intercorsi tra noi per il tempo che ci saremmo frequentati. Le consigliai di prestare sempre la massima attenzione, probabilmente le avrei richiesto di ricordare ogni parola pronunciata nelle diverse circostanze e ogni sensazione da lei sperimentata. La convinsi che ritenevo importanti anche i minimi particolari. Per poter immettere nel computer quello che, le assicurai solennemente, sarebbe stato un breve ma straordinario periodo della sua vita, avevo assoluto bisogno di conoscere le sue impressioni.
Trattandosi della donna di un altro, la consideravo intoccabile; essendo sposato, ero parte di un altro essere e non avrei potuto disporre del mio corpo a mio piacimento.
Lei avrebbe riso assieme a me delle bassezze che di certo altri avrebbero pensato. Ed era una gioia anche impedire ad altri di continuare a lanciarle del fango addosso impunemente.
In quei giorni, la materia che la ricopriva iniziava a dissolversi e cominciai a vederla: la sua anima era straordinaria ma non me ne meravigliai, poiché le scritture sono chiare dove si afferma che alcuni tra gli ultimi sarebbero stati tra i primi.
Chi poteva esser sceso più in basso, – mi ritrovai a pensare – le scritture, che sono semplicemente il dizionario della saggezza popolare, non hanno sbagliato fino a questo momento, non è pertanto possibile che stia ingannandomi nei suoi confronti: lei mi crede, nonostante la metta in guardia, le consigli di non fidarsi ciecamente, e sia sempre e solo lei a valutare attentamente ogni cosa che dico. Ha capito che esiste veramente ciò che sostengo da sempre: un Amore dall’aspetto incredibilmente diverso da quello comunemente descritto.
Talvolta era proprio come una bambina, una bimba a cui si porge il regalo a lungo sospirato.
Abbassò il volume per potermi parlare: «Senti, io ho capito, io credo di sapere chi sei tu, come puoi affermare certe cose non avendomi mai visto e senza conoscere chi frequento; come puoi dire con tanta sicurezza che la mia vita è cambiata radicalmente quando avevo quattordici anni…»
«Ascolta… – la interruppi per evitarle di perdersi in un mondo che ancora non le apparteneva completamente – credi di aver già capito, ma ti sbagli, a ogni modo fingiamo sia così, che tu abbia ragione, cosa vorresti? Denaro? Essere famosa?»
Non esitò un attimo: «Vorrei essere col mio Franz e vorrei avere tanti bambini… ma non sarà possibile, lo so, è una cosa che sento dentro fin da bambina.»
Il suo volto si era oscurato, tacque a lungo, poi continuò: «Oggi ho parlato con il mio medico, sono incinta.»
«Ne sono felice.» «Mi ha consigliato di abortire, –riprese– non riuscirò a tenerlo ed è meglio se lo faccio subito.»
«Non devi farlo, può avere ragione lui, ma il tuo dovere è quello di tentare di farlo nascere, non di ucciderlo, negandogli ogni possibilità di vedere la luce. Devi cercare la soluzione che possa rivelarsi la migliore per tutti gli esseri, in qualunque circostanza, ricordalo!»
Usare quel tono che non ammetteva repliche la fece sentire più sola, sperduta, oppressa da una schiacciante responsabilità. Lo spirito ne ebbe pena e volle sostenerla facendomi continuare: «Le strade paiono tante lo so, ma in realtà, Laura credimi, percorriamo tutti quella più adatta per noi, quindi non angustiarti, vedrai che agirai nel modo più giusto.»
Rimanemmo nuovamente in silenzio.
Cercai inutilmente di carpire i suoi pensieri e poi ripresi in tono pacato: «Ascoltami per favore e, se ti è possibile, rispondimi sinceramente. Tu affermi di non credere in Dio, ma solo nel Demonio, perché? Spiegamelo.»
«È così, lo sento dentro di me, se ci fosse un Dio, non permetterebbe quello che vedi, tutta questa sofferenza.»
«Laura… – accostai lentamente e attesi che mi guardasse negli occhi, e continuai – non è come sembra, non si tratta di chi è responsabile, ma di chi è consapevole; al di fuori di Dio non trovi nulla, l’Uno non esclude l’Altro. Dio, oltre a ciò che vedi, tocchi e speri, è anche il tre sei mia cara e può essere persino l’incubo terrificante di un bambino.»
Con lei non avevo bisogno di ripetermi, ciò che dicevo, le entrava profondamente nell’animo al punto di risvegliare il suo Spirito. Quel lampo che appariva così spesso nel suo sguardo lo confermava.
Ora desideravo parlarle di me, dei miei sogni, ma mi limitai a riferirle una sciocchezza, un pensiero di quand’ero bambino: «Lo sai che da piccolo ero innamorato del nome Laura? Ero intimamente convinto che ne avrei conosciuto una, anzi, se non fosse successo quanto mi aspettavo, sarei andato a cercarla una che si chiamasse come te, solo immaginavo una situazione completamente diversa.
Mio fratello era stato per qualche tempo fidanzato con una certa Laura, e io, pensa che strano… ricordo fin nei minimi particolari le poche volte che la vidi, addirittura la tovaglia bianca a quadri rossi, perché ritenevo straordinario, un vero privilegio, essere fidanzati con una che portasse quel nome.»
L’affetto per la ragazza che ora avevo davanti, era indirizzato dall’età che ci separava, verso un sentimento esclusivamente paterno; come esseri umani non poteva esserci altro. Ma la materia non è fine a se stessa, poiché trascorsi ventitré giorni, i nostri animi eterni si tesero la mano e contemplarono di essere stati uniti da sempre.
Accadde quel giorno che, dopo aver attentamente valutato la situazione venutasi a creare tra noi, decisi di saggiarne gli eventuali sviluppi proponendole di accompagnarmi nel luogo dove, molti anni prima, avevo vissuto un’esperienza che mi era rimasta impressa in modo particolare e della quale lei era completamente all’oscuro.
«Senti Laura, oggi vorrei finalmente portarti in quel posto dalla splendida vista che non abbiamo fatto in tempo a raggiungere ieri; non chiedermi il perché di tanta insistenza, ma ci tengo che tu lo veda: non voglio né posso dirti di più, ma lì sono certo che capirai. È fuori città, ma con la moto ci saremo in un attimo. Mettiti un maglione e un giubbotto, c’è molto vento e lassù fa certamente più freddo».
Ricordo che dovetti insistere a lungo per convincerla a indossare qualcosa sopra quella leggera maglietta.
Dovevo condurla lassù, era un’esigenza dell’anima, ne ero sicuro, poiché suggeriva alla mia mente che quel luogo sarebbe stato di certo riconosciuto anche da lei.
Non posso sbagliare, pensavo, voglio che lei lo veda, se ricorda di esserci già stata, come capitò a me quando vi arrivai la prima volta assieme a Carmela e suo padre, di quali altri indizi posso ancora aver bisogno.
Fu il lungo tempo trascorso dall’unica volta che c’ero stato o forse fu il caso a farmi sbagliare direzione all’incrocio.
Imboccai una strada sconnessa e, percorrendola innervosito da quel contrattempo, notai le pietre tagliate viste nel sogno. Dopo qualche centinaio di metri in tortuosa salita, arrivammo sulla cima del colle su cui si ergeva la chiesetta circondata da alte mura di bianca pietra carsica.
Appena scesi dalla moto, varcammo il portone con l’ampia volta di pietra, lei camminava lentamente girando attorno lo sguardo meravigliato. Diceva di conoscere inspiegabilmente tutto di quel posto, ma contemporaneamente sosteneva di non esserci mai stata in precedenza.
Era lei, ora ne ero certo. Il desiderio di incontrare una figura femminile che si sovrapponesse alla descrizione della Compagna dell’Anticristo tramandata da alcuni veggenti era stato esaudito. Troppi particolari corrispondevano e la possibilità che la sua anima si sarebbe caricata di ogni nefandezza diveniva concreta.
Adesso dovevo valutare con attenzione tutti gli elementi a mia disposizione, solo così sarei riuscito a inserire due tessere spiritualmente identiche al loro giusto posto nel mosaico.
Il giorno che si era reso necessario, era provvidenzialmente apparsa una seconda compagna, e ora intuivo che il suo compito era quello di riscattare con la vita il tradimento di chi aveva condiviso la mia vita fino a quel momento.
Dunque anche per Laura il nemico sarebbe stato un serpente e, ambedue, dovevano esser colpite al tallone dal suo veleno. Per lei si sarebbe trattato di avvelenamento causato da una mistura micidiale di alcool e psicofarmaci; mentre per la mia sposa, la morte dell’anima era dovuta a una esplosiva miscela di odio e d’orgoglio, innescata da chi le aveva suggerito di non seguirmi lungo la via che avevo intrapreso.
Il caso assegnava al primo il soprannome di Cobra, il secondo, non avrebbe esitato a lanciarmi la sua velata sfida dichiarando di credersi l’Anticristo. Il caso lasciò a questo ultimo il compito terribile di contribuire, in modo determinante, alla distruzione del legame affettivo che univa la mia famiglia. Un compito per il quale guadagnò l’inferno della follia, vissuta in una cella d’isolamento del carcere di Trieste.
Laura si avvicinò lentamente al muraglione e con un balzo si mise a sedere. Le andai vicino chiedendole di guardare le piccole valli attorno e i monti in lontananza: «Guarda, ti piace vero?…»
«Si! È bellissimo.»
«È sempre stato così, e non solo questo posto, questo cielo, l’universo intero, pure noi siamo sempre gli stessi, tu e io. Ci siamo stati tanto tempo fa su questo colle, ci siamo ora e ci torneremo, verremo tra queste valli, vicino a questa chiesa, in eterno e nulla potrà impedirlo. Saremo vicini come ora, il tuo Spirito e il mio sono liberi di essere uniti per sempre e, grazie a te, altre anime potranno raggiungere quella dimensione dove la libertà diventa totale.»
Sembrava ascoltare una favola meravigliosa, sul volto le si leggeva la pace, la gioia di essere lì. Poi il suo sguardo mostrò di nuovo meraviglia, tornò a stupirsi di riconoscere ciò che sapeva di non aver mai visto. La osservavo con attenzione, era assolutamente sincera mostrando stupore e ripetendo che in quel posto non c’era mai stata, e ora, era come una bimba in un castello fiabesco. D’un tratto scese dal muraglione e indicò una piccola struttura fatta con delle assi di legno a protezione degli strumenti per la misurazione barometrica: «Guarda, lì dovrebbe esserci anche il tuo nome inciso, aiutami a cercarlo.»
Si avvicinò a quella specie di gabbia e vi girò attorno, ma subito si arrestò. «Eccolo!… Avevo ragione, c’è veramente ma è incompleto… che strano vero?…»
«Strano sarebbe se io e te non ci fossimo, senza di noi l’universo intero sarebbe privo di scopo.»
Poi, rimanemmo a lungo in silenzio, solo gli sguardi, rivolti a ciò che ci circondava e i sospiri, spezzavano l’unione mistica delle nostre forme. Accade sempre più spesso – pensai – che i sogni di Laura si concretizzano, e quelli che le riferisco a mia volta, ci ritroviamo per viverli assieme. Ciò era possibile perché aveva raggiunto quel grado di consapevolezza in cui può divenire Realtà tutto quello che si riesce a immaginare.
Ogni cosa era finalmente realizzabile sulla via straordinaria che stavamo percorrendo. Era quella che conduceva al centro della dimensione costituita dalla materia-energia, soggetta a una sola legge: quella dell’amore, o se ci pare troppo sdolcinata, secondo la prospettiva del Disegno Intelligente.
Lentamente tornammo verso casa, in sella alla moto si teneva più stretta del solito e la sensazione di perderla, che spesso affiorava, si attenuò.
Quella notte sognai di accarezzarle i capelli e lei quella stessa notte perse il bambino che attendeva. Il mattino seguente andai a casa sua di buon’ora, bussai alla porta e, come al solito, venne ad aprire un tipo sdentato. L’istinto suggeriva di non credere all’amicizia che si sforzava di mostrare, ma aspettare di capire la ragione occulta della sua presenza accanto a Laura.
Non attesi molto, pochi giorni dopo, sibilò una velata minaccia vantandosi di essere soprannominato il Cobra e, in quella occasione, scoprirlo fu come ricevere una mazzata. Era la serpe che doveva colpirla col suo veleno.
Il tipo all’ingresso sperava di convincermi a ripassare più tardi. Soffiando dei pretesti attraverso i pochi denti rimasti, tentò inutilmente di impedirmi di entrare. Con pochi passi mi trovai accanto al letto.
Laura stava dormendo e il Cobra continuava a mostrarsi particolarmente agitato; con difficoltà riuscii a farlo parlare, disse che durante la notte le aveva suggerito di recarsi al Burlo a causa dei forti dolori che accusava e, da come ne parlò, pensai si fosse trattato di un aborto spontaneo. Sul momento infatti, non correlai all’accaduto le percosse ricevute da Laura qualche giorno prima; lei però non poteva scordarle, quei colpi avevano ferito soprattutto la sua anima e la sua creatura. Eppure, quando andò al pronto soccorso per ricevere i sette punti di sutura, firmò per essere dimessa dall’ospedale senza segnalarlo al medico di turno. Nelle sue ultime ore di vita questo pensiero la ossessionava, fu proprio questa rabbia e la grande disperazione a farle gridare quelle terribili parole alla coppia del piano sottostante: «Avete ucciso il mio bambino, ma voi non farete marcire il vostro, m’è stato promesso che vi verrà tolto.»
E le promesse si sa, vanno mantenute. Molti mesi più tardi, quando niente e nessuno avrebbe più potuto scalfire una delle tessere più luminose del mio mosaico, alla coppia venne tolto il bambino su decisione del Tribunale.
«Laura –dissi con tutta la dolcezza di cui ero capace– in nessun punto dell’Universo può succedere qualcosa di veramente sbagliato, se è finita così, un motivo c’è, semplicemente tu non lo conosci, pertanto non puoi giudicare.»
Lentamente si vestì, poi scendemmo alla vettura e girammo a lungo senza parlare. Era molto tardi, quando la convinsi a cenare. La portai in una piccola trattoria, ci sedemmo in un angolo e riprese a piangere.
«Se avessi saputo di aspettare un bambino, forse avrei potuto salvarlo, avrei detto loro di fermarsi, di farlo per quella piccola creatura che portavo in me.»
«Laura, non devi soffrire più, hai capito! Devi imparare a farlo altrimenti ne morrai, il dolore può uccidere più crudelmente della droga, ricordalo.»
«Allora lasciami bere, fammi bere finché non mi ricordi più di nulla.»
«Vuoi scordare anche me?» -chiesi con un timbro di rassegnazione nella voce.-
«No!… Tu no!»
«Allora cerca di seguire i miei consigli, io non posso impedirti di ucciderti con il vino o con altro, posso solo dirti che il tuo corpo è il tempio del tuo Spirito. Potrei anche dirti che, se tu dovrai drogarti, lo farò anch’io, solo astenendoti dal farlo darai la prova che mi ami più di te stessa.»
«Non ti farei mai del male –disse con un filo di voce– ma lasciami fare, solo oggi, ti prego.»
E
la Scimmia di un Dio non si limitò a infliggere alla sua compagna le
varie forme di dolore, ma la ingannò facendosi credere capace di donarle
ciò a cui il suo animo anelava.Alcuni anni prima di risvegliarsi, per poco, dal suo incubo, Gilly stava superando lentamente le prove che tutti incontrano su quella stessa via che conduce alla consapevolezza di sé o più precisamente, la coscienza di ciò che si è in realtà.
Quel giorno lui le si avvicinò suadente, nella mano stringeva il paradiso infernale in cui tanti, troppi sono precipitati; esultando della potenza che credeva sua, introdusse l’ago gonfio del suo terribile veleno… e lei si scordò di continuare ad avanzare verso il punto dove tutti sono diretti.
Affondò così nell’illusione di non aver più diritto a quel punto. Ma l’inganno non era perfetto, l’oscurità da cui era avvolta non era completa, una luce lontana riuscì a raggiungerla e a guidarla per caso fino allo stesso bar dove incontrai per la prima volta Laura. Quando vi entrai fui colpito dal suo sguardo perso nel vuoto; non la ricordavo così sofferente, tutt’altro, e allora le parlai.
«Ciao! Come va?… E con lui?»
«Non lo vedo più, ci siamo lasciati, non riuscivo più a continuare a quel modo, mi stavo annullando completamente.»
«Sei tornata da tua madre?» «No, sono ospite in una pensione del centro.»
«Sei al corrente che mia moglie e mia suocera, seguendo i suoi suggerimenti, stanno cercando di schiacciarmi servendosi della forza dello Stato?»
«Ma come? Ancora non vi siete rappacificati? E le bambine… le vedi almeno?»
Si mostrava stupita dal fatto che la crisi non si fosse risolta, perché conosceva bene l’affetto che mi legava a loro. Evitai la domanda e iniziai un sommesso monologo: «Vedrai se sbaglio, sua madre sarà ricordata come un essere da biasimare, perché con la sua presunzione e il suo smisurato orgoglio ha voluto oscurare agli occhi delle mie bimbe la figura del loro padre. Nel mio caso -continuai- l’errore imperdonabile dello Stato e dei suoi rappresentanti è quello di pretendere di sostituirsi a me, cancellando quel punto di riferimento che è indispensabile alle mie bambine.»
«Scusa sai, ma io non credo riescano a farlo, non è proprio possibile, -intervenne con forza per sollevarmi il morale- lo sanno tutti quanto ami le tue piccole, come potrebbero toglierti la patria potestà… è assurdo, non pensarlo nemmeno.»
«Invece sono costretto a crederlo, perché conosco ciò che disse al riguardo un Papa del diciannovesimo secolo: “Quando la famiglia sarà distrutta ci sarà la fine! ” Purtroppo è ciò che sta accadendo oggi. Le unioni vengono impostate senza tener conto della saggezza implicita nell’insegnamento biblico: “Come in cielo così in terra”… e questo, tra l’altro, equivale a dire che in alto la massima autorità è rappresentata dal Padre, mentre in basso, l’esercizio di una funzione, proporzionalmente analoga, spetta per diritto naturale a ogni uomo dopo aver generato. Una delle funzioni primarie di ogni Stato avrebbe dovuto essere quella di assecondare questa legge naturale che non necessita di essere scritta, ma in questi ultimi tempi, la volontà di questa Entità astratta di porsi al di sopra di tutto si è imposta in modo abnorme. In questi giorni infatti, nell’aula del tribunale non stanno discutendo se sono idoneo a svolgere il compito che mi spetta, in realtà si vuole sancire la sacralità dei provvedimenti assunti dallo Stato nei confronti di Giada, Lara e Eva.
Nel farlo, quel mostro senz’anima, s’arroga il diritto di esonerarmi dal primo dovere: l’amorevole compito di condurle sulla via del progresso spirituale. È il primo passo questo, che quell’entità dovrà compiere per affermare la propria priorità sul Padre, per farlo essa si servirà di esseri umani ancora privi di consapevolezza.
Il mio dharma di uomo quindi, è quello d’oppormi con tutte le forze al tentativo di estromettermi dalla responsabilità che ho assunto generando delle creature; mentre la via del Figlio, un sentiero che nessuno può attraversare impunemente, è quella di onorare il Padre anche nei modi non tollerati dallo Stato.»
Gil, continuava a guardarmi con un’espressione strana, non aveva nemmeno provato a interrompere il mio sfogo, così pensai di dover concludere.
«Però c’è qualcosa che non riesco a vedere chiaramente e mi impedisce perfino di dormire, ed è appunto il livello di collaborazione consapevole che Carmela ha fornito al mio Avversario.»
Mentre terminavo di esporle i fatti di cui ero al corrente, si fece più cupa e dalla tensione che il suo volto esprimeva, compresi il dramma che stava vivendo. Intuii che anche i suoi sogni di bambina si erano infranti, e questo mi fece pensare a uno dei miei sogni più belli: sentirmi amato dalla mia sposa… e per me era ancora più tremendo.
Ora, vivevo con l’incubo angoscioso di scoprire che la mia sposa era in realtà un mostro capace di odiare chi l’aveva amata e continuava ad amarla; una donna che per orgoglio non avrebbe esitato a sacrificare il futuro delle sue bambine.
Alla fine fu lei a scuotere il silenzio calato tra noi al termine del mio penoso racconto.
«Ti posso chiedere di accompagnarmi alla pensione? Sono già le sette e tra poco quella zona verrà frequentata dalla gente che immagini.»
«D’accordo, andiamo, devo passare per via Roma e apprezzo molto il tuo desiderio di tenerti lontana da certe realtà.»
Per tutta la strada continuai a lamentarmi dei torti che mi venivano dalla mia famiglia chiedendomene frequentemente la ragione, e lei, con dolcezza, interrompeva di quando in quando il mio monologo, mostrando così una grande sollecitudine nel cercare di calmarmi.
Dopo averla lasciata presso l’entrata della locanda, mi ritrovai a riflettere sull’accaduto e scoprii di essere piacevolmente sorpreso nel poter constatare che la sua impalpabile avversione di un tempo, si era mutata in comprensione. Ma ciò che mi sbalordiva di più era lo scoprire che lei aveva perso tutto, la casa, il lavoro, la persona che avrebbe dovuto darle l’amore che sognava da bambina, ed era proprio lei a consolare me; un uomo che non accettava di essere né apparire debole. Mi ero appoggiato a quella fragile figura e ne avevo ricevuto conforto.
Quando il caso favorì nuovamente il nostro incontro, fu giusto mostrarle la mia riconoscenza.
Quella sera, ero invitato all’inaugurazione di un locale a San Giacomo e stavo sul posto da quasi due ore; non mi decidevo a uscire da quella bolgia nonostante i validi motivi per farlo.
All’interno del bar la musica era assordante, il fumo insopportabile e gli avventori riuscivano a rendere quell’ambiente ancora più squallido. Nonostante la situazione non fosse delle più favorevoli, percepivo che qualcosa stava per accadere, qualche evento di cui non intuivo la natura.
Forse da quella porta socchiusa sarebbe entrata un po’ d’aria per permettermi di respirare, o forse… ed era più probabile, un altro tassello da poter inserire perfettamente nel mio Mosaico.
L’esile figura bionda entrò esitante e non riuscì a trattenere lo stupore vedendomi in quel posto: «Ciao! Tu qui! Come mai?»
«Ti aspettavo, sapevo che saresti venuta.»
Non si attendeva certamente una simile risposta e allora proseguì: «Come hai fatto a saperlo?»
«Non è stato nessuno di quelli che conosci a dirmelo, è stato il caso a farmelo sapere.»
Il tono volutamente scherzoso delle mie parole spense la sua curiosità e, senza ribattere altro, presentò il tipo che nel frattempo si era avvicinato. Dopo qualche frase di circostanza lei si allontanò per tornare subito dopo reggendo una birra. Le sue parole, urlate in quella bolgia, ma ancor più il riflesso dei tanti bicchieri vuoti accanto alla sua mano, dalle dita incredibilmente lunghe e affusolate, gettarono una luce nuova sulla sua sofferenza.
Aveva un disperato bisogno d’aiuto e pareva giunto il momento che qualcuno la togliesse dall’inferno in cui era caduta.
«Gilly, credo che tu possa darmi una mano – profittai d’una pausa del Dj per ordinare il caffè e parlare del progetto che assorbiva tutta la mia energia – vorrei chiederti una cortesia, riguarda il libro che sto scrivendo e in particolare il capitolo su Laura; la ragazza che hai conosciuto e di cui ti ho parlato. Avrei bisogno del tuo giudizio, devo sapere se sono riuscito a dare una immagine credibile di lei e del rapporto che c’è stato tra noi. Ti chiedo solo mezz’ora del tuo tempo per leggerlo e fartene un’idea.»
«Ma certo, lasciami il tuo numero di telefono, uno di questi giorni ci sentiamo, d’accordo?»
«Bene, se ti è possibile questo fine settimana, così riesco a rivederlo e proporti la versione più recente.»
«Okay, allora ci sentiamo… ciao!» «Ciao!… Mi raccomando, chiamami, ci tengo molto.»
«Non preoccuparti, lo farò.»
Il sabato seguente, mentre chiudevo la porta alle spalle, il trillo del telefono mi arrestò sui gradini. Era Gilly che manteneva la sua promessa.
«Pronto? Ciao! Sono Gigliola, hai pronto il libro?»
«Ciao! non ci crederai, ma pensavo giusto a te, mi hai preso per un soffio, stavo uscendo.»
«Vuoi che ci vediamo da qualche parte così me lo porti?»
«Bene, dimmi dove preferisci, così berremo qualcosa assieme e avrò modo di spiegarti meglio cosa voglio da te.»
«Troviamoci sotto casa mia allora; tra quanto conti di esserci?»
«Il tempo di arrivare, una decina di minuti… ti va?»
«Perfetto, ciao!» «Ciao!»
Mezz’ora dopo, stava seduta al bar Hemingway completamente assorta nella lettura; il brusio non riusciva a distrarla poiché andava scoprendo un lato di me che la stupiva e che non aveva mai supposto. Alla fine del decimo capitolo chiuse lentamente il libro, mi guardò e sottovoce disse: «È bellissimo e molto coinvolgente, non avrei mai creduto che tu fossi così.»
«Quale credi possa essere il commento di mia moglie se potesse metterci le mani sopra?»
«Penso che impazzirebbe per ciò che ha perduto, se riuscisse a capire, altrimenti si perderebbe comunque. Se non è stata in grado di conoscerti dopo vent’anni trascorsi assieme non sarà neppure capace di cercare ciò che conta veramente.»
«Ti ringrazio per il complimento, ma, credimi, mi fa più piacere scoprire quanto sai essere sensibile.»
Lei si guardò le mani nervose, leggermente imbarazzata, poi, cambiando rapidamente discorso, mi pregò di riaccompagnarla a casa. “Forse da questa sera cominceremo a frequentarci più assiduamente – pensai – credo che al pari di Laura, il suo compito sarà quello di collaborare al mio progetto.
Figure di ogni tipo sarebbero giunte per indicare, alle anime in cammino, come ricordare i giorni della loro eterna esistenza e per portare la consapevolezza che, agli inevitabili momenti Apocalittici, sarebbe seguito l’ingresso in quella dimensione a lungo cercata dagli uomini. Il mitico eden sarebbe divenuto finalmente accessibile a tutti.
Il giglio, che immaginai d’acciaio e posai sulla tomba di Laura, grazie all’intuizione o al caso, lo ritrovai in Gilly. Fino all’ultimo però, nessuno avrebbe sospettato che lei fosse quell’arma animata dallo Spirito che doveva colpire il mio nemico. Un mattino sarebbe calata su di lui sotto lo sguardo incredulo del sottufficiale dei carabinieri di Muggia.
Aumentavo di proposito il tempo che le dedicavo a ogni nostro incontro, finché una sua amica, le propose di accompagnarla a Mond See, in un piccolo paese austriaco, per badare al suo bambino nei momenti in cui i suoi impegni professionali lo avessero richiesto. Lei si esibiva come cantante e suo marito l’accompagnava al pianoforte. Così partirono di lì a poco per quella splendida località turistica.
Era un paesino che avrebbe potuto ispirare volumi di fiabe, quelle casette parevano miracolosamente risparmiate dalla corrosione dei secoli e il romantico nome, Lago della Luna, era la giusta cornice per quell’atmosfera.
Erano tutte colorate, come i giardini che le circondavano; stavano accanto alla riva del Mond See e verso sera, le cime dei monti, che da ogni lato chiudevano la valle, facevano scendere lentamente le loro ombre dando un senso di protezione. Tutto sembrava creato apposta per custodire i sogni dei suoi abitanti e di chi vi giungeva per caso.
Un mattino Gilly chiamò al telefono, chiese se ero disposto a raggiungerla per fare il viaggio di ritorno con gli strumenti che non trovavano posto nella vettura della sua amica.
Notando il suo entusiasmo mentre descriveva le meraviglie del luogo in cui si trovava, mi venne istintivo assicurarle la mia presenza per il giorno indicato. Il desiderio di vedere quello che veniva presentato come uno stupendo paesaggio fu più forte della mia viscerale reticenza a viaggiare.
Arrivai a Mond-See verso mezzogiorno dopo aver più volte sbagliato direzione; fui accolto con grande cortesia da Carlo e Ariella che teneva in braccio un bambino splendido. Pranzammo assieme e subito dopo Gilly mi chiese di accompagnarla al lago.
Dopo qualche minuto stavamo lentamente passeggiando sulla sua riva; al paese c’era una festa e la musica lontana fece da sottofondo alle sue parole: «La settimana scorsa – cominciò con tono confidenziale – sono venuta qui e ho avuto modo di leggere tutto il tuo libro.
Il giorno dopo sono ritornata col bambino e appena giunta, un fruscio ha attirato la mia attenzione. Ho subito guardato alle mie spalle -continuò cercando di esprimere le sensazioni provate- e sono rimasta stupita dalla presenza di due cigni bianchi a due passi da me.
La sintonia con la quale eseguirono la loro danza d’amore sembrava renderli un unico essere, candido e puro, e fu sicuramente il fatto di assistere per la prima volta a un tale spettacolo a donarmi un’emozione così intensa da non poter essere scordata.»
Non commentai il suo racconto, ma nell’intimo sentivo che quel fiore, innaffiato dalle sue stesse lacrime, stava sbocciando. Erano ormai trascorsi dei mesi da quando parte della mia natura umana si era dissolta ai suoi occhi ed era giunto il momento di chiederle di rispecchiarla.
Non bastava che lei si sentisse innamorata dell’amore, doveva riuscire a vederlo intorno a sé, per scoprirsi consapevole delle infinite forme che assumeva. In quel caso sarebbe riuscita a compiere ciò che solo lei poteva fare: spezzare una di quelle Forme con amore.
L’estate era quasi trascorsa e quel pomeriggio si andava al mare; il cielo sembrava particolarmente azzurro e la collina sullo sfondo, pareva posta di proposito per farmi ricordare ciò che avevo in mente da tempo, e assieme al ricordo affiorarono anche delle lacrime. Gilly, stava scegliendo una cassetta e non ebbe modo di accorgersene. Ma quello era il momento giusto per parlarle di noi e così richiamai la sua attenzione sul mio pianto.
«Gilly, guardami… le vedi queste lacrime… dovrai ricordarle, e dovrai ricordare soprattutto anche le mie parole. Le lacrime sono quelle di un uomo che tu lascerai, ma le parole sono quelle di chi ti sarà vicino il giorno che sarai in pericolo. La vedi quella montagna? Ti prometto che mi avrai vicino anche se sarò al di là, dovrai credere che le mie carezze siano quelle del vento sul tuo volto e la mia voce la musica che più ami».
Gilly mi guardava senza capire, ciò che intuiva però, a causa del mio tono, era l’importanza che attribuivo a quegli istanti. E la ragione di quello strano avvertimento la comprese appieno solo dopo aver lasciato il sentiero che avremmo potuto percorrere assieme.
Quella sera, avevo ricevuto la sua telefonata, parlava in modo concitato e, lo capivo chiaramente, doveva avere il morale sotto i piedi, per cui mi precipitai a raggiungerla. Varcai la porta di casa e subito mi portò in camera sua. Mi lasciai cadere sul letto e la guardai attentamente; appariva agitata e tremava, le chiesi allora la ragione del suo turbamento.
«Negli ultimi giorni – cominciò con voce spenta – mi sono sentita uno straccio, usata e gettata via, ho pensato di non riuscire a superare tutti gli ostacoli che giorno dopo giorno mi si presentano e allora ho ceduto ancora una volta a quel veleno maledetto.
Questa mattina, dopo esser rientrata mi sono fatta mezza busta, ero pulita e per questo mi sono sentita avvolgere il capo da qualcosa di simile a una scarica elettrica o piuttosto da una infinità di spilli.»
«Siediti! -le consigliai con forza- e cerca di essere più chiara per favore.»
«Già!… È vero, tu non puoi saperle certe cose, ma la sensazione più comune che si prova dopo una dose eccessiva, è quella di cui ti parlo.
Nel nostro gergo li chiamiamo spilli all’interno della testa. Ma non è stato questo a spaventarmi, -riprese dopo avermi rivolto uno sguardo nel quale intuivo un rimprovero- è ciò che è accaduto dopo. Vedi? -spostò rapidamente i capelli e appoggiò la mia mano sul vistoso rigonfiamento- Me lo sono causato cadendo a terra priva di conoscenza.»
«Hai rischiato di rimetterci la vita per non aver saputo trattenere la rabbia.»
«Di questo non ti stupisci, ma ti meraviglierai sapendo che poi ti ho visto accanto a me e siamo rimasti a parlare per quasi due ore. Anche ora che lo racconto non so decidermi se sia accaduto realmente; che ti sei introdotto in qualche modo all’interno della casa, oppure che si tratti di qualcosa per la quale non troverò mai una spiegazione. È stata proprio la tua voce dal tono provocatorio a farmi riaprire gli occhi: “Gilly!.. -dicevi furioso- perché lo hai fatto?… Perché non hai seguito il mio consiglio? Avevi promesso di non farlo più. Perché?… Perché?… Non dovevi lasciarti tentare mai più”. “Perché mi hai lasciata sola -ti rispondevo cercando di sollevarmi da terra- mi avevi promesso che non mi avresti mai lasciato sola e invece eccomi qua, senza più niente, senza una casa e senza nemmeno te”.»
«Credimi -riprese dopo alcuni istanti- in vita mia non mi è mai capitata una simile esperienza e, se non ci fossi stato tu o quella incredibile illusione che ha preso il tuo posto, non credo proprio che l’avrei scampata.»
Alla fine rimase in silenzio, attendeva una spiegazione, e quel suo commento suggeriva di ricordarle le lacrime e la strana promessa che le avevo rivolto un mattino ad Ankarano mentre si andava al mare: "ma le parole sono quelle di chi ti sarà vicino il giorno che sarai in pericolo".
Salimmo i pochi gradini che portavano all’ampia terrazza, oltre a noi, solo poche coppie che si affannavano coi loro bambini. Il padrone salutò cordialmente e si avvicinò al tavolo, conoscendo le nostre abitudini chiese solo conferma sulle bevande e si allontanò veloce.
Riprendemmo il nostro dialogo, lei, dopo pochi istanti, fu distratta da una bambina bionda e cambiò improvvisamente discorso: «Hai idea di quanto possa essere frustrante e deprimente per una donna non poter avere il suo bambino?»
«Posso immaginarlo, Carmela ne fece una malattia per otto anni, ma quando stava per rassegnarsi… è stato semplice. Dopo la morte di Paco le bastò seguire il mio consiglio: astenersi dal mangiare la carne in segno di rispetto verso di lui. Doveva scoprire che la natura divina si cela anche nelle forme di vita ritenute inferiori. Solo così Paco si sarebbe lasciato scorgere nelle vesti di Hanuman e le avrebbe donato la piccola Giada.»
Conoscendo la storia di Paco e il genere di letture che prediligevo, Gilly non diede gran peso a quella affermazione; un punto di vista che avrebbe richiesto ore di discussione per poter essere appena scalfito in superficie.
«Ma il mio caso è diverso, io non potrò mai conoscere quella gioia.»
«Te lo ripeto, se è il caso a volerlo, ed è quello che in realtà accade sempre…» -Rinunciai a proseguire, rendendomi conto che mille parole non sarebbero state sufficienti a spiegarle quel concetto; mi limitai a sussurrare che già dai primi passi nell’altra dimensione, si diviene consapevoli che l’energia sincronica può far sorgere le cose più incredibili, non solo, anche quelle più semplici, come la nascita di due gemelli.-
«Vorrei tanto che succedesse, ma penso che non avrò mai un uomo tutto per me, che mi rimanga accanto per tutta la vita. Eppure credo che saprei essere una buona madre, meglio di tante altre; ed è soprattutto questo, sai, a farmi sentire sprecata.»
Il tono della sua voce si era affievolito e ora il mio compito era quello di farle assumere la giusta posizione rispetto quei temi.
Dovevo anche badare continuamente a ogni suo minimo cambiamento d’umore, poiché quello era l’aspetto diabolico della droga, bastava un nonnulla per farla ricadere nella spirale.
«Gilly…» Non continuai perché si era irrigidita, le sue mani immobili sul tavolo parevano di marmo, solo il suono emanato dalla sua forma ne tradiva la vita; e quel suono rivelava uno strumento finalmente accordato.
«Senti… è… è… straordinario! Ma ho già vissuto questi attimi… ricordo tutto!… Anche ciò che stai per dirmi… tutto quello che ci sta attorno in questo momento, ed è incredibile! Non mi è mai capitato di sperimentare una simile sensazione, non capisco che mi sta succedendo.»
«Non è nulla, stai solo cominciando a ricordare.»
Poi, come se parlassi a me stesso, continuai: «Lo scopo di queste esperienze è soprattutto quello di indurci a chiederci perché avvengano, cosa nascondano e dove possiamo giungere alimentandole.»
Terminai la spiegazione mentre le lunghe dita affusolate scivolavano sulla tovaglia avvicinandosi alla mia mano: «Aspetta! – le dissi ritraendola e facendo cenno di chiedere il conto – non è il momento, andiamo vicino al mare, devo farti vedere qualcosa di cui senti la mancanza.»
Scendemmo le scale per arrivare alla macchina e con questa andai a parcheggiare alla fine del molo.
Era buio ormai, al di là dello stretto braccio di mare, le luci di Capodistria sembravano stelle scese a curiosare. Tutto, attorno a noi, pareva in attesa di chi sapesse giustificare l’esistenza di ogni cosa. Cominciai a parlarle e subito mi sorpresi per la sua capacità di comprendere anche quegli insoliti discorsi: «Ma com’è possibile -osservò incredula- tutti ne parlano, per secoli l’amore è stato cantato, hanno scritto poesie stupende, romanzi meravigliosi, sono scoppiate addirittura delle guerre terribili a causa di quel sentimento; eppure tu mi stai dicendo che in realtà non sanno ancora quasi nulla dell’amore».
«In effetti è proprio così, solamente i grandi mistici sono riusciti ad averne un’idea e solo dopo aver assistito agli eventi straordinari che una tale energia può produrre».
A questo punto la sua mano, quasi fosse attratta da una forza irresistibile, si posò sulla mia; lentamente, sfiorandole il palmo, intrecciai le dita alle sue. Il nostro gioco continuò in silenzio. Lei, con gli occhi socchiusi, seguiva la perfetta sintonia delle nostre mani che si stagliavano sullo sfondo del mare, mentre le acque rendevano le luci del paese simili a bagliori tremolanti, la cui intensità ne modificava la forma.
Poi, con un sussurro, rivelò ciò che il suo animo aveva ritrovato: «Non posso crederlo, sto vedendo i due cigni bianchi di Mond See… sento la stessa felicità di quei momenti… sono felice di essere qui mentre rivivo le stesse emozioni di un altro luogo e d’un altro tempo… cosa sta accadendo?»
La domanda fu rivolta mentre i suoi occhi si posavano con frenesia su ogni cosa circostante, quasi voler aggrapparsi a una realtà concreta e, per questo solo, rassicurante. Poi, s’immersero nei miei.
«Nulla di straordinario – la rassicurai – ti sei solo ritrovata in ciò di cui sentivi la necessità: l’amore. In questa circostanza però, hai preso consapevolezza di una delle infinite possibilità che offre quel modo di essere: si può trascendere il tempo e lo spazio, scoprire che non esiste confine invalicabile e, quando sai riconoscerti in lui, puoi assumerne le forme. Sei paradossalmente la forma nel suo Stato-Increato che potenzialmente può assumere ogni aspetto, vuoi una emozione, vuoi un essere vivente, una roccia o un’intera galassia. Sei ciò che non può esser definito, spiegato e compreso.»
Lentamente le nostre mani si allontanarono e, mentre lo spirito dirigeva il mio pensiero sul Piano che stavo realizzando, la sua anima immaginava ciò che il cuore di ogni donna innamorata sogna. Rimanemmo a lungo immobili e silenziosi poi, a malincuore, decisi di interrompere le sue romantiche fantasie avviando il motore.
Ripresi la via di casa sperando che il suo sogno si realizzasse. Lo meritava perché con decisione aveva finalmente aperto una finestra sul lato oscuro del suo animo e lo aveva illuminato.
Dovevo dunque portare il peso di ogni sua azione futura, poiché aveva ritrovato l’ingenuità di quando era bambina, fino al giorno che l’avesse conservata, ogni suo gesto o desiderio, sarebbero stati esenti da colpa.
Quale piacere maggiore per un padre, un fratello o un semplice amico, poter tagliare i lacci che impedivano al suo animo di iniziare il volo e, quando avrebbe chiesto di rivivere i momenti più belli, quei sogni vissuti accanto al mare, l’avrei chiesto anch’io. Solo lo Spirito poteva indurla a donare ogni attimo felice, al pari dell’artista quando offre i frutti della sua abilità. E solo gli artisti dell’anima sanno creare istanti meravigliosi affinché altri scoprano l’attualità dell’eterno gioco dell’Amore.
«Se non diverrete come fanciulli non entrerete nel Regno.»
*
Gilly di tanto in tanto tornava nella mia casa, nonostante la diffida della polizia di farsi trovare sul posto. Se si fosse rivolta alla pubblica assistenza per chiedere il tetto che spetta a ogni essere umano, l’avrebbero fatta tornare in quella squallida pensione ad ascoltare le turpi proposte del grosso e laido individuo che la gestiva.
Durante i giorni trascorsi assieme assaporò la libertà, ma non fu in grado di condividerla con gli altri. Il suo desiderio di indipendenza totale si rivelò così prematuro, poiché sottovalutò i pericoli che tale libertà comporta. Come una ragazzina testarda cercò di ostacolarmi nell’avventura che, assieme a una sua vecchia amica, avevo ormai intrapreso: la stesura del tredicesimo e ultimo capitolo. Alle volte, si comportava come una donna che si crede ingannata e tradita per cui cercava di intimorirmi minacciando di annullarsi. Spesso riceveva la prova della mia costante presenza, ma per lei ciò non era sufficiente.
Un giorno infatti, entrò in un bar per bere e scordare così la delusione che provava. Mentre attendeva che la rabbia svanisse, le si sedette accanto una ragazza con un album da disegno, tra tutti sfilò quello in cui si vedevano due cigni presso la riva di un lago ai piedi di una montagna; la giovane notò che quella immagine doveva averla turbata, la posò sul suo tavolo con un sorriso e se ne andò subito dopo. La consapevolezza di sentire la mia presenza era circoscritta solo a quegli istanti, disse in seguito, e a lei questo non bastava.
Avrebbe voluto il costante monopolio su di me, ma questo non era giusto né possibile. Durante uno dei nostri ultimi incontri mi accusò piangendo di trascurarla, di non mantenere le promesse che le avevo fatto e di essermi servito di lei per i miei scopi… per la mia vendetta.
Era seduta sulla sponda del letto e i raggi rossastri del sole al tramonto venivano catturati dai suoi capelli biondi, il visino triste esprimeva la volontà di ottenere da me una risposta e allora mi avvicinai alla finestra: «Guarda, tu sai che io non so dipingere, eppure ho voluto scegliere i colori di questo tramonto, è un quadro che riservo a te, vieni a vederlo e dimmi se non basta a farti felice».
Lei non rispose ma lanciò un’occhiata furtiva oltre la finestra e riprese con più foga ad accusarmi. Allora sottovoce, non volendo spaventarla mormorai: «Questo è il mio ultimo regalo, tra poco scenderà una notte speciale e potrai sognare quella casetta vicino al mare che ti piace tanto… potrai scoprire che sono sempre stato in quel posto, felice di attendere il giorno che tornerai a sorreggermi». Gilly rifiutò il sogno che le donavo e di lì a poco entrò in un incubo devastante per vivere nel terrore che un killer spietato possa ucciderla a ogni istante.
Devo
alzarmi, c’è chi non può e non deve più attendere: quelli che mi hanno
chiamato! Non ho dormito a sufficienza nemmeno questa notte; dopo averne
trascorse tante insonni, piangendo impotente accanto al letto di Giada,
fortunatamente ho sviluppato una sorta di autonomia di movimento
indipendente dallo stato psicofisico.Anche oggi dovrò subire la rabbia e l’odio di mia moglie, anche oggi dovrò sopportare il disprezzo delle mie bambine. Sono triste e rassegnato a dover sopportare ciò che si sta preparando. Pare impossibile che proprio dalla mia famiglia, da chi sento più vicino, io non venga capito. Sebbene come uomo riconosca i miei errori, che paiono tali solo se visti da un’ottica umana, so che pur dandoli per scontati, essi non sono comunque così gravi da giustificare la loro attuale condotta e il giudizio negativo di cui sono vittima.
Dovrò farmi forza e accettare anche questa tremenda sofferenza. So che istintivamente cercherò attorno a me chi possa aiutarmi, e so che sarà inutile, perché dovrò seguire la luce all’interno della mia anima invece delle scintille che mi affiancheranno per pochi istanti durante il cammino. Userò l’unica arma a mia disposizione, la sapienza, come si utilizza un bisturi: per separare la carne distrutta dall’odio, dalla carne che tende alla vita eterna. Purtroppo, affinché le mie figlie mi vedano, esse per prime nella giusta luce, non sarà sufficiente l’affetto, non basterà neppure un mio gesto eclatante, ma si rivelerà necessaria una molteplicità di esperienze che solo l’amore, quella straordinaria energia sincronica, può determinare. Una parte del loro vissuto sarà inevitabilmente doloroso, ma so di non sbagliare dicendo che può esserci più amore in uno schiaffo che in cento carezze.
Il mio orgoglio di padre si è spinto fino al punto di volerle plasmare a esempio per le generazioni future. Le ho dotate dalla più tenera età degli strumenti migliori: il discernimento e l’umiltà, se sapranno custodirli saranno in grado di assolvere un giorno a quel compito. Dovranno semplicemente apprendere l’uso di quegli strumenti. Se al momento mi considerano il solo colpevole dei tanti torti che hanno subito, quando riusciranno a comprendere e ad amare senza riserve mi assolveranno.
Come uomo dunque, sono stato abbandonato anche da chi avrebbe dovuto sostenermi ed essermi di conforto. Mi hanno rivolto le accuse peggiori: fra le tante, che sono portato a soddisfare i miei desideri senza tener conto delle necessità di quanti mi sono vicino.
Ai loro occhi mi rivelo solo un irresponsabile, un egoista e chissà cos’altro; ed è proprio questa visione parziale e ingiusta, la punizione che inconsciamente si sono attribuite per aver trasgredito alla legge che compone l’essenza di ogni anima: onora il Padre.
Infelice sarà chi non può vedere il volto del proprio padre, anche se raggiunge un elevato grado di sviluppo spirituale. Grazie a quella sofferenza, esse capiranno che fui spinto, da qualcosa di indefinibile, a dare concretezza alla leggenda dell’Anticristo. Comprenderanno che intuii il modo di realizzare un sogno quand’ero bambino e per questo ho voluto rimanere quel bambino perdutamente affascinato da un Lila divino.
Il sogno che tutti, prima o poi, sono destinati a fare: entrare nella dimensione dove si è liberi di non imporre niente a nessuno e dove tutti possono l’impossibile. Facendo battere più forte il cuore, tanto forte da sembrare il ronzio di un’ape, proseguendo per settant’otto passi all’interno della Gran Galleria, portando sulla fronte quella piccola cicatrice a forma di croce rovesciata, acquistando, contrariamente alla volontà di mia moglie, quella tanto deprecata moto azzurra e quell’inutile computer per comporre questa opera, si è finalmente materializzato un Progetto disegnato da sempre. Oggi le mie bambine devono continuare a credere che sarebbe stato meglio se la mamma, il giorno che riuscì a sottrarlo, quel computer l’avesse distrutto.
Spetta ad altri capire, se tutto ciò che mi è accaduto, possa causare uno sconvolgimento planetario al fine di far risplendere questo gioiello incastonato nell’Universo dall’eternità.
Si sente spesso affermare che il battito d’ali d’una farfalla possa provocare conseguenze inimmaginabili a distanze incredibili; riguardo al gioiello che alcuni calpestano con disprezzo, si può dire con altrettanta convinzione, senza per questo credersi un profeta di sventure che, anche il loro gesto sprezzante scateni conseguenze altrettanto inimmaginabili.
Alla mia sposa auguro di intuire perché accettai di esser visto come padre e sposo indegno, e di perdere la mia famiglia, quando questo si rese necessario per adempiere al compito che pochi oserebbero iniziare.
Molto tempo prima che quel piccolo nucleo e ciò che avevo con sacrificio costruito per esso, venisse distrutto dalle tensioni, dall’impossibilità di comunicare e dalle influenze esterne, durante una discussione affermai che avrei perseguito il mio progetto a costo di passare con i cingoli di un blindato sopra le mie stesse figlie. Con quelle parole, chiaramente allegoriche, esprimevo semplicemente la determinazione e la consapevolezza che tutto ciò che si persegue senza scopo egoistico è possibile, ma ora mi venivano scagliate addosso come pietre da una sposa avvelenata dall’orgoglio. La sua ostinazione a voler procedere da sola, non le permette di riconoscere che quanto si immagina, si possa pure realizzare. Questo fa di lei un individuo indegno e incapace a rendere manifesto quello che nonostante tutto le feci intuire.
Quando mi trovai di fronte alla necessità di scegliere se dedicarmi esclusivamente a loro, alla mia famiglia appunto, o continuare l’Opera alla quale avevo occultamente dedicato la vita, constatai che già il semplice dilemma aveva la forza sufficiente a uccidermi. È quindi impensabile che alla guida di un cingolato potessi proseguire trovandole davanti.
La lacerante esperienza di dover compiere una tale scelta si presentò concretamente dopo un acceso diverbio, sfociato in un serio incidente, ne fu vittima la madre di Carmen. Il fatto provocò gravi conseguenze alla donna che si ritrovò con due arti spezzati, e di questa spiacevole conclusione fui ritenuto responsabile. È intuibile che non cercai di giustificarmi attribuendo al caso la colpa per il modo cruento col quale era stata salvaguardata la mia incolumità. Sarebbe stato perfettamente inutile. Sull’animo della mia acida metà, le parole, anche le più concilianti, lasciavano il segno del vento sulle nubi: aria di tempesta.
La tremenda tensione dovuta ai tanti problemi e soprattutto alle condizioni critiche di Giada, aveva ormai raggiunto un punto critico.
Era così maturata la decisione di interrompere il nostro rapporto. Da troppo tempo la dedizione verso di me e le bambine veniva dipinta, da alcuni individui ciechi e presuntuosi che ignorano dove sono diretti, come il risultato di un’ingiusta oppressione esercitata su di lei. Alle volte, i suoi atti disperati di ribellione e sfida, determinavano in me rabbia impotente, altre, quando il suo animo mi gettava in faccia tutto l’odio di cui era capace, ed era tanto, la disperazione.
Ascoltando solo l’istinto, tentavo inutilmente di obbligarla a riprendere il posto che le spettava, era scritto che sarebbe stato tutto inutile e così fu.
Dieci interminabili giorni d’inferno trascorsero, ma molti di più sarebbero potuti passare senza avere sue notizie se, il caso, non mi avesse fatto avvicinare due suore vestite di bianco che, come angeli turbati dalla sofferenza che esprimevo, rivelarono il luogo dove potevo trovarle. Lei se ne era andata portandosi con sé le tre piccole. Avrei potuto, nonostante tutto, continuare il mio compito, ma né il cuore né la mente lo permisero.
Tutto il periodo dell’affannosa ricerca, presso parenti e conoscenti, di qualche traccia che potesse rivelare dove si era rifugiata, lo passai senza dormire neppure un minuto.
Ottenni solo insulti e minacce proprio da chi aveva suggerito e agevolato il suo allontanamento. Confidavo ostinatamente nella possibilità di rintracciarle ma quando l’ultima illusione svanì, giunsi al limite fisiologico.
A questo punto, la mia storia prevede una breve pausa per consentire l’inserimento di alcune osservazioni tratte da un saggio di Jaynes, col proposito di farvi apparire comune e, privo di implicazioni patologiche, il fenomeno uditivo descritto nelle pagine precedenti; una allucinazione che si presentò in una circostanza particolarmente stressante, una situazione in cui era fondamentale riuscissi a individuare la scelta più oculata. «-Questa voce viene udita in vario grado da molte persone assolutamente normali. Spesso ciò accade in periodi di stress, quando si può udire la voce di un genitore. Un pomeriggio in preda alla disperazione intellettuale d’improvviso una voce ferma distinta e forte risuonò alla mia destra e disse: “Includi il conoscente nel conosciuto!” Saltai in piedi esclamando…-» (-Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza- pp. 113-114)
Julian Jaynes, noto docente di psicologia all’Università di Princeton, provò un’esperienza che ricorda chiaramente sia quella di Giovanna D’Arco, sia quelle che ho vissuto. Essendo un ricercatore scientifico, lui si occupò di effettuare un’analisi serrata di testimonianze letterarie e archeologiche, soprattutto mesopotamiche, greche ed ebraiche, disegnando il profilo di quella che ritiene essere la mente bicamerale: la fonte dell’autorità e del culto.
Le svolte epocali della storia e la nascita di molte civiltà furono talvolta determinate, egli teorizza ragionevolmente, da una particolare incisività sul piano sociale del fenomeno che avviene talvolta nella mente.
Un analogo fenomeno uditivo, mi accadde una sera a casa delle due persone con le quali, tanti anni prima, avevo parlato davanti alla Ginnastica Triestina all’uscita dalla Gran-Galleria.
Nei giorni precedenti, trascorsi in frenetiche ricerche, non avevo ricevuto alcun conforto, ero rimasto solo con le paure e le ipotesi più terribili e improbabili. Queste avevano roso a tal punto la mia mente e ogni resistenza che, alla fine, mentre mi apprestavo a uscire dalla casa degli amici d’un tempo, sentii giungere l’istante in cui sarei inevitabilmente crollato. In quel momento, le parole del Padre, sotto forma di un pensiero scaturito dall’intimo più profondo, trafissero la mia mente come una sentenza di morte: «Accetti di lasciarle e di continuare la mia Opera? A ciò che ti ho chiamato?» Non trovai la forza né il coraggio di rispondere a quella implacabile domanda interiore. L’intuito poté solo suggerirmi di abbandonarmi a Lui… e rimettermi alla sua volontà.
Mi riferisco come sempre a quell’essenza che si può raffigurare in mille modi e alla quale, quando vi ricorrevo, attribuivo immancabilmente la figura di un padre. Si tratta di quell’energia che spesso immaginiamo esterna a noi e capace di trasformare in un istante la nostra percezione della realtà, anche quella più terribile.
Ciò avviene più frequentemente di quanto si creda e, un esempio significativo di questo fenomeno, possiamo trovarlo negli atti del processo a Giordano Bruno: “stavano conducendolo al rogo dopo averlo sottoposto a tortura e avergli mozzata la lingua, ma il suo sguardo lasciava trasparire un’assoluta beatitudine”.
Il dramma al quale partecipavo sembra infinitamente meno atroce, ma anche per me, il sipario che stava calando, era quello sulla vita. Domandai mentalmente perdono per non essere riuscito a realizzare il suo Disegno e averlo tradito.
Quell’ostacolo si era rivelato capace di schiacciarmi eppure, nella profondità dell’animo, non sentivo il peso di quella che avrebbe dovuto essere una colpa. Fino a quel momento niente e nessuno era riuscito a spezzarmi, ma venir privato della loro presenza per dieci giorni era stato tremendo: pensare di doverle lasciare per sempre, mentre i loro passi ancora incerti rischiavano di condurle verso le tenebre, era insopportabile.
Realizzai che stavo morendo proprio a causa di ciò, lentamente ma senza scampo.
Era quella dunque la morte del cuore, chi mai poteva immaginarla più terribile, non era certo possibile sopravvivere a lungo in quello stato. Forse anche i passerotti, quando incautamente sono tenuti in cattività, prima di reclinare il capino, devono passare per questo inferno, pensai con angoscia. Poi… accadde qualcosa di inspiegabile dalla sola intelligenza razionale, improvvisamente sentii ritornare le forze, la mia mente ricominciava a formulare pensieri di ogni tipo, il respiro ridivenne percettibile, mentre il tremore, che fino a qualche istante prima non riuscivo a frenare, era scomparso e la padronanza dei miei arti sembrò essermi ridata. Nel buio corridoio, i miei ospiti non intuirono che, sotto i loro occhi, si era svolta in pochi attimi una battaglia senza esclusione di colpi per il possesso della mia anima. Infilai il giubbotto e li salutai richiudendo la porta alle mie spalle.
Non ero passato sopra di loro, “questa volta” la mia anima non si era macchiata di vanità. Nonostante l’angoscia e la disperazione più profonde, avevo parato il colpo fino a quel momento più duro. Ci ero riuscito ponendole al di sopra della stessa aspirazione a realizzare quanto di più grande potessi concepire.
Negli anni bui, durante i quali in Europa si perpetrava l’orrenda strage nazista, la scarsa considerazione per chi rivestiva allora la figura di mio padre, l’animo della mia terribile e vivacissima Eva, mi aveva spinto a commettere un imperdonabile gesto di testarda e vanitosa leggerezza. Quel gesto, che in un contesto diverso sarebbe stato visto come un atto di disobbedienza, una semplice marachella, in quella circostanza costò agli esseri che allora componevano la mia famiglia, le sofferenze indicibili del campo di sterminio.
La loro insopprimibile rabbia attuale è incomprensibile per chi volesse cercarvi una spiegazione senza considerare la legge del Karma, e quella sempre più diffusa dottrina orientale che vede riunirsi nel tempo le varie figure familiari, bisognose di particolari esperienze, così da poter proseguire il loro cammino evolutivo. A questo proposito c’è una animata discussione con Eva, avvenuta alcuni anni dopo la rottura di ogni rapporto, dalla quale emerge un particolare insolito.
Giunto inaspettato, questo elemento getta altra luce sulla loro rabbia e aiuta a comprendere meglio gli intrecci occulti della nostra unione.
Non ricordo il motivo per cui mi trovavo davanti al cancello della casa dalla quale ero stato cacciato, rammento che notai la porta socchiudersi e vidi Eva uscire in giardino. Come al solito cercai di dialogare inutilmente, lei dava a intendere di non notarmi nemmeno, ma improvvisamente se ne uscì con una battuta che mi stupì profondamente per la sua incongruenza con ciò che tentavo di spiegarle: «Papà, io ti dicevo di fare ciò che la mamma ripeteva sempre, ma tu non volevi ascoltarmi, non obbedivi mai!»
«Ma ti rendi conto di ciò che stai dicendo? Come puoi dire che ero tenuto a obbedire a te che allora avevi meno di dieci anni.»
«Eppure ho avuto ragione io e tu torto.»
Solo in un simile contesto, l’assurdità del suo ragionamento, poteva rivelarsi un velato rimprovero per il mio passato errore. Uno sbaglio commesso in epoca remota, quando rivestivamo forme diverse ma già unite dall’affetto.
Molto tempo dopo, analizzando le sue parole, compresi che Eva era stata spinta dal suo subconscio a ricordarmi la mia responsabilità per quanto accaduto durante il periodo bellico. Io dovevo ricordare per pentirmi della mia colpa; una colpa che lei riusciva a percepire “ma solo come un atteggiamento sordo ai suoi desideri e alla sua volontà”.
La metempsicosi, o reincarnazione, che molti si ostinano ritenere solo una tradizione senza alcun fondamento scientifico, ultimamente sta trovando anche nel mondo occidentale alcune importanti conferme.
Infatti, dopo aver condotto una complessa indagine statistica, prendendo come riferimento gli anni seguiti alle due guerre mondiali, alcuni psicologi, hanno registrato un significativo aumento dei casi di persone che ricordano inspiegabilmente situazioni, persone e oggetti a loro appartenuti o comunque in vario modo contattati, e che tali ricordi, secondo quegli psicologi, risalgono inconcepibilmente al periodo bellico… quando loro non erano ancora nati!
I riscontri, avallati da testimonianze e da accurate ricerche, svolte in qualche caso dai diretti interessati e protrattesi talvolta per anni, hanno provato la veridicità delle situazioni e la concreta esistenza delle cose e delle persone oggetto dei loro ricordi. Si potrebbero citare, riguardo queste insolite esperienze, alcuni dei casi riportati dai mass media, ma non è questa la sede opportuna; qui è preferibile ricordare solo l’intrigante teorema di Bell in meccanica quantistica. Egli teorizza la sopravvivenza di connessioni più o meno evidenti tra corpi che si sono separati dopo essere stati in stretto contatto tra di loro.
Quel loro antico rancore aveva infine preso forma e io avevo rischiato di venirne schiacciato.
Le rividi esattamente il tredici giugno, per la ricorrenza di Sant’Antonio; erano ospiti in una comunità gestita dai religiosi e le loro parole, lanciate come pietre oltre l’inferriata, mi ferivano rivelandomi la loro decisione di abbandonare la mia casa per sempre. La mia sposa, la metà di me pareva essersi dissolta, il sogno più bello svanito e, se i primi dieci giorni trascorsi alla loro ricerca furono segnati dall’angoscia per la loro sorte, i seguenti mi tolsero quasi tutte le mie lacrime.
«Dopo il dì d’Antonio il Santo inizierà il “Gran Pianto” vedrai se son mendace…»
«Dopo il dì di Sant’Antonio si vedrà l’orrendo encomio si vedrà che son verace nel predir l’ardente face; si vedrà come ben doma diverrà la sporca Roma.» (Padre Bartolomeo da Saluzzo † A. D. 1605)
Nel secondo passaggio leggiamo che è previsto un apprezzamento riguardo qualcuno o qualcosa, e anche per questo vaticino possiamo trovare una collocazione adeguata nel contesto della nostra storia. L’inserimento nel racconto di questa curiosa previsione sarà più accurato se effettuerò un suo ulteriore accostamento con ciò che S. Francesco di Paola scrisse nel lontano 1482: « Sarà il fondatore di una nuova Religione, differente da tutte le altre, in essa si avranno tre ordini, Cavalieri in Armi, Sacerdoti meditanti in solitudine e Ospitalieri piissimi…»
Quasi quotidianamente andavo a trovare mia madre e il quattordici giugno non fece eccezione. Percorrevo l’ampio corridoio dell’istituto e pensavo al posto che avrei raggiunto in auto per abbandonarmi al sonno dopo essermi accertato delle sue condizioni.
Dalle grandi vetrate ad arco vedevo uno scorcio del piazzale, dove da bambino, in quello stesso istituto, mettevo da parte ogni tristezza per abbandonarmi al gioco. Stavo per cedere ai ricordi quando la voce di Vera mi riportò alla realtà: «Buongiorno, come va con la mamma?»
«Oh! Ciao Vera, abbastanza bene… grazie, continua a lamentarsi che le resta poco da vivere e questo è un ottimo segno, lo fa da quarant’anni per cui mi auguro che continui a farlo.»
«Sai, con tutti gli impegni credevo proprio di non riuscire a leggerlo quel libro, fortunatamente il fine settimana è stato meno caotico e ho potuto finirlo d’un fiato, so che ci tenevi a sentire la mia opinione.»
«Già, sono curioso di sapere cosa ne pensi.»
«Devo dirti sinceramente la mia impressione, quello che ritengo tu abbia voluto far trovare in quelle pagine… credo che al di là del velo d’orrore che quella immagine evoca -la donna si riferiva alla poco rassicurante copertina del libro, vi era raffigurato un gargoil che stringeva tra gli artigli uno spacciatore e una siringa col suo letale veleno- ci sia l’infinita bellezza e l’infinita bontà.»
«Ti ringrazio, mai encomio è stato così gradito né giunto così opportuno e vorrei sdebitarmi, posso offrirti un caffè?»
«Non c’è alcun merito a dire la verità, è piacevole farlo, tutto qui! Per quanto riguarda il caffè consideralo accettato, ma sto andando in ufficio e sono in già in ritardo.»
«Allora arrivederci.» «Ciao e grazie per il libro.»
Accanto a questo episodio, che ci ricorda proprio le parole di Padre Bartolomeo da Saluzzo, vi è uno altrettanto singolare che merita di essere riportato. Esso mostra la sensibilità raggiunta dalla dirigente della casa di riposo per anziani che ospitò mia madre.
Si tratta del primo incontro con Vera, avvenne casualmente prima di una rappresentazione teatrale all’interno dell’ospizio. Fu uno scambio di opinioni relative allo spettacolo che diede la stura ad altre considerazioni, subito seguite da una apertura totale dalle due parti. Venti minuti più tardi, al termine del nostro colloquio, Vera mi sorprese con la sua commozione.
Sul volto, che ora celava l’austera bellezza di un tempo, alcune lacrime erano apparse: «Cosa succede? Che ho fatto? Ho forse detto qualche cazzata?» Chiesi con disappunto.
«No! No! Sono felice, sono straordinariamente felice di parlare con chi può capire, di sentire le parole che ho finalmente sentito.»
«Posso dire altrettanto -mormorai sollevato- e devo aggiungere che ne avevo bisogno. Veder apprezzare certe cose ti fa ritrovare la fiducia nell’essere umano.»
L’abbraccio di commiato legittimò le nostre impressioni e per lungo tempo trassi forza dal modo col quale aveva manifestato il suo apprezzamento per la mia opera.
Ho voluto ricordare un casuale incontro prima di porre alla vostra attenzione alcune considerazioni. Il libro ha ricevuto, in quella e in tante altre occasioni, un plauso sincero ma non proprio inaspettato. Come vedremo più avanti, le autorità civili e religiose invece, lo hanno subdolamente boicottato. Dobbiamo poi considerare che ufficialmente il bene e la legalità, sono prerogativa dei poteri costituiti, e la categoria di Ospitalieri piissimi dunque, indicati da S. Francesco di Paola, dovrebbero trovarsi dalla parte delle istituzioni. Al contrario, quelle figure profondamente altruiste, divengono promotrici di organizzazioni non governative.
Da ultimo, voglio indicare i segni che molti accoglieranno con un ghigno di scherno: gli oppressi che impugnano le armi e si immolano, gli scrittori tipo David Icke che, fa rilevare il Prof. Paolo De Bernardi, (vedi http://www.disinformazione.it 9-aprile-08) grazie a degli errori permettono un uso reazionario delle loro Opere e le anime pie che sostengono i diseredati del mondo, rappresentano semplicemente la falce che sto affilando. Uno strumento che non ha alcuna colpa della traiettoria compiuta per recidere, né volontà di nuocere nella sua lama affilata, appunto perché la mano che l’impugna lo fa con amore.
Se mi si accusa dunque, si accusa il Padre mio e nel contempo quello di ognuno di voi.
Per la mia sposa questo potrà essere un modo estremamente elegante nel declinare le mie responsabilità. Lo sarà, finché l’odio che afferma di nutrire per me accecherà la sua anima. La ragione di quell’odio risiede nel fatto che mi sono presentato a lei come la via irta di ostacoli, di sacrifici, che richiede il massimo impegno e la costante dedizione. Un particolare del quale non è pienamente consapevole è quello di aver scelto lei come palestra per temprare la mia anima.
In realtà è per tale motivo che alla mia famiglia riesce tanto difficile seguirmi. Il mio timore di perderle è quello del pastore che attende alle sue pecore e il mio desiderio di padre esige che si fortifichino nell’anima. Questo affinché siano in grado di superare le difficoltà che incontreranno lungo la via del ritorno a casa.
Voglio continuare a credere che, grazie all’insegnamento che ho trasmesso ai loro animi, tra non molto sapranno apprezzare l’imparzialità di cui ho dato prova. Se non si attengono ai miei consigli non tolgo, né vorrò togliere, gli impedimenti in quanto esse sono carne della mia carne.
"Quando si diventa consapevoli che l’Amore è noi, si scopre d’essere la gioia più intensa per chi è oggetto del nostro amore, ma qualora sia necessario all’innalzamento di chi amiamo, sappiamo divenire inevitabilmente il dolore più intenso. Queste ultime saranno le sole parole che potranno giustificare pienamente il mio operato e ridare vita a metà della mia anima".
«Un profeta non è privo di onore se non nel suo territorio e fra i suoi parenti e nella sua casa.» (Matteo. 12/57)
Si è parlato di ostacolo, esso può rivestire molteplici forme, può manifestarsi sotto l’aspetto d’un orgoglio caparbio, sordo, come nel caso della mia sposa, al suo dharma di madre e di compagna. L’impedimento, infine, può concretizzarsi agli occhi delle mie figlie, nell’idea generata dalla loro stessa mente, di non esser più amate né considerate come tali dal loro padre.
Questo è il terribile effetto di una colpa molto grave: aver scordato di onorare chi richiamò in loro la vita. Amandole da sempre, rivendico il diritto-dovere di condurle per mano perché possano, nel momento più opportuno, intraprendere da sole il volo verso il Trascendente.
Ai loro occhi e non solo, l’errore più grande che mi viene addebitato, sembra quello di voler sempre imporre il mio volere. Per contestare tale accusa, ripropongo ciò che già all’inizio dell’opera chiedo a chi vuole compiere un balzo nel trascendente: conoscete la vostra meta? effettivamente la volontà di raggiungerla è presente in chi mi sta seguendo? Se c’è l’intenzione, è controproducente permettere alla vostra mente di interferire.
La Natura, facendo ricorso a elementi casuali, come a esempio un padre fuori dagli schemi attualmente accettati, provvede che quanto dal vostro Spirito è voluto… immancabilmente accada!
Ricorderete pure che affermo di essere non solo la foglia che cade, ma di sapermi identificare con la natura stessa, e in lei non c’è né bene né male. Nel caso si accetti che io rappresento la via, e oltre alla mia sposa e ai miei stessi figli altri giungono a odiarmi, che ne sarà di loro? È possibile odiare la Via?… È sicuro che lo sia ma è altrettanto certo che non la si deve odiare e nemmeno rivolgere il proprio odio verso gli ostacoli posti su di essa; sta scritto da secoli il saggio consiglio di amare i propri nemici qualunque forma assumano.
Non si deve odiare alcuna cosa vivente, altrimenti quel sentimento bruciante acceca e, a quel punto, è inutile cercare chi possa riflettere il nostro aspetto divino. Il dovere di un padre, anche davanti a questa situazione, è quello di togliere amorevolmente e con saggezza chi si pone tra quel punto, che mantengo luminoso e lo sguardo delle mie bimbe.
La guerra era iniziata molto tempo prima, avevo perduto innumerevoli battaglie, ma quella decisiva, intrapresa già da due interminabili anni, l’avrei vinta. Come? Grazie a dei particolari tenuti a lungo nascosti. Essi avrebbero permesso di capire quel Mistero escatologico che si svela ricorrendo al significato che avevo scelto per esso: "piano segreto di guerra di Dio".
Nel frattempo, il solo conforto lo trovavo al pensiero del Padre che, al pari di me, udiva le trombe dell’Apocalisse. Anche Lui voleva rimanere il luminoso Punto di riferimento per tutte le anime; per quelle nobili e per quelle che lo erano meno, ma per continuare a esserlo, avrebbe istruito chi tentava di impedirlo. Così la consapevolezza della reale esistenza di quel Punto di riferimento, all’interno di un Disegno Intelligente, sarebbe stata totale.
Non dovevo farmi trovare impreparato. Lo scontro, a partire da quel momento, si sarebbe fatto sempre più duro. Tony, quando gli fecero quella proposta, aveva con sé una copia del mio primo manoscritto; fu per caso che decise di informarmi delle loro intenzioni? O si tratta del modo occulto di mantenere quella antica promessa: «Egli non verrà meno e non sarà abbattuto finché abbia stabilito la Giustizia sulla terra.»
Ma quella di Tony è una storia lontana nel tempo e lui non potrebbe ripeterla… il suo tentativo di "suicidio" è purtroppo riuscito.
Gli attacchi più violenti furono sferrati durante una fase critica, anche se poco appariscente, della mia contrapposizione alle leggi innaturali che ogni Stato promulga. Quei colpi erano il chiaro segno che una Entità perfida e astuta stava agendo nell’ombra. Dovendo servirsi di chi rappresenta le pulsioni più oscure, per colpire chi agisce alla luce del sole, scelse proprio l’individuo che mi confidò di credersi l’Anticristo.
Uno dei tanti indizi relativi al coinvolgimento di quella squallida figura in un piano per annientarmi, fu fornito come al solito dal caso. Quella mattina mi trovavo in centro città e mentre passavo per via Mazzini, notai una persona sulla porta di un bar che rivolgeva un cenno di saluto nella mia direzione. Guardando con più attenzione riconobbi la compagna di Leo, una donna energica che incontravo a distanza di anni. “Pare che per lei il tempo non scorra proprio” -pensai attraversando la strada per entrare nel locale-.
«Ciao! Come va? Leo non c’è?»
«Purtroppo no, ma spero ritorni presto dalle “ferie forzate”.»
«Mi spiace, salutamelo appena lo vedi.»
La donna annuì girandosi per preparare il caffè che avevo richiesto. Dopo qualche scambio di battute, accennai ai miei problemi con la famiglia e il dialogo scivolò in modo imprevedibile verso un curioso episodio di cui ero completamente all’oscuro.
«Devi sapere cosa accadde il giorno che tornammo assieme dalla Jugoslavia. Lungo la strada ci avvertirono che eravamo attesi, ma lui… – strinse con forza la tazzina tra le mani e lasciò passare alcuni istanti prima di riprendere a parlare – stranamente non volle lasciarmi scendere e mi portò fin sotto casa.
Quando l’auto si arrestò ci circondarono e fui fermata sul posto. Non mi persero di vista neppure per un istante per cinque ore. Alla fine, dopo esser stata perquisita, venni arrestata. A lui però permisero di allontanarsi con la macchina senza sottoporlo ad alcun controllo.»
Ora mi era finalmente chiaro dove si fosse diretto quella sera chi si era proclamato l’Anticristo. A Borgo, per liberarsi dell’unico ostacolo che gli impediva di mettere le unghie sulla piccola somma di denaro che avevo pazientemente messo da parte per le mie bambine. Anche persone inconsapevoli di obbedire a piani così sottili da apparire diabolici, fornirono un valido aiuto a quel Mostro astratto. Alcune, con una laurea alle spalle e operanti nel sociale, consigliarono mia moglie di farmi esorcizzare. Altre suggerirono di denunciarmi per ogni parola che avesse ritenuto offensiva, e infine ci fu chi, si suppone dall’alto della propria cattedra in psicologia, dichiarò che ero certamente pazzo.
Dunque, i fronti che si aprivano erano tanti e tutti particolarmente temibili. A chi suggerì di farmi esorcizzare, avrei in seguito risposto con le parole di quella figura femminile che sarebbe giunta per scrivere le pagine rimaste bianche.
Il suo nome è Daniela, dopo i primi incontri, quando iniziai a confidarmi con lei, trovò subito una ironica risposta ai timori per la mia anima: “Perché si teme che tu sia l’incarnazione del Male, possibile ci sia ancora qualcuno così superstizioso da credere all’esistenza del Diavolo? ”
A chi consigliava di denunciarmi per le offese, avrei rivelato ciò che da vent’anni avevo espressamente raccomandato a mia moglie: “Devo avvisarti che un giorno mi rivolgerò a te con parole o azioni che da tutti sono considerate come delle offese. Tu non dovrai mai credere che lo scopo sia quello di umiliarti e ferirti, saranno solo finalizzate a scolpire più profondamente nel tuo animo i miei consigli. Il Maestro Zen usa sovente percuotere il proprio discepolo con una verga di bambù ma io con te non posso farlo… sei la mia metà”.
Da ultimo, a quanti le diagnosticarono la mia follia, avrei fatto notare che ben difficilmente una persona priva di senno poteva intuire che da lì a poco avrebbero violato la mia casa nonostante il sofisticato sistema d’allarme. Ed era ancora più insolito che, un folle come me, per individuare a posteriori i responsabili di un furto non ancora subito, confidasse a quel personaggio che mostrò di credere d’essere l’Anticristo, quale fosse l’unico punto da cui si poteva accedere all’interno della mia casa. Il solo varco era la finestra della veranda, scomoda e pericolosa da raggiungere e visibile dalla strada ma, contrariamente agli altri serramenti, facile da forzare.
Forse la millenaria saggezza poteva sbagliare dicendo che sarebbe venuto il tempo in cui i saggi sarebbero stati considerati pazzi e i pazzi saggi?
Puntualmente, la sera che portai le bambine e la mamma al ristorante cinese, l’ultima a uscire scordò di inserire l’allarme… e, manco a dirlo, scardinarono proprio… la finestra della veranda.
Peccato che i soliti ignoti abbiano dovuto affannarsi tanto… a meno di due metri dalla veranda, in un punto non visibile dall’esterno, avevo per caso lasciato aperta la porta della cantina. Essendo situata al riparo da sguardi indiscreti, quei “malviventi” denotarono ben poca professionalità scegliendo quel percorso pericoloso e così esposto.
Quella strana scelta però, portava a una ipotesi curiosa: erano forse a conoscenza che quella porta, in apparenza vulnerabile, fosse in realtà provvista di vetro antisfondamento e cerniere interne anti scasso? Se la mia intuizione era corretta, chi mai li aveva edotti al riguardo? E perché qualcuno telefonò alla casa accanto proprio in quel momento? Semplicemente un caso o piuttosto per tenerla impegnata al telefono, così da impedirle di vedere o sentire qualcosa di sospetto?
A parte il magro bottino, quella sera i “ladri” dovevano godere di qualche protezione; una pattuglia dell’Arma, aveva sostato per circa venti minuti davanti al bar Heminghway, posto sull’altro lato della strada, a una decina di metri dalla scena del fatto. Malgrado la breve distanza i militari non notarono nulla e, quando furono avvertiti via radio del furto, non realizzarono di trovarsi praticamente sul luogo dell’effrazione. Rimangono tutt’ora altri lati oscuri relativi a quella vicenda; ero ben noto ai militi della caserma di Borgo, sia per i nostri frequenti rapporti, leggi interventi, interrogatori e altro, e non da meno, ritengo anche per le mie insolite vicende giudiziarie; per cui è poco credibile che in quella circostanza abbiano potuto scordare dove abitavo.
Insolite vicende, appunto, poiché capita raramente che un Tribunale pronunci, come nel mio caso, una sentenza così singolare: “In nome del Popolo Italiano, visti gli articoli ecc… si assolve l’imputato perché, a meno di ritenerlo un essere dotato di capacità diaboliche, non può essere lui l’autore dei fatti contestatigli”.
Anche quei “ladri” erano stati protetti, infatti, al nostro rientro, constatata senza eccessivo sgomento l’intrusione, telefonai ai carabinieri per avvertirli dell’accaduto.
Inspiegabilmente, la macchina di pattuglia, lo scoprii in seguito, scese molto lentamente in direzione della mia casa, passò accanto sul retro, fece prima un inutile giro di tutto Borgo San Sergio per tornare al punto di partenza e giungere alla fine davanti al mio cancello aperto.
Nel frattempo eravamo usciti in giardino per attendere il loro arrivo e notai Tony con la bambina che stava rientrando.
«Ciao! Ho avuto visite sgradite mentre ero al ristorante.»
«Ciao! Cosa è successo? Perché siete tutti fuori dalla porta?»
«Per fortuna niente di grave, però sono riusciti a rubare.»
«Accidenti chi poteva immaginarlo?»
«Immaginare cosa? – domandai mettendo in allarme tutti i miei sensi – hai visto qualcuno?»
«Sono uscito poco dopo di voi e vicino ai contenitori della spazzatura ho notato due tipi che mi hanno insospettito per il loro atteggiamento. Uno guardava insistentemente all’interno del tuo giardino, l’altro invece stava di spalle e sembrava tenesse d’occhio i ragazzi all’esterno del bar. Non sono intervenuto perché non avevo l’autorità per farlo e se mi sbagliavo avrebbero potuto rispondermi di andare a quel paese. Per evitare casini ho preferito lasciar perdere, devi scusarmi…»
Non lo lasciai proseguire. L’intuito mi suggerì improvvisamente chi fossero i ladri e lo dissi. Tony si mostrò profondamente stupito: «Ma stai scherzando? Come puoi solo pensarlo?»
«Sono al corrente del fatto che qualcuno conosce parte di un progetto che sto attuando da tempo, non te ne ho mai parlato e certo non è questo il momento più adatto per farlo.»
L’uomo rimase a lungo in silenzio, per cui pensai di dover continuare a fornirgli uno straccio di spiegazione.
«Secondo qualcuno questa attività, al di fuori del loro controllo, può rappresentare un pericolo per le Istituzioni e questo deve risultare inaccettabile. Si sentono legittimati ad agire come meglio credono per fermarmi… – respirai profondamente e diedi l’affondo – “anche simulando un furto”. Oggi può sembrarti incredibile che si possa arrivare a tanto, ma non è lontano il giorno che queste operazioni saranno disciplinate per legge così da permettere sonni tranquilli a chi le compie».
Tony borbottò qualcosa come se volesse aggiungere dell’altro, ma poi, scosse la testa e si diresse verso casa assieme alla piccola.
Erano troppe le domande che i due ci ponevano rimanendo tranquillamente seduti in vettura; ed era uno strano modo di operare in quella situazione. Cercai inutilmente di spiegarmelo pensando che, grazie alla tecnologia, ogni informazione utile a individuare i responsabili del “furto” si poteva divulgare rapidamente.
La sensazione che volessero evitare di entrare all’interno dell’appartamento si rafforzò quando, al mio ennesimo invito di sottoporre a verifica i locali, chiesero l’indirizzo del ristorante cinese e spiegarono che prima di procedere con ulteriori accertamenti, avrebbero dovuto effettuare una telefonata di “controllo”.
Il mattino seguente compilavo la lista di tutto il materiale trafugato. Mancavano due orologi da polso, due macchine fotografiche, due telecamere… già! Guardai la grossa valigia della videocamera professionale e l’afferrai rabbiosamente per lanciarla sull’erba in mezzo al giardino.
«Carmela, non toglierla da lì per nessuna ragione, anche se dovessero passare dei mesi non dovrai toccarla – urlai con foga – lasciala così, bene in vista, perché chi passerà davanti a questa casa possa chiedersi che diavolo ci fa quel coso tra l’erba. Sono certo che un giorno la telecamera che hanno rubato tornerà in quella valigia, e io ve la lascio sotto gli occhi di tutti appunto per questo, perché si sappia che l’avevo previsto.»
Lei andò sulla soglia di casa e rimase alcuni istanti a fissare il grosso contenitore di plastica grigia; certamente pensò trattarsi di un mio gesto irrazionale, perché richiuse la porta senza parlare e si allontanò. Poche settimane più tardi, la distanza tra noi era divenuta incolmabile.
Un acuto dolore alla spalla mi fece distribuire il contenuto della bustina di zucchero proprio sulla foto a corredo dell’articolo. “È curioso, ma pare che sepolta sotto questa nevicata di zucchero ci sia proprio la telecamera professionale sparita da quasi due anni”.
Guardai con molta attenzione dopo aver ripulito e non c’era alcun dubbio, si trattava della stessa, e sullo sfondo stava la HI-8 amatoriale. Ultimata la lettura, considerai che le modalità del ritrovamento erano perlomeno strane. Due settimane più tardi ritirai gli oggetti presso l’ufficio preposto e subito dopo la mia destinazione fu il teatro dell’operazione di recupero.
Era una palazzina di tre piani, poco lontana dal centro di Opicina, un paese sull’altipiano. Suonai e una donna dall’accento slavo venne ad aprire. Tra le pieghe della gonna un bambino che si reggeva in piedi a stento e, alle sue spalle, un uomo robusto sulla quarantina.
«Vorrei presentarmi, sono venuto per farle delle domande ma innanzitutto devo dirle che non voglio debba passare dei guai a causa delle videocamere trovate nella sua cantina, non intendo chiedere il risarcimento dei danni subiti, ma solo avere alcuni chiarimenti. Ne sono il proprietario e…»
Non mi lasciarono continuare né simularono lo spavento.
«Senta quello che io dico, io giuro e anche lei mia donna giura che quella cosa in mia cantina non è mai stata. Mi hanno messo roba rubata per farmi pagare a me.»
«Chi crede sia stato?»
«Non posso sapere sicuro, non so capire.»
«Non ha litigato con nessuno ultimamente?»
«No! No! Io lavoro in Trieste, fa solo muratore.»
Rimase qualche attimo indeciso poi, stringendo nervosamente i pugni, proseguì: «A me tre di miei amici che rubano, quasi un anno fa passato mi dicevano che io dovrò pagare loro tre perché non ho prestato soldi per avvocato.»
Sembrava esile come movente, ma non avevo niente da perdere se frugavo più a fondo.
«Dove li posso trovare?»
«Non so, tutti tre tornati in Serbia, perché polizia arrestato un anno fa tutti e tre. Io penso che loro arrabbiati con me per soldi di avvocato e allora mandato amico suo con cineprese e con chiave di mia cantina che loro tenevano.»
Con sollievo pensai che non sarebbe stato necessario seguire la lunga pista che portava fino a un villaggio della Serbia.
«Avrei ancora una domanda prima di togliere il disturbo, vorrei sapere se le sue chiavi, intendo quelle della cantina, erano in loro possesso quando furono arrestati dalla polizia.»
«Si! Perché noi amici fino a quel momento.»
Sembrava non ci fosse altro da chiedere, salutai i due che lasciavano ancora percepire il loro timore e tornai alla moto per scendere in città.
Lungo la strada memorizzavo ogni dato ricevuto e li comparavo con quelli già in mio possesso. Gli elementi di cui disponevo indicavano una sola ipotesi credibile: il furto era stato organizzato con cura da una organizzazione molto agguerrita. Dei comuni ladri, senza doti di preveggenza, non conservano la refurtiva per quasi due anni allo scopo di vendicarsi di chi, in futuro, si poteva rifiutare di prestar loro dei soldi per l’avvocato. Vendendo la telecamera si sarebbero procurati il denaro, che in seguito sarebbe loro servito, con un rischio minore.
Era molto più probabile l’ipotesi che stava delineandosi: i soliti “ignoti” volevano capire a quale progetto potesse servire la telecamera e l’unico modo per scoprirlo, era quello di farmi tornare in suo possesso. Giunto al banco lasciai cadere sul piano di granito il rotolo di banconote fermato da un elastico.
«Signori, per cortesia, un attimo di attenzione: ci sono dieci milioni a disposizione di chi fornirà un indizio che mi permetta di risalire agli autori del furto.»
Il tono, dall’enfasi forse eccessiva, faceva apparire quel gesto come il disperato tentativo di recuperare gli altri oggetti che mi avevano rubato.
Attesi che la loro attenzione venisse catturata dal mazzo di banconote e, senza badare ai loro commenti inopportuni, aggiunsi che l’aver violato la mia casa era un gesto che andava punito col sangue. Quella insolita dichiarazione di guerra si concluse con una promessa. Se il caso porta il libro al successo, sul banco dell’Heminghway poserò cento milioni. Con quella mossa, davo l’opportunità a qualcuno di segnalare ai “soliti ignoti” la mia intenzione di colpire gli autori del furto.
«Sono Manuela, potrebbe gentilmente passare in ufficio?»
«Certo, quando?» «Il più presto possibile, non ho ben capito ma riguarda la presentazione del libro; può venire questa sera per le sette e trenta all’ora di chiusura?» «Ci conti.»
Le prime ombre stavano calando quando scesi la ripida scala di ferro guardando l’orologio. Accidenti!… Sono arrivato con un’ora d’anticipo. Dal piccolo locale, sempre stracolmo di libri, uscivano le voci di alcuni uomini. Risalii la scala di ferro, furioso ma rassegnato a tornare all’orario convenuto. Allontanandomi dalla rampa notai per caso i tre uomini che uscivano dall’ufficio.
Un’ironica considerazione balenò nella mente: quei tipi sembravano piuttosto i soliti “ignoti” che dei classici rappresentanti di libri e questo mi fece sorridere. Passando davanti alla vetrata della libreria scorsi Manuela intenta a servire uno studente.
«Salve! Sono in leggero anticipo a quanto pare, ha saputo qualcosa di più riguardo la data della presentazione?»
«Buonasera, devo darle una brutta notizia, hanno telefonato dalla Camera del Commercio per avvisare che non possiamo presentare il libro in occasione della fiera, sono stati indotti a chiamarci dagli organizzatori della Gutenberg.»
«Sarebbero?»
«Chi gli ha contattati è stata la direttrice della biblioteca civica.»
«Il motivo?» «Non sanno o non vogliono dirlo, ho insistito ma hanno risposto evasivi. Dicono che il vicesindaco, il quale è anche assessore alla cultura, si sia rivolto alla biblioteca centrale perché il libro non è in linea con la politica culturale del Comune e dunque -Erieder-, in piazza Unità non dovremo portarlo. Ha precisato che nel caso l’editore si ostinasse a inserirlo nel calendario delle manifestazioni, può star certo che alla Gutenberg non ci sarà posto per lui.»
Era una situazione strana, e lo fu ancora di più in seguito, quando, incontrato casualmente il vicesindaco, constatai di persona che lui era completamente all’oscuro dell’esistenza di -Erieder-.
Dunque era logico chiedersi chi poteva aver suggerito di ostacolare il libro, anche se appariva probabile che si trattasse proprio degli autori del furto. Bloccandone la diffusione si poteva esser certi che i cento milioni non sarebbero mai stati posti sul banco di granito del bar Hemingway.
Mostrando di poter influire sulle scelte compiute dai politici, relativamente ai prodotti “non in linea con le politiche culturali”, i “ladri” lasciavano incautamente intendere di essere i “consiglieri” della direttrice dell’asilo e di aver portato i loro “suggerimenti” anche all’editore nel periodo antecedente la stampa della prima edizione.
La conferma per questa ultima ipotesi si palesò dopo una lunga serie di rinvii. Il titolare della casa editrice, all’inizio li motivò con argomenti pretestuosi, infine, si giustificò per l’intollerabile ritardo attribuendolo all’incendio della tipografia di cui si serviva.
Più testardo di un mulo, non avendogli lasciato alternative, alla fine assicurò che sarebbe riuscito a stamparlo. Il libro sarebbe stato pronto per la prima udienza del processo che si doveva svolgere a mio carico, e lui avrebbe mantenuto il suo impegno.
Leggendo ERIEDER, si notano gli oltre duemilacinquecento errori di spaziatura in sole 243 pagine. Questo rende improponibile la stampa di un libro carente dei requisiti più elementari; mentre inaccettabile è la giustificazione adottata per l’ultimo rinvio: la menzogna dell’incendio alla tipografia, un evento in realtà mai accaduto. Fu uno strano modo di agire, che trova una possibile spiegazione solo nel caso che i soliti “ignoti” abbiano “consigliato” l’editore.
A ogni modo, l’impegno per sabotare un’opera letteraria con lo scopo di proteggere gli autori del furto che avevo subito, appariva eccessivo; quindi andava cercata e provata l’esistenza di una ragione occulta.
Quel motivo nascosto si sarebbe potuto scoprire analizzando gli eventi, inseriti nella straordinaria trama di questo racconto, che possono costituire un potenziale pericolo per alcune istituzioni. È probabile che al termine delle vostre riflessioni la risposta sia concorde: hanno voluto impedire che il sogno racchiuso in queste pagine, intuito con tanta chiarezza dal critico letterario del quotidiano locale, venga condiviso da altri. Una possibilità da non escludere, se pensiamo ai più assurdi progetti, come quelli di alcune sette votate al suicidio di massa, che hanno la capacità di assurgere a vita propria se, chi propone incubi infernali, li fa sembrare simili a sogni celestiali.
Fu la sola a offrirmi ospitalità quando le confidai che da alcuni anni dormivo sul ciglio di una strada.
Passò poco tempo dal nostro incontro, e già si condivideva ogni ora del giorno e della notte. Ogni istante era vissuto pienamente e ricavavo un’infinità di informazioni utili. Dovevo esser certo che potesse collaborare alla mia Opera, e a lei doveva apparire chiaro il compito che stava per assumersi. Da quando ero suo ospite a S. Giacomo, al mattino si andava a bere il caffè in bar Galleria e, come al solito, lanciavo frequentemente uno sguardo all’auto in doppia fila.
Quel giorno si rivelò particolare, altre importanti tessere si aggiunsero a quelle di cui già potevo disporre per sostenere la possibilità che l’attacco a cui ero sottoposto partisse da tre fronti.
Valutai che il primo veniva sferrato dall’interno della mia famiglia e riguardava i ruoli che l’uomo e la donna stanno scordando. Nel mio caso veniva rigettata la funzione di padre e capofamiglia; nello specifico, quel compito necessario e insostituibile, di porre dei paletti. Una attività, tra le più impegnative da svolgere all’interno di un nucleo familiare, che mira a evitare ai figli di perdersi lungo la via.
Il secondo attacco veniva sferrato dalle Autorità. Era finalizzato a distruggere chi attentava al Sistema, divulgando il progetto di una Umanità libera da ogni forma di coercizione e capace, per la prima volta nella sua lunga storia, di agire di concerto col trascendente.
Il terzo e ultimo, impossibile da arrestare senza la disponibilità di un’arma spirituale, o sincronica, era coordinato al pari degli altri due da un’Entità in grado di instaurare invisibili ma efficaci collegamenti tra gli eventi casuali e le persone propense a ostacolare il mio progetto. Essa riusciva a farlo con cronometrica precisione.
L’uomo privo di consapevolezza è inerme davanti a quella sincronicità che appare finalizzata a perseguire di volta in volta il Male; egli può solo ascoltare il suo istinto e la sua volontà che gli suggerisce di combatterla. Solo a pochi essa appare nella sua vera forma, è in realtà nient’altro che uno degli infiniti aspetti di Dio, è la stessa Energia di cui anch’io dispongo e alla quale, chiunque sia consapevole della sua esistenza, può attingere. Essa rende possibile ciò che a molti è ancora incomprensibile: il Lyla, il gioco trascendente tra il bene e il male, quello tra la gioia e il dolore, l’unico gioco che, essendo perfettamente equidistante, risulti perfetto.
Ora di questo gioco vale la pena parlarne per comprenderlo meglio. Esso è simile a uno spettacolo cinematografico, un film che può trattare la paura, l’orrore e altro. Dovremmo evitarlo, eppure, consapevoli che si tratti di finzione, ci coinvolge divertendoci. La realtà che troviamo all’esterno di una sala cinematografica, è in verità identica, qualora la stessa consapevolezza ci informi che la suddetta realtà è teorica, siamo pronti per assaporare l’estasi del nuovo spettacolo.
Come vedete quell’Uno, alle sue innumerevoli peculiarità, aggiunge quella di scindersi in due fazioni che, da tempo immemorabile, si fronteggiano per il “controllo“ della Realtà. Un controllo che a sua volta presenta caratteri opposti: il primo si espande dall’uno agli altri e si preserva con l’amore, il secondo, accentratore, va raggiunto e conservato col terrore.
Per comprendere come sia possibile che la medesima energia scateni forze così diverse, dobbiamo pensare a un astratto elemento comune a tutti gli esseri umani; si tratta del desiderio di raggiungere e mantenere la felicità. Continuamente affiora dal nostro subconscio ed è uno stimolo innato che chiameremo convenzionalmente energia. Quando attraversa la mente di chi dispone di beni in abbondanza, lo porta a chiedersi come continuare a goderne il più a lungo possibile.
Lo stesso risultato si ha in chi è padrone solo della sua disperazione, egli si domanda come uscire da quella situazione, raggiungere qualche forma di felicità e gioirne continuamente. Gli Illuminati, in realtà dei pensatori eccelsi, di cui molto si è scritto, soprattutto negli ultimi due secoli riguardo il loro sogno di instaurare un Nuovo Ordine Mondiale, sono a loro volta suddivisi in due schieramenti contrapposti.
Essi operano spinti dalla stessa energia con lo scopo di realizzare un Progetto che, al suo compimento, assicuri l’appagamento totale.
I vertici delle due fazioni, consapevoli che le strade per giungere alla meta estatica divergono completamente, sanno che qualora si segua la via della mano destra, così chiamata semplicemente per distinguerla dall’altra, essa si mostra nel suo Terrificante aspetto finale. Espletando l’altro percorso, appare come il Giardino di Dio.
La differenza sostanziale tra i due schieramenti è semplicemente il tragitto e il modo per raggiungere l’obiettivo finale, per tutti l’identica estasi. Questa concezione va spiegata con cura in modo che in seguito non sorgano equivoci. Teniamo presente innanzitutto come ciò che si immagina perfetto, non risulti tale se carente di una sola qualità o di un singolo elemento. È evidente che alla meta perfetta corrisponda un percorso altrettanto impeccabile; un sentiero che preveda ogni genere di esperienza senza alcuna preclusione, altrimenti, quel percorso si rivelerebbe incompleto e dunque verrebbe considerato imperfetto.
Si può anche dire che un uomo, dalle capacità economiche notevoli, qualora intenda accrescere il suo potere e i benefici che da questo derivano, calpestando le necessità degli altri, è indubbio che possa comunque godere degli utili accumulati. L’altra via, a cui si fa riferimento, è quella che indica la condivisione, essa viene scelta dopo aver realizzato che per giungere alla meta ambita si debba calpestare con i propri piedi ambedue i sentieri.
Da quanto dichiarò la direttrice dell’asilo di Giada e dalle parole di Vera, che diede prova di possedere quella straordinaria sensibilità che è caratteristica comune degli Iniziati, vediamo che due aspetti della stessa immagine, costantemente in attrito, rivestono pur sempre dei ruoli all’interno delle istituzioni, nelle associazioni e in tutte le altre componenti più o meno organizzate della società; includendo in questa ultima anche quelle forme di socialità più primitive. Si è anche visto che i due schieramenti sono in attesa dei rispettivi leader e un esempio a tale proposito giunge da Seul in Corea. Nelle due torri acquistate per ottanta milioni di dollari dai millenaristi, allo scopo di informare per tempo i loro seguaci, è stata allestita una sezione che vaglia ogni elemento e qualunque notizia lasci intendere la presenza dell’Anticristo. È ragionevole supporre che nell’era della comunicazione globale, qualche Illuminato, al vertice di uno degli schieramenti, possa casualmente ricevere una copia del primo manoscritto o, fatto ancora più grave, una delle ultime versioni. Per certo si sa che una tra le prime arrivò in trentino, mentre un’altra fu portata a Roma nella sede di un alto funzionario ecclesiastico.
Venne a confidarmelo il buon Eugenio, lo straordinario conoscitore della natura umana che ci piace credere indicato dal Walsit con il nome di Fisherman, al suo ritorno da Trento. Egli raccontò che alcune persone, sicuramente della capitale, lo avevano avvicinato con un pretesto per porgli delle domande sull’autore del manoscritto che recava con sé. Disse che si mostrarono molto scettici quando dichiarò di conoscere chi l’aveva realizzato, e di aver pensato che lo scopo della loro incredulità fosse quello di indurlo a parlare dei particolari di cui era a conoscenza.
Credo che per poter sfuggire alla tenaglia delle due organizzazioni esoteriche, la scelta di dare un quadro dell’Antilegge confuso e controverso, attenendomi alle indicazioni vecchie di secoli, sia stata la più saggia.
«Se dunque vi dicono: “Eccolo, è nel deserto”, non andate; “eccolo, è nelle stanze segrete”, non lo credete. » (Matteo)
A quanto pare ci sono riuscito egregiamente e ho potuto continuare la mia opera grazie al timore che le due fazioni nutrono reciprocamente.
Per capire come la paura influenzi le decisioni di quelle che potremmo chiamare “unità combattenti” con un basso grado di addestramento, basta riflettere sul comportamento che di solito il singolo individuo assume quando si trova nella situazione di dover agire contro o a favore di qualcuno. Egli interroga inconsciamente il suo istinto per chiedere se dal suo operato può derivargli un contrattempo o peggio.
Nel caso che ci interessa è accaduto spesso che delle persone abbiano ritenuto poco saggio aggredirmi perché a conoscenza del fatto che sapevo destreggiarmi con le mani. Altre volte il freno alla loro irruenza è stato rappresentato dal semplice timore di complicazioni d’ordine giudiziario. Di un tale timore, non doveva esserci traccia nell’animo di chi violò la mia casa, è però possibile che, il tentativo di dare concretezza a quella figura inquietante, sia in minima parte riuscito e venga considerato potenzialmente rischioso colpirmi con più determinazione. Qualche esaltato potrebbe non gradirlo e agire di conseguenza contro chi vi ha preso parte in prima persona.
Attualmente il rischio maggiore, per chi si mostrò tanto astioso verso chi vi sta raccontando questa storia, è solo lo sdegno per il loro operato. Credo sia lecito sdegnarsi se durante una udienza in Tribunale un avvocato esordisca con queste parole: “Io non so se l’uomo che abbiamo davanti è o non è l’Anticristo, ma dobbiamo fermarlo…”. E credo lo sia anche per i tanti articoli dal contenuto fortemente denigratorio sul quotidiano locale. In uno di questi, le poche righe calunniose, involontariamente lasciavano trapelare un pizzico di timore. Una spezia per pietanze che vanno servite durante un banchetto finale. Nella cronaca della città si leggeva: «Sono l’Anticristo», ha velatamente suggerito l’autore del libro ad amici e conoscenti. Lo hanno saputo anche alcuni giudici che dovevano processare l’uomo e che prudentemente hanno rinviato l’udienza ad altra data. Se dare corpo ai timori ancestrali dell’uomo pare ingiustificato e fantasioso, lo è per chi non utilizza l’intuizione, questa operazione è una sfumatura che si tinge di giallo attorno alle tessere del mosaico che sto formando; una sfumatura che ho voluto sistemare con cura perché la sua perfezione vi conquisti.
Il caso, dopo tanti anni, mi riportava tra i piedi la persona conosciuta nel carcere di Trieste. In quel posto terribile e deprimente per chi vi soggiornava, due soli detenuti avevano assistito alla stesura di una lettera per il leader del Cremlino. Lui era uno dei testimoni e non ricordo con quale diminutivo o pseudonimo si fosse presentato allora. L’impressione che ne avevo tratto era comunque quella di un giovane dotato di una mente sottile ma turbata da grandi incertezze. Nel corso degli anni successivi erano avvenuti alcuni incontri e, in una di queste sporadiche occasioni, gli consegnai una bozza iniziale del nostro racconto per riceverne un giudizio. Il caso suggerì di parlare più diffusamente del mio progetto e gli confidai che avevo deciso di utilizzare la telecamera per realizzare un nastro dal contenuto esplosivo.
Doveva servire, così gli feci credere, per dare la spallata definitiva al Sistema. Qualche anno dopo lo rividi e lui si sprecò in mille complimenti al punto da risultare un adulatore poco credibile; quella categoria di individui che la saggezza popolare impone di evitare come la peste. Ma quel subdolo atteggiamento non bastò a mettermi in allarme.
Ci riuscì pienamente, quella mattina in bar Galleria, dopo la seconda birra. Confidò di sapere i nomi di chi era indagato assieme a me, per traffico d’armi, dopo che le accuse ufficiali mosse dalla mia famiglia erano già state vagliate dagli inquirenti.
« Ehi! Come va, è tanto che non ci si vede.»
«Ciao! Ti pensavo giusto ieri e mi chiedevo che fine avessi fatto.»
«Nulla di speciale, sono riuscito a pubblicare il libro nonostante alcune resistenze e ora attendo gli sviluppi.»
«Spero di avere una copia con autografo per il mio contributo alla sua realizzazione… potresti lasciarla al bar, mi conoscono e non dovrebbero esserci problemi.»
«Stai tranquillo, chiunque abbia partecipato al progetto riceverà secondo le sue opere».
Sembrò colpito dal tono ironico e si avvicinò con prudenza.
«Potresti offrire una birra -gettò uno sguardo sui presenti prima di continuare con circospezione- ho qualcosa per te che vale sicuramente di più.»
Indicai un tavolino appartato e lo raggiunsi con le birre.
«Di che si tratta?»
«Ho un documento che ti riguarda ma non chiedermi come sono riuscito ad averlo, non posso dirtelo e poi è probabile che tu nemmeno mi creda.»
«Vediamo, lo hai con te?» «Scherzi?.. però posso portartelo tra cinque minuti, il tempo sufficiente per andare a prenderlo, abito qui vicino ora.»
Indeciso se mostrarmi perplesso o simulare una intensa curiosità, optai per un atteggiamento indefinibile. Se c’erano veramente delle informazioni utili, era quello che mi avrebbe consentito di ottenerle. Bevendo l’ultimo sorso di birra lo vidi riapparire e chiedere di poter ordinare un’altra.
«Sono curioso di vedere la tua faccia quando capirai di che si tratta – sussurrò sedendosi – prima di consegnartela però, voglio dirti anche dell’altro; non potrò rivelare come sono entrato in suo possesso né fornirti prove che quanto dirò sia vero, ma tieni presente che l’unico vantaggio sarà forse quello che ti ricreda su di me. Non mi hai tolto il saluto quando tentai di rifilarti il bidone del binocolo e per me è già tanto; solo un amico di vecchia data poteva farlo… o un Maestro.»
Lo scrutai attraverso le lenti brunite per catturare la minima sfumatura di derisione ma, stranamente, per una volta sembrava completamente sincero. «Ho già scordato il tuo gesto, avevo capito da cosa eri spinto e ho potuto giustificarti.»
«Ascolta senza interrompermi, ricordi l’assegno che ti è stato sottratto? È andato distrutto, sai da chi? Da una persona che conosci bene e che abita in via S. Pelagio in un appartamento con la porta di ferro.»
Sorseggiò la sua seconda birra lentamente, lasciò abortire un sorriso, poi sfilò una busta dalla tasca e la posò sul tavolo.
«Devi fare molta attenzione, da parecchio tempo la polizia italiana è in contatto con gli slavi per farti marcire in qualche galera ai confini con l’Ungheria.»
A quelle parole non era semplice ribattere con disinvoltura.
«Stai scherzando? Basta una birra per farti dire cazzate? Perché mai tutto questo impegno per farmi finire in carcere, e da un’altra parte del mondo poi, è illogico e non c’è ragione per farlo.»
Il tipo non si scompose minimamente e continuò: «Il motivo è semplice, sei visto come un personaggio molto scomodo e carcerandoti in Italia continueresti a rimanere una figura scomoda, sei un comunicatore e un guerriero nato; non ti si può comprare… solo eliminare in modo democratico».
Rimase qualche istante in silenzio, poi, notando che non toglievo lo sguardo dalla busta, mi invitò ad aprirla. Allungai la mano e sfilai il foglio all’interno. Una rapida occhiata e potevo lasciar trasparire tutto lo stupore. Era una comunicazione giudiziaria dalla quale risultava che due persone, due perfetti sconosciuti, erano indagati entrambi per avermi procurato delle armi.
«Chi sono questi due? Chi ti ha consegnato questo? Quando?»
«Ti ho avvertito che non avrei potuto aggiungere altro; una volta sono stato massacrato di botte… da uno che aveva le spalle il doppio delle tue. Quando finì di pestarmi mi puntò la pistola in faccia e mi avvertì che la prossima volta non me la sarei cavata così a buon mercato. È stato a causa tua e non vorrei che si ripetesse.»
«E va bene, ti ringrazio comunque, lo conserverò con cura, è possibile che prima o poi mi capiti di conoscere quelle persone e saranno loro a spiegarmi il resto.»
Uscimmo dal bar e dopo una rapida stretta di mano le nostre strade si separarono per sempre. Lui, seguendo la sua, due mesi dopo arrivò fino al prato dove fu costretto a inginocchiarsi tra i rifiuti per ricevere una pallottola nella nuca. Quando il giornale locale riportò la notizia della sua morte, corredò l’articolo con l’opinione che avevano di lui nell’ambiente che frequentava: si mormorava fosse un informatore di vecchia data. Scoprirlo non era una sorpresa, e non lo era nemmeno quel casuale incontro avvenuto poco dopo quel cruento episodio.
Ero seduto al tavolo di una trattoria sull’altipiano, poco distante c’era un giovane sotto i trent’anni, elegante e distinto; non ricordo chi iniziò la conversazione, ma durante quel breve scambio di battute, raccontò la confidenza ricevuta alcuni giorni prima da un ufficiale di polizia, un suo stretto parente: “Hai fatto caso che gli informatori fanno tutti una brutta fine? Raramente capita che muoiano nel loro letto”.
L’anonimo commensale, alla cinica considerazione del parente, osservò che probabilmente si trattava di vendette a lungo covate e di esser rimasto stupito dalla precisazione ricevuta in risposta: “No! Non si tratta di vendette, semplicemente non servono più, e a quel punto divengono pericolosi”. Successivamente trovai altri indizi, sufficienti per capire chi poteva aver sparato in quella nuca. L’ultimo, alcuni anni dopo la morte dell’uomo conosciuto per caso, lo fornì Gabry, una donna che provò a riempire le pagine del libro rimaste bianche. Un tentativo che fallì solo parzialmente, come potremo vedere nell’ultimo capitolo. Lei aveva incontrato l’uomo quindici giorni prima che morisse tra i rifiuti, secondo il suo racconto le era parso molto strano, sembrava paranoico… e provava un terrore folle della polizia. Il caso mi portava la risposta alle domande relative a quel drammatico episodio prima ancora che le formulassi.
Questa irreale contrapposizione, questo falso conflitto, accade poiché ci si immerge nel dualismo. Nell’Unità, nell’assoluto identico, ciò non avviene. L’Idea, che ognuno è libero di concepire come crede, quando discende nel molteplice è sottoposta, o meglio è relativa, al luogo (spazio) e al momento (tempo). Essa rimane comunque l’Idea assoluta, sebbene assuma le innumerevoli forme che conosciamo: quegli aspetti mutevoli che spesso riescono a confonderci.
Realizzando questa semplice verità ci si identifica con tutto l’esistente e si comprende con gioiosa meraviglia che l’idea nobile è della stessa “materia” dell’idea meschina e, qualora compaia il desiderio di assaporarne i frutti, dobbiamo semplicemente entrare nel giardino dello spazio-tempo.
Ora, credo sia giunto il momento di allontanare da noi i saccenti; quelli che sanno sempre una riga più del libro, di qualsiasi libro. Essi mi hanno seguito in queste pagine pesando le parole come fossero pietre. Ebbene sì! Troveranno tra questi fogli delle pietre d’inciampo, messe per liberarmi di chi è sempre alla ricerca di cavilli. Per raggiungere questo scopo chiederò loro di impegnarsi a “essere il tempo”. «-Se ci apriamo al “tempo”, esso può agire e parlare più liberamente attraverso di noi. Il nostro parlare e i nostri gesti diventano completamente irreprimibili e spontanei, perché sgorgano dal “tempo”, il centro dinamico del nostro essere. Tutto ciò che siamo e facciamo diventa espressione diretta e apertamente fedele della struttura interna del “tempo” in se stesso.-» (-Tempo Spazio e Conoscenza- pag. 153)
Questo processo di trasformazione potrebbe rivelarsi estremamente vantaggioso e facile per chi ne sa più di me, essendo sufficiente, per condurlo a termine, lo stesso impegno necessario a formare un valido artigiano. Va quindi estromessa quella frangia di persone saccenti, per riservare la domanda che segue ai ricercatori che hanno accantonato i loro preconcetti.
Chiediamoci se sia possibile spiazzare i “sapienti”, vedremo che basta il consiglio di Tarthang Tulku, per scatenare nell’animo dei nozionisti, emozioni di rifiuto e smarrimento.
Solo chi sa dominarle può rispondere ai tanti quesiti posti tra queste righe. Uno di questi riguarda i miliardi di individui che vivono sul pianeta; quanti di essi possono sostenere di aver vissuto situazioni identiche a quelle descritte nei secoli scorsi, con dovizia di particolari, dai chiaroveggenti -. Si può parlare di un numero molto esiguo.
Ma c’è da chiedersi ancora: -E tra questa ristretta cerchia di persone, chi può enumerare così tanti episodi vissuti che coincidano perfettamente con gli eventi preannunciati da santi, mistici e veggenti-.
Senza il minimo orgoglio, come osservando la dimensione delle nuvole nel cielo, non attribuendo a esse alcun merito per le caratteristiche possedute, ipotizzo di essere colui che è stato chiamato. Per una simile affermazione un solo dubbio è concesso: chiamato da chi? Dalla direzione del vento, dalla sua velocità e da molti altri elementi sappiamo quando possa scatenarsi la tempesta. Dopo aver trovato tanti indizi a supporto della mia ipotesi, quale sarà il modo più sensato di porsi di fronte a quanto abbiamo scoperto? Rifiuto?… E allora mi rincresce, ma credo si debba attendere ancora a lungo prima di veder risplendere questo gioiello che sta sotto i nostri piedi. Ilarità? Ne dubito, forse il riso si potrebbe trasformare in pianto. Speranza? “Chiedete e vi sarà dato” è stato scritto, e dunque, se si chiede di venire… a qualcuno…, c’è da attendersi che faccia la nostra volontà!
Come si è detto, non si deve credere alle parole ciecamente, ma munirsi d’attenzione e discernimento ben superiori a quelli necessari per attraversare un campo minato. L’unico aiuto lo riceverete da chi non ha piegato il ginocchio davanti al Vitello d’oro. Trovate quelli capaci di piegarlo dinanzi al loro servo, poiché essi sono i testimoni che precedono la fine del tempo, essi sono i 144.000 eletti venuti a consigliare.
Ho in precedenza sostenuto che ogni cosa immaginata è, che non si può postulare nulla che già non ci sia in realtà da sempre. Ritengo a questo punto, dopo esser stato oggetto della vostra benevola attenzione, che la realtà per voi non sia più identificabile solo come una roccia, un pianeta o l’Universo, elementi tangibili e concreti; ma sia reale anche ciò che materiale non è. Anche gli elementi costitutivi della quotidianità, quelli per intenderci privi di massa, peso, colore, forma, odore, ecc… che non dovrebbero esistere secondo i canoni della fisica, interagiscono al di là di ogni dubbio con la nostra realtà.
Prendiamo a esempio questi oggetti appartenenti all’altro Universo, quali la gioia e il dolore e chiediamoci: quant’è larga e quanto pesa la gioia?… Che profumo ha e quanto sarà alto il dolore?… Ribattere a queste domande sostenendo che si tratti di reazioni chimiche a livello cerebrale, non è una risposta esauriente e neppure rende concreto ciò che secondo quell’ottica obsoleta, non può assolutamente esserlo.
Eppure la gioia e il dolore sono reali, chi può dubitarne? Infatti per evitare di esser colpiti dalla sofferenza giungiamo a impiegare tutte le nostre risorse e, per ottenere un piacere, qualcosa che non dovrebbe esserci secondo la stessa ineccepibile logica mentale, talvolta siamo disposti a tutto.
La Realtà dunque, affonda saldamente le sue radici in ciò che straordinariamente riesce a spezzare l’unità: il Nulla, il non concreto, l’inconoscibile. Come abbiamo visto per quegli oggetti, così anche la vostra forma può entrare a far parte di quell’altro Universo, e riuscirci è facile, basta crederci. Allo stesso modo, è semplice poter credere che l’esistenza di quegli oggetti non dipenda da una particella infinitesimale né da un pianeta e nemmeno dall’intero Universo.
Talvolta basta un semplice sogno perché si divenga consapevoli della contemporanea esistenza di infiniti noi, con pensieri, intenzioni ed emozioni diverse. Ognuno di quei noi è complementare a ogni cosa contemplata nel sogno come nella realtà; dunque, l’io inconsapevole delle sue infinite forme si manifesta e si modifica indipendentemente dal suo stato di sogno o di veglia. Questa è l’onnipotenza di Dio, la stessa onnipotenza che tutto pervade e che tutti noi possiamo manifestare. Ho parlato di testimoni, eletti che confermino le mie parole: per caso ho tra le mani l’opera di un seguace della Mère, la grande discepola di Aurobindo. Egli descrive una sua esperienza personale largamente sovrapponibile all’episodio inserito nel capitolo di Laura; nello specifico, il momento in cui il corpo di Franz divenne strumento inconsapevole del Trascendente e parlò per sua volontà. Ciò che segue è semplicemente una delle tante possibili verità, e la riporto in modo chiaro ed esauriente usando le stesse parole di quell’autore:
«-Mi portano un giorno una fotografia di una persona completamente sconosciuta, che abita a diecimila chilometri di distanza; la guardo:… impossibile spiegare. È una totalità di percezione simultanea che ingloba tutti i livelli dell’essere… Poiché dunque era impossibile dire mentalmente alcunché alla persona che aveva portato la fotografia, improvvisamente mi sono sentito spinto a fare un gesto, un gesto assurdo, come di uno che distribuisca le carte a una partita di bridge! “Ma è precisamente il suo tic! È il gesto che fa mentre parla! ”. Ed è proprio così, si è dentro la persona, a diecimila chilometri di distanza, e non soltanto nella sua testa, ma nel suo corpo, con tutti i suoi tic e i suoi riflessi fisiologici…» (-La nuova Specie- pag. 19)
«-Noi esistiamo come campi che possono amalgamarsi… abbiamo a disposizione molti modi di collegarci fra noi a distanza.- » (-The Ultimate Atlete- pag. 63)
Nel saggio di Richard Hofstadter si legge: -La credibilità dello stile paranoide presso coloro che lo ritengono credibile, consiste, in parte notevole, nella sua apparente considerazione del particolare estremamente accurata, coscienziosa e coerente, e nella raccolta meticolosa di ciò che può servire da prova convincente per le conclusioni più fantasiose, per la preparazione accurata del grande balzo dall’innegabile all’incredibile.- (-The Paranoid Style in American Politics and Other Essays- p. 37)
Questo passaggio sarà utile per non cadere nella trappola di chi, facendo propria la tesi di Richard Hofstadter, vorrebbe ridurre questa opera a un maldestro tentativo patafisico di perseguire caparbiamente un’idea.
Va considerata anche l’accusa di non voler sentire i punti di vista degli altri, per cui, non solo eviterò di appellarmi agli uomini che intuiscono l’imminenza del cambiamento, ma passerò a porre domande.
Oleinik (ex Vicepresidente di una delle due Camere del Parlamento Sovietico) nella sua recente opera -Il Principe delle tenebre- afferma che Reagan, Gorbaciov e Woytila sono in realtà delle pedine in mano all’Anticristo.
Esiste la possibilità di influenzare, scrivendo una semplice lettera, anche l’uomo più potente del Cremlino? Se Oleinik indica proprio l’autore di questo libro, egli appare credibile? I tre si prestarono per paura? Uno di loro, si pensa il più amato, è stato freddamente colpito e il motivo non è mai stato svelato, a nessuno è balenata l’idea che l’Anticristo potesse richiamare in modo così drastico chi si prodigò per affossare la Teologia della Liberazione; una dirompente ideologia, nata da poco nel continente sudamericano, che suggeriva di dare anche ai più derelitti la loro parte di felicità. In verità non tutto viene per nuocere, durante il suo secondo viaggio in Germania nel 1984 lanciò questo monito agli uomini: "Il mondo sta vivendo il XII capitolo dell'Apocalisse".
Questo porta a chiederci: se chi viene visto come una figura positiva deve attendersi ammonimenti così terribili… per tanti altri non c’è definizione per descrivere la furia con la quale si può essere colpiti.
Riguardo le manovre occulte che Oleinik attribuisce all’Anticristo, è il caso di fare un breve accenno a ciò che accadde nel 1986 all'interno di una cella del carcere di Trieste. Da lì partì una lettera indirizzata a Gorbaciov e due sole persone assistettero alla sua stesura. Di una ho saltuariamente notizie, l’altra, come sappiamo, è stata brutalmente assassinata con un colpo di pistola alla nuca. Successe due mesi dopo il nostro incontro al bar Galleria, il posto dove mi confidò l’esistenza di un piano dei soliti “ignoti” che doveva servire a farmi segregare in un carcere al confine con l’Ungheria.
La missiva era stata spedita per consigliare al presidente Gorbaciov, l’uomo che ricopriva la carica più importante dell’Unione Sovietica, di forzare la Grande Madre Russia a intraprendere la Santa Missione non più sola ma assieme a Dio e solo a Lui sottoposta. Gli si suggeriva di operare in modo che venisse abbandonata, senza timore, quella nobile ma incompleta Ideologia per realizzare un Nuovo Ordine Mondiale.
Gorbaciov è universalmente considerato il principale artefice della storica svolta e, a Woytila, si riconosce il costante impegno nel provocare il cambiamento di rotta dell’Impero Sovietico e dei suoi Satelliti. Riflettendo su queste circostanze, si può dire che le coincidenze non siano sufficienti a convincerci che essi seguirono i consigli giunti da un punto che diffonde eventi sincronici? [appendice 4]
Dall’altra parte dell’oceano, il presidente Reagan, in tre distinte interviste, rilasciate ad altrettanti quotidiani dall’imponente tiratura, ha invece mostrato di credere imminente un radicale cambiamento dichiarando: “Siamo prossimi all’Apocalisse”.
Il suo grande paese, l’America, senza che i più ne siano consapevoli, sta effettuando una capillare pubblicità a livello planetario del Nuovo Ordine Mondiale. Sui biglietti da un dollaro, diverse generazioni vedono raffigurata la fatidica “piramide con al vertice il simbolo della divinità” e ci sono queste poche ma illuminanti parole: Nuovo Ordine dei Tempi.
Su queste basi, solo una personalità paranoica potrebbe pensare che il Michele, indicato dalle tradizioni come l’inviato di Dio o d’una ignota volontà nell’imminenza dell’Apocalisse, sia proprio colui che recentemente ha seguito il consiglio di ammansire l’Orso Russo e di rendere possibile la scelta tra le due Vie. Una di queste, prevede appunto l’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale, un Sistema capace di penetrare nella nuova dimensione e di utilizzare, per espandersi, l’energia che permette a quella Realtà di manifestarsi. Per la gioia dei paranoici però, troviamo un’altra possibilità. Il Michele che sarebbe giunto prima del cambiamento, va forse trovato nel meno noto ma più incisivo sul piano spirituale, Mikhael Aivanhov, il quale predisse già da alcune decadi, che la stesura del Terzo Testamento doveva provocare appunto un incredibile balzo evolutivo. Egli affermò che nel Terzo Testamento avremmo trovato esattamente ciò che per caso solamente tra queste pagine è possibile trovare.
«Morica Legge [nota 9] sostituir si vedrà, da un’altra più seducente: Ai Boristhenes [nota 10] la prima legge verrà a mancare a causa di una Legge che per Virtù e dialettica più attraente sarà.» (Nostradamus: 3/95)
«Superate intolleranze religiose una nuova ideologia rivoluzionaria conquisterà per prima l’U.R.S.S.» (-The complete Prophecies of Nostradamus- pag. 108)
Forse la risposta agli interrogativi che Oleinik pone, riguardo i tre maggiori leader di fine millennio, va cercata nella possibilità che essi siano stati coscienti di contribuire a realizzare un Disegno Intelligente.
È molto probabile che aumentino i “paranoici” disposti ad augurarsi di trovare altri indizi a conferma di questa ipotesi; ed è altrettanto probabile che aumenti il numero di chi ritiene giusto plaudire, al ruolo che ho scelto, se questa lunga serie di irripetibili coincidenze dovesse ulteriormente svilupparsi. Il ferreo convincimento di quei “paranoici” verrà temprato nella visione del Disegno al quale hanno dedicato la vita i mistici e i veggenti di tutte le epoche e religioni.
Questo Disegno è stato colorato consapevolmente con il sangue di molti martiri e molte tinte fosche sono state fornite a propria insaputa dai loro stessi aguzzini.
Chi ha saputo rendere particolarmente luminoso questo aspetto della realtà, è quell’Uno provvisto di un filo trascendente col quale ha unito le intenzioni di tanti Illuminati attraverso il tempo e lo spazio. Coloro che possono contemplare, anche per un solo istante, quella realtà, amano quell’Uno che ha anche vergato un racconto di cui proprio essi potranno divenire consapevoli protagonisti. Per avere un’idea dell’uniformità di vedute e dell’operato dei tanti maestri di saggezza che si sono succeduti nel corso dei secoli, è sufficiente prendere in esame alcuni passaggi chiave dei loro scritti.
«Il numero delle truppe di cavalleria era duecento milioni, ne intesi il numero.» (Apocalisse: 9/16)
«Dall’Occidente più profondo d’Europa, un bimbo da povera gente nascerà: Che grande esercito con la dialettica sua conquisterà. E la sua fama, il Regno d’Oriente accrescerà.» (Nostradamus: 3/35)
«Quando sarete puri e numerosi, Dio che vi conta, v’aprirà il varco all’azione… Lui solo ha il segreto della battaglia e saprà raccogliervi tutti in un campo e in una sola bandiera.» (Giuseppe Mazzini)
Le profetiche parole di Mazzini, si legano perfettamente con quelle di altri Illuminati. I suoi utopici ideali, affatto sibillini per chi si avvale dell’intuito, paiono prossimi alla loro realizzazione se si considera quanto scritto fino a questo punto e ciò che verrà presentato.
«Ebbene, è giunta l’Ora, io chiamo a raccolta i vostri animi; la cuspide finale necessita del vostro sostegno, il servo che doveva giungere chiede di poter adempiere al suo compito. Io vi domando di poter dettare consiglio sovrano alle Nazioni. E voi, duecento milioni di Cavalieri di ogni continente, di ogni Credo e di ogni Razza, siete pronti? Vi sentite chiamati a dare il sorriso a tanti bimbi disperati, a far rivolgere al cielo lo sguardo riconoscente di chi non possiede che umiltà e speranza?… Se lo siete vi darò il mio segno e tutti vi riconosceranno.»
Dagli elementi che ho inserito nel racconto, credo possa apparire chiaro il piano perseguito dagli Illuminati: creare le condizioni favorevoli all’avvento di una Nuova Era, aprendo un varco che permetta l’ingresso in quella nuova dimensione. Questo progetto viene contrastato da più parti, una di queste viene spinta a farlo dal timore dell’ignoto, che induce molti a negare l’esistenza di una dimensione diversa. In ultima analisi è la paura che ostacola l’affermarsi di un grado più alto di civiltà. Comunque è insensato temere quella dimensione, quel punto senza confini dove si procede consapevoli di dirigersi verso mete difficili da concepire.
Il pericolo maggiore è però rappresentato dai potentati economici e dai loro referenti politici che di proposito bloccano gli schemi evolutivi. Per raggiungere questo diabolico fine si attuano vari metodi, uno di questi è la manipolazione genetica; questa, al di là dei danni più o meno temibili, causa l’arresto del progresso spirituale degli esseri viventi. Un tale obiettivo viene perseguito perché, dalle persone spiritualmente evolute, solo con difficoltà, si può trarre profitto.
Sarà di conforto sapere che nonostante i loro sforzi, stanno lentamente venendo alla luce i segni lasciati durante la millenaria costruzione del varco; il solo che permetta di entrare in quella dimensione.
Inevitabilmente inizia ad apparire agli occhi dei lettori quell’apertura che può assumere infinite forme, anche quelle più imprevedibili… nel mio caso quella di un buio tunnel, per altri, una inquietudine che penetra fino al cuore di una cultura finalmente capace di far proprie le parole, pronunciate da Lord Arnold Toynbee, già nel lontano 1974: -"Si è sofferto per aver venduto l’anima allo scopo di rincorrere un obiettivo moralmente sbagliato e praticamente irraggiungibile… il continuo aumento della ricchezza materiale”-.
La volontà, che non ha eguali in termini di dedizione, di contribuire alla costruzione di quel Varco, traspare con evidenza dai segni, lasciati sotto forma di scritti, come quelli che ci sono pervenuti da parte del Walsit:
«Il nostro scopo non è quello di adorare la luna e nemmeno le stelle, ma di preparare la strada e rendere omaggio a chi dovrà venire per raddrizzare le strade tracciate dal Cristo. L’Anticristo verrà per dire che la strada percorsa porta a una palude e dovrà esser distrutta senza pietà in modo che altri non possano intraprenderla.»
Altre volte l’operato dei veggenti presenta aspetti che paiono contraddittori, ma su questo tema mi sono già espresso in precedenza. C’è da aggiungere che il progetto Erieder, un tassello da inserire nel processo evolutivo, è iniziato nella notte dei tempi; è stato portato avanti dai saggi più Illuminati e dalle categorie più umili di esseri viventi, ognuno con il suo ruolo e tutti ugualmente degni di essere ricordati per avervi partecipato. Infine, c’è da dire che talvolta lo scopo reale delle loro iniziative è stato volutamente celato. Solo agli occhi di quegli uomini che è piacevole immaginare quali figli di Dio, di coloro che ottengono la consapevolezza, esso appare chiaro. Un limpido esempio di ciò sta nella costruzione dei maestosi luoghi di culto. Vengono impiegati tempi e valori considerevoli per trascorrervi solo poche ore nell’arco della vita. Tale operazione sembra illogica, ma la spiegazione di questo operato potremmo trovarla nelle parole attribuite al Cristo: “Se anche questo Tempio fosse demolito io lo ricostruirei in tre giorni”. Questo non è un metodo per millantare in modo meschino una straordinaria abilità, ma sembra piuttosto voler sottolineare che tutti i luoghi di culto dovevano esser pronti per il giorno dell’Eterno; quel momento di transizione profondo, che già a quel tempo, si poteva intuire.
Per giorno, evidentemente viene inteso il periodo storico propizio a un sostanziale mutamento delle istituzioni. Una di queste, tra le più importanti in assoluto, è quella della Giustizia e la sede più opportuna non può che essere la costruzione considerata talmente preziosa da doversi ricostruire in tre giorni. In realtà lo scopo dei Templi, in ogni angolo del mondo, è quello di amministrarvi un giorno la Giustizia consigliando gli uomini, solo così sarà ispirata dalla Misericordia e verrà accettata. Questa componente essenziale, come sappiamo, non viene contemplata negli attuali ordinamenti giudiziari, dimostrando così tutti i limiti delle presenti strutture basate solo sulla razionalità. Ciò non deve stupire, poiché è conforme con quanto annunciato da Isaia ed è perfettamente in sintonia con alcuni scritti profetici e con i propositi che l’autore manifesta. Per apprezzare pienamente questa ipotesi dobbiamo dunque ricordare le parole di Isaia: “Egli non verrà meno e non verrà abbattuto finché abbia stabilito la Giustizia sulla terra – Io ho messo il mio Spirito su di lui ed egli insegnerà la Giustizia secondo verità alle Nazioni – Sacerdote e profeta tentennano rendendo Giustizia”.
Abbiamo visto come quelle carismatiche personalità del Cristo e di Isaia, ritengano luogo di elezione dove insegnare la Giustizia proprio quei Templi dove i sacerdoti sono usati da secoli per osannare le organizzazioni politiche o militari che conquistano di volta in volta il potere. Accettando questa interpretazione, si potrà pensare che certe consuetudini, come la costruzione di edifici sacri e la loro frequentazione, vengano radicate di proposito nelle masse da una cerchia illuminata, senza fornire le reali motivazioni, fino a quando la coscienza collettiva non sia in grado di accettarle.
È auspicabile che, al fine di estinguere i reati, si passi ad applicare una Giustizia capace di utilizzare l’intuizione. Si tratta in effetti di una soluzione obbligata, come il fatto che per vedere sia necessaria la giusta quantità di luce; vuoi infrarossa, ultravioletta ecc.
Lo scopo di queste pagine è quello di farvi scorgere l’azione di una volontà tesa a svelare un Mistero, ma non sarà certamente un uomo, a cui sembra pesare un fucile, a farlo. L’intuito di chi scrive suggerisce solamente una diversa interpretazione del mistero escatologico racchiuso in queste pagine: piano segreto di guerra di Dio, il quale porta all’apocalisse, con cui si torna all’atto di rivelare.
Lasciamo quindi sia il caso, quella energia che tutti possono gestire, a farci trovare la risposta agli interrogativi che questo libro porrà. Sarà lui che riuscirà a farvela contemplare nella sua semplicità; lo Spirito, di cui l’intuizione è figlia, vi farà poi scoprire l’analogia tra le esperienze di crescita spirituale di un fragile individuo e i travagli attraversati dall’umanità sul proprio percorso.
Spetterà pure a voi gioire quando otterrete la vittoria sul nemico più abile e astuto: il Dubbio. Memore delle sofferenze patite, so che le mie stesse terribili prove andranno vissute anche a livello collettivo; lo dico perché la vostra determinazione non vacilli e perché è giusto e inevitabile che ciò accada.
Gertrude di Eisleben profetizzò che qualcuno avrebbe condiviso con voi i pericoli e gli ostacoli che avreste trovato «facendo pulsare il suo cuore più forte negli ultimi tempi!»
Questo e gli altri indizi disseminati fra questi fogli, basteranno agli eletti per riconoscere chi aspira da sempre a togliere ogni ostacolo posto sul cammino dei propri simili? L’Umanità dunque, come accadde a chi ha scritto questa storia, ricercherà freneticamente un modus vivendi più gratificante. L’incapacità di riuscirci, in un’epoca di grandi mutamenti, provocherà una crisi interiore. Fuggendo da quella situazione, si giungerà dinanzi alla inderogabile necessità d’una scelta all’interno del buio Antro che, per tutti gli esseri umani, rappresenta il materialismo che avvolge e, più spesso di quanto si creda, travolge. Seguendo il corso della vostra vita, come fosse l’interno dell’Antro, potrete scegliere se continuare a inoltrarvi in una egoistica ma fatale felicità, o tornare sui vostri passi per realizzare quel Giardino meraviglioso da destinare a ogni essere futuro. In questo caso, troverete la Luce che guida, la stessa Luce che guidò i miei passi quando, al sopraggiungere della notte per l’anima, tornai da quell’Antro.
Ci sarebbero ancora tante cose da dire, avrei tanti, troppi dolori da condividere con voi, ma non chiedo di lenire i miei, non potreste farlo da soli, è al di là delle vostre forze. Dovrete ascoltare il vostro Spirito e, se vorrete rivedere il sorriso sul mio volto, seguirne il consiglio: asciugare le lacrime dei più piccoli tra voi.
Potrei stimolarvi a farlo, ricordando quanto già detto: la mia sofferenza è per sua natura contagiosa; se non farete nulla per debellarla ne sarete colpiti implacabilmente. Cadrete così preda di pestilenze, angosce e dolori di cui non avete memoria. Fortunatamente, come molti di voi credono nel Padre, così anch’io confido nei suoi Figli, e credo pertanto che saprete rendervi più utili degli strumenti di cui mi sono servito fino a oggi.
Infatti, uno strumento tecnologico mi ha posto un grosso problema, ha reso le pagine compilate al computer, quelle dove descrivo il periodo più importante e drammatico della mia vita, completamente bianche, immacolate ma inutili. Sono certo però che voi non farete altrettanto, non renderete la mia opera vana. Intuisco che quanto dovevo a ogni costo scrivere deve limitarsi a queste pochi fogli, riconosco che anche se possedessi l’intelligenza più acuta, non riuscirei a convincere uno solo di voi, penso che solo lo Spirito, facendo udire il pianto di chi ha perso ciò che di più caro aveva, possa farlo. Credo pure che solo l’intuito permetta di capire quando l’amore e la devozione sono degni di essere ascoltati.
Quando nel buio di quella condotta metallica guardai la morte negli occhi, e sentii quel travolgente impulso di scrivere qualcosa per voi, in realtà non mi arresi solo per merito dell’intima certezza che prima o poi, a qualunque prezzo, sarei riuscito a creare qualcosa di unico.
Molti anni sono trascorsi dal momento che accettai di uscire da quell’antro portando sulle spalle il peso di una responsabilità che avrebbe potuto schiacciarmi a ogni passo. A quel tempo nessuno immaginava che avrei scritto un racconto tanto incredibile quanto vero. Questa, come avete preso atto, è una storia unica, irripetibile, e avrebbe tratto indubbiamente maggior vantaggio se fosse stata proposta da un Nobel della letteratura. Purtroppo le lezioni che mi sono state impartite, durante tutta una vita costellata di esperienze particolari, non prevedevano momenti di scrittura creativa. A voi chiedo di perdonare la mia impreparazione letteraria, al caso preferisco rivolgere la richiesta di realizzare quella profezia che vuole l’Anticristo più abile con la verga che con la parola.
Vedete, sta giungendo la notte, finalmente ci avviciniamo alla fine del mio racconto, forse dovrò lasciarvi, ma se a voi sembrerà trattarsi in verità di una favola stupenda, vorrà dire che avete l’Animo di un bimbo e, come tutti i bimbi della nuova dimensione, la potrete sognare.
Avrete così diritto, come ogni creatura che riscopre la sua innocenza, o come spesso si sente dire: rinasce nello Spirito, a una vita che si esprime nei termini di un sogno meraviglioso. Il mio sforzo dunque sta finendo, e ho fatto leggere ad alcuni scelti a caso, il capitolo che potrà esser visto come il più bello: - La Vergine Nera - il solo che possa illuminare l’infido tratto di strada su cui ora si posano i piedi della mia sposa. La loro critica mi ha però rattristato, mi hanno ferito rimproverandomi di non esser stato sufficientemente chiaro nell’illustrare il sentimento che prevalse nel nostro rapporto. Quando, mi chiedo, imparerete a riconoscere l’amore nella sua espressione più pura? E in tutte le sue Forme?
Sono
tornato per continuare assieme a te un tratto di strada, dammi la mano e
non lasciarla, il tuo esile corpo sarà il mio scudo, la dolcezza del
tuo animo la mia corazza, la saggezza del tuo spirito la mia spada.
[Erieder]Che tu mi venga in aiuto nei momenti d’ispirazione, allegria e tristezza… ma soprattutto quest’ultima invoco affinché il mio cuore sappia generare qualcosa di nobile e puro per porlo sotto questo cielo. [Gabry]
L’inverno questo anno pare più freddo, o forse è il gelo che aumenta nella mia anima. Sto attraversando un periodo non facile della mia vita; mi trovo a dover combattere ogni giorno per riuscire a sopravvivere. Ho perso tutto, il lavoro, gli amici, la dignità, sono sola, terribilmente sola e nei momenti più tristi penso al suicidio. Non vedo alternative a questo stato di vuota apatia, di dolorosa indifferenza, ma mi aggrappo ostinata ai rari momenti di beatitudine vissuti, a quegli attimi che soli riescono a far tornare l’amore per gli altri. Ma non basta, perché le apparenze, il prestigio, la lotta per il potere, l’egoismo, dominano incontrastati? Che fare? Perché mi ritrovo a scrivere? Perché ne ho bisogno, solo così mi sembra di riuscire a liberarmi da tutto ciò. Sono successe parecchie cose in questi ultimi giorni e ancora una volta mi sono stupita di come io riesca a prevedere la realtà coi sogni. Rita mi ha rimproverato di essere troppo altruista e forse a modo suo ha ragione: è pericolosissimo esserlo in questo mondo.
Eppure l’uomo non è fatto per stare da solo, e forse non è giusto nemmeno sentirsi tanto male per questo, forse si tratta sempre e solo di un gioco che siamo destinati a non capire mai. Se è così cosa dovrei fare? Aspettare di avere le visioni? Ascoltare quello strano tipo che si è offerto di aiutarmi? Accettare il suo patto? Già, e perché poi dovrebbe aiutarmi? Che si tratti dell’uomo di cui mi parlò Giuly durante la gita col SerT in Umbria? Mi lesse la mano per gioco, o almeno così si potrebbe pensare, e disse che verso i trentadue o trentatré anni avrei incontrato un tipo più maturo di me e che la mia vita sarebbe finalmente cambiata.
E poi… Stephan… la francese, in gennaio di questo anno parlò anche lei di un tipo maturo che mi avrebbe aiutato economicamente senza chiedermi nulla in cambio. È mai possibile che si tratti di semplici coincidenze? Come può, Vanessa, leggendo i Tarocchi, sostenere che avrei vagato nella nebbia ancora per due mesi e che non sarebbe servito a niente andare in una comunità, che a me serve altro.
“Arriverà all’improvviso, quando meno te lo aspetti, un tipo separato con dei figli, un uomo completamente estraneo al tuo mondo”.
Ricordo quelle sue parole, e ricordo addirittura con quanta sicurezza disse che avrei lasciato questa vita da tossica per sempre, aggiungendo che mi sarei meravigliata di come una persona potesse darmi quanto necessario per farmi allontanare da quel mondo. Come crederle che possa avvenire una svolta così importante nella mia vita. Come credere alla sua previsione: “Raggiungerai alla fine la felicità più completa”.
Mah… chissà! Non posso cambiare ciò che è scritto, ma posso seguire il suo consiglio e lasciare anch’io un segno.
Gli alberi secolari davano un po’ di refrigerio, osservavo le persone sedute ai tavoli, dappertutto un vociferare, ma in realtà non vedevo né sentivo nessuno.
I miei pensieri erano ancora rivolti a quello che la dolce Vanessa mi aveva detto leggendo i Tarocchi, e soprattutto all’uomo che sarebbe giunto a rischiarare l’aurora del mio nuovo giorno. Cercavo un nesso tra lo stile di vita che all’epoca conducevo e quello che mi aspettava. Sarebbe stato tutto stupendamente bello!
La mente rifiutava di credere, ma il mio animo sapeva che Vanessa non poteva sbagliare. E quelle parole risuonavano insistenti: “Ricordati, ti meraviglierai di fronte a ciò che vedrai, a tanta felicità…”.
Gli ambienti che frequentavo erano ghetti dove regnava sovrana la disperazione. Mete di disgraziati che da darmi non avevano niente; solo ora li vedo per come veramente sono: morti… spiritualmente morti.
I contatti con il mondo si erano interrotti, avevo perso l’entusiasmo per ogni piccolo evento, niente che potesse rallegrare l’esistenza. Non andavo al cinema da non so quanto, non ricordavo più il sapore di una pizza, la carezza dell’onda marina, il piacere di un viaggio, la lettura di un libro.
Tutto era stato riposto nel baule dei ricordi. Le mie giornate trascorrevano all’insegna dell’apatia. Erano sempre inesorabilmente uguali; ricordo che aspettavo l’arrivo della sera per andarmene a dormire, illudendomi di ritrovare nel sonno la pace.
L’estate era ormai agli sgoccioli, le giornate si stavano accorciando, cominciavo a vedere i primi tramonti autunnali e mi resi conto che presto sarei stata ancora più sola.
Quella mattina mi svegliai alle prime luci, era domenica, per soffocare la noia che, subdola, stava per avvolgermi, decisi di uscire. Arrivata in centro, iniziai l’affannosa ricerca di ciò che mille e mille volte ho “maledetto-benedetto”… un gioco perverso.
I bar, quel giorno osservavano il turno di riposo e l’ora non era fra le più indicate per incontrare chi, come me, stesse battendo gli stessi sentieri.
Di tempo ne avevo, entrai nel locale e arrivata al banco ordinai una birra. Guardavo distrattamente la piazza silenziosa attraverso la grande vetrata, non vedevo o forse non volevo vedere nessuno. Poi, scorsi la figura di Gilly che veniva verso di me. Eravamo come il riflesso dell’una sull’altra e in certe situazioni non servono molte parole, una rapida occhiata attorno e gli avvoltoi erano sopra di noi.
Uno sguardo complice, qualche sussurro, e compresi che avrei dovuto aspettare alcuni minuti in una macchina parcheggiata accanto al bar. Gilly mi rassicurò dicendo che alla guida avrei trovato l’uomo col quale abitava; un tipo che forse conoscevo, una persona che comprendeva il nostro drammatico modo di vivere anche se ne indicava un altro.
Mentre m’infilavo nella vettura, l’occhiata perplessa di lui mi mise in imbarazzo.
«Ciao! Sono Gabry, un’amica di Gilly, mi ha chiesto di dirti di aspettare.»
«Ciao, chiamami Giorgio.»
Percepii appena il suo nome in risposta, poi, rimanemmo in silenzio. Il tempo sembrava essersi fermato, mentre una sensazione davvero strana si insinuò in me… ma Gilly e tutto il resto… dov’erano? Era forse una conseguenza dovuta al fatto che mi trovavo con una persona così diversa da quelle che solitamente frequentavo? Forse le giustificazioni assurde, nel tentativo di nascondere l’autodistruzione, apparivano per ciò che erano? Un inutile tentativo di celare l’amara realtà ai nostri occhi. Mah!… Chissà quale era la causa.
“Finalmente! Eccola!” L’uomo al volante lanciò uno sguardo rapido allo specchietto, Gilly si avvicinava con passo veloce e un istante dopo, mentre si andava verso la periferia per comperare le “spade”, alla mia mente si riaffacciarono le stesse domande. La tensione saliva, me la raffiguravo come il mercurio di un termometro, pareva non finire mai. Gilly la conoscevo dai tempi delle magistrali… ma quel tipo… che rapporto poteva esserci tra noi due, quali contatti tra il nostro mondo e il suo?
Arrivati a una piazzola, mi invitò a scendere e a seguirlo. Davanti a noi c’era un piccolo cancello verde, al di là, circondata da un giardino trascurato, la sua casa. Entrammo, e su una sedia accanto alla finestra stava seduta una donna molto anziana. La mia presenza la distolse dai suoi pensieri e si girò.
«Buongiorno, sono Gabri un’amica di Gilly dal tempo delle magistrali.»
L’anziana donna mi guardò qualche istante senza parlare, poi improvvisamente si mise a piangere.
«Signora, cosa succede?» «Mi scusi… ma lei mi ricorda tanto la mia nipotina Eva, più la guardo più la vedo simile alla bambina.»
Rimasi colpita da tanta tristezza e preferii allontanarmi in silenzio. Andai in cucina e dalla borsa presi il necessario per facilitare il compito all’allegorico “serpente”, quello di inocularci il suo veleno. Assieme a Gilly rimasi a cullarmi tra le sue spire fino a tarda sera, poi lui mi riportò a casa e quella notte dormii pochissimo.
Il mattino seguente suonò il telefono, era Gilly, desiderava che le aggiustassi un paio di jeans.
«Pronto!.. Ah! Sei tu, dimmi, come va?»
«Bene direi, senti Gabry, hai mica la macchina da cucire? Dovrei rammendare dei pantaloni e, volendolo fare a mano, richiede troppo tempo.»
«Certo, mia madre è sarta, hai fatto bene a chiamare, ma non posso venire a ritirarli, quando sei di passaggio portali pure, ci penserà lei.»
E così, poco dopo, arrivò accompagnata da Giorgio. Li feci accomodare in soggiorno presentandoli a mia madre e, mentre preparavo un caffè, le nostre parole, cariche dei ricordi del tempo della scuola, ci resero una dolce nostalgia.
Poi, finito di riassettare, proposero di uscire assieme. Accettai con entusiasmo, sembravano una coppia molto affiatata. Per strada, Giorgio iniziò molto prudentemente a parlare di sé, a piccole dosi; disse che era separato e che aveva delle bambine meravigliose.
Doveva avere una visione della vita piuttosto pessimista, probabilmente a causa dei suoi problemi o ai torti che diceva di subire.
Quella sera, seduta sul letto accanto alla finestra, mi ritrovai a riflettere sull’incontro. Quanta tristezza in quel uomo saggio e profondo, così distante dalle dissolutezze di questo mondo ingiusto.
Per la domenica successiva ci si era accordati per andare a cenare in un locale sulle rive inaugurato da poco. Mentre si preparavano per uscire e raggiungermi, Gilly, convinta da qualche birra a cambiare improvvisamente idea, decise di non venire e tentò in ogni modo di impedire anche a Giorgio di andarci.
Non ero a conoscenza dell’improvviso cambiamento di programma, pertanto li attendevo come convenuto in un bar lungo la strada che avrebbero dovuto percorrere. Erano in forte ritardo, pensai che non sarebbero venuti e, guardando l’ora, decisi che se non volevo tornarmene a piedi fino casa, era meglio avviarsi senza attendere oltre. Fatti pochi passi, una macchina si arrestò alle mie spalle, era Giorgio ed era da solo.
«Ciao! Scusami per il ritardo…» «Ciao!… Come mai senza la mia amica?»
«Stavo appunto per dirtelo, ha preferito rimanere a casa e ho pensato di farmi perdonare per la tua inutile attesa. Credo che almeno la seccatura di prendere due autobus, per ritornare a casa, sia tenuto a risparmiartela».
«Ti ringrazio, ma non era il caso, ci sono abituata sai.»
«Beh! Coraggio sali, così scordi che hai dovuto attendere più di mezz’ora.»
Era un tipo ostinato, difficile dirgli di no, così accettai. Durante la strada il nostro dialogo si infittì: scoprivamo di avere molte cose in comune e altrettante da confidarci. Quella sera non parlò delle urla isteriche di Gilly; non disse che il suo istinto di donna le permise di intuire cosa sarebbe potuto succedere e tenne per sé anche ciò che la mia amica, mal consigliata dall’alcool, aveva chiesto o piuttosto preteso.
Appresi in seguito che c'era stata una violenta scenata; “Riportami dal mio uomo, subito, voglio tornare a casa sua adesso” -aveva urlato lei- sentirsi intimare di ricondurla dalla persona con cui Gilly aveva vissuto per tanti anni, era stato per lui un gesto inaccettabile, come essere colpito alle spalle. Era comprensibile sentirsi tradito, poiché si trattava di un individuo col quale Giorgio aveva un pesantissimo conto in sospeso.
Il rumore del vento sull’auto, pareva quello di nere onde ostinate, continuavano a colpire per impedirci di avanzare. Mi aprivo con lui come fossi in una chiesa invece che all’interno d’una vettura. Non mi rendevo conto che per scrutare nel mio animo le parole erano superflue.
Eravamo nel frattempo giunti nei pressi di casa, ma avevo voglia di continuare quel dialogo, così accettai il suo invito a proseguirlo: «Era da troppo tempo che le parole non riuscivano a darmi alcuna tranquillità, tu sei riuscita a trovare quelle giuste, complimenti! Quando cerco qualche istante di pace prendo l’auto e mi allontano dalla città, mi infilo nel buio della statale e ascolto la musica, ma più spesso ciò che il vento sembra dirmi. Se vuoi possiamo andarci assieme, anche tu ogni tanto avrai bisogno di ritrovare te stessa.»
Ci pensai un attimo e la trovai una buona idea.
«Hai ragione, entrare in contatto con la nostra essenza può indicarci la via che dobbiamo seguire e quella che potremo consigliare.»
Sembrava certo che avessi accettato la sua proposta, poiché spinse immediatamente il piede sul gas e deviò in direzione della statale. Guidò per qualche tempo in silenzio. Poi, senza un evidente motivo, buttò giù una frase senza alcuna attinenza con ciò che avevamo iniziato a discutere: «Vedi, lasciarti in città è per me come dare la possibilità ad altri di infangarti, mentre saperti qui mi rende tranquillo, nessuno può raggiungerti e sporcarti.»
Che strano, avevo voluto scordare quel mondo che iniziava lentamente a divorarmi; gli argomenti che stavamo discutendo ne erano lontanissimi, eppure… mostrava di sapere a quali compromessi ci si doveva chinare in quel mondo spietato. A un tratto fu la rabbia, la disperazione, l’umiliazione e la vergogna a parlare: «Senti, per favore torniamo indietro, portami in città…»
«No! Non puoi chiedere questo, è come un colpo a tradimento, puoi fare a meno di crederci, ma alle volte bastano poche parole per ferire chi conosciamo appena o non abbiamo mai cercato.»
«Ascoltami, ti prego -scandì con cura ogni sillaba- voglio darti una mano, voglio aiutarti senza chiederti nulla in cambio, né ora né mai. Lasciati aiutare, ti chiedo solo questo, sto attraversando il periodo più tempestoso della mia vita e non conosco metodo migliore, per superarlo, che quello di occuparmi dei problemi delle altre persone.»
Terminò di parlare accostando la vettura, poi tolse dalla tasca il portafoglio, sfilò un biglietto da cinquanta e lo posò sul cruscotto.
«No! Non posso accettare questi soldi, non è giusto, non sei mio padre e nemmeno il mio compagno, non ho niente da darti in cambio.»
«Gabri, consideralo un investimento, oppure cerca di immaginarmi come un giocatore che stia puntando una somma con buone probabilità di vincere.»
Lo disse sorridendo, e il suo volto – notai – si rischiarò in modo particolare: dapprima furono i suoi occhi a illuminarsi, poi, le cupe ombre che sempre lo accompagnano si dissolsero e il sorriso le sostituì nel loro compito di celare il dolore che angoscia il suo animo.
Tesi la mano per prendere il denaro e in quell’attimo i nostri sguardi si incrociarono. Fu un istante, lui girò immediatamente la testa e nel farlo ebbi l’impressione che stesse compiendo uno sforzo immane.
In seguito, volle scusarsi per il termine usato.
«Sai, l’altro giorno ho parlato di investire su di te. Ho notato che non capivi il senso nascosto e vorrei giustificarmi per essermi espresso in quel modo.»
Non immaginavo cosa volesse dirmi, però intuivo di potermi fidare.
«No… non c’è bisogno che mi spieghi, tu non hai brutte intenzioni.»
Era buio, la strada in quel punto dissestata, e sembrava più attento alla guida che a quanto avevo appena detto. Rimase a lungo in silenzio.
Lo scrutai per capire cosa in realtà stesse seguendo; la via che aveva davanti o piuttosto il corso dei suoi pensieri.
A un certo punto riprese con tono appena udibile: «Gabry, fingi che io sia un armatore… e loro, gli altri, i miei vascelli; sono le barche che temono le tempeste e gli scogli e tu… tu sei il loro faro. Affinché tu possa esser vista da quelle più lontane, dovrò innalzarti; e ogni pietra, ogni sacrificio da parte mia è un investimento. Ciò renderà più certa la rotta permettendo loro l’attracco in un porto sicuro. Vedi dunque che la spesa e il tempo che impiegherò saranno ripagati, se eviterò di perdere anche uno solo di quei vascelli, e come sia giustificato il fatto che mi dedichi a te… a innalzarti.»
Era da tempo che nessuno se ne curava più; e credo sia vero quello che lui sostiene, quel faro era lì da sempre, però assistere impotenti alla sua decadenza anno dopo anno, giorno dopo giorno, faceva stringere il cuore.
Per tanti sarebbe stata un’impresa insensata quella di riportarlo ai suoi antichi splendori, alla funzione per la quale era stato creato… il sole, l’acqua salmastra e il vento lo avevano ridotto a una rovina. Esisteva qualcuno capace di prendersi cura di lui? Il sacrificio sarebbe servito? Ebbene, c’è qualcuno, e spetta a voi capire il perché di tanta dedizione. Spero che le poche righe su queste pagine a me destinate divengano i raggi luminosi che possono condurvi a quel porto sicuro. Quella dimensione dove ogni anima ritrova il perché del proprio viaggio.
«Un attimo e sono pronta, mi bastano cinque minuti.»
Abbassò il finestrino ed è a quel punto che notai sul suo volto una intensa espressione di meraviglia, uno stupore immotivato. Lo invitai a salire e, appena entrato, mi spiegò la ragione del suo profondo turbamento. Eva era ritornata prepotentemente a galla. Senza ragione apparente avevo risvegliato in lui il ricordo della figlia più piccola.
«Quando ti ho vista alla finestra non riuscivo a darmi una spiegazione, non capivo come diavolo potesse trovarsi Eva a casa tua. È stato difficile gestire tutte le emozioni che mi si sono rovesciate addosso, e ho avuto bisogno di alcuni attimi incredibilmente lunghi per rendermi conto che in realtà eri tu.»
Non dissi nulla, preferii non disturbare i suoi ricordi.
Eravamo giunti sull’altipiano alle spalle della città e non aveva ancora pronunciato nemmeno una parola. Cominciavo a temere che fosse accaduto qualcosa di spiacevole.
«Sei stranamente silenzioso oggi, è successo qualcosa vero? Ti va di parlarne? Dove stiamo andando?»
La mia evidente apprensione lo costrinse a rispondere.
«Sai, sono molti mesi che non vedo Eva e questo mi rattrista, ma non è una ragione per la quale tu debba farti dei problemi. Ne hai già troppi per conto tuo… e per questo... –mi guardò con intensità e dopo una breve pausa continuò– voglio farti passare una giornata diversa, spero che nella tua mente rimanga il ricordo di un momento particolare, un attimo rubato a un mondo magico. Sento il desiderio di andare a Monrupino, quando ci sono stato con Laura abbiamo vissuto dei momenti di sogno e da allora non ci sono più tornato.»
Sapevo di Laura e non era il caso di turbarlo di più. Posai la testa sulla sua spalla e rimasi in silenzio fino alla vista del colle su cui sorge la piccola chiesa.
«Questo posto lo conosco, molti anni fa ci venivo a piedi con degli amici, erano tempi spensierati allora, magari tornassero.»
«Spero tu possa ritrovare l’entusiasmo di quando eri una bambina.»
Fermò la macchina al lato del massiccio portone e finalmente, si mostrò meno cupo. Mi prese per mano e iniziò a raccontare di Laura.
«Non ti ho parlato di quando sono venuto quassù assieme alla ragazza che è morta, e non ti ho nemmeno detto che lei, senza esserci mai stata, sapeva dell’esistenza del mio nome inciso accanto a quella panchina.»
Fece un rapido cenno con il capo e indicò il punto mentre andavamo verso il muraglione. Da lì si poteva scorgere uno splendido panorama. Eravamo seduti accanto, alle nostre spalle la vallata e le montagne sullo sfondo, alla mia destra la chiesa, attorno a noi un silenzio innaturale. Credevo, speravo, forse temevo, che le sue parole potessero creare quella magia di cui talvolta sentivo intensamente la necessità.
«A pensarci è assurdo, sono venuta diverse volte a piedi, fino davanti a questa chiesa, senza mai entrarci. Mi sembra impossibile non averlo fatto… non aver sentito questa attrazione magnetica.»
Improvvisamente ero stata attratta da quella costruzione secolare e, senza chiedermi il motivo di tanta curiosità, andai lentamente verso di essa. All’interno i passi si fecero felpati, non dovevo infrangere il silenzio che mi avvolgeva, pareva volesse proteggermi. Girai lo sguardo attorno e la mia attenzione si posò su alcune pubblicazioni poste alla mia destra su di un tavolo accanto al muro. Mi accostai per vedere meglio e rimasi immobile. L’attimo dopo una mano scivolò su di me.
«C’è niente che possa interessarti? Cosa guardi?»
La mano sulla mia spalla si irrigidì e lui pronunciò un nome: «Eva!… È Eva!… Guarda, la vedi, questa è la mia bambina, la più piccola. È tanto che non la vedo, già, tu non la conosci, e nemmeno puoi sapere cosa un padre provi quando gli viene tolto ciò che ha di più caro.
Mi meravigliai per tanta eccitazione e da quella curiosa circostanza. A quel punto guardai la bambina che mi veniva indicata. Era raffigurata al centro sulla copertina dell’opuscolo, stava seduta sull’erba di un prato con un flauto fra le mani e, attorno a lei, c’erano degli alberi.
«Cosa stai dicendo? Questa è Eva? Dai… com’è possibile? Ma stai scherzando? Come puoi esserne certo?»
«Gabry, questa è mia figlia e io sono suo padre. È la verità, come è vero che prima, mentre venivamo a Monrupino, ho detto di credere che nella tua mente rimanga il ricordo di questo pomeriggio magico.»
Quel ricordo è indelebile, sedici anni dopo la madre di Eva escluse potesse trattarsi di lei, in quei giorni però, una semplice illusione creata dal caso bastò a sostenere il mio animo affranto quando stava per crollare.
Arrivammo che il cielo si stava scurendo e il freddo ci spinse in uno squallido bar dove ordinammo un caffè. Davanti ai miei occhi, unica nota carina, un quadro raffigurante la cittadina di Isola. I ricordi tornavano finalmente più nitidi e rivivevo quella sera maledetta, quando lui, bello come il sole, se ne andò.
Successe tutto in un attimo, non so da quanto la morte ci osservava e non capisco perché abbia scelto lui e non me.
Mai, potrò scordare quel risveglio atroce; sentirmi soffocare da sconosciuti col maldestro proposito di rianimarmi, mentre ero certa che lui se ne era andato via per sempre.
Mi alzavo piano, ero in piedi, frastornata ma follemente lucida e lo vedevo disteso; mi feci spazio per essergli vicina.
Sirene minacciose dappertutto, polizia, ambulanze, mio Dio… non poteva essere vero… mi aggrappai a lui, non volevo più staccarmi; ricordo che gli parlavo e il suo volto emanava una pace, una serenità nella quale cercavo di farmi avvolgere per essere annullata.
Poi, uno strattone mi sciolse da quell’abbraccio, panico, confusione, lingue sconosciute, mi presero per i capelli e mi trascinarono nel buio del cellulare. Era quello l’Inferno?… Era quella la mia condanna?… Non poter vedere mai più il mio angelo?
Il tempo è passato scorrendo come l’acqua del fiume, talvolta con calma imperturbabile altre con furia devastante. Sono ancora viva, il tempo, dicono, aiuta anche a guarire, ma la mia mente si ostina a credere che niente e nessuno riuscirà a darmi quella pace che, per un istante, ho visto sul suo volto.
Aggrappata a lui, ripresi a piangere mentre un tremore mi scuoteva violentemente. Poi, quasi stessi confessando una colpa, chinai la testa e sussurrai: «Mi sto perdendo, ma quello che mi addolora di più è che sia tu a perdermi, è una sofferenza atroce ma non riesco a oppormi, non c’è forza nell’universo che riesca a farlo.»
«Non dirlo, sono parole terribili, spaventose, e solo la Verità può esserlo a tal punto.»
Ritirai le mani gelide, l’uomo sembrava esser divenuto improvvisamente di ghiaccio.
«Ciao passerotto, buongiorno.»
«Ciao! Che ore sono? Fa freddo? C’è del caffè? Ma che sogno strano e lugubre… siedi! Voglio raccontartelo. Ricordo che ero sul punto di acquistare un appartamento dalle parti di San Vito, si trattava di una bella casa, spaziosa e arredata con gusto, ma tutto, tutto, anche l’intero quartiere, mi dava un grande senso di solitudine. Non c’era segno di vita e ogni cosa su cui posavo lo sguardo mi appariva incolore come nei film di una volta.»
Non sembra interessato, guarda al di là della finestra e infila la mano in una tasca.
«Sono quasi le dieci. Ti ho portato un foglio con delle annotazioni, si tratta di alcuni particolari dal significato ermetico che dovrei inserire nel capitolo finale. Ho voluto scrivere personalmente questi ultimi elementi, voglio che tu li legga perché possa farti una domanda. Mi auguro ti cambi la vita portandoti la fortuna di acquistare la casa che hai sognato.»
Tace mentre mi porge il foglio, si tratta di poche righe, sono inserite proprio alla fine dell’episodio drammatico accaduto a Isola. Non penso più al mio sogno opprimente, accendo la radio e subito le note di - Un diavolo in me - mi strappano un sorriso. Poi mi metto seduta e leggo:
-Ma la mia mente si ostina a credere che niente e nessuno riuscirà a darmi quella pace che, per un istante, ho visto sul tuo volto. Non penso di meritare questa sofferenza però l’accetto, si dice che le lacrime siano preziose perché fanno crescere la speranza in noi e in chi abbiamo vicino. Ciò che mi turba è l’essere immersi nell’ingiustizia e vedere attorno la sofferenza di tanti innocenti. È mai possibile che sia questo il prezzo che tutti devono pagare per raggiungere l’amore? Che si debba tutti divenire l’agnello sacrificale? Quando lui si è offerto di aiutarmi ha promesso che non avrebbe chiesto nulla in cambio per sé, e così è stato. Ora mi chiede di lasciarlo libero d’agire. Sarà la speranza che mi farà rispondere di sì? Solo Dio sa quanto vorrei credere che lui riesca dove tutti hanno fallito. Che possa rendere questa terra un Eden, ma non ci riesco, e anche su questo ha ragione. Lui dice che per credergli bisogna amarlo, e io… non lo amo!-
Ho finito di leggere e le ultime righe sono quelle che mi lasciano impietrita. Lui sta camminando su e giù per la camera, sembra nervoso, poi si avvicina alle mie spalle e inizia a parlare:
«Sono stato accusato di essermi procurato delle armi perché prevedevo un pericolo per la mia famiglia e la mia casa. Ho dato prova di saper predire gli eventi anche in molte altre occasioni, e in queste pagine è stato inserito un dato che renderà gli uomini particolarmente attenti ai segni dei tempi. Ho scritto che dal centro del mio essere, a partire dal 1997, si sprigioneranno degli eventi sincronici finali che apriranno le porte alla “Nuova Era”. È certo che questo accadrà, per quanto il sincronismo celato in alcune situazioni possa esser percepito solo da chi possiede un alto grado di consapevolezza, la sincronicità di innumerevoli altre, sarà man mano evidente agli occhi di tutti.
Per dare un’idea della natura di queste ultime, ho riportato all’inizio della mia storia le circostanze in cui è avvenuta la casuale eruzione del Tamboro. Devo aggiungere, che non è necessaria la presenza della mia forma perché ciò accada; già nella Bibbia si fa cenno alla capacità di plasmare la materia con mezzi immateriali: “Dopo che fu crocifisso vi fu un gran terremoto”.
E non è indispensabile che i valori di cui mi sento alfiere siano universalmente riconosciuti; è sufficiente agire per creare, in un modo che a pochi appare chiaro, quegli eventi più o meno apocalittici, riguardo ai quali molto si è scritto nel corso dei secoli.
In futuro si vedranno le tante analogie tra l’epoca attuale e quella in cui un uomo straordinario lasciò la sua impronta indelebile nella lontana Palestina. Si capirà che l’intuizione permette di non commettere errori quando, ciclicamente, si ripresentano le stesse circostanze, situazioni particolari che possono essere di ordine religioso, politico, scientifico o addirittura assumere, come nel nostro caso, un aspetto trascendente.
Secondo quanto ci è stato tramandato, anche a quel tempo furono pochi coloro che realizzarono di trovarsi al cospetto dell’Uomo-Dio o, più precisamente, davanti alla possibilità concreta di trascendere questa realtà per penetrare consapevolmente in una dimensione che, sarebbe improprio e riduttivo definire diversa. Va detto che non è cambiata in duemila anni nemmeno la tecnica nota come “ad hominem”. È un metodo, ben collaudato, per perpetuare il Sistema; esso viene usato, in caso di pericolo, dal nucleo centrale deputato a rappresentarlo. Questo gruppo, che gode dei privilegi previsti per chi appunto rappresenta quella Entità astratta, quando viene diffusa una verità che non piace, o procura dei fastidi, dà ordine di attaccare il messaggero, invece del messaggio. Sono arcinote le accuse di bestemmia e altro, rivolte all’uomo che portava allora la buona novella. Un giorno non lontano, saranno riconosciute altrettanto pretestuose quelle usate oggi per tentare di distruggermi.»
Sembra conoscere a memoria gli altri appunti scritti sul foglio che tiene tra le mani, poiché si avvicina alla finestra e continua a parlare guardando il mare oltre la città.
«Quando si sarà diffusa una maggiore consapevolezza, diverranno evidenti le ragioni per cui si è voluto gettare il discredito sul messaggero. Allora apparirà chiaro come questo messaggio, che stando alle parole di Aivanhov assurgerà a Terzo Testamento, sia volto a impedire il perdurare dei privilegi materiali e favorire la diffusione di quelli spirituali. Questi ultimi comportano, a differenza dei primi, il desiderio di condividerli. Altra, e non meno importante finalità del messaggio, è quella di sostenere e catalizzare coloro che sceglieranno di opporsi a coloro che attentano alle nostre “case”.
Al termine del percorso iniziatico, prenderò l’arma in pugno per combattere l’ultima battaglia. Poi, provvederò ad aprire la Porta di questa Era nel modo annunciato dai veggenti, rispettando la regola del gioco che ho scelto, una norma scritta da tempo immemorabile: “Egli chiederà che il suo braccio venga lasciato libero di colpire a difesa dei puri di cuore”.
A chi se non a te, che mi porti il ricordo dei miei figli, della mia sposa, di mia madre e talvolta me stesso, posso chiedere di lasciare che la mia mano cali su chi ha distrutto la mia famiglia. L’intenzione di colpire, chi ha tramato contro il mio nucleo, oggi sembra solo desiderio di vendetta; ma domani, il modo con cui colpirò, farà comprendere la facilità con la quale si sono create le situazioni che hanno portato al Cambiamento che tanti auspicano».
Ero rimasta in silenzio e, per un istante, vidi passare davanti le immagini di tanti eroi, si offrivano con aria di sfida alla morte, il loro scopo era quello di affermare l’esistenza d’un sentimento eternamente incoercibile. Poi, con la sensazione di avere una sola possibilità, risposi alla sua drammatica domanda: «Come posso fermarti? Non credo sia giusto, se hai deciso di passare allo scontro non posso impedirlo, è tuo diritto scegliere liberamente; ma non sai quanto mi costi risponderti di sì, soprattutto se penso a quante possibilità hai di vincere chi ti ha già lasciato tante ferite.»
Forse è la delusione per la conferma implicita di non amarlo, oppure sente di aver raggiunto un genere di libertà che io non posso ancora concepire, poiché non risponde, si china a raccogliere la maglia dal pavimento e, sollecitandomi a indossarla, sussurra con un sorriso che sembra forzato: «Non c’è altro punto dove colpirmi, e quello che non uccide tempra».
La stessa sapienza, la userò per dissolvere le tenebre dell’ignoranza, in modo che si possa scorgere la breccia che i miei colpi aprono nel muro d’indifferenza. Colpi invisibili ma efficaci, poiché, dopo aver lasciato che quelle misteriose pagine bianche venissero riempite, per caso, con incredibile tempismo, anche la mia sposa diede il permesso di agire in difesa dei più piccoli: i soli puri di cuore.
La medesima sapienza, giungendo negli animi grazie alla rivelazione racchiusa in questo libro, farà scoprire che al di là di quel muro d’indifferenza, in verità non ci sono nemici. Si avrà così coscienza di come e perché gli esseri con il ruolo di nemico, indispensabile per una perfetta rappresentazione del Lyla, vengano annientati. I motivi sono innumerevoli, ma a noi bastano le parole di un’umile religiosa: “E i sopravvissuti, spaventati dalla punizione degli altri, riconoscendovi il dito di Dio, vivranno un’era di pace”.
Credo si tratti della stessa Meta che alcuni giorni fa ho scorto; una visione che mi ha mandato in estasi. Vorrei sapere come ha potuto intuire, con un mese d’anticipo, che avrei vissuto quell’esperienza estatica così intensa. È possibile che mi abbia scelta per rappresentare quel faro destinato a guidarvi in acque limpide e sicure? Là dove la meraviglia si fonde all’estasi sublime ed eterna? Lui aveva detto anche questo! Mi ha confidato che molti gli rimproverano di aver inserito una come me nel suo racconto. È normale che nessuno ci pensi? Eppure è straordinariamente semplice: può aver ridato splendore a quel Faro appunto perché indichi la direzione da evitare, affinché non ci si areni su bassi fondali o si diriga la prua contro insidiose scogliere. Se il motivo è questo, sono consapevole di aver operato a tal fine, e ciò mi rende orgogliosa.
Presidente: «Lei dovrebbe raccontarci cosa succedeva quando vostro padre abitava con voi, vorremmo capire l’atmosfera.»
R: «Quando eravamo a tavola per il pranzo, se una di noi rovesciava l’acqua o l’aranciata, lui… mio padre… ci sgridava.»
Presidente: «Ogni giorno?»
R: «Si!»
Presidente: «Non occorre altro, grazie! Può andare.» Ora l’Accusa poteva concludere la farsa:
P.M. «Dobbiamo credere senza il minimo dubbio, quanto ci ha riferito la figlia maggiore… quella sofferente d’asma, lei, verso i cinque anni, a causa del suo male, vomitò durante il pranzo; lui, l’imputato, le fece mangiare il suo vomito. Anche alla dichiarazione dell’ultima teste escussa in questa aula (una testimone di Geova) possiamo credere ciecamente. Non sa dirci quale delle tre bambine le raccontò che il padre le costringeva a salire e scendere le scale in ginocchio sopra i fagioli, ma questa sua omissione non incrina il nostro convincimento di trovarci davanti a una personalità diabolica.»
Il pubblico ministero si sbizzarrì a lungo, sembrava crederci. Alla fine si ritirò soddisfatto nel suo angolo, grazie ai colpi sleali che aveva sferrato, era certo di vincere l’incontro.
Adesso poteva riprendere il difensore: «Il mio assistito ha un aspetto trasandato e sembra, lo riconosco, una persona violenta, sia per il suo insolito comportamento, sia per come si presenta; ma non dobbiamo dimenticare che vive in mezzo a una strada, e il suo atteggiamento, almeno per me che ho avuto modo di conoscerlo in precedenza, non è altro che un grido di dolore e di intolleranza verso tutte le ingiustizie che ha dovuto subire. So che di questo il giudicante non vorrà prendere atto, ciò nonostante sento il dovere di dirlo. In questa aula, oltre a una infinità di accuse irrilevanti sul piano giuridico, abbiamo anche sentito due deposizioni che, se fossero vere, nessuno dubiterebbe di trovarsi davanti a un mostro. Nell’ultima udienza due testi hanno detto e ripetuto che sono stati usati dei mezzi di correzione particolarmente cruenti; ma a parere della difesa va ricordato che anch’essi hanno denunciato questa persona, una di loro per le gravi lesioni riportate in seguito a un diverbio. Non intendo mettere in dubbio l’imparzialità delle loro dichiarazioni, non vedo la necessità, soprattutto dopo aver ascoltato la seconda figlia, grazie a lei avrete raggiunto la certezza che la verità è sicuramente un’altra… infatti, tutti noi, se avessimo ricevuto un trattamento violento, a una specifica richiesta, come quella posta dal giudicante, d’istinto parleremmo di ciò che più ci ha ferito, del ricordo più doloroso, non certamente di inezie come quella appena sentita in questa aula.
L’avvocato fece una breve pausa.
Il Pubblico Ministero, a seguito delle dichiarazioni della controparte, ha dipinto il comportamento del mio assistito in modo che ai nostri occhi appaia un quadro grottesco dalle fosche tinte. Nella sua irreale raffigurazione degli eventi, vediamo l’imputato imporre con caparbietà il suo volere all’interno della propria famiglia. Ogni suo gesto e, secondo l’Accusa, ogni sua parola, erano finalizzati al suo esclusivo interesse, senza alcuna considerazione per i desideri e le aspirazioni della moglie né quelli delle figlie. Sappiamo che questo è quello che la signora ha voluto farci credere, non possiamo sapere se di questo lei sia effettivamente convinta.
Però se così fosse, senza fargliene una colpa, diremmo che ciò è probabilmente dovuto alla depressione. Ma più probabile ancora, debba trattarsi di una sindrome che colpisce i familiari degli invalidi gravi, un maglio che si abbatte sulle famiglie più spesso di quanto si creda.
Parlo di una sindrome, ben nota agli psichiatri, che spiegherebbe la ragione della sua distorta interpretazione della realtà. A nostro giudizio, l’interruttore di questa distorsione, possiamo senza dubbio trovarlo nella sua insofferenza per il ruolo autoritario del marito. Ecco finalmente apparire, sotto la sua giusta luce, il tentativo di liberarsene accusandolo di detenere un Kalashnikov per proteggere lei e le figlie da un ipotetico pericolo. Un reato per cui il mio cliente è già stato sottoposto a giudizio e riconosciuto innocente. Ed è ragionevole sostenere valida l’ipotesi a cui ho appena accennato: ogni gesto e ogni parola del mio assistito, sono stati pervicacemente interpretati dalla controparte come espressione di una volontà diabolica o, nel migliore dei casi, malata. Ma è solo grazie a quella ipotesi, che la sequenza dei fatti ci suggerisce come la più probabile, che possiamo finalmente capire le ragioni del suo odio nei confronti dell’imputato.»
Il difensore ammutolì all’improvviso. Parlare a dei sordi era troppo impegnativo anche per il più logorroico degli avvocati. Riprese l’accorata ricostruzione degli eventi dopo aver raggruppato nervosamente i fogli sparsi sul tavolo.
Ho parlato di odio, è certamente un termine pesante, lo riconosco, ma altri sentimenti non avrebbero permesso di tessere una simile trama di accuse, volte innanzitutto a ottenere l’allontanamento del marito manu-militari.
E poi, per quale altra ragione se non un odio che noi sosteniamo immotivato e che si è peraltro diffuso come un cancro maligno nelle menti di chi lo ha avvicinato, gli sarebbero state tolte le sue bambine e impedito qualunque contatto con esse? È il momento di dire cosa probabilmente è accaduto.
A causa delle premure e delle sue ansie talvolta eccessive, questo disgraziato, cinicamente fatto apparire come una persona animata dalla sordida volontà di opprimere, è stato cacciato dalla sua famiglia come nemmeno un cane dovrebbe venir cacciato… a calci! Oggi, noi siamo venuti in questa aula per parlare, non dei concreti e di certo dolorosi calci che egli ha ricevuto, ma di una serie interminabile di accuse pretestuose. Ora, prima di concludere, ammetto di non poter affermare con assoluta certezza cosa realmente sia successo tra quelle mura, ma la mia coscienza mi impone di aggiungere che, per motivi inerenti alla mia professione, ho avuto dei rapporti con il mio cliente e la sua famiglia in altra occasione e posso dire che, tra tutti, nessuno escluso, c’era un forte legame affettivo. Dobbiamo dunque ragionevolmente supporre che, se l’imputato ha sbagliato, lo ha fatto per troppo amore.»
Stavo attendendo la fine dell’arringa con la mente e lo sguardo persi in un punto indefinito, e quelle parole inaspettate mi riportarono al presente. Ero stato inconsapevolmente ferito da quell’avvocato del diavolo, un tipo dall’aspetto quasi esile che in quegli istanti pareva sprigionare una forza sovrumana. Era forse la potenza delle parole veritiere?
Era forse vero che le mie bambine erano incapaci di provare il pur minimo affetto per il loro papà? Ciò mi procurò un dolore insopportabile. Qualche lacrima fuggì veloce e altrettanto velocemente mi alzai e uscii dall’aula. Sulla porta c’era Daniela che aspettava e mi trattenne.
«Lo so che ti fa male, ma non devi fare così, vedrai che prima o poi capiranno quanto le ami; il tuo modo d’amare è diverso da come se lo aspettano, ma non per questo è meno intenso dell’amore più grande. Ho capito io, vuoi che non ci arrivino loro che sono sangue del tuo sangue?».
Era, così mi piaceva definirla, “una bambina con la saggezza di una santa”.
«Aspetta -continuò afferrandomi il braccio- non andartene, non sarà certamente quella donna a renderti giustizia ma voglio sentire quello che verrà deciso.»
Attesi la sentenza assieme a lei nel grande corridoio vuoto. Le parole giunsero scandite come l’annuncio di un treno in arrivo.
«Visti gli articoli 572, 533, 535 c.p.p… dichiara l’imputato colpevole dei reati ascrittigli, e riuniti i fatti sotto il vincolo della continuazione, lo condanna alla pena di anni uno, mesi due e giorni venti di reclusione.»
Andai involontariamente col pensiero a quell’antica profezia: “L’Anticristo vorrà somigliare a lui ma sarà solo la sua scimmia”, ma francamente sembrava illogico voler somigliare al Cristo riportando una condanna infamante quanto quella inflitta al Messia; era più intrigante attribuirlo al caso o al fatto che spesso la giustizia tutelasse interessi nascosti.
Mi allontanai lentamente assieme a Daniela dal luogo del giudizio. Non erano crollate le accuse perché la difesa aveva scordato di convocare dei testi determinanti, mentre altri erano stati respinti dal giudice perché non era possibile che sapessero qualcosa in quanto “non conviventi con l’imputato”. Ci è lecito pensare che il processo abbia seguito i dettami di una legge occulta, infatti, il pubblico ministero mentì affermando che Tony, un teste della difesa, era stato condannato per falsa testimonianza. Con grande lungimiranza, ad altri testi fu concesso di assistere alle udienze prima di essere chiamati a deporre. Moltissime “stranezze”, e delle vere frodi processuali, si potrebbero ancora riportare, ma basta osservare chi fu ritenuto credibile dai giudici: dei figli sottoposti ad anni di pressanti condizionamenti, i testimoni di Geova, la polizia, i carabinieri e gli assistenti sociali, che mai ho avuto il piacere di ospitare, e infine la perizia d’un medico legale, redatta senza vedere l’infortunata ma semplicemente certificando quanto appreso dai carabinieri. Quale beffa dunque poteva riuscire meglio? Uscendo dal Tribunale mi tornò il buonumore. Il cielo era meno grigio se ricordavo che Erieder, tra i suoi appunti, l’aveva già scritta quella sentenza. Era inevitabile che le mie azioni, dettate dal comprensibile desiderio di impedire il tradimento della mia sposa e delle mie bambine, divenissero la causa di quelle accuse. Solo a Erieder poteva apparire gradita una condanna così ingiusta. Forse rappresentava la prova che il suo piano occulto si stava realizzando.
Per ironia della sorte le condanne in quel tribunale si sprecavano e quella di qualche tempo prima si dimostrava anch' essa utile.
Era una giornata d'autunno inoltrato, pioveva e la bora soffiava forte come di consueto e quel mattino decisi di presentarmi all'udienza in pantofole da camera e in pigiama. Il processo si svolse senza che nessuno se ne accorgesse. Terminata la lettura della sentenza uscii nell'atrio assieme all'avvocato.
«Cosa ne pensa di questo giudice? Non ha nemmeno notato l'abbigliamento che ho sfoggiato per l'occasione e non c'é persona in questo tribunale che se ne sia accorta e stupita. Le pare corretta la sentenza? Se il magistrato si atteneva alla legge doveva incriminarmi per oltraggio alla corte o, in alternativa, richiedere una perizia. Purtroppo non sa distinguere un imputato in giacca e cravatta da uno in pigiama e pantofole e si arroga il diritto di giudicare gli altri. Mi chiedo come possa pretendere di riconoscere il colpevole dall'innocente. Come può infliggere mesi e anni di condanna che schiacciano come pietre?»
-Anche l'avvocato, dopo avermi squadrato furtivamente, sembrò rimanere di pietra.-
Tornai con la mente al giorno precedente il nostro incontro, un sabato di fine luglio. L’estate aveva completamente sepolto la delusione provocata da Gabry, che non era riuscita a scrivere tutte le pagine mancanti.
Farlo avrebbe significato uscire dal tunnel in cui si trovava, ma si sa… la luce del faro è destinata ad altri. E ora stavo quasi rassegnandomi all’idea che nessuna donna potesse riempire gli ultimi fogli rimasti. In quelle poche pagine, un altro essere avrebbe dovuto raccontare come si raggiunge la consapevolezza della propria essenza divina.
Il filo che ci teneva uniti si è spezzato, ho sperato, ho pianto, ho lottato con tutte le mie forze per difendere quello in cui credevo, è stato inutile e doloroso.
Eppure non mi sento sconfitta, stranamente, dopo aver scambiato poche parole con il vecchio che percorreva lo stesso tratto di strada appoggiandosi a un bastone, ho avuto la vaga percezione di poter essere ancora utile per qualche scopo.
Penso alla mia condizione e mi pare simile alla sua, abbandono lentamente la vita per dirigermi verso l’ignoto? Ciò che resta del mio mondo non comunica più con me; e non ricevo ancora segnali dall’altro, o forse sì?
Sono nella mia camera ora, è tardi, il silenzio è assoluto, improvvisamente penso a Daniel, il fratello morto dopo pochi giorni dalla nascita che ho conosciuto solo tramite il racconto di mia madre. Mi stupisco di essermi rivolta a lui mentre gli chiedo sottovoce di aiutarmi a cambiare quella situazione.
Domenica, 26 luglio 1998: oggi ricorre il 36° anniversario della morte di Daniel e c’è stato un incontro che ha cambiato la situazione.
Il giorno seguente, giunto in valle, avevo lasciato il rifugio alle mie spalle e costeggiando il torrente, ero arrivato a una pozza dove la profondità dell’acqua consentiva alcune bracciate. Se la calura si fosse fatta insopportabile avrei potuto rinfrescarmi.
Nella valle semi deserta, come sempre in quel periodo dell’anno, si sentivano solo le rapide, liquide carezze sulle rocce. Era stata una buona idea portarmi qualcosa da leggere. Steso sopra quel masso circondato dall’acqua, forse avrei recuperato una piccola parte del sonno perduto accanto al letto di Giada. Scorsi solamente poche righe, il rumore appena percettibile di alcuni passi mi fece volgere la testa; la figura anacronistica di quella che sembrava una figlia dei fiori, in perfetto stile anni sessanta, si stava avvicinando.
Aveva uno zainetto appeso alla spalla e una graziosa bastardina nera, che pareva calzare delle scarpine bianche, la precedeva. Arrivata a una decina di metri dal masso su cui stavo sdraiato, guardò distratta nella mia direzione, indecisa se continuare con quella calura o mettersi al riparo dal sole. Alla fine stese l’asciugamano accanto a un grande cespuglio su di un terreno cosparso di pietre irregolari. Cominciò a togliersi gli indumenti e, nel farlo, lasciò cadere un pacchetto di sigarette. È stupido lo riconosco, ma se lo sciocco impulso di fumare una sigaretta non fosse intervenuto, credo che non le avrei rivolto la parola.
Dovevo dunque assecondare quel desiderio improvviso e la cosa migliore per aprire un dialogo e infilarci quella richiesta diretta, era dire una sciocchezza.
«Accidenti -cominciai a voce alta- uno viene in Val Rosandra per stare tranquillo sapendo che di domenica non c’è nessuno e mi capita lei, addirittura con delle sigarette inquinanti.»
La ragazza raccolse l’asciugamano ancor prima di rispondere: «Se do fastidio mi sposto, andrò più avanti. Palla!… Palla!… Andiamo vieni.»
«Vada pure, ma si ricordi di lasciare le sigarette».
Per un istante rimase perplessa, poi valutò, da accanita fumatrice, che forse era il caso di elargirmi una delle poche rimaste nel pacchetto.
«È un modo di dire che ne desidera una?»
«Grazie, come ha fatto a capirlo?»
Mentre mi avvicinavo, mantenendo quelle espressioni atipiche, avrei saggiato la sua capacità di sopportazione. Forse inconsciamente temevo la sua calma serafica, poteva costringermi a riconsiderare ciò che mi ero imposto soltanto il giorno prima: non mi sarei più affannato a cercare né uomo né donna in grado di riempire le pagine bianche preparate con tanta cura.
La mia ombra si stagliava su di lei mentre allungava la mano verso il pacchetto di sigarette, accanto notai il libro di Lao Tze. Fu questo a modificare il mio atteggiamento, il pensiero che si dedicasse alla ricerca d’una realtà meno effimera, le procurò tutta la mia solidarietà.
Sapevo per esperienza quanto impegnativo fosse il compito di lacerare il velo di egoismo, orgoglio e ignoranza che impedisce la visione della realtà.
Tornai sul masso per continuare la lettura, non volevo lasciarmi suggestionare dai particolari del suo aspetto fisico che ricordavano la donna con cui avevo condiviso l’esistenza per oltre vent’anni.
Per quanto ci provassi non riuscivo più a concentrarmi su quelle pagine. Poteva il gran caldo giocare simili scherzi? Uno spruzzo d’acqua mi investì, la cagnetta stava saltellando e di tanto in tanto si girava verso di lei come se attendesse uno sguardo di approvazione. La giovane, oltre alla temperatura elevata, pareva non accorgersi del fastidio che quelle pietre irregolari e appuntite, sotto l’asciugamano, dovevano provocare.
Attorno a noi non c’erano altri punti adatti a distendersi, per cui le suggerii di condividere il masso levigato dal torrente. Accettò solo dopo qualche insistenza ma lasciò il libro accanto al grande cespuglio. Ci ritrovammo così a parlare dei più svariati argomenti.
Si esprimeva con la stessa foga e con la stessa ansia di farsi capire di quand’ero ragazzo, e ciò mi stupiva. Possibile che quella giovane donna manifestasse così apertamente le aspirazioni che erano state la causa principale della mia solitudine?
Eppure non aveva l’aspetto della persona che si dedicava per lungo tempo alla meditazione e prossima a raggiungere la vera saggezza. Era inesplicabile quel contrasto così evidente; pareva il classico tipo dalle tante idee ben confuse, ma quando spiegava le sue idee con quel modo di fare sicuro e impetuoso, veniva spontaneo pensarla una bambina con la saggezza di una santa.
«Hai avuto modo di leggere -La profezia di Celestino- scritto da Redfield?»
Avevo buttato lì quella domanda all’improvviso, senza alcun riferimento col dialogo in corso.
«Che coincidenza! Sapessi quanti me ne hanno parlato ultimamente, ancora non ho avuto occasione e me ne dispiace.»
La sua risposta, mi spiegò in seguito, sul momento la imbarazzò enormemente. Si era servita del termine coincidenza senza averne l’intenzione e a sproposito, questo l'aveva fatta sembrare ignorante come un cavallo a dondolo. Disse che successivamente aveva intuito il perché dell’uso improprio di quella parola rileggendo Erieder. Notando come l’evento sincronico diventava la chiave di lettura del libro, le erano tornate in mente le curiose coincidenze alla base del nostro incontro e, grazie a quel lapsus freudiano -concluse soddisfatta- l’inconscio le aveva suggerito di prestare attenzione proprio alle coincidenze.
Quel giorno in valle aveva mostrato il proposito di leggerlo perché inspiegabilmente convinta di trovare risposta a molte domande; pertanto valutai opportuno incentivare la sua intenzione con qualche frase a effetto:
«Se pensiamo al modo in cui si susseguono i fatti narrati nel libro, che paiono voler indicarci una via, vedremmo che i fenomeni sincronici celano gli aspetti straordinari della realtà.»
Proseguimmo a lungo il nostro dialogo, le ricordai la necessità di non lasciare spazio alla pericolosa tendenza che ci porta a cercare per ogni situazione un motivo nascosto, ma di lasciar fare al caso, consapevoli che quanto accade è sempre perfettamente integrato sia con gli aspetti del microcosmo che con quelli del macrocosmo. A un certo punto fece delle considerazioni sul lato oscuro celato in ogni cosa, e questo permise di scoprire che la sua profondità di pensiero era reale e cristallina.
Con ironia mi chiesi se quegli occhi verdi sarebbero mai divenuti degli specchi capaci di riflettere gli splendidi aspetti occulti della Realtà.
La giornata si esauriva tra il verde sempre più scuro degli alberi. Quando le proposi un passaggio in moto fino a casa accettò, infilò Palla, Palù, Limpa e l’altra decina di nomi che attribuiva alla sua cagnetta nello zaino e si fece condurre in centro città. Davanti alla Luminosa, un saluto di circostanza e quel pomeriggio così diverso era finito. Non ci sarebbe stato un seguito, perché di lei conoscevo il nome e nient’altro.
Passarono alcuni giorni e il ricordo di quelle ore piacevolmente intense si ripresentava spesso, perché? Che motivo poteva esserci? Capitava di rado che una persona attirasse la mia attenzione fino a quel punto.
Se quello era l’indizio della sua capacità di svolgere un ruolo utile al completamento del progetto, nulla avrebbe potuto celare la sua presenza. Il caso, avrebbe certamente favorito un successivo incontro, anche se le probabilità che questo si verificasse fossero state infinitesimali.
Non passò molto tempo da quella riflessione, il giorno seguente, transitando vicino a piazza Garibaldi fermai la moto prima dell’incrocio e scesi per salutare un conoscente. Scambiai solo poche parole e, girandomi per risalire sulla moto, notai il cenno di saluto che una ragazza sopra uno scooter mi aveva rivolto.
Avviai il motore e raggiunsi il semaforo qualche istante prima del segnale di via libera. Sul sellino posteriore dello scooter c’era proprio lei, la ragazza della Val Rosandra. La giovane, quando ripartimmo affiancati in direzione della periferia, alzò la visiera per comunicare più agevolmente: «Stai andando in valle a prendere il sole?»
«Sì! Ma dopo pranzato, e voi?»
«Ora abbiamo un impegno, ma domenica forse ci sarò.»
Fu così che iniziò la nostra relazione… per puro caso.
Il giorno dopo, arrivai tardi in valle, lei stava raccogliendo le sue cose e la voce inaspettata alle spalle la fece quasi sobbalzare.
«Hai intenzione di proseguire?»
Si voltò velocemente, stupita di non aver sentito il rumore dei passi.
«Ah! Sei tu! No!… pensavo di tornare indietro, credevo non arrivassi più; non venivo in questo posto da anni e non ricordo nemmeno la strada per continuare, ma se vuoi proseguire, andiamo pure.»
Arrivati a poca distanza dalla sola cascata del torrente degna di quel nome, e visto il percorso sempre più accidentato, si decise di sostare su alcuni massi sapientemente levigati dall’acqua. Seduti uno di fronte all’altra, il nostro discorso scivolò presto verso temi a me più congeniali. Si parlò delle discipline iniziatiche, scopo delle quali -spiegavo- non era pervenire all’estasi. Esse dovevano espressamente condurre a una conoscenza olistica, onnicomprensiva. Questa ultima andava impiegata per liberare ogni singolo essere dai legami che la materia gli dispone attorno. Quel nucleo, fino a quel momento con qualità ben precise e definite, raggiunto l’obiettivo, si scopre con gioiosa meraviglia in realtà illimitato e con possibilità infinite.
«Sai, basta guardare quegli alberi con estrema attenzione per poter contemplare il loro vero aspetto e gioire della loro vera essenza.»
Nel dirlo, le indicai il punto dove erano più folti, ma lei, lo notai di sfuggita, non seguì con lo sguardo la mano. Continuò a fissarmi mentre insistevo affinché lo sperimentasse.
«Credi non sia possibile con tanta semplicità sentirsi una cosa sola anche con ciò che sembra inanimato?»
La sua risposta avrebbe gratificato qualunque Maestro di vita.
«Lo sto facendo attraverso di te… sei… come posso dire… sì! È proprio così, stai facendo da tramite tra me e una realtà di cui da sempre ho intuito l’esistenza.»
Qualche settimana più tardi mi confidò che il rapporto con suo marito stava inesorabilmente dirigendosi verso la rottura. Disse che il giorno del nostro secondo incontro davanti all’incrocio, era occupata a prendere accordi per disporre di un miniappartamento nel caso la situazione precipitasse.
Aveva pensato a me nel frattempo e si era chiesta se mai le sarebbe capitato di incontrarmi nuovamente. Quel desiderio non era coerente con la decisione che aveva preso solo qualche ora prima di scorgermi su quel masso nell’acqua del torrente. In quei giorni non immaginò cosa in realtà fosse riuscito ad attrarla.
Non c’erano indizi per capire il significato simbolico di quel casuale incontro e, va riconosciuto, non era certamente semplice vedere una allegoria in quel suo cammino verso un posto frequentato da pochi.
Solamente un’anima antica, con sufficiente consapevolezza, poteva vedere in quel masso la materia e nel tipo presuntuoso col quale aveva parlato, lo Spirito che tutto pervade. E lei dimostrò di esserlo quando asserì di vedere quell’acqua rappresentare il tempo che scorre senza ragione. Ci riuscì senza rivendicare alcun merito, era semplicemente giunto il suo momento di realizzare che non c’è ragione alcuna per cui tutto finisca.
Solo le anime alla fine del loro percorso evolutivo, potevano incontrare quell’essere indefinibile e farne un punto di riferimento.
Che situazione curiosa, lei aveva deciso di non volere mai più un uomo accanto a sé nel caso che il suo matrimonio fosse naufragato.
Era stato quello il suo punto di riferimento fino a quel momento ed era quello in cui aveva creduto e per cui si era ritrovata a piangere e a lottare con tutte le sue forze.
Di questo un Dio va orgoglioso e per questo un Dio, quando passeggia in incognito, si lascia scorgere da coloro che hanno saputo rimanere fedeli anche a un semplice sogno.
Il dialogo era caratterizzato dal racconto delle nostre vite. Daniela, saputa buona parte della mia storia, si offrì di ospitarmi nell’alloggio che, costretta dalla burrascosa situazione cui si è fatto cenno, aveva nel frattempo preso in affitto. Si mostrò indignata quando le confessai che avevo trascorso gli ultimi due anni in mezzo alla strada. Inveì contro quel mostro impersonale, quello Stato tanto solerte nel privarmi del compito di educare i miei figli che, con le sue leggi beffarde, mi aveva assegnato una immaginaria abitazione in via della Casa Comunale al numero due.
«È una pura astrazione -cominciai a spiegarle- quella fantomatica abitazione non è altro che un ufficio dove vengono spediti gli atti giudiziari che mi riguardano. Ma lo Stato, il mostro di cui ti parlo, non solo ha cercato di distruggermi togliendomi ciò che avevo di più caro, ma fa continuamente crollare le speranze di tanti, troppi individui, negando loro una vita dignitosa e permettendo ai più forti di vessare gli indifesi in mille modi.»
«Mi domando come sia possibile tanto accanimento e la ragione di ciò.»
«Il perché è uno solo, per tutte le situazioni che comportano dei risultati catastrofici o semplicemente indesiderabili. Il modo in cui agisce e a qual fine operi quella astratta entità che conosciamo sotto il nome di Stato è evidente. Oggi essa è capace di provocare effetti disastrosi su tutto il pianeta, ma voglio limitarmi a esportene uno solamente: uno tra i più subdoli, foriero della tempesta più violenta che memoria umana ricordi. Sappiamo perfettamente che dalla costituzione delle prime civiltà evolute, una delle regole auree a cui si sono attenuti i fondatori, i reggitori e i loro sottoposti, è una norma molto semplice ed efficace: dividi et impera. Un banale esempio di questo modo di operare lo troviamo nella scissione dell’atomo.
Da molti anni ormai, spezzando un nucleo fondamentale della materia, gli Stati si sono assicurati un potere incontrastato sul piano fisico e, nel perseguire il loro vero scopo, hanno taciuto le inevitabili conseguenze negative. Ma al Drago atomico, il mostro apocalittico dalle tante teste, non basta ancora, la sua sete di potere è inestinguibile e oggi, con un progetto analogo, tenta di spezzare un nucleo altrettanto fondamentale. Si tratta di scindere una particella dove i legami non sono prettamente di ordine fisico, chimico, elettromagnetico, gravitazionale o altro, ma piuttosto di tipo affettivo, una sostanza che potremmo definire spirituale.
Come nella prima operazione, di proposito si tacciono gli inevitabili effetti nefasti. Nel libro che ti ho dato, al capitolo sei, scrivo che il caso mi ha fatto vivere l’esperienza del matrimonio nel ruolo del capofamiglia; ciò ha permesso a delle particolari coincidenze di prendere forma e fronteggiare quella pericolosa scissione.
Grazie alla dolorosa separazione del mio nucleo familiare ho potuto vedere le estese interazioni che nascono in seguito a simili disastrosi eventi. La conoscenza che si può ottenere in circostanze drammatiche in seguito ci permette di gestire nel modo migliore difficoltà di ogni tipo, anche la catastrofe sospesa sulle nostre teste. Ti sembrerà strano che parli di imminente sconvolgimento planetario, ma devi sapere che la pericolosità dell’energia generata dalla scissione di un atomo è minore di quella che può scaturire da una cellula primaria del corpo sociale quando si spezza. Se la coesione della forza dell’amore, all’interno dei nuclei familiari, si interrompe, indipendentemente dalle ragioni, si verifica quanto di più spaventoso si possa immaginare per il futuro del pianeta. L’enfasi che dimostro parlando di un semplice nucleo familiare è dovuta a ciò che “miracolosamente“ lo crea e a ciò che esso a sua volta rende manifesto: un elemento invisibile, intangibile, indefinibile ma dal quale ogni cosa immaginata trae la propria realtà. La sola possibilità di scinderlo senza produrre effetti devastanti si ha quando si estende l’interazione armoniosa tra i componenti di quella cellula primaria a tutto il corpo sociale. Non è vano il “consiglio” di considerare l’altro come fratello, superata ogni incomprensione si ottiene il passaporto per l’immortalità. All’opposto, se il mostro senz’anima riesce a spezzare i nuclei atti a costituire la massa-critica, quella parte infinitesimale dell’umanità in grado di esercitare la funzione di ghiandola pineale collettiva di cui si è già parlato, quel futuro spaventoso diverrebbe la tragica realtà.»
Daniela intervenne per stemperare la tensione che percepiva.
«Purtroppo è quello che sta accadendo oggi, queste divisioni si verificano sempre più spesso. Se la mia m’è sembrata una lacerazione dell’anima per la disperazione che mi ha travolto, non voglio nemmeno pensare a cosa tu possa aver sopportato. Quello che è preoccupante è il fatto che non ci sia un ripensamento da parte di chi ricopre cariche politiche. Si assiste alla dissoluzione delle famiglie, dei legami di amicizia, e di ogni altro rapporto basato su sentimenti costruttivi, senza che venga prospettata alcuna alternativa.»
«È vero, ma solo in parte, comunque questa situazione è stata predetta da tempo. Chi lo ha intuito, ha pure previsto che le cose si sarebbero messe in modo che nessuno sarebbe potuto intervenire… nessuno eccetto… beh!… È inutile che ora ti illustri la soluzione a questi immani problemi, però voglio dirti alcune cose che, se le analizzerai con calma, possono farti guardare al futuro con maggior fiducia. -Senza attendere il minimo cenno d’assenso continuai- vengono tramandate da oltre un secolo e mezzo, le parole di uno tra i meno noti veggenti: Gli uomini si troveranno davanti a una profonda crisi che riguarderà ogni aspetto dell’esistenza; a quel punto, quando non si saprà che pesci pigliare, alla porta della Storia busserà un personaggio che verrà visto da alcuni come un riformatore a lungo atteso e da altri come l’Anticristo. Coloro che, durante i secoli trascorsi, hanno descritto l’aspetto diabolico di quella inquietante figura, affermano pure che avrebbe voluto sostituirsi a Dio.
Quando ho occasione di parlarne, preferisco ricordare che per quel personaggio misterioso, è stata pure coniata una immagine ben diversa. Per rendersi conto di quanto intricata sia la questione, se ha ragione chi lo dipinge a fosche tinte o chi invece ne dà una immagine positiva, dobbiamo pensare a quella enigmatica profezia biblica: "E che nessuno potesse comprare o vendere senza avere il marchio, cioè il nome della Bestia o il numero del suo nome".
Ero partito in quarta con le citazioni e mi vedevo simile a quei fanatici che ripetono come dischi rotti le istruzioni di chi li ha resi tali. Giustificai quel comportamento pensando che la Meta era parte di me. Potevo dunque continuare a discuterla e spiegarla.
«Stranamente, la Bestia di cui si parla nella Bibbia non è, come ci si aspetta, rappresentata da un individuo. Potremmo anche pensare che quella curiosa profezia si sia realizzata quando quella astratta entità, che risponde al nome di Stato, assegnò a tutti una specie di sigla, nota come codice fiscale, senza la quale nessuno potesse comperare né vendere. Ma le inquietanti analogie, osservate durante i venticinque anni che precedettero la stesura del libro, sono moltissime e, nel mio racconto, potrai trovarne parecchie. Se lo leggerai con attenzione vedrai che sono state predette diverse situazioni in grado di ferire l’animo degli uomini. Quando ti ho raccontato che lo Stato mi ha cacciato da casa e ha indotto i miei figli a tradirmi, non ho spiegato ciò che rappresenta la figura paterna dal mio punto di vista. Essa va intesa come il pilastro su cui si regge il ponte che permetterà all’umanità di giungere sull’altra sponda. Crederlo è destabilizzante per una società che riversa con prepotenza gran parte delle sue aspettative sui valori materiali.
Quella figura deve essere rivalutata, perché sia chiaro il significato di “come in cielo così in terra”. Il padre è dunque colui che nel microcosmo possiede delle potenzialità insospettate, quelle stesse qualità possedute dal Padre nel macrocosmo. Un simile messaggio, è in realtà temuto a livello inconscio più di ogni altro, soprattutto da chi ricopre posizioni di rilievo. Da questo puoi intuire che estromettere da quei nuclei una percentuale sempre più alta di padri e porsi come unico punto di riferimento, è per lo Stato e chi lo rappresenta, estremamente gratificante. Il potere assoluto, per quel mostro dalle tante teste, è quello di incarnare, lui solo, la figura del Padre… ergersi inequivocabilmente a Dio.
Consultando le opere di David Icke, un uomo che sale con determinazione il ripido sentiero della conoscenza, ci si rende conto che questa subdola operazione è in atto da tempo. Potremo anche notare, a patto che i nostri occhi vogliano vedere, che ciò coincide con quanto i veggenti hanno previsto. Intendo dire e sostenere con forza, che è estremamente importante divenire consapevoli dell’esistenza di questo progetto. Da questa consapevolezza, deve scaturire la scelta di opporvisi, poiché ciò consentirà un balzo evolutivo inimmaginabile. Va precisato che ogni via, anche le più antitetiche, hanno qualcosa in comune: l’Alfa, l’Omega e me…»
Arrestai improvvisamente l’eruzione di parole, se avesse voluto avrebbe potuto mettersi in salvo: chiedere di essere accompagnata da qualche parte e mandarmi mentalmente a quel paese. Non aveva alcuna intenzione di fuggire, per cui ripresi il mio monologo con più calma.
«Forse è meglio che smetta di annoiarti con le mie chiacchiere. Lascia solo che ti illustri la mia curiosa situazione: sono stato descritto e attaccato come un mostro dai servitori di quel potere che non riconosce niente e nessuno al di sopra di lui. Nelle loro relazioni di servizio, i tutori del disordine, potendo scegliere tra una infinità di appellativi, hanno voluto usare proprio quello di Anticristo per screditare ogni mia parola e deridermi. Volendo trovare una attenuante per le loro azioni, potremmo dire che si sia trattato d’un modo scaramantico di esorcizzare quell’Antilegge che, secondo Blake, Walsit e altri, sarebbe giunto per raddrizzare la via tracciata dal Cristo.
Chi ha distorto quel percorso a proprio vantaggio, è istintivamente portato a temere chiunque possa rettificarlo. Solo se c’è una briciola di saggezza, dovuta all’intuizione, si capisce perché tante persone giungono a compiere atti singoli e collettivi di cui poi si pentono; a cominciare da mia moglie per arrivare fino allo Stato. Devi sapere che nel periodo precedente la nostra separazione, in molti si sono dati da fare perché lei si arrendesse all’idea di avere per marito un pazzo pericoloso. A parte i rari parenti e gli ancor più rari amici, appartenenti a confessioni religiose particolarmente attive nel contrastare ciò che ritenevano di dover attribuire al maligno, anche le strutture di assistenza sociale si attivarono per recidere il mio rapporto con la famiglia.
Il motivo del loro impegno nel farlo è di una banalità sconcertante. I progetti che trascendono la loro comprensione sono visti come elucubrazioni di menti malate e pertanto vanno aspramente ostacolati. È andata perduta l’antica saggezza di quei popoli che raccomandavano di osservare attentamente ogni manifestazione di follia per trarne i possibili insegnamenti. Anche le autorità, per tutelare e mantenere lo status esistente, si sono attivate per attribuirmi reati di ogni genere al fine di screditarmi.
Ma anche questo si spiega col desiderio di far abortire sul nascere una scuola di pensiero che può espandersi coinvolgendo milioni di persone fino ad assumere le proporzioni della massa critica. Tra le forze conservatrici vi sono esperti in ogni settore, non escluso quello della guerra psicologica; essi conoscono benissimo gli straordinari effetti che quel nucleo potrebbe produrre e per questo lo temono.»
«Giorgio, tre giorni fa stavo andando in piazza Venezia, -sussurrò improvvisamente dopo aver ascoltato così a lungo senza intervenire e accostando la sedia per non esser udita da altri- avevo il tuo libro perché desideravo la dedica promessa, ma davanti al Comune, ho ricordato improvvisamente di dover ritirare la lettera con cui ci veniva intimato lo sfratto. Mentre entravo nell’atrio, il mio sguardo è stato catturato dal calendario posto sul muro di fronte.
Quella data, il sei agosto e le parole che seguivano, mi hanno provocato delle sensazioni incredibili, difficili da descrivere, una esperienza mai provata. Dapprima quell’oggetto insignificante ha esercitato una tale attrazione che sembrava fosse dotato di vita propria, poi, lentamente, sono divenuta cosciente che quello era un messaggio che andava interpretato, e le poche parole lette accanto a quella data erano sicuramente la chiave. Ancora una cosa, -riprese rovistando nervosamente nella borsetta alla ricerca dell’accendino- perché la mia mente ti ha messo in relazione con quanto stavo sperimentando? Perché ho immediatamente pensato a te in quegli attimi? Che ragione può esserci… è da così poco tempo che ti conosco.»
Daniela inspirò con forza, aveva spogliato il suo animo di tante sensazioni e ora, lei per prima, ne era frastornata.
«M’è venuta una strana idea stamattina, sembra che averti vicino amplifichi la mia capacità percettiva. Mi chiedo se è proprio così oppure è lo stress dovuto al timore di trovarmi nell’impossibilità di costruire sopra le macerie del mio matrimonio.»
Quelle domande parevano rivolte più a se stessa. Strinsi la sua mano per impedirle di continuare ad agitarla nervosamente sul tavolo.
«Appena tornata a casa -continuò- ho subito cercato sul vocabolario la parola trasfigurazione. Speravo di trovare la causa di quel particolare stato di coscienza che ho sperimentato leggendo quella data sul calendario. Quando ho letto cosa si intende con quel termine ho pensato assurdamente che tu abbia già compiuto quel percorso e che in me stesse avvenendo una specie di fenomeno analogo.»
Mi scrutò con attenzione, forse temendo di scorgere uno scarso interesse o peggio, una cinica derisione. Non poteva supporre che le sue ultime parole facevano scorrere davanti ai miei occhi il ricordo dei primi giorni; quando confessò di aver pianto leggendo la dedica rivolta ai bambini da un padre che non ne aveva.
Era certamente all’oscuro che nella nota introduttiva si accennava alla eliminazione degli ostacoli e non pensava che uno dei più difficili da abbattere fosse proprio l’indifferenza. Da quanto avevo capito, doveva ancora iniziarne la lettura, e da nessun’altra parte c’era scritto che semplicemente versando una lacrima su quelle due righe, era possibile ottenere la trasfigurazione.
Sarebbe stata lei la prova vivente delle smisurate capacità dell’essere umano? Possibile che stessi commettendo uno sbaglio?
Riprese lentamente il controllo delle emozioni e continuò: «Sai, sta succedendo qualcosa di inspiegabile, non si tratta solo di questo, c’è dell’altro, al momento non ho voluto dirtelo, non immaginavo cosa avresti potuto pensare».
Si arrestò e chiuse gli occhi come a volersi concentrare per trovare le parole più adatte.
«Alcuni giorni dopo averti conosciuto, parlai di te e del tuo libro con un’amica; lei, come sempre, volle esser prodiga di consigli e mi suggerì, visti i tanti problemi che mi assillavano in quel periodo, di non andarmene a cercare degli altri addirittura con un satanista.
Il mattino successivo, mentre andavamo a San Giacomo vidi la tua moto. È stato incredibile, se non avessi ancora chiara l’immagine di ciò che ho visto penserei si sia trattato di un sogno. Mentre stavamo avvicinandoci alla piazza Garibaldi sono stata attratta da qualcosa di incredibile: una moto azzurra che aveva attorno a sé un alone dorato, simile alle aureole dei santi. Lo so che è pazzesco, e proprio per questo, essendomi incuriosita ho guardato meglio e ho visto te. Ricordi quando ci hai raggiunte all’incrocio e ti sei fermato accanto a quel fuoristrada grigio? Al suo interno vi era un cane lupo che ha iniziato a ringhiare furiosamente nella tua direzione come se avesse visto il diavolo in persona. Questa circostanza, mentre mi rivolgevi la parola, ha fatto sì che rimanessi per un attimo indecisa; non sapevo se seguire il consiglio della mia amica o risponderti.»
Il suo monologo fu interrotto dal padrone della trattoria che portava l’ordinazione. Lasciai cadere l’argomento ripromettendomi di riprenderlo al momento opportuno.
Il mattino successivo a quello strano incontro in val Rosandra, mi svegliai come al solito molto presto, appena uscita notai con stupore che la giornata era insolitamente luminosa, mi sentivo piena di energia come da anni non mi capitava. Anzi, a pensarci bene, nonostante i problemi da cui ero assillata in quel periodo, mi pareva di camminare sulle nuvole.
Questo potrebbe dare un’idea assolutamente sbagliata della mia capacità di risposta allo stress, ma è l’immagine che solitamente si usa per descrivere un particolare stato d’animo. Se aggiungo che più passava il tempo, più quel benessere costante si trasformava in vera e propria beatitudine, qualcuno potrebbe pensare di trovarsi tra le mani lo scritto di una visionaria isterica.
Quel giorno fu uno spillone che mi passò le espadrillas piantandosi nel tallone a richiamarmi alla realtà. Mentre lo toglievo il nome dell’uomo incontrato per caso durante un assolato pomeriggio si presentò con forza nella mia mente e questo mi stupì molto. “Cosa mai ha a che fare quel tipo eccentrico con la mia vita” ero stata costretta a chiedermi. Una parziale risposta giunse già durante la lettura del racconto ricevuto in dono, quando notai l’inquietante analogia con le due donne colpite in modo allegorico al tallone e alle quali era stato attribuito un ruolo importante.
Pensando alle probabili considerazioni dei più scettici, devo dire che mi spiace deluderli, non ho mai sofferto d’isteria e talvolta non credo neppure a ciò che vedo. Benché l’intuito mi suggerisca l’esistenza di qualcosa che solo a pochi è dato vedere, mai ho sentito la necessità di verificarlo.
Trascorsero circa due mesi, durante i quali non mi soffermavo neppure a cercare di capire cosa stesse succedendo, ero stata sicuramente innamorata, forse lo ero ancora, ma questo modo di percepire e di vivere la realtà aveva caratteristiche completamente diverse. Era, se così si può dire, al di là dell’amore, non era soggetto a un inizio né alla fine, esisteva da sempre. Non ero certa di questo, si trattava di qualcosa ancora più profondo: una gioia improvvisa che quando ti coglie non ti dà nessuna certezza perché non c’è alcuna domanda… solo felicità.
Dunque, dopo circa sessanta giorni, non ricordo ora in quale occasione, un pensiero si fece lentamente strada nella mente. Cominciavo a sospettare che quella condizione paradisiaca celasse dell’altro, non solo, percepivo quasi un muto rimprovero dal profondo dell’anima per il mio serafico distacco dalle cose terrene e da ogni emozione umana.
Temevo talvolta, per brevissimi istanti, di essere divenuta cinica e insensibile all’altrui sofferenza e una sera decisi di parlarne con lui. Gli confidai la mia inquietudine, la mia volontà di capire, ma soprattutto quello che più mi turbava: la condizione degli altri esseri che non potevano assaporare quel nettare che a me era stato dato a piene mani. Fui la prima a meravigliarmi delle parole che pronunciai con impeto: «Ho bisogno di condividere la sofferenza degli altri!».
Lui, di solito così loquace mi rispose con poche parole: «Hai la capacità di dire quello che solo un Dio può pensare. Ma non devi meravigliarti di questo, anche sulla Bibbia sta scritto che siete Dei… e quando anche tu sarai consapevole di esserlo, vedrai pure che il tuo travaglio spirituale è simile a quello descritto da Erieder nel suo libro…»
Restò muto alcuni istanti, quasi gli costasse fatica parlare, poi riprese.
«A ogni modo presto, molto presto, avrai conferma della validità della tua scelta.»
S’era fatto tardi e così mi addormentai con la testa sulla sua spalla senza capire appieno cosa avesse inteso dirmi. Il mattino seguente, come al solito, andammo a prendere il caffè al bar Galleria, come sempre presi il giornale e lo sfogliai. Una curiosa notizia attirò la mia attenzione: -Su di un quadro raffigurante la Madonna sono inspiegabilmente apparse delle colombe-. Nell’articolo si tendeva a escludere che quell’opera, donata alla piccola chiesa all’interno dell’ospedale di Cattinara, fosse stata ridipinta da una mano ignota, e lasciava intendere che si trattasse di un evento miracoloso. Continuando, trovai esposto il significato mistico che, negli ambienti ecclesiastici, era attribuito alla raffigurazione delle colombe: esse simboleggiavano -la condivisione della sofferenza.-
A molti nei miei panni, sarebbero tornate alla mente le strane, premonitrici parole pronunciate da Giorgio la sera precedente.
Così, a distanza di poche ore dal desiderio che avevo espresso, quell’estasi sublime cominciò ad attenuarsi fino a scomparire del tutto dopo tre giorni. Ora, per mia scelta, non avevo più il sostegno di quella gioia indescrivibile, per cui ogni contrattempo e ogni cosa che poteva ferire una persona nell’arco della giornata, adesso riusciva a penetrare all’interno della mia anima e farmi soffrire.
Ripresi dunque la vita di sempre, scandita da timori, dolori e tutto ciò che poteva renderla più interessante. In quei giorni Giorgio pareva teso a causa di un articolo apparso sul quotidiano locale. Si trattava dell’appello rivolto da un lettore che, passeggiando per le vie del centro, aveva scorto il suo libro e la locandina con cui si informava che ci sarebbe stata la presentazione con un breve dibattito sul tema dell’opera.
Lo sconosciuto, si diceva indignato dal fatto che quel testo venisse liberamente esposto. Egli si appellava alle autorità competenti, civili e religiose, affinché impedissero la diffusione del libro. Fu a motivo di questo fanatismo, probabilmente pilotato, che Giorgio mi chiese di accompagnarlo all’indirizzo di quel tipo che si scagliava contro di lui con tanta foga.
Arrivati sotto casa, parcheggiò la vettura in modo indecente e io mi sentii in dovere di richiamarlo.
«Ei!… Mi raccomando, cerca di non perdere la calma.»
La portiera sbattuta con forza non lasciava presagire nulla di buono. Rimasi seduta a seguire con lo sguardo un gatto randagio, dietro di lui due costruzioni secolari e, tra i comignoli, uno straccio di cielo.
Si intravedeva appena, a causa del sole che pareva scegliere ciò che meritava di essere illuminato. A un tratto, quell’estasi che avevo sperimentato tanto a lungo si impadronì nuovamente di me. Mentre ciò avveniva alcuni pensieri prendevano forma nella mente. Si trattava in sostanza di un turbine di emozioni indescrivibili. Quella sensazione dolcissima pareva parlarmi, sembrava dirmi che quello dovevo intenderlo come un addio.
Era tornato un’ultima volta per farmi sapere che qualunque cosa potessi pensare, o sentire in proposito, quello che avevo vissuto non era stato un semplice sogno, sarebbe rimasto eternamente in me e in ogni cosa esistente, anche se non si sarebbe manifestato.
Dopo qualche istante quell’estasi svanì e l’idea di dover proseguire senza quell’appoggio straordinario mi turbò profondamente. Intuivo però che non c’era altra via per conoscere la meta. Giorgio, o almeno quello che sembrava esserlo, riapparve sul retrovisore.
“Chissà, -mi sorpresi a pensare- forse realmente riusciva ad assumere le forme di cui tutti avevamo bisogno”.
«Non c’è, non abita più qui, ma non importa, sarà lui a trovarmi, possiamo andare.»
Non aggiunse altro, inserì la marcia e mi portò a pranzo da Cece.
«Su questo non c’è alcun dubbio, ma nel mio libro, che lei senza aver letto disdegna, parlo di ben altro. Se avesse chiaro il significato del dolore che da bambino lo ha colpito, a causa della terribile malattia di sua madre, capirebbe la necessità di quel dolore e quella di questo libro».
L’uomo, lo scoprii subito dopo, era proprio l’autore della velenosa segnalazione sul giornale. Lo vidi sbiancare in volto, farfugliando qualcosa si guardò attorno, poi, barcollando tra le fila di sedie si allontanò dalla sala. Era terminato con un insolito fuoriprogramma quel breve dibattito seguito alla presentazione del suo libro; non restava che tornare nell’angusto monolocale a San Giacomo.
Lei imballò le sue poche cose e le sistemò a casa dei suoi, consegnò le chiavi dell’alloggio alla sua amica e si preparò a partire. Cercava ora la definitiva certezza e intuiva che solamente guardando dentro se stessa poteva ottenerla. Voleva scoprire quale fosse la sua via senza l’interferenza di nessuno; la libertà sarebbe stata totale se non giungeva da altri.
Quel pomeriggio era simile a un personaggio fantastico, un folletto con uno zainetto scuro, con un visino triste ma che allo stesso tempo esprimeva una forza e una determinazione incredibili.
«Alle sei devo prendere il treno per andare nel trentino a raccogliere le mele, c’è tutta la stagione da fare e poi vedrò.»
«Posso accompagnarti alla stazione?»
«Preferisco di no, salutiamoci ora.»
«Tornerai?»
«Non lo so, non posso dirti niente, tu non mi aspettare.»
«Fammi solo una promessa… non buttarti via, e se avrai bisogno di aiuto, chiamami… d’accordo?»
«Va bene, lo prometto, ma ora lasciami andare altrimenti quel treno lo perdo davvero.»
«Vai… anche se come uomo temo che ti accada qualcosa, so che non posso trattenerti, questo è un treno che non conviene perdere… ciao!… Arrivederci.»
«Ciao! Comunque vada non ti dimenticherò mai, lo giuro.»
Si allontanò velocemente verso la stazione e per un lungo periodo di lei non seppi più nulla. Ero rimasto in apprensione per tutto quel tempo e puntualmente, ogni volta si presentava l’occasione, ne discutevo con Claudio. Era uno di quei tipi che raramente si ha la fortuna di conoscere. Sarebbe riuscito a spegnere un incendio anche gettandovi sopra della benzina. Una sera di fine ottobre, lo trovai al bar da Romano e fu proprio lui a farmi intuire che era tornata. Senza alcun giro di parole gli avevo espresso quello che mi turbava.
«È strano che Daniela non si faccia più sentire, conoscendo il mio carattere, dovrebbe immaginare che temo possa incorrere in qualche brutta avventura, e questo, sarebbe spiacevole per entrambi. Nel suo caso poi, si tratterebbe di precipitare da una altezza notevole.»
L’uomo vestito elegantemente non si scompose e non tentò nemmeno di nascondere un sorriso ironico.
«Secondo me è strano che tu dedichi la tua energia solo in quella direzione.»
«Non ti capisco.»
«Pensaci un attimo… nel mondo ci sono circa sei miliardi di individui a cui portare la rivelazione e tu, cosa fai? Non pensi che a lei… perché?».
La sua considerazione, che contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, non dava spazio ad alcuna ironia, mi turbò notevolmente. Non riuscivo a trovare una giustificazione per lui e non sapevo scegliere tra tutte quelle che riservavo per me. «A ogni modo -continuò- se vuoi sapere la mia opinione, lei è andata tra quelle montagne per meditare e purificarsi, il tutto durerà quaranta giorni… come fu per Cristo quando si ritirò nel deserto. Lei ora è qui, però non ha ultimato il suo percorso, ci vorrà ancora del tempo, ma se non vuoi che tutto sia inutile dalle un tetto, magari provvisorio. Dalle parti di Basovizza sarebbe l’ideale, è una zona con una energia straordinaria.»
Comprensibilmente, se la prima reazione era stata di turbamento, le ultime parole, pronunciate con tanta sicurezza, ora mi sorprendevano piacevolmente. Ciò che la mia mente non aveva nemmeno supposto, mi veniva mostrato, in ogni suo aspetto, da Claudio. Attesi con trepidazione lo scadere dei quaranta giorni e iniziai la ricerca. Quando la rintracciai a casa di una sua amica, inspiegabilmente tenne un atteggiamento distaccato, sospettoso. Pareva infastidita dalla mia presenza e si mostrò incredula quando le assicurai che nessuno mi aveva avvertito del suo ritorno. «È stato il caso, passando per Longera, ho visto lo scooter della tua amica sotto casa di tua madre e allora ho pensato che fossi tornata. Se devo esser sincero vedo anche che sembri un’altra persona e pertanto credo opportuno che tu restituisca la copia del libro che hai portato con te. Avevi promesso di aggiungere le pagine che mancavano e non lo hai fatto, non ci sei riuscita?» A quella domanda, velata di rimprovero, rimase indifferente e annuì senza dare alcuna spiegazione. Mi fissò un appuntamento sotto casa dei suoi, e dopo aver lanciato un rapido cenno di saluto si allontanò veloce. Il pomeriggio seguente, all’ora convenuta, attendevo la consegna del libro seduto in macchina stretto da mille pensieri, quando la sua voce mi fece sussultare: «Posso salire?» «Certo!»
Si accomodò sul sedile rannicchiandosi come era solita fare.
«A proposito, ieri mi sono scordato di dirti che vorrei pure la copia che ti ho regalato quando ci siamo conosciuti.»
«Senti, vorrei che mi spiegassi perché vuoi indietro il libro che mi hai dato all’inizio, non mi sembra corretto.»
«Hai perfettamente ragione, non posso importelo e te lo chiedo come un favore, fino a quando lo conserverai penserò che a te sia possibile lasciare un segno su quelle pagine bianche… se lo riconsegni potrò togliermi finalmente questa idea dalla testa e non pensarci più.»
Lei, lo stringeva al petto quasi fosse un bambino indifeso e questo mi intenerì. «Anch’io ci tengo molto e se tu me lo levassi ne sarei addolorata.»
«E va bene, conservalo per ricordo -mormorai rassegnato- credo non avremo più modo di vederci.»
«Guarda che non mi hai capito, sei l’amico più caro che ho e sei anche la persona dalla quale ho avuto più sostegno, non c’è ragione per cui non ci si debba frequentare.»
Ora sembrava che a quel libro le sue mani si stessero aggrappando, la guardai indeciso rimanendo qualche istante in silenzio.
«Sì, forse è il caso di non interrompere il nostro rapporto, forse è giusto che questo filo non si spezzi.»
E così, sul filo dell’etere, di tanto in tanto, la nostra conversazione riprese brevemente. Passarono alcune settimane e portarono con sé solo qualche sporadica telefonata. Quella sera però, doveva rivelarsi particolare. La trovai per caso da Cece, stava seduta a un tavolo in disparte e sembrava assorta nei suoi pensieri. Mi avvicinai temendo che rifiutasse la proposta di cenare assieme.
«Ciao! Mangiare in solitudine mi deprime, ti va di cenare con me?»
«Ciao! Mi aspettano a casa, ma non ho voglia di andarci, accetto volentieri.»
Discorremmo a lungo tra un piatto e l’altro e quando nella trattoria si spensero le prime luci, la sua intenzione di rincasare il più tardi possibile non era mutata. Si pensò così di fare un giro sull’altipiano alle spalle della città. L’ora era tarda e molti locali erano ormai chiusi.
«Sai, vorrei restare con te questa notte, ho bisogno di parlare, di capire, non riesco a vedere chiaramente, c’è un’ombra che cala su ciò che vedo, mentre quello che immagino è luminoso, anche se appare tanto lontano da essere irraggiungibile.»
«Non è possibile fa un freddo boia e io non posso ospitarti, ma se vuoi parlare puoi farlo, conosco il luogo adatto per discutere di certi argomenti.»
Imboccai la strada stretta e tortuosa che porta a Monrupino e dopo una ventina di minuti eravamo parcheggiati all’interno delle mura dell’antico santuario. Avevamo fatto tutto il tragitto quasi in silenzio, pareva nutrire del rancore, e qualcosa la tormentava, ne ero certo, ma cosa? Lei, continuando a fissare le forme scure dei monti oltre la vallata, sembrò intuire quella domanda inespressa, perché iniziò a parlare: «Sono confusa, credevo tu potessi capire che la mia non era una fuga verso il mondo, ma ricercavo cosa io potevo fare per il mondo.»
«Come puoi pensare questo? Dimentichi che ne abbiamo parlato? Hai scordato che ti dissi di cercare la via dentro di te e che la risposta non si trova mai lontano da noi? Saresti stupita di scoprire che la tua strada, quella che sei destinata a percorrere, sta scritta nel libro di Omraam Mikhael Aivanhov. Quel libricino verde che hai tenuto in casa per anni e di cui dicevi di aver letto solo il primo capitolo. E poi, se ci pensi un attimo -senza badare se stesse ascoltando, continuai con più enfasi- il giorno che sei partita non ho detto “temo di perderti” ma ti ho fatto intendere chiaramente quale fosse la mia paura… temevo che tu ti perdessi.»
Forse quella notte a Monrupino Daniela non capì pienamente la ragione delle mie paure, quei timori espressi prima della sua partenza per la Val di Non; ma ora il tempo non aveva più confini per lei… era finalmente libera di percorrere la via per sempre.
Il motivo della mia preoccupazione la comprese molto tempo dopo; mentre espiavo la condanna per le violenze fisiche e psicologiche che, secondo il tribunale, avevo inflitto alla mia famiglia per anni.
Durante il riordino della casa ritrovò casualmente il diario, ormai dimenticato, sul quale alle volte scriveva ciò che il suo animo le dettava.
Due mesi prima di andarsene da Trieste, per raggiungere il trentino, la percezione di essere tenuta a una scelta era affiorata e aveva determinato in lei il bisogno di scrivere delle parole il cui senso nascosto le sarebbe apparso chiaro solo a distanza di anni.
Sento che la mia strada è là che mi aspetta, non so quale sia, ma so che non è questa, così semplice che pare già scritta. L’unione non è possibile e lo percepisco; da qui l’insoddisfazione, la ricerca di alterazione, sento il bisogno di far capire al mondo proprio quello che più ho bisogno di imparare, niente può avere importanza se non la via. Condividere la sofferenza altrui? Nel momento in cui ero ispirata avevo rinunciato all’amore per cercare il motivo della mia esistenza, il passaggio era d’obbligo, ma la rinuncia all’estasi sembra mi abbia arrestata, forse ora è giunto il momento di proseguire il mio viaggio? Necessitano delle esperienze nuove? Tutto deve mutare.
L’abitudine è una brutta consigliera, non porta da nessuna parte, la ricerca deve continuare. Non voglio niente per me anche se posso avere bisogno degli altri e del loro amore. So che da sola, senza l’attaccamento a nessuno, per ora potrò proseguire; non so dove porterà il mio sentiero, ma dovunque esso porti, lì voglio arrivare.
Ti cerco o mia scintilla, mia vita, tutto fa credere che ti ho trovato, ma la strada è lunga e impervia, la mente furba non vuole morire, ci sono cose che danno forza, e solo su queste devo appoggiarmi. Quella che talvolta sento dentro me è la verità? O solo speranza che lo sia? Nessuna certezza certa, ma certezze non ne voglio, talvolta ne ho bisogno, tanto le rifuggo e più appaiono.
Il desiderio di essere completa cercando la completezza in un’altra persona, è lecito? Devo forse amare le mie debolezze umane? Assecondarle solo perché alle volte mi riportano in equilibrio? È illusione sperare che possa amarmi quanto io lo amo? Questa incertezza mi provoca un leggero dolore, un tormento lieve in fondo; nel subconscio l’insicurezza non è forse paura di perdere qualcosa? Io non devo aver timore di rinunciare a niente perché niente mi appartiene, sembra crudele alla razionalità, ma non è così, nulla impedisce di usare ciò che ci serve senza per questo impossessarcene. Questa lotta toglie solo energia, futile è la mia paura.-
Era un sogno, e un sogno si può frantumare anche con una carezza. All’alba la portai da sua madre e poi rintracciai Branko, un amico di Toni, il mio vicino, quello che passò davanti alla casa di Laura mentre traslavano le sue spoglie mortali. Ora potevo seguire il suggerimento di Claudio e cercare un riparo a Basovizza.
Branko era un uomo minuto che aveva varcato da tempo la soglia dei cinquanta, ma conservava intatta una carica inesauribile. Egli poteva disporre di una abitazione, abbandonata da anni, poco distante dalla chiesa del piccolo paese sull’altipiano, per cui gli chiesi di venirmi in aiuto.
Disse immediatamente di sì e non chiese nemmeno un misero compenso. La sera stessa, al lume di una candela, guardavo le ombre assieme a Daniela.
«Le vedi, paiono senza energia, sono simili ai tanti che incontri durante la giornata, solo la consapevolezza potrebbe renderle luminose.»
Il silenziò calò con gli ultimi riverberi della fiamma. Passò un tempo indefinibile, il freddo intenso era rimasto inspiegabilmente fuori da quella casa cadente. A un tratto si mise seduta, al buio, potevo solo immaginare dal tono, la sua intensa emozione.
«Giorgio… che cosa strana mi è successa, ne avevo sentito parlare ma le ritenevo esagerazioni. Conosci l’esperienza del viaggio fuori dal corpo?»
«Certo, non c’è pubblicazione esoterica che oggi non ne parli.»
«È capitata a me in questo momento, non è stato un sogno, ne sono certa, come sono certa che la sola candela che c’è nella stanza ora è spenta. Mi sono vista distesa con te accanto, stavo nel punto dove prima si scorgevano le ombre e ho visto nitida una pigna in mezzo a noi… No! Non ridere, lasciami continuare. Era del suo colore naturale, ma dopo qualche istante ha assunto il colore dell’oro, cosa significa? E perché è apparsa proprio una pigna?»
«Si potrebbe pensare che tra quelle ombre ci sia stata una col dono della consapevolezza. Ciò che hai visto, quella pigna, ha diverse interpretazioni; può essere assimilata alla perla, cioè un bene prezioso accuratamente nascosto, soprattutto in termini spirituali, ed è anche simbolo d’immortalità. Avrai notato che viene spesso posta sui cancelli. È un augurio di prosperità e la sua trasformazione significa che un’età d’oro è prossima a manifestarsi.» «E perché tra noi? Ne saremmo responsabili?»
«E perché no? Ti spaventa l’idea?»
«Però è consolante essere l’artefice di una Nuova Era per una donna che non può avere bambini. Non potrò nemmeno insegnare ai miei figli a essere fieri e orgogliosi del loro padre.»
Il tono della voce si abbassò, la sua ironia si era fatta amara; non potevo lasciarle credere di aver vissuto un incubo.
«Non puoi esserne veramente convinta, se avessi meno sonno arretrato farei alcuni calcoli e potrei dirti il giorno che rimarrai incinta.»
Quel suo sguardo perplesso e incredulo, il buio complice non mi permise di scorgerlo, fu tradita dal riflesso della luna sul vetro della finestra. Una forte raffica di vento l’aveva spalancata.
«Guarda che non sto scherzando, so che sei scettica e su questo tema non accetti di discutere, ma vedrai che non mi sbaglio e presto ti ricorderai queste parole.»
Daniela non replicò e con un sospiro di malcelata sfiducia si infilò nel mondo onirico.
«-L’uomo perfetto, l’uomo ideale, l’uomo che l’intelligenza cosmica ha creato nei suoi laboratori è simile al sole e ciò che emana da lui è della stessa quintessenza della luce solare. E quando in avvenire un uomo e una donna vorranno mettere al mondo un figlio si stringeranno semplicemente tra le braccia; le loro menti saranno così concentrate che uno spirito verrà a incarnarsi presso di loro. Si tratta di un avvenire ancora molto lontano, ma è un piano evolutivo che rientra nei progetti dell’intelligenza cosmica. Ci si chiede se un uomo può fecondare una donna spiritualmente, certo, ma se ciò rimane impossibile alla quasi totalità degli esseri umani, è perché non sono ancora giunti alla vera spiritualità. Solo i veri Iniziati possono farlo.
Un Maestro, un vero Maestro può fecondare una donna anche senza conoscerla, a condizione che accetti una idea, ed è quello il seme: l’idea. Un Iniziato lancia l’idea del Regno di Dio, dell’Età dell’Oro, e la donna che ne accetta l’idea consacra la sua vita per formare il figlio di un essere perfetto; quel figlio sarà il Regno di Dio. Il Regno di Dio può esser realizzato solamente dalle donne, il teurgo, il Bodhisattva o Salvatore del mondo, è dotato di uno spirito d’abnegazione eccezionale, non cerca la gloria né il piacere, ma desidera unicamente trasformare la terra, affinché Dio riveli sempre più chiaramente la sua presenza tra gli uomini. Egli produce il seme idea del Regno ma per ottenere delle forme solide, stabili e reali sul piano fisico è necessario che il principio femminile partecipi consapevolmente. porterà in dono la giovinezza e la bellezza. Tutte le donne sono dunque incoraggiate a nutrire in loro l’idea della realizzazione del Regno di Dio, perché è proprio quell’idea che permetterà loro la trasfigurazione. Vi ho presentato uno dei maggiori arcani della Scienza iniziatica. Tutti coloro che non hanno compreso l’importanza del suo ruolo, non hanno potuto realizzare nulla, perché è solo grazie alla donna che le idee più sublimi hanno la possibilità di incarnarsi.-» (-La galvanoplastica e l’avvenire dell’umanità- pp. 141, 143, 144, 197, 200, 202, 206, 207)
Il Maestro Aivanhov illustra con parole chiare ciò che la figura femminile deve rappresentare nel prossimo futuro. Egli si è occupato di temi insoliti ma non per questo meno importanti. Escludendo la confraternita australiana che con le sue cerimonie rappresentava le pagine di un racconto che nessun uomo avrebbe potuto scrivere, Aivanhov è l’unico mistico che abbia previsto l’apparizione di un libro realizzato con lo scopo di sviluppare la consapevolezza totale nel genere umano. Egli predice che in quelle pagine avreste trovato scritto che l’energia, il Padre, il caso, o come si preferisce indicare ciò che si crede esista al di fuori del nostro controllo, è in realtà la nostra essenza.
«-Ben presto, credetemi, avverranno dei cambiamenti nella filosofia e nelle concezioni religiose degli uomini. Ve l’ho già detto: in futuro vi sarà un Terzo Testamento che completerà i due precedenti e vi si troverà una verità sottolineata, sostenuta, presentata come essenziale: l’uomo deve imparare ad avvicinarsi di più a Dio, a sentirlo dentro di sé. Allora non proverà più l’impressione di essere abbandonato. Proprio così, il Terzo Testamento porterà agli uomini la soluzione definitiva.-» (-La nuova religione: solare e universale- pp. 53, 54)
Torniamo ora alle affermazioni di Aivanhov relative alla realizzazione del Regno. Un elemento che distinguerà quel Regno dai precedenti sarà quella di essere eterno. Ricordo a tale proposito che questa caratteristica temporale assume significato diverso per chi è introdotto nella scienza iniziatica. Essa è vista come un periodo di tempo indubbiamente lungo ma decisamente non interminabile. Solo in seguito sarà destinato a sconfinare in una dimensione che esula dal tempo e dallo spazio.
In quella dimensione divengono ben più evidenti e possono essere molto meglio gestiti i fenomeni di sincronicità. Un esempio di ciò si è verificato mentre venivano apportate le ultime modifiche alle pagine finali. Il computer, inspiegabilmente lasciava una riga bianca, tutti i miei sforzi per eliminarla risultavano vani. Non riuscivo a scriverci neppure una lettera. Poi ricordai che avevo sistematicamente omesso di scrivere il nome di quel Regno. Sopra pensiero, meccanicamente lo digitai… era una gioia vedere i caratteri che compongono i nomi di Ares e di Aral apparire su quella dannatissima riga.
Avevo penato per mezza giornata e ora, grazie al caso, il nome dei due bambini che avrebbero dovuto rappresentarlo, erano lì sullo schermo, ben visibili e indelebili.
Una delle loro peculiarità sarà quella di manifestare in tutto il suo splendore la fondatezza del mito dell’immortalità. Il caso ha permesso loro di raggiungere quella meta. Un traguardo che, seppur anelato da tanti, è semplicemente uno spazio ristretto all’interno di una dimensione infinita; un punto d’appoggio per procedere verso altre mete che al momento risultano inconcepibili.
Anche Daniela intuì vagamente la formula per raggiungere quelle mete, accadde la sera che sentì imperante dentro di sé la necessità di condividere la sofferenza degli altri. Talvolta si sente ripetere che la Verità è sotto gli occhi di tutti, altre che se non diverremo come bambini non entreremo nel Regno. Riappropriarsi dell’innocenza è possibile, lo vediamo in -l’Effetto Isaia- a pag. 227. L’Autore riporta quanto accaduto durante le Olimpiadi Speciali del 1998: Nove bambini, menomati nelle loro funzioni fisiche e mentali, una mattina si erano trovati a competere insieme sulla stessa pista; al colpo di pistola che dava inizio alla competizione, erano partiti verso il traguardo situato sul lato opposto dello stadio. Fu il comportamento di un bambino con la sindrome di Down a creare un evento dal significato profondo. Mentre i concorrenti si lanciavano sulla pista, aiutandosi con ogni supporto a loro disposizione in direzione del traguardo, quel particolare bambino rallentò e si girò verso la linea di partenza. Vide così che uno dei suoi compagni era caduto all’inizio della corsa e con fatica stava cercando di rialzarsi. Il bambino con la sindrome di Down si fermò immediatamente, fece dietro front e si avviò in direzione del suo compagno. Uno dopo l’altro anche gli altri concorrenti si resero conto di quanto era successo, lo seguirono così fin dove la corsa era iniziata per rialzare il più sfortunato e, aiutandolo a reggersi, si avviarono lungo la pista camminando fino al traguardo.
È stato anche scritto che i materiali con cui sarà costruita la nuova dimora saranno particolarmente preziosi. Il significato allegorico di tutto questo è semplice, Daniela lo intuì perché possiede l’animo di una bambina e poté così compiere i primi passi all’interno di quel Regno. Avvenne, come dicevo, la sera che mi confidò la sua determinazione a condividere la sofferenza degli altri; ai suoi occhi infatti, si presentò il primo elemento, la prima pietra di cui è composto quel Regno: la scelta di condividere la sofferenza. In seguito, le si manifestarono gradualmente gli elementi che tale scelta porta con sé; i 666 astratti elementi che consentono di costruire la casa del Padre. Lei divenne consapevole che essi possono essere più o meno preziosi secondo la volontà del costruttore.
Per capire queste parole che appaiono nebulose e potrebbero venir contestate una a una, dobbiamo ricordare quanto asserito in altra parte di questo libro: che ogni cosa astratta, come può esserlo un’emozione o un desiderio, riesce misteriosamente ad agire sulla materia. Al termine di questa storia, non rimane che reperire gli astratti elementi che ho indicato. Essi consentiranno di raggiungere allo stesso tempo l’immortalità e la Dimensione dove ogni pensiero viene in essere, dovrete semplicemente posare quella fondamentale prima pietra, le altre… «Chiedete e vi sarà dato»
APOCALISSE
La
telecamera era pronta per essere usata, avrei avuto il tempo
sufficiente a raggiungere il reparto maternità del Burlo? Sarei riuscito
a vedere i miei bambini nati già da due giorni? Ero agli arresti
domiciliari a Basovizza dopo esser stato aggredito dalla Strega e, nel
caso di un controllo durante la mia assenza, avrebbero mutato quella
ingiusta pena in qualche anno di carcere aggiungendovi alcuni mesi a
causa dell’evasione che mi accingevo a compiere.A quella violenta aggressione seguì uno sviluppo imprevisto che è bene ricordare. Lo scoprii durante l’incontro con il redattore di cronache giudiziarie vicino Piazza Venezia. Quel giorno si lasciò sfuggire una confidenza inaspettata; disse chiaro che erano state fatte delle pressioni sulla redazione del quotidiano allo scopo di “disattivarmi”. Cercai di capirne di più accompagnandolo per alcuni isolati verso la sede del giornale. Si rifiutò di dare spiegazioni che consentissero di individuare gli autori di quelle pressioni e ogni domanda posta durante il breve tragitto si rivelò inutile. Il giornalista, celando il disappunto per essersi lasciato sfuggire quell’imprudente dichiarazione, concluse sbrigativo che non avrebbe parlato nemmeno davanti a un giudice. Le sue parole confidenziali non erano state chiarite e dovevano rimanere impresse.
Tornarono subito alla mente quando, a distanza di mesi, durante una trasmissione televisiva appresi che il termine disattivare era correntemente in uso nei Servizi e indicava espressamente il provvedimento di eliminare o rendere innocuo qualcuno con ogni mezzo.
Non è azzardato pensare che la soluzione suggerita per raggiungere lo scopo di “disattivarmi” sia proprio quell’articolo scritto dallo stesso redattore che riferì delle pressioni esercitate sul suo giornale. Ero in isolamento quando, contravvenendo alle disposizioni carcerarie, una copia del Piccolo mi fu consegnata. A tutta pagina c’era la descrizione dei fatti e alcune testimonianze che mi inchiodavano a una responsabilità che in realtà non avevo. Quelle assurdità avevano lo scopo di farmi credere di non avere più scampo, di farmi pensare ai cancelli che si sarebbero richiusi alle mie spalle per sempre. Davanti a quella prospettiva, era legittimo aspettarsi che la facessi finita, che scegliessi di “disattivarmi”.
-Una colluttazione violenta. I vicini hanno visto Giorgio Genzo mentre spingeva giù per le scale il giovane biondo. Hanno visto che lo prendeva anche a calci sulla testa. E a una donna uscita per il frastuono dalla porta di casa che gli diceva di smettere, Genzo avrebbe risposto afferrando l’altro, ormai privo di sensi per i piedi e trascinandolo fuori: "E’ un sacco di merda…".
Ora l’uomo versa in coma ed è ricoverato in condizioni disperate nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Cattinara. Ha riportato la frattura dell’osso parietale destro. I vicini hanno raccontato ai poliziotti quello che hanno visto: hanno descritto la violenza dei pugni e dei calci e quel corpo insanguinato che veniva trascinato fin sulla porta dello stabile.
«L’ho visto che picchiava l’altro come una furia», ha dichiarato Luisa Gatto che abita al secondo piano. E’ terrorizzata. «Anche se l’altro, un giovane biondo con i capelli corti, era a terra, Genzo continuava a picchiarlo. Quello -dice- è un tipo strano. Già durante la scorsa estate c’era stata una litigata… » «Lei è accusato di lesioni personali gravissime», hanno detto i poliziotti a Genzo. Le manette si sono strette ai suoi polsi e la volante l’ha portato in carcere. «Sto valutando se ipotizzare l’accusa di tentato omicidio», Ha diciarato in serata il sostituto procuratore Giorgio Milillo. c.b. . – » (-Articolo pubblicato giovedì 18 marzo 1999)
Il caso però sfida la presunzione umana, dopo oltre dieci anni, era giunto il momento in cui il giornalista si sarebbe lasciato sfuggire l’indizio più interessante; pensai così di incontrarlo per caso. Posi l’identica domanda di tanto tempo prima mentre, come allora, lo accompagnavo per un breve tratto di strada: «… Ne è passata di acqua sotto i ponti, per cui oggi potrebbe dire chi voleva disattivarmi.»
«Non posso ricordarlo, è passato troppo tempo… quella persona però… lo vede quel palazzo? Dietro c’è la Questura, è lì che può trovarla.»
«Mi scusi, sa indicarmi la stanza del dottor...»
«La trova all'inizio dell'altro corridoio.»
Ringraziai e nel farlo notai che mi stava osservando con una certa insistenza. Esclusi di averlo conosciuto in precedenza; il caso però possiede anche il senso della più sottile ironia. Le solite parole di circostanza quando non si sa come e perché un viso ci appare noto e, improvvisamente, una frase che illumina uno dei pochi lati rimasti bui del mio percorso giudiziario.
«Sì! Ora ricordo, la Digos, molti anni fa mi mandò una informativa a suo carico nella quale si asseriva che lei partecipava a messe nere assieme a un'altra persona di cui però mi sfugge il nome. Chiesi alla Questura se avesse commesso dei reati quali lo stupro o violenze di altro genere durante le cerimonie e risposero di no. Ovviamente ho archiviato, non essendoci nulla di penalmente rilevante era la sola cosa giusta da fare.»
Girai lo sguardo verso i cuccioli, erano rimasti impassibili ma, lo confessarono in seguito, letteralmente schifati dalla bugia dei poliziotti.
Oggi, pensai mentre mi allontanavo in direzione dell'altra stanza, la cosa giusta da fare è quella di riconoscere l'affinità tra la dolosa procedura della Digos e la dottrina "ad hominem". Come sappiamo è il vezzo di screditare il messaggero per renderlo agli occhi di chiunque un personaggio riprovevole e da condannare.
L’infermiera si fece da parte solo quando le dissi di essere il padre. Entrai nella stanza e vicino alla finestra, inondato di luce, c’era un quadro commovente: due cuccioli d’uomo dal musetto raggrinzito che cercavano calore e contatto dalla donna spossata stesa sul letto. Poche parole, pochi sguardi per un miracolo, dovevo tornare rapidamente a Basovizza, i piccoli avevano sentito la mia presenza e ciò sarebbe bastato.
Due settimane prima del suo ricovero nel reparto maternità, accompagnai Daniela in città nell’arco di tempo che avevo a disposizione per l’acquisto dei generi di prima necessità. Arrivati in centro incontrammo casualmente Gilly; dopo i primi scambi di battute divenni più attento; disse che era ancora turbata dal sogno fatto la notte precedente. Il Giglio d’acciaio si mostrò profondamente colpita dall’originalità di quel sogno; conosceva i nomi scelti per loro e parlò del suo stupore nell’udire Aral emettere suoni dal significato chiarissimo: parole d’adulto in bocca a un neonato. Gilly non fece caso al lampo che passò negli occhi di Daniela e nei miei, continuò dicendo che anche Ares, appena fu sfiorato, le mostrò qualcosa di insolito: la capacità di librarsi leggero nell’aria.
Quel pomeriggio, all’interno delle Torri d’Europa, i miei cuccioli entrarono nel cinema e corsero verso il bancone del popcorn, li raggiunsi lentamente osservando la ragazza che, divertita dalla loro esuberanza, si premurò di chiedermi cosa desiderassero. Come spesso accade, diedi una risposta che avrebbe permesso di saggiarne l’animo inequivocabilmente: «Credo vogliano i popcorn ma non ho nemmeno un centesimo purtroppo».
La giovane, visto il mio aspetto trasandato non ebbe dubbi, senza aggiungere altro riempì due sacchetti e li consegnò ai piccoli. Dissi loro di ringraziarla e, presili per mano, andai verso l’uscita ma dopo pochi metri tornai sui miei passi, la ragazza mi rivolse uno sguardo interrogativo: «Devo darle la prova della loro gratitudine, desiderano donarle il libro che ho scritto, qualcuno le dirà che è magico… chissà… faccia attenzione, quello che è certo è che quel libro le permetterà di trovare ciò che cerca».
La ragazza era comprensibilmente stupita ma davanti a quella proposta accettò sorridendo. Un paio d’ore più tardi le consegnai quanto promesso e me ne andai. Il giorno dopo, Aral e Ares sgusciarono dalle mie mani e corsero al banco dei popcorn; la stessa ragazza della sera precedente, senza nemmeno chiedere cosa volessero consegnò loro due sacchetti del prodotto. A mia volta ordinai un caffè. Al momento di pagare disse che i popcorn desiderava offrirli lei; obiettai che non avrei accettato senza conoscerne il motivo. A quel punto la giovane iniziò un divertente racconto.
«Ieri sera, finito il mio turno di lavoro, sono andata a prendere il motorino e mi sono accorta con disappunto che era stato rubato. Ho dovuto rientrare a piedi ma il mattino dopo, alle otto, sono stata svegliata dalla telefonata di un finanziere che mi invitava a recarmi nel loro ufficio per ritirare il motorino. Sul momento ho pensato allo scherzo di qualche amica ma subito mi sono resa conto che non era possibile, nessuno era a conoscenza del fatto e a quel punto mi sono tornate improvvisamente alla mente le sue parole: “…il libro ti farà trovare ciò che cerchi”. Sono corsa al deposito della Finanza e ho ritrovato tutto, dai documenti all’ultima vite».
«Speriamo di no -fu la pronta risposta del giovane che sollevò la testa per guardare le gonfie nubi nere in avvicinamento- non ci sarà bisogno di buttarla ma di tornarmene a casa a piedi sicuramente sì». -aggiunse sconsolato-.
«Sei fortunato, questi sono due piccoli sciamani e per un solo euro ciascuno ci pensano loro a farti tornare con la tua moto prima che si scateni il temporale».
«Se fossero capaci di farlo l’euro lo sgancerei senz’altro» -disse senza alcuna convinzione-
«Avete sentito cuccioli? Ricordate cosa vi ho insegnato? Pensateci voi».
Pronunciai queste parole e ci accostammo alla moto. Il ragazzo nel frattempo si era fermato per prendere fiato.
Di certo non gli sembrò possibile, lo provò il suo improvviso balzo all’indietro quando il motore si accese con un ruggito perchè aveva inavvertitamente posato la mano sull’accensione elettronica. Sembrò non volerci credere e, allungata la mano, spinse il pulsante dello spegnimento. Logicamente il motore si spense, meno logico fu il nuovo ruggito quando premette l’accensione per la seconda volta. A quel punto, mantenendo il solito tono ironico, volli chiarire che non sarei intervenuto nel caso egli non avesse tenuto fede all’impegno; dissi solo che al suo posto, non mantenendo la parola, io avrei fatto molta attenzione agli autobus. Lo sguardo turbato del giovane divenne più sereno mentre consegnava le due monete ai bambini; forse pensò che una semplice spiegazione per quella strana coincidenza doveva pur esserci.
Quella sera mi soffermai a meditare su come gli esseri manifestino le loro capacità umane. Essi lasciano tracce prevalentemente “materiali” , costruzioni imponenti o distruzioni immani, opere d’arte straordinarie o gesta di mostruosa pazzia. Gli esseri che manifestano una natura divina o piuttosto una consapevolezza in grado di gestire la forza, ci permettono di assistere allo splendore dei fenomeni sincronici. Tale forza mostra di essere superiore a ogni altra conosciuta dall’uomo.
- Ciao cara, è il 15 agosto, mi vengono alla mente le tue parole e le tue lacrime, rifiuti di accettare una situazione angosciosa. Ora, ciò che ti dirò non mira solo a rassicurarti, è una riflessione che voglio condividere. Si costruiscono con elementi materiali dimore meravigliose e temi non sia possibile realizzarle servendosi di “elementi astratti” quali i sentimenti che condividiamo con i nostri cuccioli? Io sono certo che le nostre sofferenze sono come la calce, è caustica, brucia, acceca, ma è indispensabile per erigere edifici memorabili.
Penso che ripetermi non sia superfluo, credo possa farti sentire la mia effettiva presenza tra voi e all’interno di ogni vostro pensiero. Ogni vostra cellula è permeata dal mio amore e, nel momento “magico “ in cui ne siete consapevoli, grazie a questo “miracolo” ogni cosa vi è possibile: sia quella sognata da questo detenuto sia quella più nobile e giusta per gli animi semplici. Sabato scorso i miei cuccioli mi hanno preso per mano nella sala dei colloqui e hanno detto di voler portarmi a casa con loro; ho visto molto disappunto, soprattutto negli occhi di Ares e ho intuito che ciò avrebbe portato a qualche “danno”. Poco dopo esser rientrato in cella, il telegiornale riferì che un aereo era precipitato per una improvvisa depressurizzazione, una carenza d’aria, mentre era diretto verso la “magica” città di Praga. Quell’evento, pur terribile, è nulla rispetto ciò che potrebbe accadere quando la forza dell’amore viene compressa e ostacolata oltre il limite concesso: essa implode provocando conseguenze disastrose e ineluttabili…-
Alcune parole affettuose concludevano la lettera.
Il giorno dopo pensai di accennare velatamente a un compagno di cella ciò che pareva prospettarsi: il deleterio disappunto dei miei cuccioli.
Fu il commento sarcastico sul telegiornale della sera prima da parte di un recluso a far scattare quell’impulso. Erano notizie, parole che incanalano i pensieri delle masse in determinate direzioni, ora avevo anch’io delle belle notizie e non era il caso di farli attendere.
«Questi bastardi -iniziai deciso- se sapessero che i miei figli sono degli sciamani forse si mostrerebbero più disponibili. Sapete a cosa mi riferisco? -Senza attendere risposta mi rivolsi anche agli altri- sono come… una breve pausa per inquadrare il bersaglio e ripresi: -Tutte le religioni parlano di santi, di figure capaci di interferire con i fenomeni naturali e anche di provocarli, bene, gli sciamani non sono da meno. Aral e Ares non sono affatto felici per questa situazione, possono emettere una energia che al pari di quella tellurica e di ogni altra forza della natura non è possibile etichettare come buona o cattiva… semplicemente è e si manifesta. Pensate che straparlo vero? Vedrete che saranno riportati degli avvenimenti dalla stampa e dai telegiornali che vi porteranno inevitabilmente a pensare ad Ares e Aral».
Ovviamente non ricevetti alcuna risposta, le espressioni che avevano sul volto erano chiarissime ma avevo intuito che quello era il momento di dare notizie molto diverse dalle solite.
27-agosto-05.
Ciao, ti scrivo per suggerirti di far giocare ancora i bambini col destino e per raccontarti degli altri fatti curiosi che sono avvenuti nel frattempo. Baciali per me e aiutali a cancellare dal calendario i giorni che ancora ci separano, sarà utile perché vivano questa esperienza in modo meno traumatico. Nella lettera precedente ti informavo del permesso di visita negato e di come rientrai furibondo in cella. Dicevo pure che quella ennesima stupida vessazione scatenò una rabbia che faticai a contenere. Ho anche scritto di aver detto in più occasioni ai compagni di cella che il disappunto di Ares e Aral doveva dar luogo a degli strani eventi che i telegiornali avrebbero riportato; delle notizie intrise di sconcertanti analogie che avrebbero fatto inevitabilmente pensare ai nostri cuccioli al punto di ipotizzare una loro “reazione” per l’ingiustizia che stanno subendo (ricorderai che li ho spesso descritti come due piccoli sciamani).
Devi sapere che uno dei presenti, un tipo che ama vantarsi di esser stato uno dei più abili contrabbandieri dell’alto Adriatico, mi ha chiesto con malcelato scherno se due piccoli sciamani possono provocare simili catastrofi. Non ho visto la necessità di dargli ulteriori spiegazioni e ho solo fatto notare che non mi ero mai riferito a essi quali responsabili delle calamità che sarebbero accadute; ho preferito ricordargli le mie parole esatte: “i telegiornali daranno notizia di eventi che ci porteranno inevitabilmente a pensare ad Ares e Aral”.
Ora col mio scritto voglio metterti di buon umore dicendoti che una conferma c’è stata a distanza di poche ore dalla nostra animata discussione all’interno della cella. Il telegiornale riporta che nel meridione un “vento” innaturale si è abbattuto su Bagheria in Sicilia facendone ammalare quasi tutti gli abitanti. Tutti presentano gli stessi sintomi: il vento provoca vomito, eruzioni cutanee, cefalee e altro e, dai registri degli organi competenti, si rileva che l’unica situazione meteorologica simile a quella che imperversa in queste ore su Bagheria si è verificata presso il lago d’Aral.
Le solite parole affettuose chiudevano la lettera e ci rinviavano al prossimo incontro.
Giunsero dal satellite le prime immagini di Katrina che si dirigeva verso New Orleans a trecentocinquanta chilometri orari e sembrarono l’ulteriore conferma di quanto era stato detto al mattino.
I telegiornali continuavano imperterriti a dare elementi di riflessione ai compagni di detenzione con una cadenza impressionante. Tra i più rilevanti, dopo il colloquio negato del 24 agosto, ci fu quello che riguardava la tragedia di Baghdad.
Era accaduto che una grande folla, dopo aver udito un “suono” dirompente, pensando a una esplosione provocata da un kamikaze (in giapponese significa “vento divino”) si precipitò verso il ponte sul fiume che si trovava nei pressi. Il passaggio simultaneo di tutta quella gente ne provocò il crollo e circa mille esseri umani finirono calpestati o annegati nelle acque sottostanti.
A distanza di poche ore si apprese che la nave Ares era stata inviata al soccorso di un aereo precipitato a causa di una improvvisa turbolenza e che mai come nelle ultime tre settimane si erano registrati tanti disastri aerei a seguito di fenomeni naturali. Gli aerei caduti in Grecia, in Venezuela e in diversi altri posti lo confermavano.
Il caso, anche questa volta, si era lasciato scorgere e, se i presenti rifiuteranno di darne testimonianza, poco importa, ci sono le lettere datate scritte dalla cella che possono confermare il racconto che ora state leggendo. Per apprezzarlo pienamente basterà ricordare che la forza che portano con sé, non è quantificabile, non è passibile di giudizio e nemmeno da temere; è una delle infinite espressioni della natura a cui tutti possono avere accesso.
Ciò non dipende dalla loro volontà cosciente e dunque, nessuna accusa può essere loro rivolta; essi potranno essere i primi “leader” provvisti di questa qualità e il loro compito sarà semplicemente quello di infondere e di provare a innumerevoli altri l’esistenza di un aspetto della Realtà dove ogni possibilità è esattamente ciò che la parola indica: possibile!
«Cuccioli, venite qui da papà, voglio sapere una cosa da voi.»
I piccoli smisero di giocare coi gormiti e si avvicinarono.
«Ascoltate, volevo chiedervi se sapete perché papà vi ha fatto nascere.»
Logicamente rimasero qualche istante interdetti, non se la aspettavano proprio quella domanda, del resto io non potevo immaginare la loro risposta.
«Voglio dire che quando vi ho fatto eravate piccoli così e ora, a sei anni siete più grandi, perché?»
«Per cambiare il mondo»
La risposta data in perfetta sincronia dai miei cuccioli fu il regalo che compensava il buio periodo trascorso in carcere.
“Ma farò in modo che i miei due Testimoni compiano la loro missione di profeti… essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico… di colpire la terra con ogni sorta di flagelli tutte le volte che lo vorranno.” (Apocalisse. 11/3-6)
Sono passati otto mesi da queste ultime righe e finalmente posso continuare il mio racconto. Sono chino sul letto, gli occhi di Aral si aprono e si chiudono indecisi se sorridere alla nuova alba o tornare a contemplare chissà quali fantasiose avventure oniriche. Ares, per nulla turbato dalla forte luminosità del mattino che entra prepotente nella stanza, continua il suo viaggio nel mondo dei sogni. Preferisco non svegliarlo e al fratellino sussurro se desidera recarsi al mare. Non ottengo risposta, solo un mormorio incomprensibile; provo insistere e a quel punto spalanca gli occhi e si solleva a sedere di scatto.
«Papà, che ore sono, faremo tardi a scuola?»
«Sss…! Cucciolo, oggi è sabato, non ci vai, oggi possiamo andare al mare, è una giornata splendida»
Scivola giù dal letto e corre in camera dalla madre; parlotta piano cercando di strapparle il consenso a passare venti minuti col videogioco. Avuto il permesso accende l’apparecchio e l’istante successivo Ares è accanto a lui. Non mi aspetto di esser preso in considerazione quando il gioco li vuole per sé, di solito lo accetto ma ora istintivamente li richiamo.
«Ares… Aral… avete fatto un bel sogno questa notte? – Senza attendere risposta continuo testardo – intendo quei sogni particolari, come volare, cavalcare alani o bruchi giganti?»
Rimangono un attimo interdetti, ci pensano un po’ su ed esprimono il diniego scuotendo la testa. Sento salire un leggero stupore, come mai i miei piccoli sciamani da qualche tempo non sperimentano più quelle situazioni particolari capaci di donar loro intense sensazioni? Aral sembra aver sentito quella muta domanda perché chiude il cassetto dal quale stava sfilando il controller e, girandosi verso di me, inizia a esporre il suo pensiero come fa spesso: spezzettato, all’apparenza inconcludente, quasi privo di riferimenti e, probabilmente per altri, frutto di immaginazione incontrollata.
«Papà, ho già detto anche a mamma che a scuola giravo per la classe. Ascoltavo la maestra e poi è successo che non sentivo più niente. Poi sono andato al posto dei miei compagni e mi vedevo seduto come prima… ma mi pare di avertelo già raccontato»
Chiaramente non comprendo che poche parole ma sufficienti per farlo zittire e imporgli di riferire l’episodio dopo averlo ben richiamato alla mente.
«Aral, prima di parlare pensa a ciò che vuoi dire, non sempre gli altri possono indovinare ciò che non riesci a esprimere» -brontolo spazientito dal suo modo di fare-.
«Papà… -pausa sostenuta- volevo dire che mentre la maestra ci parlava a un tratto non l’ho più sentita, muoveva la bocca ma non sentivo alcun suono e vedevo la classe… tutto quello che stava attorno a me, in bianco e nero. Non sentivo nemmeno più le mani, era come se non avessi più il mio corpo e a un tratto mi sono spostato e mi vedevo assieme ai miei compagni ma da una posizione diversa. Prima da quella del mio compagno più vicino e poi via via da quella di quasi tutti gli altri. Era come se vedessi attraverso i loro occhi.»
Ares nel frattempo è rientrato nella camera, lo scruto mosso da curiosità ma anche dalla sensazione che qualcosa di altrettanto insolito sia imminente.
«Ares, anche a te è capitato di guardare attraverso gli occhi di qualcuno?»
La risposta non si fa attendere: «Qualcun altro chi? No! Mai!»
«Papà! Papà! Una volta ero là sul divano e poi sono salito sopra la mensola dietro di me.» -Aral era intervenuto col suo modo impetuoso di porsi-
«Cosa? Ti sei arrampicato sui ripiani dove sono i libri? -Tuono una imprecazione e riprendo- è fermata con poche viti quella mensola, poteva cedere e ti saresti fatto male.»
«No! Non ci sono salito, eravamo seduti e stavo giocando col joystick ma d’un tratto mi sono sentito trasportare lentamente all’indietro verso l’alto quasi fino al soffitto. Da lassù potevo vedere me e Ares e contemporaneamente premere i comandi del controller. Ho fatto in tempo a chiedermi come da quel punto potessi comandare il mio corpo e il telecomando che tutto è cessato; sono tornato a vedere lo schermo dal basso e dalla solita distanza. Non mi è mai successo questa cosa, nemmeno durante un sogno. Perché capitano queste cose così strane papà? Succedono anche agli altri?»
La domanda è opportuna e merita una risposta adeguata alla loro capacità di comprensione. Tutto quello che siete capaci di immaginare esiste, quando sarete più grandicelli qualcuno potrebbe cercare di far passare le vostre esperienze per “pensiero magico”, non dico che non sia possibile perché cadrei in contraddizione, intendo che voi lasciate libera la realtà che vi circonda di ospitare ogni possibilità, anche quelle inattese e incredibili.
Quella mattina i miei cuccioli si stavano ancora stiracchiando a letto quando entrai nella loro stanza. Come al solito avevo trascorso la notte fuori, lo shock dell’allontanamento forzato dalle bambine e dalla mia casa aveva lasciato dei segni profondi. Rammentai con fastidio che i servitori dello Stato ne erano al corrente e, tra i tanti, anche i giudici che mi condannarono furono perfettamente consapevoli di infliggermi le torture psicologiche che straziano i carcerati innocenti. Era pur vero che le numerose vessazioni inflitte mancarono l’obiettivo di distruggermi ma era altrettanto vero che ora mi impedivano di dormire sotto un vero tetto. Però non mi rammaricavo per questo, adesso la mia casa era ovunque, i miei cari alloggiavano nei luoghi più impensati… sotto qualche ponte, nelle fogne di Bucarest, nelle bidonville di Pretoria e quelle del Sud America; essi vivono nei luoghi meno idonei a condurre un’esistenza felice perché anche loro sono privi dei più fondamentali diritti. Con la coercizione lo Stato mi impose di sottostare a ogni suo capriccio, la mente, duramente provata, si ostinava a ripetermi che l’impensabile progetto, preparato nei minimi dettagli, si stava rivelando irrealizzabile; nessun uomo poteva affrontare il lato oscuro dell’entità astratta che incarnava e assecondava gli istinti più bassi di una parte consistente dell’Umanità. L’azione più logica sarebbe stata quella di accettare la sconfitta, quale uomo avrebbe continuato a perseguire un progetto senza alcuna ragionevole possibilità? La risposta era semplice, nessun essere umano in possesso delle proprie facoltà avrebbe continuato a crederlo possibile e, se il mio animo rifiutava la resa, ciò avveniva perché era consapevole di essere l’essenza di cui è composta ogni cosa immaginabile.
La decisione di aggiungerlo era stata presa perché vergare altri tre o quattrocento fogli per accontentare i miei primi lettori avrebbe richiesto tempo che non volevo destinare a tale scopo. Optai così per la soluzione più rapida e indolore. Trattenni un sorriso immaginando il Tentatore mentre cedeva alla tentazione di rispondere al desiderio degli uomini con le parole di Isaia: “La mia mano si farà conoscere per mezzo dei suoi Servi” e concludeva con una considerazione: “Il dovere dei padri è quello di rendere la terra un Paradiso per i loro figli. Essi riusciranno a realizzare quell’Eden solo essendo consapevoli che tutti hanno il diritto di entrarvi”.
Ora l’intenzione era quella di far conoscere il racconto e dare la possibilità a tutti di divenirne coautori. Rammentai quanto già scritto, il boicottaggio a cui ero stato sottoposto e la certezza che la diffusione necessaria non sarebbe mancata al momento opportuno. Avevo spiegato che una delle ragioni che avevano contribuito allo sviluppo dell’Opera era stata la scelta imperdonabile delle Istituzioni di far disgregare la mia famiglia senza pietà, anzi, chi doveva tenderci la mano, ci era salito coi piedi sulla testa per spingerci più a fondo. Tornò implacabile alla mente l’infernale periodo trascorso ad assistere la mia piccola Giada, quella sofferenza aleggiava perennemente nell’aria. La sua vita era minacciata concretamente anche da chi esigeva la sua puntualità a scuola. Benché informati che lei iniziava il suo sonno, se di sonno si può parlare, alle tre del mattino, per protrarlo, quando non veniva ricoverata d’urgenza al Burlo, fino alle otto, avevano ventilato il ricorso alla forza per portare la piccola a scuola nell’orario stabilito.
I miei timori, allora, non erano dovuti alle tante difficoltà come quelle in cui sono avvinghiate moltissime famiglie, intuivo che la catastrofe in arrivo a causa del cinismo, avidità, corruzione e di ogni altra nefandezza celata dietro le istituzioni di tutti gli Stati, sarebbe inevitabilmente passata anche sopra le teste dei miei cari lasciandovi il “segno”.»
Così, l’incauta scissione di un “nucleo” familiare, causò una inattesa reazione a catena: promisi a me stesso che avrei cercato colei che potesse darmi due “esseri” deboli, indifesi. Li avrei plasmati come chiavi in grado di aprire il cuore delle mie bambine e, in seguito quello degli uomini.
È accaduto tutto come era stato deciso, essi sono due forze della natura provviste di consapevolezza, inarrestabili, poiché, per caso, ogni intento di fermarli si infrangerà come l’onda sulla roccia. Chi, accecato dall’avidità si scaglierà su di loro verrà infranto. Essi hanno udito gli appelli di chi, pur essendo in armi, riconosce l’impotenza dell’uomo davanti ai problemi e agli scandali che rendono la terra un luogo di sofferenza.
I miei figli sentiranno quando giungerà il momento di usare il potere; quella energia di cui dispongono, per diffondere la conoscenza del libro nel mondo in pochi giorni. Quando si è senza timore e si ode un “Suono” alla porta, la si apre, questo è proprio ciò che faranno, nel giorno deciso da sempre, i popoli.
Anche l’Entità celata, scimmiottando il potere di un Dio, ha voluto farsi aprire alcune di quelle porte; ciò non è stato fatto per realizzare il giardino dell’Eden ma per mostrarsi in tutta la sua arroganza; essa brama di costruire un Impero col suo sterco in disprezzo dell’Amore. Come semi portati dal “Vento” le parole scritte dallo Spirito germoglieranno in un Giardino vasto come tutta la terra; un Giardino aperto a tutti. Allora le armi saranno usate dagli “uomini verdi ” per dissodarlo.
Erano infaticabili, dopo aver raccolto le carcasse arrugginite di parecchi ciclomotori, materassi, reti di ferro, bottiglie e tutte le immondizie che affioravano nella sterpaglia, si dedicarono a dissodare e livellare la terra attorno al punto destinato a ospitare il riparo per gli attrezzi. Trascorsero l’estate a risanare il terreno, crearono i sentieri e le aiuole; realizzarono una scala con le pietre recuperate e ora, finalmente, all’inizio dell’anno successivo, erano riusciti a conferire a quel luogo l’aspetto di un orto-giardino medievale. Ora dovevamo dare un nome alla loro fatica, Giardino dell’Eden, sembrava quello più adatto.
I miei piccoli sin dall’inizio della loro impresa avevano piantato degli alberi da frutta nei punti risparmiati dai rifiuti; vicino a questi erano state poste varie specie di piante: fragole, meloni, ciclamini, la menta, lavanda, il crescione e altre ancora. Ogni sera si munivano degli innaffiatoi e passavano tra le aiuole per l’ultima incombenza che spetta a ogni buon coltivatore della terra.
Nel Giardino che stavano lentamente realizzando, il caso aveva scelto di intervenire e mandare un segno a chi sapeva della loro intenzione.
Verso la fine dell’estate una donna, che abitava non lontano, entrò nell’orto su invito di Daniela. Le due stavano chiacchierando quando a un tratto l’invitata ammutolì: ai suoi piedi, proprio al centro del luogo prescelto per interagire in modo nuovo con la Madre Terra, era apparsa l’Erba del Diavolo. Lei, grazie alle sue esperienze precedenti la conosceva bene, non potevano esserci dubbi.
«Daniela… mah!… questa è una Datura, è la pianta aiutante degli sciamani, dove avete trovato i semi?»
«Si? Ne sei certa? Veramente è quella di cui parla Carlos Castaneda? Strano… abbiamo seminato di tutto e questa pianta è l’unica che sia cresciuta spontaneamente.»
Ero poco distante e ascoltavo divertito quella conversazione. Si trattava di una piacevole coincidenza; nel giardino, preparato dai miei due piccoli sciamani, si era stabilito il fiore che la tradizione vuole in grado di rivelare segreti solo a coloro che esso ritiene idonei.
Subito dopo la scoperta di quell’insolito ospite, Ares e Aral ebbero necessità di sapere chi, nell’ombra, aveva cercato di distruggere la loro Opera. Una notte, la stessa persona che in precedenza aveva più volte fatto trovare dei rifiuti sparsi nell’orto, versò del liquido infiammabile sulla capanna. Il fuoco non si propagò e il suo stupido tentativo fallì. La mattina seguente, trovate le tracce dell’incendio, pensai di sfruttare la situazione per mettere alla prova il fiore magico, l’aiutante degli sciamani. Rientrai e chiesi ai bambini di seguirmi.
Aral scese di controvoglia le scale mentre Ares brontolava per esser stato svegliato in anticipo. Giunti accanto al capanno notarono la videocamera che stringevo tra le mani: «Papà, cosa devi fare con quella?»
«Devo riprendervi mentre vi guardate attorno e mentre rivolgerete al fiore che è cresciuto al centro del giardino alcune domande.»
Ovviamente non compresero affatto però iniziarono a esplorare con lo sguardo attorno al capanno. Videro così i resti liquefatti di alcuni portafiori in plastica e capirono quanto era successo. Per qualche istante non pronunciarono parola nonostante gli spronassi a reagire, finalmente, dopo ripetuti inviti, si avvicinarono all’aiutante degli sciamani e chiesero di conoscere l’autore e il perché di quel gesto stupido e malvagio.
La risposta non giunse immediatamente e probabilmente pensarono che quella finzione fosse stata architettata per sdrammatizzare quella spiacevole scoperta. Nel primo pomeriggio i suoi cuccioli stavano giocando, di sicuro avevano già rimosso la sgradevole sensazione di essere il bersaglio di qualche cinico individuo che, inaspettata, giunse la risposta del fiore magico. Arrivò sotto forma di un brevissimo dialogo che svanì lasciando nei presenti solo qualche blando sentimento di riprovazione. Per lui quelle poche parole udite casualmente rappresentavano invece un dono che doveva condividere con loro. Si girò per chiamarli e vide che stavano a pochi passi. Li prese in disparte e raccontò cosa aveva appreso in quell’istante, cambiarono immediatamente espressione e sentenziarono: è stato lui, non c’è niente che si possa nascondere, avevi ragione tu.
«Cucciolo mio, sei ancora piccolino, hai undici anni e di molte parole non conosci ancora il significato. La conoscenza include responsabilità, ed è proprio ciò che fino a ora ho cercato di evitarti.»
Lui rimase un attimo interdetto, parve riflettere profondamente e replicò con una richiesta inaspettata mentre mimava l’atto di leggere il libro: «Papà, ma nessuno è mai rimasto così mentre leggeva il tuo libro?»
«Si! Certi rimangono “così” davanti a cose meno stupefacenti del Libro dell’Apocalisse che si materializza per loro nel momento che ne sentono la necessità; è una prerogativa di chi ancora procede verso l‘ultimo Eden.»
La risposta, che richiedeva per essere compresa un alto grado di consapevolezza, lo rese incredibilmente euforico fino a notte inoltrata. Immaginò scenari via via più complessi ma tutti ugualmente possibili; quel gioco di immaginazione rendeva Aral capace di sprigionare una meraviglia e una gioia così intensa che ripensò alla sera che aveva portato lui e Ares al parco dei divertimenti. Considerò che la loro felicità era stata tale, grazie a quel luogo pieno di luci sfavillanti, che solo il Lyla divino avrebbe potuto renderli più gioiosi; solo il Gioco che Aral aveva appena sperimentato consapevolmente per la prima volta.
Altri però non potevano attendere, dovevo diffondere il libro come richiesto dal militare con quel nome particolare. Così, mentre seduto davanti al monitor, deponevo nel web gli otto capitoli mancanti, i miei cuccioli si avvicinarono; desideravano forse lenire l’acuto dolore al braccio e alla spalla; conseguenza delle interminabili ore passate al computer, o, più probabilmente per strapparmi il permesso di divertirsi col videogioco. Si sa, i bambini non sono in realtà cinici, inconsciamente rifiutano il pensiero che coloro che amano possano soffrire.
«Papà, lascia stare, chiudi, riposa, non stancarti…»
Euforico per esser finalmente riuscito a donare la prima versione completa del libro a tutti coloro che avessero desiderato leggerlo, annuii sorridendo.
«Ora vedremo se ciò che si dice in giro è vero, credono si tratti di un libro magico; osserviamo cosa succede, se accadranno degli eventi che si possano correlare alla sua apparizione, li inserirò nel racconto e il merito sarà dei protagonisti di quegli eventi.»
Una volta tanto, ascoltarono attentamente quanto dicevo, sarebbe servito a testimoniarlo in seguito. Poche ore dopo il telegiornale informò che, con l’attuale, erano sei i papi ad aver dato le dimissioni. Certa stampa si sbizzarrì, pubblicò la foto del fulmine che aveva colpito il cupolone di San Pietro in concomitanza dell’annuncio e suggerì trattarsi di un segno divino. I giornali ipotizzavano ancora le ragioni di quel gesto inaspettato che si ebbe notizia di un corpo celeste precipitato sulla Russia. Aveva provocato danni a sei città e fatto temere agli abitanti di aver subito un attacco nucleare; beffa della sorte, forse portato proprio coi missili Atlas, spinti dai potenti motori RD-180 che, il loro governo, aveva fornito anni prima agli americani. Successivamente, a distanza di un paio di mesi dal boom elettorale di Beppe Grillo, al quale il presidente italiano non fece caso, un uomo disperato, piegato dalle difficoltà e da leggi che lo Stato si ostina a varare, come quella che consente e regolamenta il gioco d’azzardo, pensò di replicarne ben sette di boom.
Al rientro, soddisfatto di poter esibire alcune firme; Aral, sbirciato con noncuranza il foglio che avevo teso informandoli delle mie intenzioni, mi stupì con la sua considerazione: «Papà, non affannarti a voler farglielo firmare, non tutti possono farlo, solo chi sarà puro di cuore, agli altri verrà impedito.»
«Davvero? E come?… Spiegati meglio, non capisco.»
«Non lo so, so però che accadrà, forse avranno un impegno urgente, la penna che non scrive o non la troveranno proprio. Qualcosa di certo accadrà che lo impedirà.»
Celai il sorriso per la sua innocente spontaneità e decisi di provare la veridicità di quanto avevo sentito. Il mattino seguente ripassai per i soliti bar, nel primo pregai di apporre la sua firma a una delle persone presenti. Il rifiuto non mi stupì affatto e nemmeno la motivazione. Nell’altro provai con chi ritenevo sensibili e non mi delusero. Decisi di continuare nella mia richiesta dalla sensazione che qualcosa di speciale potesse affiorare in quella particolare situazione e, per trovare ulteriore conferma delle ripetute coincidenze, consegnai la lettera ai cuccioli e li accompagnai a casa delle loro sorelle.
Lara aprì e li fece entrare, la Strega era impegnata a lavare i piatti in cucina, si asciugò le mani mentre si avvicinava per salutarli. I bambini presentarono la loro richiesta e lei si mostrò irremovibile nel rifiutarla.
«Non firmo perché vostro padre si serve di anime innocenti.»
Dispongo di una fervida fantasia ma non avrei saputo trovare un pretesto altrettanto inadatto. Chissà se avrebbe accondisceso alla loro richiesta e posto quella firma se avesse intuito che poco dopo la mano le sarebbe rimasta schiacciata lavando proprio dei piatti?
A causa di quei test mi ero attardato troppo, il giorno del loro compleanno era prossimo e la pubblicazione in concomitanza con esso era sfumata. Tutto però si plasmava secondo un particolare Disegno. Nel frattempo si avvicinavano le elezioni ed era imminente lo Tsunami Tour che avrebbe portato Beppe Grillo a Trieste.
Ricordo sempre con piacere il Giullare di Dio, il nostro primo incontro era avvenuto molti anni prima al Palazzetto dello Sport al termine del suo spettacolo. In quella occasione gli avevo consegnato il mio libro augurandogli di trarre ispirazione per i suoi futuri spettacoli. Lui annuì, era affabile e sorridente, si fece serio solo quando parlò di una curiosa coincidenza. Raccontò di esser stato a Parigi e che era rientrato da poco, aggiunse che passando davanti alla torre Eiffel aveva notato un particolare che l’aveva molto colpito: «Sulla Torre c’erano tre sei luminosi, si sta avvicinando il Duemila, la supposta data dell’Apocalisse e io in quel momento ero lì mentre mancavano appunto seicentosessantasei giorni.»
Negli istanti in cui si svolgeva il breve dialogo, Beppe sfogliava il Libro; forse lo sguardo perplesso era dovuto al fatto che aveva notato tra le pagine un elemento che non poteva sfuggire nemmeno a un mediocre lettore: l’autore.
«Non si preoccupi, vedrà che avrà ancora molto lavoro da fare, tra questi fogli ci sono delle intuizioni utili per i suoi prossimi spettacoli che lei certamente saprà apprezzare.»
Pochi giorni dopo sarebbe accaduto qualcosa di singolare, i miei due testimoni avrebbero assistito, in una cabina elettorale, al voto del loro papà. Dovevano capire il valore della coerenza, della scelta di non scendere a compromessi e, per ottenere quel risultato, la condivisione era indispensabile. Mentre li riaccompagnavo a casa sentivo il cuore gonfio di gratitudine, perché, grazie ai due piccoli, gli effetti non sarebbero tardati. Ora, potevo mettere al loro posto i due Tasselli del Disegno che tenevo in mano. Quelle enigmatiche parole di San Francesco di Paola, di mistici e veggenti, stavano finalmente per apparire più chiare?
«Egli fonderà in Italia la grande Società e l’Esercito dei Crociferi che sul principio saran derisi dagli increduli… i principi ignoranti (governanti) disapproveranno i più dotti nelle cose celesti (modus vivendi spirituale) saranno puniti di editto, cacciati come scellerati e uccisi là dove saranno trovati… La grande Società dei Crociferi sarà fondata in Mesopotamia (si indica l’Italia, come precisa in altro suo scritto l’autore di questa antica profezia) dal fiume (di gente) vicino (simpatizzanti) la compagnia leggera (gueriglieri) che tale legge riterrà nemica… Di filosofi setta nuova, morte disprezzanti, oro onori ricchezze. Confinanti non saranno dei Germani monti, incitamento e appoggio dai simpatizzanti avranno.
Un risultato inaspettato di queste elezioni è stato quello di vedere degli onorevoli rifiutare il titolo loro concesso, respingere gli alti compensi ed esser derisi con grande accanimento. È un bene che sia accaduto ciò? È credibile che a Trieste si realizzi la punta di diamante per quel movimento giovane ed entusiasta affinchè possa incidere profondamente nella Storia? È stato il caso a suggerire a Eugenio di donarmi il libro di Ignazio Universo: -TRIESTE E I MISTERI DI VILLA REVOLTELLA-? È di qualche utilità proporvi il dialogo tra Myia, descritta quale figlia di Pitagora e il Barone Revoltella? In altri passaggi sono anticipate pure delle interessanti ipotesi scentifiche che solo in seguito verranno formulate anche dai ricercatori al di là dell'oceano.
Il figlio di Universo mi confidò che mai ebbe occasione di notare interesse per i temi esoterici da parte del padre, e questo, rende ancora più interessante il suo racconto.
Tornando al dialogo tra i due, si è visto che le parole di Myia sono straordinariamente attuali e, identiche nella sostanza, alla predizione di un chiaroveggente rinvenute all'interno di un testo fatto stampare in italiano da una associazione esoterica di Lubiana. Sulla copertina del libro è rappresentata Trieste al centro di cerchi concentrici colorati coi quali si intendono le idee innovative che da essa inizieranno a diffondersi nel mondo.
«Da parte mia ho scelto l'ambiente triestino per i miei soggiorni sperimentali e te come amico. In fatto di sensazioni soprannaturali Trieste è ineguagliabile. Non esiste nel mondo materiale alcun altro luogo che possa competere con essa. Qui si concluderà la mia missione e Trieste è destinata a diventare il centro del vero sistema del mondo. Il tuo nome sarà indissolubilmente legato al nuovo centro triestino e correrà per il mondo a una folle velocità.» (Tratto da -Trieste e i misteri di Villa Revoltella- pag. 136)
«Come potremo chiamare questo nuovo paese? -chiesi aspettandomi una piacevole sorpresa-.»
Presi in mano il foglio e cercai di riassumere il loro punto di vista.
«Intendete dire che tutti avranno diritto a tutto... tutto ciò che è possibile fornire a tutti?»
«Si! Papà"»
Il Foglio
Per vari motivi, al tempo non furono inserite le interpretazioni di quella profezia date dai più attenti commentatori; ora invece possiamo verificare la curiosa coincidenza con gli eventi attuali. La colomba bianca e gialla, secondo quei commentatori, rappresenta l'istituzione ecclesiastica, il Papa è il suo massimo esponente e, negli ultimi giorni di questo sistema, l'Antimessia l'avrebbe messo a capo delle sue schiere. Ebbene, mai si è visto un Pontefice che, con tanta disarmante semplicità e grande enfasi, sottolineasse uno dei precetti cari all'Antilegge: "Non si può servire Dio e il denaro! Non si può, o l'uno o l'altro!" Francesco, poi ha aggiunto: "C'è qualcosa nell'atteggiamento verso il denaro che ci allontana da Dio."
Questo concetto va approfondito riflettendo su alcuni aspetti fortemente negativi del denaro.
«I biglietti della Banca d'Italia costituiscono una semplice merce di proprietà della Banca Centrale, che ne cura direttamente la stampa e ne assume le relative spese.» (Art. 4, comma 5 del T.U. n. 204/1910)
È incontestabile che le leggi relative ai rapporti commerciali sanciscono l'obbligo da parte degli "spacciatori di valuta" (così vanno indicati) di sostituire la merce o risarcire l'acquirente qualora essa si dimostri inidonea allo scopo per il quale viene immessa sul mercato. Al denaro si attribuisce concordemente la funzione di realizzare rapporti economici e di altro genere finalizzati al raggiungimento del benessere collettivo. Guardandoci attorno, scopriamo invece che la valuta è una merce inscindibile dai suoi tremendi effetti collaterali, perfettamente sovrapponibili a quelli delle più micidiali sostanze stupefacenti. (Codice del consumo: Diritti del consumatore -Difetto di conformità- Art. 130 comma 1/2/3)
Anche le obiezioni degli spacciatori sono sempre le stesse: "Non costringiamo nessuno e gli effetti deleteri sono dovuti a un uso sconsiderato da parte dei clienti". Queste assurde tesi sono condivise da chi non sa immaginare un diverso modo di intendere i rapporti interpersonali e da chi, in mala fede, considera gli altri solo un mezzo per ottenere vantaggi personali.
Il 23 settembre 2013 il Corriere della Sera aggiorna sugli ultimi interventi del Papa. -Francesco in Sardegna si è espresso così: "Non mi sono pentito. E non perché mi senta la forza di Tarzan, ma perché Gesù non mi ha lasciato solo." Davanti a gran folla chiede umilmente: "Signore... Gesù... insegnaci a lottare per il lavoro... al centro di questo sistema c'è un idolo e il mondo è diventato idolatra di questo dio denaro. Comandano i soldi!"
Queste parole sono il nuovo modo di "consigliare" del Pontefice. Per simboleggiare la forza si cita molto spesso Ercole, a "Tarzan" sono riconosciute altre qualità; possibile che la sindrome della centesima scimmia abbia colpito così in alto? Stiamo infatti vedendo che il pensiero dell'Anticristo, riguardo allo "sterco del demonio", viene condiviso da gruppi di persone sempre più numerosi e questo le fortifica. Ora la richiesta espressa a nome della folla di apprendere come condurre la lotta verrà esaudita.
Lo stesso intento dovrà guidare tre falangi che sarà impossibile piegare. Esse saranno composte in tal modo: la prima da un numero ridotto di uomini dalla profonda saggezza capaci di consigliare, essi convertiranno molti; la seconda da uomini di buona volontà che eviteranno a Gaia di subire altre ferite. La terza da irriducibili guerrieri dello Spirito che proteggeranno i primi.
Verrà intuita l'inderogabile necessità di cambiare l'atteggiamento verso il dio denaro. Verrà additata l'ipocrisia dei Governi delle Nazioni perché tolleranti un mezzo prodotto con la corruzione e l'inganno dai potenti. Uno strumento che si fa credere essere il solo capace di garantire rapporti economici e di altro genere basati sulla lealtà con il fine di condurre una vita dignitosa. Oggi anche i ciechi vedono le tenebre di quell'inganno, l'inferno dove, sull'altare del dio denaro, si sacrifica tutto: dignità, fedeltà, umanità, felicità ecc.
Si tratta di uno strumento diabolico. Chi lo crea dal nulla scimmiottando la potenza di un Dio può disporne come crede e, quando lo accorda agli uomini, non possiede una caratteristica irrinunciabile: la funzione per la quale essi pagano col loro sudore, con la loro vita e con quella dei propri figli. Lo urlano miliardi di indigenti con la spada di Damocle rappresentata da guerre, carestie, crisi economiche, inquinamento ecc. sopra le loro teste, e stanno volgendo al cielo le loro preghiere.
Per diverso atteggiamento riguardo il denaro, non si intende certamente una esplosione d'odio incontrollato verso lo "sterco del demonio" e di chi lo impone con arroganza, si consiglia semplicemente di chiedere con determinazione la sua sostituzione con altro mezzo idoneo o il completo risarcimento. La scimmia di un Dio non può né vorrà dare risposta che non si tinga di sangue, per voi dunque, sarebbe opportuna l'Apocalisse, essa giungerebbe nel momento adatto?
Le genti vedranno il modo straordinario col quale si realizzano le loro speranze, assisteranno all'intervento del caso coloro che confidano in lui e nelle parole vergate a pagina 120: "Vediamo dunque che un modo incredibilmente semplice per instaurare un sistema che non necessiti di carceri, Magistrati, forze dell'ordine ecc. sia appunto quello che auspico: divenire "credenti", credere in quella parte di noi incapace di mentirci per poter scoprire che tutto ci è possibile. Può sembrare banale e scontato tutto questo; si vorrà obiettare che senza aprire le porte le porte delle carceri non è possibile ottenere alcuna riparazione né ravvedimento. Nell'attuale livello di consapevolezza è così, c'è scetticismo perché non si considera una possibilità importante: per salire i gradini della consapevolezza vi sono molti modi, uno di questi è sostituire le priorità e poi mantenerle sulla scala dei valori nel punto che abbiamo loro assegnato".
UDIENZA A 150 CAPPELLANI DELLE CARCERI ITALIANE
"Anche
Dio è un carcerato, anche lui è nella cella", "è dentro con loro, anche
lui è un carcerato, dei nostri egoismi, dei nostri sistemi, delle tante
ingiustizie che è facile "applicare" per punire i più deboli, mentre i
pesci grossi nuotano liberamente". Queste le parole di Papa Francesco ai
sacerdoti delle carceri italiane nell'Aula di Nervi; "non è utopia una
giustizia di porte aperte, una "giustizia di speranza e di porte aperte"
"non è una utopia", ha detto il Papa parlando a braccio all'udienza coi
cappellani delle carceri. "Recentemente -ha continuato Papa Francesco-
avete parlato di una giustizia di riconciliazione, ma anche una
giustizia di speranza, di porte aperte, di orizzonti, questa non è
utopia, - ha commentato - si può fare, non è facile... ma si deve
tentare..."La completa condivisione del Mistero escatologico, individuabile nel piano segreto di guerra di Dio, steganografato con diabolica astuzia all'interno del racconto, si otterrà tramite “Aral e Ares”. Essi rappresentano e custodiscono anche la Chiave con la quale Erieder aprirà l’ultima Porta; solamente con tale Strumento, realizzato con un atto d’amore per quello scopo, è possibile farlo.
«Dopo che la mano dell’eterno Scrittore, di chi può vergare il destino, avrà finito la sua Opera, finirà anche l’attesa di chi aspira a far riconoscere la sua mano; essi obbediranno al “consiglio” di renderla evidente a tutti i popoli semplicemente condividendo l’estasi celata tra queste pagine. In seguito non tutti giungeranno alla soglia del punto dove ogni cosa è possibile ma chi entrerà al suo interno, il futuro inizierà a scriverlo da sé con infinita libertà.»
Papa: Ci lasciamo scrivere la vita da Dio o vogliamo farlo da noi? 7 ottobre 2013. -11:36 (ASCA)- Città del Vaticano, 7 ottobre - "Io mi domando e domando anche a voi: ci lasciamo scrivere la vita, la nostra vita, da Dio o vogliamo scriverla da noi?". Lo ha detto Papa Francesco nell'omelia durante la messa celebrata stamane a Santa Marta soffermandosi sulle figure di Giona e del Buon Samaritano.
Questa fascia di terra, che può far sperimentare non solo lo stato psichico noto come sindrome di Gerusalemme, di Stendhal o di Firenze ma anche l'estasi vissuta dai mistici, da oltre mezzo secolo subisce la protervia degli artefici di un disastro ambientale che potrebbe costringere all'esodo i suoi abitanti.
Trovo particolarmente interessante e attuale l'affinità tra il Nuovo Testamento, il Vangelo, e il Terzo Testamento riguardo la missione affidata al popolo Eletto... 144.000 dedicati al progetto destinato a portare infiniti benefici a ogni essere vivente; un nucleo con il compito di "consigliare" chi sta compiendo gli ultimi passi sulla Via del Ritorno al Paradiso Perduto.
Nessuna impresa umana si può equiparare a questa, essa è sommariamente descritta in Genesi 49 e il "caso" vuole che sia di monito a tutti i Presidenti americani poiché, al momento dell'investitura, essi giurano solennemente proprio su quella pagina. Anche nel Terzo Testamento quel progetto viene trattato in Apocalisse ma nel modo più appropriato perché esente da manipolazioni. Quando si legge che Pangea, ma il suo nome può essere quello a voi più gradito, è il coronamento del sogno che le menti più eccelse fecero durante tutto il cammino del genere umano, affermo una verità dimostrata dagli scritti che quelle menti tramandarono ai posteri.
Ai peggiori sordi, a quelli che non vogliono sentire, non servirà che gli si dica di consultare gli scritti di Giordano Bruno, Gioachino da Fiore, Ruggero Bacone o quella pagina della Bibbia su cui, dopo Washington, tutti i presidenti da allora giurano; per "caso" hanno giurato sul Genesi 49 ignorando che è la descrizione della missione volta a ripristinare ciò che si manifestava con Melchisedek, il quale, essendo Re-Sacerdote, rappresentava la condizione umana come emanazione del divino. Lo stesso straordinario concetto che, durante una cerimonia funebre, fu espresso oggi da un sacerdote in onore di chi prestò il suo aiuto all'autore del Terzo Testamento. Gli uomini più potenti della terra hanno dunque mancato al loro compito come fallirono gli Elohim che non riuscirono a ricreare il Giardino dell'Eden. Ora essi hanno l'occasione di riprovarci avendo al loro fianco una guida Paterna.
Sono passate alcune settimane da quando il nostro scriba tenne in braccio lo Sciamano della Luce per la terza volta. Di primo pomeriggio, il bambino, un piccolo di novanta giorni bellissimo, stava disteso sul tavolo del soggiorno e giocava con le sue dita stringendole con forza. A un certo punto una domanda gli sfuggì spontanea: «Vorrei sapere se anche tu sarai un piccolo sciamano». Accanto a loro, la madre lanciò al piccolo uno sguardo colmo d'affetto e mormorò: «Pure lui è uno sciamano... ma della luce...»
«Prima che si possa dirlo però, dovrà dimostrarlo!»
Sorridendo si chinò su di lui e lo invitò a fare un insolito "giochino" per testare le sue capacità. Gli spiegò, sapendo che il suo animo era attento alle sue parole, cosa desiderava: qualcosa di eccezionale che sarebbe dovuto apparire sulle news in internet e sui media prima che fosse giunta sera. Il piccolo, il nome si omette per volontà di lei, sembra aver voluto giocare con la Macchina di Luce di Ginevra poiché, poco dopo, davanti al monitor, apprese la notizia della scoperta del pentaquark, la particella subatomica che gli scienziati avevano cercato invano per cinquanta anni.
"A Ginevra, con la Macchina di Luce, si sta per dare inizio a un esperimento eccezionale allo scopo di dimostrare l'esistenza di un universo parallelo".
Nella comunità scientifica lo stupefacente progetto era ben noto da tempo, il piccolo sciamano era invece perfettamente all'oscuro ma, se sussiste l'intento di conoscere o di agire per modificare la realtà, allora la Sapienza infusa nell'arco di dodicimila anni nell'animo degli sciamani, può di certo operare.
Quel mondo parallelo non è altro che la Dimensione le cui peculiarità sono chiaramente descritte nel Terzo Testamento. All'uomo non basta scoprire quell'universo, lui vorrà entrare e il Caso lo aiuterà donandogli il Libro; sulle sue pagine egli troverà scritto che esso rappresenta la Chiave per accedervi.
La giusta azione in effetti non richiede dibattiti, votazioni, astensioni e altro, essa si esplica nell'interesse di tutti gli esseri viventi all'istante! Eccone una che il Cambiamento lo può provocare senza che un fiume di sangue si debba attraversare: dare la propria adesione al Piano più ambizioso della storia.
Da un assiduo ricercatore è giunto un suggerimento, immettere nell’opera una Profezia che si sarebbe realizzata dopo la stampa di questo manoscritto. Ciò affinché tutti vedano e credano. Potrei dunque parlare di inquinamento, di stragi, di epidemie e di una infinità di altre cose, ma preferisco riassumerle tutte con un solo vocabolo: vedrete giungere giorno dopo giorno l’Apocalisse. Di tale evento, abbiamo visto che molti hanno ritenuto di dover parlare. Ora vedremo le parole di un veggente che ritenne utile tramandarci la sua straordinaria profezia: «Come una cometa apparve al tempo di Gesù, così sarà nel suo tempo, sarà una cometa che verrà ad annunciare la sua presenza e la sua Opera!»
E oggi così è stato, una cometa straordinariamente luminosa è stata vista avvicinarsi alla Terra mentre giungevo alla fine di questa strenua fatica letteraria. Tra poco, il prossimo 25 marzo, giorno dell’Annunciazione, la Hyakutake si troverà per caso proprio nel punto della sua orbita più vicino a noi. Riguardo questa curiosa coincidenza, Jacopo di Gerico fa delle interessanti considerazioni nell’articolo pubblicato su un settimanale durante l’avvistamento della cometa. Egli scrive di ritenere superfluo ricordare ai lettori che la maggior parte dei messaggi profetici prevedono un annuncio “nel cielo” affinché gli uomini si preparino ad affrontare gli eventi che concluderanno un tempo. Poi aggiunge che nelle profezie di S. Tecla si dice che «“Saranno i cieli che annunceranno i nuovi eventi”» e ricorda pure i vaticini del Ragno Nero dove si consiglia all’uomo “di non togliere gli occhi dal cielo, perché sarà il cielo a dire quando i tempi saranno finiti…” infine cita la Centuria II-62 di Nostradamus: “Quando correrà la cometa allora verrà la vendetta”.
Nella mia casa ormai vuota, ho cercato le parole di speranza più belle per voi mentre il cuore sanguinava e suggeriva a ogni stilla di tornare nella “Gran Galleria”. Ora, è lecito attendersi che il Dio Guerriero lanci la sua sfida, e se davvero è stato chiamato a questo compito, potrà essere evitata l’Apocalisse solo ignorandolo. Ma i suoi Angeli, ossia i migliori tra voi, lo permetteranno? Oppure faranno riconoscere la sua mano? Si dovrà forse credere che il profeta Isaia sbagliò affermandolo? Ricordo per l’ultima volta gli appelli e i moniti rivolti da mistici e veggenti allo scopo di impedire, nell’attimo che precede il Giorno del Giudizio, l’ultimo errore, poiché sta scritto che quella colpa verrà pagata più cara. A chi ancora deve scegliere, l’ultimo consiglio: o con il Figlio dell’uomo incarnato o con questo sistema condannato. Chi non è con me e con il Padre, è contro di me! Questo ultimo sbaglio potrà certamente essere perdonato, ma non sarà cancellata la colpa di chi si porrà contro il Padre celato nel cuore dell’uomo, di ogni uomo! Sappiate dunque schierarvi con la verità e la vita, siate miei alleati, concedetemi oggi una briciola di fiducia affinché possiate domani partecipare a un lauto banchetto.
«Figlio mio, negli ultimi giorni, guardati dagli uomini perché ti consegneranno ai loro tribunali. E quando ti condurranno in giudizio non preoccuparti di come o che cosa dovrai dire, perché ti sarà suggerito in quel momento. Non sarai tu a parlare ma lo Spirito di tuo Padre.»
Dopo aver ripreso la mia strada senza di voi, diverse figure femminili mi hanno affiancato, delle creature che hanno letto nel loro destino il ruolo di meretrici. Per comprenderne a fondo il motivo, è necessario qualche breve cenno al riguardo. In tanti vaticini si parla talvolta di una prostituta alleata dell’Anticristo, mentre in altri se ne fa menzione quale avversaria di Colui… ” che viene ad annientare coloro che distruggono la terra ” e se l’ipotesi prospettata in queste pagine è verosimile, parlo della possibilità che io sia giunto per rappresentare le due facce di un’identica medaglia, si può altrettanto ragionevolmente ipotizzare che il ruolo della meretrice, vista dai profeti, possa essere svolto da più creature e con compiti diversi. Il premio per la loro Opera è in questa promessa: ”Le prostitute vi precederanno nel Regno…” e ciò che è stato scritto, se visto alla luce degli eventi che vi ho raccontato, ne fa trasparire l’aspetto trascendente. C’è un dono che il mio lato umano non saprebbe rifiutare al termine del compito che ho intrapreso: quello di vedere lo Spirito della mia sposa rinascere in un essere destinato a ritornare a me per sempre. Queste ultime righe per rispondere alle tue recenti accuse di aver abbandonato la mia casa per stare accanto a quelle figure; sono anche la chiave per capire le ultime disperate parole che mi hai rivolto: “Cosa te speti, perché te perdi tempo con noi, va a combatter la tua battaglia, milioni de fioi soffri e mori”.
David Icke, in – Figli di Matrix -, a pag. 220 sostiene con acute osservazioni l’utilità di capire che nomi e titoli diversi possono talvolta indicare lo stesso personaggio. Egli ritiene che questo semplice accorgimento permetterebbe di svelare molti misteri. A tale proposito aggiunge che L. A. Waddell, autore di – British Edda – tradusse l’Edda britannica, un antico poema epico rinvenuto nel XII secolo di cui gli studiosi travisarono la natura sulla base del fatto che un islandese di nome Snorri Sturlason (1179-1241) incluse la traduzione del testo tra le sue opere. Ciò portò all’errata convinzione che egli ne fosse l’autore. L. A. Waddell durante la sua permanenza in India ebbe modo di studiare la storia e la mitologia indù. Notò che Eindri, il nome che nell’Edda sta a indicare il “dio” Thor, era curiosamente simile a quello del “dio” indù Indra. Dopo approfondite ricerche, Waddell concluse che Thor e Indra fossero in realtà la stessa persona. La descrizione di Indra fatta dai Veda ricorda altresì il dio greco Zeus, meglio noto come Giove ed esperti di sanscrito ritengono che Indra coincida proprio con Giove. Waddell fornisce svariati indizi per dimostrare che Indra e Thor, da cui deriva in inglese la parola “Thursday”, per ironia della sorte appunto Giovedì, sono il medesimo dio. Icke riporta che Waddell scoprì pure che il primo re dei Sumeri si chiamava Indara ed era noto in Egitto con il nome di Asari che poi divenne Osiride. Nelle pagine seguenti troviamo alcuni dati che per alcuni si riveleranno inquietanti: “Nell’ Edda si legge che Thor combatté e sconfisse gli adepti del culto del Serpente della Frigia (in Turchia). Thor era anche il leggendario re Mida, il re che tramutava in oro ogni cosa che toccava. La sua vittoria sui Frigi venne commemorata in quei luoghi con un monumento noto come Tomba di Mida, anche se in realtà non si tratta di una tomba. Su quel monumento, risalente all’ anno 1000 a.C. ci sono nove enormi croci di san Giorgio (un altro nome di Thor-Indara-Giove-Mida…)
2
Dalla “Bhagavad-Gita”, il libro sacro del Brahmanesimo e del Buddhismo, dove si racconta un episodio del poema epico Mahabharata, cioè l’epopea della famiglia dei Bharata, quando di fronte al dubbio di Arjuna, il capo dell’esercito del Bene (Pandava), se lanciare o no la battaglia finale contro l’esercito del Male (Kurava), il suo cocchiere, che è il dio Krishna, gli dà gli insegnamenti fondamentali di tutta la dottrina Brahmanica, parla del Karma (legge di causa effetto), del Dharma (il senso del dovere insito in ogni individuo e in tutte le cose del Creato, il cui contrario è Adharma, cioè la trasgressione o tradimento di se stessi), della Retta Azione, l’Immortalità degli esseri e dell’essenza, ecc.
3
Questa profezia popolare sarda riporta che l’uomo del bosco, conclusa la sua drastica opera di sfoltimento darà vita a un’umanità nuova con l’innocenza di un ddéddu (bambino)
4
Scritto dove si annunciano le piaghe degli Ultimi Tempi, attribuito a S. Ippolito e pubblicato nel 1557 a Parigi.
5
Era proprietà d’un macellaio e dunque molti lettori ci scuseranno per non aver tenuto fede all’impegno.
6
Si presume siano intese 144.000 persone, in grado di elargire i consigli utili a raggiungere quel livello utopico di anarchia teocratica, dove ognuno può indirizzare liberamente il proprio sviluppo e le proprie aspirazioni.
7
Lettera autografa di Laura redatta quattro mesi prima del suo incontro con l’Autore.
8
’ibàda: Per indicare il fine ultimo della Creazione.
9
Morica (cioè di Tommaso Moro, † A. D. 1600); fu fautore di una dottrina precedente e simile al Marxismo.
10
Boristhenes: Dnieper, fiume designante i popoli russi.
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